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Nascondersi e isolarsi, smettere di frequentare i propri amici e perdere il lavoro. Arrivare a camuffare la propria malattia con bende, cappelli e indumenti… isomma, sentirsi un mostro e non riuscire più a guardarsi allo specchio. E’ una vita a metà quella che emerge dall’indagine “Basalioma, sotto la maschera”, condotta da Gfk Eurisko nei giorni scorsi su 12 pazienti e promossa da Roche per scavare nella quotidianità e nelle emozioni degli italiani che vivono con una forma avanzata di carcinoma basocellulare, rivelando un grande impatto psicologico e rapporti sociali compromessi. Il carcinoma basocellulare o basalioma è il tumore della pelle più diffuso, che ogni anno colpisce 10 milioni di persone in tutto il mondo, con il numero di nuovi casi diagnosticati che aumenta al ritmo costante del 10%. Il paradosso del carcinoma basocellulare è che si tratta di un tumore “buono”, che può quasi sempre essere rimosso chirurgicamente, ma in alcuni rari casi avanzati o metastatici si trasforma e diventa aggressivo, fino a provocare delle profonde e devastanti lesioni sulla pelle, spesso sul volto, sfigurando e deturpando i pazienti. Proprio per le forme più invasive di basalioma emergono nuove prospettive terapeutiche, come vismodegib, un’innovativa terapia a target molecolare in grado di inibire il pathway (via di segnalazione cellulare) di Hedgehog che risulta alterato nel 90% dei carcinomi basocellulari.

Sotto la maschera. Angosciante, subdolo e disgustoso: sono i 3 aggettivi più utilizzati dagli italiani che hanno conosciuto il carcinoma basocellulare avanzato. Nell’indagine “Basalioma, sotto la maschera” questo tumore cutaneo si rivela essere una fonte di grande angoscia, vissuto dai pazienti in un costante stato di confusione e paura, percepito come una presenza sì ignota, ma fin troppo visibile e disgustosa sul proprio corpo. Per questo motivo il basalioma peggiora l’immagine di sé e comporta un’auto-limitazione delle proprie attività e relazioni sociali: è un marchio da negare e nascondere a se stessi e agli altri. “Nei rari casi di carcinoma basocellulare in stadio avanzato – commenta Ketty Peris, Direttore della Clinica Dermatologica dell’Università degli Studi dell’Aquila – sono sempre presenti importanti risvolti psicologici e una vita sociale fortemente compromessa. In questi casi, i pazienti hanno paura di farsi vedere perché si vergognano delle proprie lesioni cutanee, ma questo comportamento può rivelarsi un circolo vizioso: il nascondersi e il trascurarsi sono a loro volta, infatti, uno dei motivi per cui spesso si arriva a una forma avanzata. In molti casi i pazienti si nascondono anche dai propri familiari, tendono a bendarsi e a camuffarsi con berretti o garze”. “Il carcinoma basocellulare – spiega Paolo Ascierto, Direttore dell’Unità Oncologica Melanoma, Immunoterapia Oncologica e Terapie Innovative dell’Istituto Nazionale Tumori di Napoli 2 “Fondazione G. Pascale”- è in assoluto il tumore più diffuso, è circa 10 volte più frequente del melanoma, eppure non se ne parla. È sì un tumore buono, che nella grande maggioranza dei casi può essere rimosso chirurgicamente con facilità, ma quando insorge in certe zone del corpo difficili da trattare, può avanzare, diventando aggressivo e „cattivo?, fino a provocare delle profonde e devastanti lesioni che possono sfigurare il paziente, portando alla perdita della funzionalità degli organi interessati o risultando fatali. Oggi per questi casi avanzati c?è un nuovo trattamento a target molecolare, il vismodegib, che va ad agire su un circuito molecolare alterato nel 90% circa dei casi di basalioma”.

Pathway di Hedgehog. Per la forma più invasiva di carcinoma basocellulare in cui la chirurgia non può essere una soluzione appropriata, esiste oggi una nuova prospettiva terapeutica: il vismodegib, già approvato dall’FDA negli Stati Uniti e dall’EMA in Europa, è un innovativo trattamento a target molecolare capace di inibire il pathway (via di segnalazione cellulare) di Hedgehog che risulta alterato nel 90% dei carcinomi basocellulari, indipendentemente dalla gravità e dalla tipologia del tumore. Il circuito di Hedgehog, svolge un ruolo importante nello sviluppo dell’organismo fino all’età adulta, quando diviene meno attivo, ma nel carcinoma basocellulare si verifica una segnalazione anomala che riattiva il circuito e porta alla crescita delle cellule tumorali. Vismodegib è in grado di “spegnere” la via di segnalazione di Hedgehog, dimostrando una marcata riduzione delle lesioni cutanee nei carcinoma basocellulari localmente avanzati e metastatici. (L. L.)


pubblicato da Libero Quotidiano

Una speranza nel basalioma tumore ‘buono’ che sfigura

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