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Un blitz “antiterrorismo” contro parlamentari del partito pro-curdo, social media bloccati e un’autobomba a Diyarbakir, la più grande città turca a prevalenza curda. Sono le notizie che arrivano questa mattina dalla Turchia. Il ministero degli Interni ha fatto sapere che alcuni parlamentari del partito polare democratico stati arrestati. L’ordine d’arresto riguarda i copresidenti Selahattin Demirtas (nella foto) e Figen Yuksekdag e altri funzionari di alto livello. In totale sono dodici. Una vera e propria decimazione. 

Arrestato Demirtas, al Fatto disse: “Ci hanno tolto immunità”
Demirtas, intervistato dal Fattoquotidiano.it lo scorso 29 maggio, aveva denunciato la cancellazione dell’immunità per i parlamentari indagati. Alla domanda se avesse paura di essere arrestato il parlamentare rispose: “Nessuno vorrebbe finire dietro le sbarre perché colpevole di perseguire la democrazia, la giustizia, l’uguaglianza e la libertà. Ma se esaminiamo gli ultimi 50 anni di sforzi democratici in Turchia, vediamo che chiunque si sia speso per questa causa ha dovuto pagarne il prezzo. È nella natura di questa lotta e noi continueremo a portarla avanti, pienamente consapevoli di tutto ciò. È inevitabile che qualche volta gli individui, e alcune volte intere comunità, paghino questo prezzo nella ricerca dei diritti, della libertà e dell’uguaglianza”. Il governo turco accusa l’Hdp di essere il braccio politico del fuorilegge Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk), ma il movimento politico ha sempre replicato che si tratta di accuse lontane dalla verità: “Siamo certamente un punto di riferimento nella lotta per ottenere i diritti fondamentali a lungo negati al popolo curdo e portare la democrazia in Turchia. Siamo sempre stati dalla parte dei diritti del popolo curdo, una lotta storica”. Demirtas è riuscito a twittare prima di essere portato via dai poliziotti.

Diyarbakırda evimde zorla gözaltına alınma kararı ile emniyet yetkilileri kapımdalar

— Selahattin Demirtaş (@hdpdemirtas) 3 novembre 2016

L’appello dei portavoce: “Aiutateci”, bloccati i social
Mentre tutto questo accadeva il gruppo di monitoraggio Turkey Blocks ha denunciato che l’accesso ai principali social media è stato bloccato nella notte. Facebook, Twitter e Youtube risultano inaccessibili dall’1.20 ora locale. Restrizioni sono state imposte anche ai servizi di messaggistica di WhatsApp e Instagram, per la prima volta a livello nazionale negli ultimi anni. Secondo Turkey Blocks, l’oscuramento è legato proprio all’arresto dei parlamentari. Gli arresti “resteranno come una macchia nera nella storia della Turchia e della politica” dice li portavoce dell’Hdp, Ayhan Bilgen, facendo appello al sostegno dei “circoli democratici, della società civile e dell’opinione pubblica internazionale” in un videomessaggio registrato davanti alla sede centrale del partito ad Ankara, dopo che “è stato impedito alla stampa di venire” per una conferenza stampa, convocata stamani dopo gli arresti. “Non rappresentano solo un golpe, ma anche un tentativo di dividere il Paese. Il Parlamento è stato bombardato un’altra volta” dichiara Sezgin Tanrikulu, deputato del partito socialdemocratico Chp, principale forza di opposizione in Turchia al presidente Recep Tayyip Erdogan. Anche il vice premier del governo regionale del Kurdistan iracheno, Qubad Talabani, condanna i provvedimenti: “La pace e il dialogo sono l’unica strada per superare le divergenze”, prosegue Talabani, figlio dell’ex presidente iracheno Jalal Talabani. 

Autobomba a Diyarbakir, “un morto e 30 feriti”
Intanto dopo gli arresti un’esplosione si è verificata questa mattina a Diyarbakir, la più grande città turca a prevalenza curda. L’agenzia di stampa privata Dogan afferma che diverse ambulanze sono state inviate sul luogo. La deflagrazione, vicino a un edificio della polizia, sarebbe stata causata da un’autobomba: secondo la Cnn Turk, i feriti potrebbero essere una trentina.  “Alcune persone, tra cui poliziotti e civili, sono martiri” dice il ministro della Giustizia di Ankara, Bekir Bozdag, con un’espressione usata in Turchia per indicare le vittime di attacchi terroristici. Come avviene frequentemente in casi simili, l’autorità radiotelevisiva ha imposto una censura sulla notizia. È nel Tribunale di questa città che è stato portato Demirtas. Il giudice dovrà decidere se convalidare gli arresti.

I deputati curdi sono stati fermati grazie all’entrata in vigore della legge che ha rimosso l’immunità parlamentare, per essersi rifiutati di presentarsi spontaneamente davanti ai giudici. “Lo stato d’emergenza è un meccanismo essenziale per sradicare completamente la minaccia posta dai gulenisti. Non possiamo combatterla con nessun altro meccanismo” ha detto in un’intervista a Hurriyet il ministro turco per gli Affari Europei, Omer Celik, suggerendo un’ulteriore estensione dopo la scadenza prevista a gennaio dei 6 mesi già proclamati.

Turchia, esplosione Diyarbakir
Turchia, esplosione Diyarbakir
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