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Sono bastate quattro sedute e  295 minuti alla commissione Difesa della Camera per esprimere un parere entusiasta e praticamente senza riserve sulla legge di delega al Governo per la riforma delle forze armate. Minuti ai quali se ne dovrebbero aggiungere per la verità altri 440 di audizioni durante i quali sono stati sentiti il Capo di stato maggiore della Difesa, i rappresentanti del Ministero delle finanze e della Ragioneria dello Stato, i Cocer delle Forze armate, i sindacati del personale civile della Difesa, i rappresentanti di un paio di istituti di ricerca, persino giornalisti della stampa specializzata. Circa un centinaio di “auditi” che avrebbero dovuto tentare un breve riassunto dell’Universo avendo a disposizione 4 minuti a ciascuno. Dovrebbero chiedere l’ammissione al Guinness dei primati.

Le forze armate statunitensi rivedono le regole di ingaggio per rispondere meglio ai cyber-attacchi degli hacker che potrebbero causare gravi danni economici e per la sicurezza. Panetta: trasporti e mercati a rischio.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Pentagono teme una Pearl Harbor informatica

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Atto di forza, ma “per il bene del nazione”: via il ministro della Difesa appena nominato e abrogazione degli emendamenti approvati solo il 18 giugno scorso. Il neo presidente egiziano Mohammed Morsi ha pensionato Hussein Tantawi, da poco confermato ministro della Difesa egiziana e già capo del Consiglio Supremo delle Forze Armate che ha governato l’Egitto dopo la deposizione di Hosni Mubarak nel febbraio del 2011. Intervenendo alle celebrazioni per il Laylat Al-Qadr, la prima notte della rivelazione dei versetti del Corano al Profeta Maometto, Mirsi ha rivolto un messaggio alla nazione spiegando che “la decisione che ho preso oggi non intende colpire alcune persone, né voglio mettere in imbarazzo istituzioni statali”. Al posto di Tantawi, da 20 anni in primo piano, arriva Abdel Fattah al-Sisi: sarà il 44esimo ministro della Difesa dell’Egitto. Tra i più giovani membri del Consiglio supremo delle Forze Armate che ha governato il Paese dalla deposizione di Hosni Mubarak.  Il nuovo ministro della Difesa è stato direttore dell’intelligence militare dall’11 febbraio 2011, quando il Consiglio supremo delle Forze Armate ha preso il potere ed è noto dal giugno dello scorso anno, quando denunciò alla Bbc e a Human Rights Watch che l’esercito egiziano aveva condotto test della verginità sulle donne che avevano manifestato in piazza Tahrir il 9 marzo 2011 per assolvere i militari dall’accusa di aver commesso violenze sessuali. Quando Morsi divenne presidente, all’interno della giunta militare si alzarono voci di accusa nei confronti di Sisi per i suoi legami con i Fratelli Musulmani.

C’è un problema delle spese e un problema delle armi. La contraddizione è vistosa. Le armi costano. Costano più delle cure, più delle scuole, più delle case, più della ricerca, più della tutela dei beni culturali. Però passano avanti perché, come dice il competente ministro, “le forze armate si chiamano così perché dispongono di armamento per svolgere il proprio compito” (Il Corriere della Sera, 18 luglio).

L’affermazione è di assoluto buon senso. È la “spending review” (definizione elegante per dire “il taglio di tutte le spese”) che non è di buon senso. Non lo è (non può esserlo) perché è una risposta d’urgenza in un momento che non offre occasioni per riflettere e impone la fretta precipitosa della necessità. Contro la tempesta finanziaria sono state erette barriere difensive di tutti i tipi, a cura dei migliori esperti. Ma il ghibli delle libere scorrerie di speculazione passa sotto e sopra e attraverso tutte le difese, una sabbia globale che arriva dovunque, danneggia i migliori motori e invade spazi che credevamo blindati. Una delle risposte (speriamo che sia giusta, ma non c’è tempo per approfondire la discussione) è di sgombrare in fretta gli spazi invasi, irrigidendo continuamente la linea di difesa, detta “austerità”. Significa tagli e risparmi che forse bloccano il futuro, ma sul momento consentono di sopravvivere, in attesa di notizie. Per ora sono sempre notizie cattive. Che fare? Diciamo che è il momento, che è il destino, che non resta che ostinarsi a sperare. Se non altro, l’enorme problema è fronteggiato da competenti senza interessi propri, e questo non è poco. Uno di loro, però (lo abbiamo appena visto), si chiama fuori . Le parole “di buon senso” che abbiamo citato sono del ministro della Difesa, ammiraglio Di Paola. Dice con fermezza: tagliare? Io no.

Proprio in questi giorni allontanato il capo delle forze armate. Si sarebbe opposto alle riforme del settore economico e dell’agricoltura volute da Kim Jong-un. Preso il controllo dell’economia dall’esercito.

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Corea del Nord: dal giovane leader segnali di apertura e cambiamento

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E’ quasi giunta ai livelli di una rivoluzione la manifestazione in corso a Madrid. Anche i militari, in quanto statali, sono colpiti dalla manovra del governo Rajoy che prevede eliminazione di tredicesima e ferie.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Spagna, anche forze armate protestano contro l’austerita’

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Non troverete la notizia sulle maggiori testate cartacee né nei tg, ma lo Stato, cioè la gestione della Cosa Pubblica cui tutti apparteniamo volenti o nolenti, quella amministrazione gestita da persone che ricoprono cariche di alto titolo con scarsa competenza o merito ma che sosteniamo sia votando sia non, è stato ancora una volta (giustamente) condannato.

Si tratta della sentenza al termine del processo sulle cause della morte di un sottufficiale dell’Esercito reduce dalla missione militare “di pace” in Kosovo nel 2000, l’amministrazione delle Forze Armate aveva rigettato la richiesta della applicazione della “Causa di Servizio” per il male contratto dal militare e che il tribunale ha ora invece riconosciuta, dando così ragione ai parenti della vittima, asserendo la stretta connessione fra il maneggiare armi trattate con uranio impoverito e la malattia mortale.

 

Una settimana fa l’abbattimento di un caccia F4 turco “L’abbattimento di un caccia F4 turco la scorsa settimana da parte delle forze armate siriane non  è stato un incidente, ma “un atto deliberato di ostilità   pianificata”. Lo ha detto il premier turco Recep Tayyip Erdogan,   parlando ad Ankara ai deputati del suo partito. Il premier ha ricordato come la Siria, prima di sparare, non abbia dato alcun avvertimento e non abbia cercato di contattare le autorità turche.

 

L’avvertimento  ”Questi atti vili del regime di Assad non passeranno senza   commenti – ha aggiunto – La Turchia è un paese di cui tutti gli alleati e i vicini possono avere fiducia. La sua amicizia è   importante, ma tutti devono sapere che la sua ira più essere   nefasta”.  Il regime del presidente siriano, Bashar al-Assad, “è diventato una chiara minaccia imminente per la sicurezza della Turchia”. Erdogan ha garantito  che il suo governo “non cadrà nella trappola di chi gioca alla   guerra, ma questo non vuol dire che rimarrà in silenzio”. Erdogan ha poi precisato che “le regole di ingaggio delle forze armate turche sono cambiate per effetto dell’abbattimento del caccia da parte delle forze siriane e adesso l’esercito di Ankara reagirà a qualunque altra violazione avvenga al confine.

 

“L’Alleanza atlantica condanna l’abbattimento del caccia turco da parte delle forze siriane nei termini più forti possibili”. Così il segretario generale della Nato, Anders Fogh Rasmussen al termine del vertice chiesto dalla Turchia per esaminare “l’incidente” avvenuto pochi giorni fa al limite delle acque territoriali siriane.

Rasmussen ha espresso la solidarietà della Nato alla Turchia ma non ha fatto alcun cenno a possibili misure di reazione dell’Alleanza che continua quindi a muoversi con estrema cautela rispetto a Damasco. Ad alzare il livello della crisi, però, ci pensa Ankara. Intervenuto in parlamento per riferire sull’abbattimento dell’F4, il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha detto che le forze armate turche risponderanno con le armi a qualsiasi ulteriore azione siriana: “Le regole d’ingaggio delle forze armate sono cambiate – ha detto Erdogan – Ogni elemento militare che si avvicinerà ai confini turchi proveniente dalla Siria, costituendo un rischio per la sicurezza e un pericolo, sarà considerato una minaccia e trattato come un bersaglio”.

Mohammed MorsiL’emendamento alla Dichiarazione costituzionale reso noto domenica 16 giugno dal Consiglio supremo delle forze armate (Scaf), temendo o forse avendo sentore della vittoria di Mohamed Morsi proclamata ieri, rischia di essere la pietra tombale sulle speranze che la “rivoluzione dell’11 febbraio” avrebbe posto fine a un trentennio di violazioni dei diritti umani in Egitto.

Già tre giorni prima, il ministro dell’Interno aveva annunciato il conferimento alla polizia militare e ai servizi di sicurezza militari dei compiti di polizia giudiziaria, ossia poteri di compiere arresti e svolgere indagini su civili sospettati di aver commesso reati.

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