Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

Pur di disinnescare il referendum promosso dalla Cgil il governo Gentiloni ha abolito i voucher. Che fino a poche settimane fa sosteneva essere uno strumento utile per il quale sarebbe bastata qualche correzione normativa con l’obiettivo di limitare gli abusi. Il Consiglio dei ministri ha infatti dato il via libera all’annunciato decreto legge che cancella del tutto i buoni lavoro da 10 euro. Il testo prevede la soppressione dei tre articoli del Jobs Act (il 48, 49 e 50) che avevano recepito la normativa precedente sui buoni lavoro con alcune modifiche, come l’incremento da 5mila a 7mila euro del tetto massimo di reddito che un lavoratore può percepire con i buoni lavoro. Cancellate con un colpo di spugna anche le norme che avevano abolito la responsabilità solidale tra committente e appaltatore nei confronti dei lavoratori, oggetto del secondo quesito. A questo punto, dunque, è certo che la consultazione referendaria fissata solo pochi giorni fa per il 28 maggio non si terrà.

“Abbiamo abrogato le norme su voucher e appalti nella consapevolezza che l’Italia non aveva certo bisogno nei prossimi mesi di una campagna elettorale su temi come questi e nella consapevolezza che la decisione è coerente con l’orientamento che è maturato nelle ultime settimane in Parlamento“, ha detto il premier Paolo Gentiloni in conferenza stampa, ammettendo di fatto che il vero obiettivo è evitare che gli italiani vadano alle urne su un tema divisivo come quello del lavoro iper-precario. Insomma, quello che il ministro del Lavoro Giuliano Poletti si era fatto sfuggire a metà dicembre auspicando le elezioni politiche in primavera (cosa che avrebbe comportato lo slittamento di un anno del referendum). Salvo poi smentire la volontà di rinviare o cancellare del tutto la consultazione e arrivare a garantire (era il 12 gennaio) che “le leggi non si cambiano per evitare i referendum perché il referendum è un atto di democrazia” per cui l’esecutivo si sarebbe limitato a “intervenire per riportarlo alle sue ragioni originali”.

Peraltro la proposta unificata messa a punto dalla commissione Lavoro della Camera non ne sanciva l’abolizione tout court dei buoni, bensì prevedeva che potessero utilizzarli solo le famiglie, per pagare lavoretti a ore come quelli delle colf e delle badanti, e le imprese senza dipendenti. In più fissava paletti rispetto alle categorie di lavoratori che le imprese avrebbero potuto pagare con i voucher. Proposta che però la leader Cgil Susanna Camusso aveva respinto al mittente con la motivazione che “i voucher sono uno strumento malato in sé, e quando la malattia è grave non basta l’aspirina“.

Negli ultimi giorni, evidentemente, il timore delle urne ha raggiunto livelli tali che il governo ha preferito rimangiarsi la parola e correre ai ripari attraverso l’abolizione totale, con un periodo transitorio fino al 31 dicembre durante il quale quelli già acquistati potranno ancora essere usati. “Dividere nei prossimi due-tre mesi il paese tra chi magari strumentalmente demonizza lo strumento, e chi riconoscendone i limiti e avendo la chiara intenzione di riformarlo, sarebbe stato costretto a difenderlo, sarebbe stato un grave errore per l’Italia. La nostra decisione azzera e in un certo senso apre una fase nuova”, ha argomentato Gentiloni. Aggiungendo, per tentare di entrare nel merito, che “i voucher erano una risposta sbagliata, o che con il tempo si era dimostrata sbagliata, a un’esigenza giusta. I voucher erano uno strumento che con il tempo si era deteriorato“.
“Non era in campo una gara tra governo e Cgil, né con nessun altro. Era chiaro che si doveva andare verso una drastica riduzione dell’uso dei voucher. C’era questo tema e avendo sul tavolo anche un quesito referendario abrogativo è diventato, gioco forza, necessario fare i conti con questa situazione e quindi abbiamo preso questa strada”, ha ammesso a sua volta Poletti, che sul tema voucher come è noto ha cambiato radicalmente idea molte volte. Poi il ministro ha sostenuto che “non è previsto un cambio di passo nelle politiche del governo sul lavoro perché i voucher erano responsabilità dei governi precedenti,  non erano materia del Jobs Act” (ma, come visto, il decreto appena varato cancella appunto i tre articoli del Jobs Act che hanno recepito la normativa in materia). E, alla domanda se l’abolizione farà aumentare il lavoro nero, ha detto che “il rischio esiste”. Ma, ha detto, “sappiamo che il lavoro nero è vietato, ed è doverosamente immaginabile che i rapporti di lavoro vengano regolati secondo la legge”. Ora comunque si procederà a “aprire un tavolo di confronto con le organizzazioni sindacali e imprenditoriali sul tema della regolazione del lavoro occasionale e discontinuo“.

Quanto alla responsabilità solidale in materia di appalti, inserita per decreto dal governo il ministro spiega come anche in questo caso il govenro abbia deciso di “utilizzare gli elementi inseriti nel quesito referendario considerando anche anche in questo caso, come per i voucher, la Camera aveva attivato una discussione in materia”. Ma le nuove norme “non introducono nulla di radicalmente innovativo riportando solo all’origine il testo che in passato già prevedeva una norma responsabilità solidale”, conclude.

L’articolo Voucher, governo li cancella per decreto per non fare il referendum. Gentiloni: “Evitiamo strumentalizzazioni” proviene da Il Fatto Quotidiano.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Rispondi

Archivi