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pubblicato da Libero Quotidiano

Jennifer Lopez e il toy boy: un amore senza trucco

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In tempi di crisi anche le spese per il romanticismo o le scappatelle vengono ridotte. Lo sanno bene gli innamorati che sempre più spesso sono costretti a rinunciare alle cenette a lume di candela, ai viaggi nelle città dell’amore e pure alle serate clandestine in hotel. In loro soccorso, però adesso c’è una guida, la C-guide, una sorta di Tripadvisor, dove vengono indicati i luoghi dove risparmiare senza rinunciare a nulla: alberghi, motel e bed and breakfast adatti alla propria relazione e alle proprie tasche. Il sito, on line da due settimane, è il primo in rete completamente dedicato ai luoghi del sesso mordi e fuggi, e già si è riempito di suggerimenti arrivati da coppie itineranti e più o meno clandestine. La tendenza, in linea con i tempi di ristrettezze economiche: quella di chi preferisce soluzioni a costo zero e all’aperto e torna a scegliere i luoghi della cosiddetta camporella, ovvero l’amore in parchi e altri luoghi pubblici, o i più nuovi ‘love parking’ (indicati sul sito come ‘parcheggi attrezzati’).

La più gettonata: Piazza Preservativo – Nella classifica dei luoghi dell’amore outdoor più romantici, sicuri e panoramici, al primo posto si colloca quella che a Messina viene chiamata Piazzetta dell’Amore o, confidenzialmente, Piazza Preservativo: una sorta di terrazza che si affaccia direttamente sullo Stretto di Messina e che proprio in questi giorni, su proposta di un assessore della Provincia della città siciliana, sarà dotata di un chiosco dove gli amanti potranno dissetarsi o mangiare un panino tra una tenerezza e l’altra. Secondo posto per il lago di Bracciano, in particolare il promontorio dove sorge Anguillara Sabazia. Terzo posto per i colli bolognesi: via di Casaglia è ricca di anfratti e luoghi dove ammirare il panorama della città a valle. Quarta posizione per la Sardegna: il lungomare di Pula viene considerato uno dei must per le coppiette di Cagliari e dintorni. Al quinto posto la Puglia, in particolare Spinazzola, dove sorge, appunto un boschetto particolarmente romantico, che è considerato uno dei luoghi prediletti dalle coppiette. 

Esistono luoghi che prima di assumere una precisa connotazione geografica sono luoghi della memoria, spazi che sono anche un tempo, momento storico definito e al contempo universali depositari di una particolare condizione umana. A pochi metri di distanza dalle rocce dure del Carso, vicino alle trincee ungarettiane della Grande Guerra, nel Friuli viscerale paradiso perduto di Pasolini, Paolo Rossi c’è nato, ma come spesso capita solo la distanza può aiutare a recuperare uno sguardo distratto su ciò che è più familiare e quotidiano. Così ha deciso di tornare in teatro e portarci la sua terra, in un anelito di necessità di catarsi, sulle orme del passato, in previsione di una rinascita.

Tratta da Bram Stoker, la storia di Dracula 3D, da oggi in sala, è stranota: la sensuale Lucy (Asia Argento) risveglia gli istinti vampireschi del conte (Thomas Kretschmann) e a farne le spese, tra gli altri, è la malcapitata Mina (Marta Gastini). La salvezza si chiama Van Helsing (Rutger Hauer), professione cacciatore di vampiri, mentre i nudi arrivano per gentile concessione di Asia e Miriam Giovanelli.

Aveva 15 anni. E amava il rosa e lo smalto. Alcuni hanno 15 anni e la pelle nera. Altri hanno 15 anni e sono grassi. O, forse, hanno 15 anni e sono troppo magri. E hanno anche 15 anni e pochi soldi per vestire con la stessa uniforme firmata dei loro compagni. A 15 anni si è fragili. Anche a 40 ma a 15 molto di più, perché si e’ colmi dell’assenza di quegli strumenti che, col tempo, ci permettono meglio di trovare un equilibrio, meno precario, fra ciò che siamo e ciò che gli altri vedono.

Più che in passato, pare, l’amore è un sentimento complicato e difficile da gestire e, il più delle volte, fa star male. Un’esperienza generale, in fondo banale e quotidiana, che ora ha la sua base in forma di spiegazione scientifica, di ricerca sociologica. La leggo nel voluminoso lavoro della sociologa Eva Illouz, docente dell’Università di Gerusalemme:

Questa sociologa si occupa da tempo delle emozioni e del loro rapporto con la società ed un suo precedente libro è uscito anche in italiano: la sua tesi è che nella modernità viviamo intrappolati in una rete di pratiche sociali e culturali che provocano una tensione tra aspettative e immaginazioni opposte, che inoltre pretendiamo da noi stessi di risolvere, nella vita individuale.

di Antonella Luppoli

Quando si arriva in un nuovo ufficio, o peggio si inizia a lavorare, il primo diktat, impartito dai vecchi e navigati colleghi ai pivellini appena giunti, è: evitare sempre e con qualunque mezzo di intraprendere una relazione con un collega. Secondo (e forse ancor più prezioso): assolutamente mai legarsi al proprio capo. Insomma, cercare l’amore (al lavoro, ma anche in generale nella vita) è vivamente sconsigliato, soprattutto se si è agli albori di una ridente carriera. Le donne potrebbero (addirittura) pensare di avere dei figli e gli uomini essere distratti dagli obblighi derivanti dall’impiego. Che sia solo un luogo comune da sfatare? Chi l’ha sperimentato a proprie spese sarebbe pronto a dimostrare che proprio non può funzionare una relazione nata in ufficio. E pare non siano pochi. Altri sostengono che essere concentrati sul lavoro e avere una vita di coppia stabile siano due cose inconciliabili. Pertanto, si fa tranquillamente a meno della seconda. 

Contro tendenza quanto invece proposto da un’azienda cinese di Chengdu – capitale della provincia di Sichuan –  secondo cui una vita sentimentale sana e stabile regalerebbe agli innamorati un’importante armonia di gruppo anche sul lavoro. Per questo l’azienda cinese di Chengdu crea il cosiddetto «love bonus»: tutti i dipendenti liberi che si impegnano a stringere «amicizie particolari» con le colleghe single riceveranno 140 euro in più all’interno della propria busta paga. È un modo per incoraggiarli a cercare la propria compagna (o compagno) di vita, fanno sapere dai vertici dell’impresa. Il denaro in più potrebbe essere un incentivo per portare fuori a cena la propria lei, o anche per acquistare capi d’abbigliamento alla moda così da trasformare magari il nerdacchione di turno in un finto e piacente radical chic. 

Il giorno scelto dall’azienda per presentare il premio è stato l’11 novembre, in occasione del «single day», il corrispettivo cinese del nostro San Faustino, protettore di tutti i cuori solitari e celebrato proprio il giorno dopo la festa degli innamorati. E se non bastasse il «love bonus» per dimostrare la serietà con cui l’azienda tratta la sfera amorosa dei propri dipendenti, ecco che oltre all’aumento in busta paga, arrivano anche due giorni di malattia se qualcuno dei lavoratori chiude in malo modo una relazione. Come per l’influenza, anche per il mal d’amore, l’azienda concede due giorni di riposo, garantendo comunque lo stipendio. Insomma, dopo la pianificazione familiare – decisa dal governo che prevedeva la nascita di un solo figlio per famiglia, così da contrastare il forte incremento demografico del Paese – ecco che arrivano i consigli per la vita sentimentale e gli incentivi all’accoppiamento (non necessariamente finalizzato alla procreazione) da parte dei datori di lavoro questa volta. Perché essere accasati paga, in termini lavorativi e salariali. E intanto qualcuno mormora che per sopportare no stop il proprio partner servirebbe molto  più di 140 euro.

In comune hanno un talento vocale non rivelato da amici (o supposti tali) né da fattori x scovati tramite tubo catodico, ma una lunga gavetta e l’amore per il blues,oltre che la data bolognese del concerto dei rispettivi tour 2012. Lunedì 19 novembre in singolar tenzone si fronteggeranno Nina Zilli e Malika Ayane: la prima all’Arena del Sole, che inaugura con lei la stagione dei concerti, la seconda all’Europauditorium di piazza della Costituzione.

Potrebbe essere che uno dei motivi per cui ancora non ho visto la Corazzata Potemkin di Ejzenstejn abbia a che fare con la famosa battuta di Paolo Villaggio in uno dei suoi film: quella della ‘cagata pazzesca’. Una sottile, infida capacità di persuadermi della eventuale noia che potrebbe dare tale visione deve essere riuscita ad insinuarsi in me nel corso degli anni, rendendomi pigro all’idea. E mi impaurisco al solo pensiero di esser stato traviato a tal punto, visto che non ho di certo problemi aprioristici coi film lenti e coi film d’autore. E ne sorrido.

“betes de sexe”, Parigi 2012, 
foto: Francois Guillot/AFP Photo

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