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Ordinanze anti bivacco, spiagge a numero chiuso, multe salate e vigili anti zotici: dalle Alpi al Salento, la task force contro l’estate cafona dei turisti low-cost è tutta nei provvedimenti dei sindaci. Che sono costretti a studiarle tutte per evitare che il loro territorio diventi vittima del turismo mordi-fuggi-risparmia-sporca. Non sarebbe una novità. Pochi giorni fa, un turista straniero si è denudato completamente tra i tavoli affollati, in Piazza delle Vettovaglie, a Pisa, per poi mettersi a ballare. Ma negli ultimi anni se ne sono viste tante: con sesso sull’arenile a Gallipoli (Lecce), Riccione e Civitanova, vicino Venezia, ma anche in altre località, veri e propri campeggi in spiaggia, rifiuti abbandonati ovunque e persino monumenti danneggiati. A Venezia due anni fai dei turisti furono fotografati mentre urinavano nei cestini e si lavavano nel Canal Grande. Per non parlare dei blitz nelle case-vacanza sovraffollate, sempre a Gallipoli (Lecce), dove lo scorso anno sono arrivati persino i cani antidroga: su 28 appartamenti ispezionati, 18 erano sovraffollati di vacanzieri. Nonostante un’ordinanza sindacale.

SPIAGGE A NUMERO CHIUSO – Di questi giorni la polemica ad Alassio (Savona), meta ormai da tempo di turisti low cost che arrivano anche per un giorno con viaggi organizzati dai tour operator. Pochi euro per raggiungere la spiaggia libera a bordo dei bus. Che sono tanti, con a bordo centinaia di persone. Ammassate in quattro strisce di spiaggia libera tra caldo, birra a fiumi, il pranzo e la maleducazione, denunciano Enzo Canepa e Franco Maglione, sindaci di Alassio e della vicina Laigueglia, che propongono l’introduzione di un biglietto democratico, i cui introiti servirebbero per pagare la pulizia della spiaggia. Entrambi hanno segnalato il problema al Comitato provinciale per l’ordine pubblico chiedendo il numero chiuso per le spiagge libere. Due settimane fa sull’arenile c’è stata anche una rissa a bottigliate. E non mancano le tendopoli che, nel 1992, spinsero l’allora sindaco leghista Roberto Avogadro a firmare ordinanze contro i saccopelisti. Un problema mai risolto se a Savona, giorni fa, è stato smantellato un accampamento di turisti low cost. Ma c’è chi il numero chiuso in spiaggia lo applica già. In Puglia, ad esempio, è a numero chiuso l’accesso ai faraglioni di Mattinata grazie a un’ordinanza del sindaco Angelo Iannotta. Per andare in spiaggia serve il permesso rilasciato dall’ufficio turismo. Ne possono essere concessi al massimo trenta al giorno. In Sardegna, invece, accesso limitato all’oasi di Bidderosa, nel Golfo di Orosei e a Punta Molentis, sempre sulla costa orientale. Per il litorale romano, invece, il sindaco Virginia Raggi ha firmato un’ordinanza balneare con regole precise, vietando che le cabine fossero usate per il pernottamento e per consumare dei pasti. Ne è consentito l’utilizzo solo come spogliatoio.

LA GUERRA DI VENEZIAAl numero chiuso si pensa anche in Veneto, sul litorale veneziano, proprio mentre a Venezia è in corso una vera e propria battaglia. Pochi giorni fa migliaia di residenti hanno manifestano contro il transito delle grandi navi da crociera a San Marco e il turismo mordi e fuggi che spesso non genera reddito, ma rende necessaria la rimozione di tonnellate di rifiuti per i pranzi al sacco consumati in strada. Tra l’altro, sempre a Venezia, ad aprile è stata approvata una delibera per l’assunzione a tempo determinato, per quattro mesi, nel periodo estivo, di 100 agenti di polizia locale. Assunzioni ad hoc per arginare il ‘turismo cafone’.

L’articolo Turismo mordi e fuggi: dal sesso sull’arenile ai bivacchi low cost, tutte le misure dei sindaci per evitare “l’estate cafona” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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