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Con toni da “ Calimero piccolo e nero” la notizia dell’esito negativo della gara per la gestione del sito archeologico di Poggiomarino invade mezza pagina del quotidiano cittadino. Un meravigliatissimo cronista non fa che decantare le potenzialità di questo sito archeologico tra i più importanti d’Europa. Tesori dell’età del bronzo, pezzi di capanna, un mare di oggetti: un tesoro per il turista, una potenzialità enorme da incupidire qualsiasi imprenditore. Come sempre una storia travagliata di permessi e responsabilità che rimpallano tra Regione e Soprintendenza. Passano gli anni e finalmente l’alba di una nuova stagione: il bando di gara. Deserta, La gara è andata deserta.
Che disdetta. Nessun imprenditore (che cattivi!) ha voluto gestire il sito ed ora la Longola è
sbandierata come un fallimento politico di un amministrazione che…bla,bla,bla. Sbiadisce nella nebbiolina il sito, si accende di colori la lotta politica. Le dita puntate su questo e quel colpevole sono appuntite come matite appena temperate ma sono altrettanto facili da cancellare per far emergere ben altri temi. La domanda cui rispondere è infatti solo una: come mai l’imprenditoria ha declinato un opportunità davvero unica per fare il proprio mestiere, cioè d’intraprendere? O ancora: quest’ opportunità è davvero conveniente per un privato? Un imprenditore svolge la propria attività alla luce di una domanda: “mi conviene?”, e se non accetta un opportunità che sulla carta appare irrinunciabile, vuol dire che qualcosa nell’opportunità non funziona, non è chiara, non. Supponiamo maliziosamente che dallo studio del bando fosse emerso che tanta convenienza economica per l’imprenditore non ci fosse? Supponiamo. I requisiti aprivano il bando a imprenditori dalla storia già consolidata nel settore. E i giovani? Quelli che con mente aperta a nuove modalità vogliono rischiare e intraprendere ma ancora non hanno potuto cimentarsi? E quelli meno giovani che hanno però il know how necessario? Siamo alle solite: la solita ingessatissima, statica Italia. Un sito come la Longola, che ingolosirebbe chiunque abbia voglia ed energia da dedicare, e non ultimo anche il capitale per accollarsi l’impresa, non puo’ decollare se le esperienze pregresse nel settore non sono soddisfacenti. In barba all’interpretazione, allo story telling, a quell’antica civiltà nata sulle sponde del fiume Sarno, alle sue canoe, alle vicende dei Sarrastri. L come lungimiranza.
Ciò che manca alle nostre amministrazioni. L come lungaggini. Penuria dell’una, ridondanza
dell’altra. Nessuna detassazione, la necessità d’iscrizione alla camera di Commercio Italiana (e gli imprenditori stranieri?) e mille particolarità che spuntano sempre nuove, sempre più difficili come i diversi livelli di difficoltà di un videogioco, fanno pensare che forse l’unico davvero interessato ad una gestione imbrigliata come descritta nel bando possa essere il Comune d’appartenenza. La complicazione burocratica ha affossato un ottima prospettiva imprenditoriale nel settore.
Nel Regno Unito, attraverso attive politiche fiscali, i proprietari e i gestori di beni possono beneficiare di agevolazioni fiscali per le attività di tutela ma, differenza di quanto avviene in Italia, queste sovvenzioni non sono a carattere di credito d’imposta e/o di detrazioni: la maggior parte degli incentivi fiscali vengono rilasciati attraverso l’alleggerimento del pagamento della VAT (IVA) e delle imposte patrimoniali. Si puo’ pensare che l’incentivo fiscale strutturato in questi nuovi termini possa solleticare l’attenzione dell’imprenditore? Si può, anzi, si deve. In Inghilterra, Il National Trust non riceve alcun tipo di erogazione diretta da parte degli apparati pubblici, e gli strumenti di finanziamento più diffusi sono rappresentati principalmente dalle operazioni commerciali del National Trust (Enterprises) Ltd che ha concluso, tra l’altro, anche accordi di parternship . E l’autogestione che manca miei cari, l’autogestione.

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