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Assad

Qualche giorno fa, Jihad Makdissi, portavoce del Ministero degli esteri siriano dal 1998 al 2012, ha defezionato dal regime e sembra che ora si trovi a Londra. Il governo siriano, dal canto suo, ha dichiarato, tramite la televisione Al Manar, organo informativo di Hezbollah, che Makdissi sarebbe stato licenziato dal Ministero. Una dichiarazione (giustificazione) analoga era stata data dal governo quando Ryad Hajab, ex Primo ministro, aveva disertato le fila del regime riparando con tutta la famiglia in Giordania.

“Se il regime di Assad dovesse usare armi chimiche sarebbe inaccettabile e ci sarebbero delle conseguenze”: è il monito lanciato dal presidente americano Barack Obama.  “Il mondo sta guardando”, ha ammonito Obama rivolgendosi esplicitamente “ad Assad e a chi obbedisce ai suoi ordini”. Il presidente americano – intervenendo a Washington a un incontro di esperti sul rischio di una nuova proliferazione delle armi nucleari – ha quindi avvertito come “l’uso di armi chimiche sarebbe toatalmente inaccettabile e se qualcuno farà il tragico errore di usare queste armi ci saranno conseguenze e ne dovrà rispondere”. Obama ha quindi ribadito come gli Usa “continueranno a sostenere le legittime aspirazioni del popolo siriano e a collaborare con l’opposizione fornendo aiuti umanitari”. Il presidente ha confermato che l’obiettivo è quello di aprire in Siria “un processo transizione verso una Siria libera dal regime di Assad”.

Campanello d’allarme Iprite, gas nervini come il Sarin e il più letale di tutti, il Vx. Sono queste le armi chimiche siriane in possesso del presidente Bashar al Assad. Il leader siriano oggi ha ricevuto “un severo avvertimento” rispetto all’utilizzo delle armi chimiche. Lo ha affermato il segretario di Stato Usa, Hillary Clinton, dopo le rivelazioni del New York Times sullo spostamento degli arsenali da parte di Damasco. I srevizi di intelligence straniere ritengono che la Siria abbia uno dei più grandi arsenali di armi chimiche. ”Si tratta di una linea rossa per noi, ancora una volta abbiamo avvertito Assad, il suo comportamento è da condannare, le sue azioni contro il popolo siriano sono tragiche” ha detto la Clinton, che aggiunge: “l’eventuale uso di armi chimiche da parte del regime siriano provocherebbe una risposta degli Stati Uniti”. I timori degli Usa su un eventuale ricorso del regime di Damasco al suo arsenale di armi chimiche “sono aumentate”, ha affermato il portavoce della Casa Bianca, Jay Carney. “Assad deve sapere che il mondo sta guardando”, ha detto Carney.

La Siria non ci sta La replica siriana agli attacchi statunitensi non si fa attendere: “In risposta alle dichiarazioni del segretario di Stato americano, che ha intimato alla Siria di non usare armi chimiche, la Siria ha ripetutamente sottolineato che non impiegherà mai in alcuna circostanza contro il proprio popolo questo tipo di armi, se fossero disponibili”, così il comunicato del ministero degli Esteri letto alla tv di Stato. Inatanto nel corso del vertice italo-francese di Lione, la Francia e l’Italia si sono espresse sulla Siria. “I due Paesi condividono la profonda preoccupazione per gli sviluppi sempre più drammatici della situazione umanitaria della popolazione in Siria e dei profughi siriani rifugiatisi nei Paesi vicini”, si legge nel documento finale. “Francia e Italia – prosegue ancora il testo – sono impegnate a sollecitare la mobilitazione europea e internazionale, fornendo il loro significativo contributo, per portare soccorsi d’urgenza soprattutto alle fasce più deboli della popolazione, quali donne e bambini, che devono essere messi in grado di far fronte ai rigori dell’inverno”.

 

Le autobombe esplose a Damasco annunciano l’inizio della fine di Assad e l’ultimo capitolo della guerra civile che compirà 2 anni – e oltre 50mila morti – nell’invero che sta per arrivare. La capitale siriana è entrata nella spirale della guerra che la lega nelle immagini e nelle modalità alla città a cui è affratellata nel destino e nei legami storici: Beirut. Bombardamenti, attentati, combattimenti strada per strada che negli anni ’70 crearono l’immagine-simbolo di una città in preda alla distruzione compiuta dalle fazioni politiche e religiose: “Come è Beirut” è divenuto sinonimo di sangue e caos per ogni tipo di tragedia bellica o naturale. “Come a Damasco” potrebbe presto divenire un sinonimo efficace, replicando lo sfacelo prodotto dai combattimenti nelle altre città siriane: Homs, Aleppo.

L’11 novembre è il Siria blogging day. Una giornata organizzata da Donne Viola, Articolo 21, Sabrina Ancarola e l’illustratrice Stefania Spanò in occasione della quale si invita il mondo della rete a parlare della Siria condividendo nei social network articoli, foto e riflessioni, usando su twitter l’hashtag #SiriaICare. In Siria, infatti, è un corso una guerra civile cominciata nel marzo del 2011, sulla scia della Primavera araba. Da mesi si susseguono violenti scontri tra polizia e manifestanti che vorrebbero spingere il presidente Bashar al-Assad ad attuare le riforme necessarie per fare diventare la Siria un Paese democratico. Finora, secondo le stime dell’Onu, sono state uccise più di 35mila persone e ci sono 1 milione e mezzo di sfollati. Altri sono rifugiati nei Paesi vicini.

george sabrageorge sabraE’ un cristiano, George Sabra, il nuovo presidente del Consiglio Nazionale Siriano, la piattaforma principale d’opposizione della rivoluzione siriana. Sabra è stato arrestato nel 1987 durante una retata dei servizi a una riunione di partito alla quale aveva preso parte e ha trascorso otto anni in prigione.

La scelta di Sabra come nuovo leader del Consiglio è una decisione importante e matura, che va a rispondere alla dialettica del regime di Assad e di una parte dei commentatori, anche nostrani, che vedono solo fondamentalisti in Siria. L’elezione di un cristiano, come capo di una opposizione a maggioranza sunnita, è volta specialmente a rassicurare i cristiani in Siria e a invogliarli a divenire, ancora di più, parte del cambiamento. Inoltre, questa nomina da molti attesa, si traduce da subito come un chiaro avvertimento a quegli elementi integralisti che vorrebbero appropriarsi della rivoluzione siriana.

Una uscita di sicurezza e perfino una possibile immunità per il presidente siriano Bashar Assad «potrebbero essere organizzate». Lo ha detto il primo ministro britannico David Cameron in una intervista all’emittente Al Arabiya, poco prima di partire per una visita di stato in Arabia Saudita, in cui la situazione in Siria sarà uno dei temi dei colloqui con i vertici della monarchia araba.

Immagini forti: i combatttimenti dell’esercito libero siriano che si oppone ad Assad nella città di Aleppo.


pubblicato da Libero Quotidiano

Immagini forti: l'esercito libero siriano combatte ad Aleppo

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“Saad, Saad!” urlano migliaia i giovani del movimento Futuro, Mustakbal, inneggiando all’ex premier libanese, anti Assad, Saad Hariri. Sono riuniti per presenziare i funerali del capo dell’Intelligence, Wasim al Hasan, assassinato con un’autobomba venerdì scorso. Ma ben presto la pacifica celebrazione si trasforma nella giornata della collera invocata ieri contro “Bashar al Assad il macellaio”. I manifestanti lasciano così la moschea di piazza dei Martiri, dove si sono tenuti i funerali, e raggiungono la sede del governo, a circa un chilometro di distanza, per tentarne l’assalto. Ad aizzarli un popolarissimo presentatore televisivo, Nadim Koteich, che grida tra la folla: “Mikati se ne deve andare oggi!”.

 

Ci sarebbero i francesi dietro l’uccisione di Muammar Gheddafi. Lo scrive il Corriere della Sera online citando fonti a Bengasi secondo le quali il colonnello fu individuato dalla Nato a Sirte grazie al numero del suo satellitare, che il presidente siriano Bashar Assad trasmise a Parigi. E ad ucciderlo fu un colpo sparato da un agente straniero.

Due giorni fa, ricorda il Corriere, l’ex premier del governo transitorio libico, Mahmoud Jibril, ha dichiarato ad una emittente egiziana che “fu un agente straniero mischiato alle brigate rivoluzionarie a uccidere Gheddafi”. “Negli ambienti diplomatici occidentali” a Tripoli, prosegue il giornale, “il commento ufficioso più diffuso” è che se ci fu un sicario straniero “quasi certamente era francese”. Il motivo sarebbe stato d’impedire a Gheddafi di rivelare i suoi precedenti rapporti con l’allora presidente francese Nicolas Sarkozy di cui avrebbe finanziato la campagna elettorale.

A rafforzare questa tesi, continua il giornale, giungono le rivelazioni fatte a Bengasi da Rami El Obeidi, ex responsabile per i rapporti con le agenzie di informazioni straniere per conto del Consiglio Nazionale Transitorio. El Obeidi ha detto che dal suo rifugio a Sirte Gheddafi “cercò di comunicare tramite il suo satellitare Iridium con una serie di fedelissimi fuggiti in Siria sotto la protezione di Bashar Assad”. Assad avrebbe passato il numero del satellitare del rais agli 007 francesi in cambio della promessa di Parigi “di limitare le pressioni internazionali sulla Siria per cessare la repressione contro la popolazione in rivolta”.

 

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