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Colpi d’arma da fuoco contro chi, esasperato, è in fila da ore per il pane. Inflazione oltre il 1500% e centinaia di animali uccisi a sassate “solo perché la gente ha fame”. E a questo si aggiungono  proteste di piazza in tutto il Venezuela per chiedere cibo e medicinali, saccheggi di commerci e camion che trasportano prodotti alimentari, e ora anche disperati che fuggono dal paese con imbarcazioni di fortuna, come i “balseros” cubani. La crisi si aggrava di settimana in settimana, e sta degenerando in una vera e propria rivolta sociale. Negli ultimi giorni si sono moltiplicati gli scontri violenti, in diversi punti del paese, che hanno un punto in comune: la disperazione della gente che non trova da mangiare e reagisce con proteste spontanee, che molte volte finiscono in saccheggi, esasperata da ore di attesa in fila per del cibo che diventa ogni volta più irraggiungibile.

È così che almeno quattro persone sono morte e altre 16 sono rimaste ferite nello stato di Merida (Ovest del paese) dove la situazione è diventata particolarmente tesa nelle ultime 48 ore.
Silvio Torres, sindaco della località di Arapey, ha raccontato che nel suo comune “uomini armati hanno aperto il fuoco contro le persone che facevano la fila per comprare riso” e ha aggiunto che la prima vittima è stato un ragazzino 17enne, raggiunto da uno sparo al torace mentre cominciava il saccheggio di un negozio locale. Anche donne, come Elizabeth Sierra, 26 anni, o anziani – come Arturo Volcanes, 73 anni – uccisi da colpi di arma da fuoco durante gli scontri.

Nello stato Trujillo (Ovest), secondo fonti ufficiali citate dal quotidiano Los Andes, sono 12 le persone arrestate, 7 camion saccheggiati e 4 agenti delle forze di sicurezza feriti durante gli scontri. Nello stato di Bolivar (Sudest), la polizia ha informato di almeno 11 arresti effettuati durante proteste di piazza violente contro la mancanza di cibo. Almeno due degli arrestati sono minorenni, secondo la stampa locale. La situazione è così tesa che a Ciudad Bolivar, Ciudad Guayana e San Félix molti esercizi commerciali hanno deciso di mantenere chiuse le saracinesche, temendo possibili saccheggi.

Il deputato oppositore Carlos Paparoni, da parte sua, ha postato su Twitter un video in cui si vede un gruppo di uomini che uccide una mucca a sassate, per poi squartarla e portare la via la carne, aggiungendo che a Merida almeno 300 animali hanno fatto la stessa fine “solo perché la gente ha fame”. La situazione economica – segnata da un’inflazione superiore al 1500%, un crollo totale della produzione e una crescente scarsità di prodotti alimentari e medicine – è talmente disperata che un gruppo di giovani di La Vela, piccola località sulla costa settentrionale dello stato di Falcon, che si affaccia sul Mare dei Caraibi, ha cercato di fuggire verso l’isola di Curaçao, a un centinaio di chilometri, su una barca da pesca. L’imbarcazione, però, è naufragata sugli scogli al largo dell’isola, e almeno quattro dei sue passeggeri – uomini fra i 18 e i 33 anni – sono stati ritrovati morti sulla spiaggia, mentre le autorità di Curaçao sono ancora alla ricerca dei dispersi, che sarebbero almeno 28.

Il 2018 si è aperto in Venezuela con la morte di Alexandra Colopoyn 18 anni. Era incinta di 25 settimane ed è stata uccisa a Caracas con un colpo di pistola alla testa da un agente della Guardia Nazionale Bolivariana, mentre faceva la fila per acquistare del prosciutto a prezzi calmierati dal governo. Secondo l’Osservatorio della Caritas in Venezuela l’82% della popolazione è in stato di povertà, il 52% in indigenza estrema. Sono oltre undicimila i bambini morti nel 2016 per mancanza di medicinali e la mortalità materna è aumentata quasi del 70%.

L’articolo Venezuela: scontri e morti in fila per il pane. “Animali uccisi a sassate perché la gente ha fame” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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