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“La sanità pubblica chiamata a ripensarsi in vista di una rimodulazione e di adattamenti di cui dobbiamo avere consapevolezza. Dobbiamo imparare a gestire il divenire del processo demografico in corso in modo più efficiente“. E’ quello che ha detto il presidente del Consiglio, Mario Monti, intervenendo alla cerimonia di chiusura dell’Anno europeo dell’invecchiamento attivo. Il capo del governo torna quindi a parlare del sistema sanitario nazionale dopo che qualche giorno fa ha lanciato l’allarme giudicandolo a rischio.

Avanza la corsa delle malattie del cervello. La loro prevalenza in Europa è in costante aumento da un decennio: si è passati da un 27% del 2004, con un costo globale di 386 miliardi di euro, circa 3 mila euro a paziente all’anno, al 35% del 2010, con un costo totale di 640 miliardi di euro, circa 3.600 euro a paziente all’anno. La Fondazione Irccs Istituto Neurologico Carlo Besta è in prima linea nella definizione di un quadro generale per la comprensione dell’impatto delle malattie del cervello dell’invecchiamento.

Non sono neanche trascorsi tre mesi da quanto è entrata in vigore, che il Parlamento sta già cercando di affossare la norma, introdotta con la Spending review, che rende obbligatorio per il medico prescrivere il farmaco tramite il suo principio attivo, e non più con il nome commerciale. Udc, Lega, Pdl e Pd hanno presentato infatti quattro emendamenti fotocopia al dl Sviluppo, in cui l’obbligo di prescrivere il principio attivo diventa una “facoltà”. Del resto questa norma era stata maldigerita e avversata fin da subito, non solo dal mondo dell’industria farmaceutica, ma anche dai medici generici, che si sono visti “defraudati” del loro ruolo prescrittivo, e nelle scorse settimane circolava già l’idea al Senato che delle modifiche sarebbero potute passare con emendamenti al dl Sviluppo. Detto, fatto.

Finalmente una misura per arginare il monopolio dei farmaci di marca, più costosi e spesso con le stesse proprietà dei generici. La Federconsumatori mostra come l’Italia sia rimasta molto indietro rispetto ad altri paesi.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Ricetta medica: d'ora in poi niente marca, solo il principio attivo

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Le prescrizioni sono entrate in vigore ieri, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale del decreto sulla spending review che obbliga i medici alla prescrizione sulla ricetta del principio attivo a meno di particolari esigenze. Ma ci saranno trenta giorni di tempo per adeguarsi come prevede la Convenzione con il Servizio sanitario nazionale.

Sulla ricetta quindi, come voluto dal governo Monti, ora comparire il nome della sostanza, contenuta nel farmaco. Questo è già sufficiente perché la ricetta sia valida e possa essere presentata dal paziente in farmacia per acquistare il prodotto dal prezzo più basso contenente quel principio attivo. Il medico può aggiungere sulla ricetta, oltre al principio attivo, anche il nome commerciale di un farmaco, specificando che esso è “non sostituibile”, ma in tal caso deve giustificare la non sostituibilità con una sintetica motivazione scritta. In questo caso il farmacista dovrà vendere all’assistito il prodotto indicato.

Sono entrate in vigore, dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, le nuove norme per   la prescrizione dei farmaci stabilite con il decreto legge sulla spending review. Scatta dunque l’obbligo da parte del medico di indicare in ricetta ‘rossa’, in linea generale, il nome del principio attivo invece del nome commerciale.

Ecco le nuove regole per i medici. “Il medico che curi un paziente, per la prima volta, per una patologia cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica, per il cui trattamento sono disponibili più medicinali equivalenti – si legge – è tenuto ad indicare nella ricetta del Servizio sanitario nazionale la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco”. “Il medico – si legge ancora – ha facoltà   di indicare altresì la denominazione di uno specifico medicinale a base dello stesso principio attivo; tale indicazione è vincolante per  il farmacista ove in essa sia inserita, corredata obbligatoriamente di  una sintetica motivazione, la clausola di non sostituibilità”.  In altre parole, in casi particolari, motivando la sua scelta per iscritto, il medico potrà ancora prescrivere uno specifico   medicinale di marca in ricetta rossa. Dovrà aggiungere la dicitura “non sostituibile” e il farmacista dovrà attenersi alla disposizione. Spiegando le nuove norme, il ministero della Salute ha precisato che “queste disposizioni non riguardano le terapie croniche già in corso. Infatti il legislatore   ha evitato di introdurre una normativa che potesse provocare possibili, sebbene rari, inconvenienti, nel corso di una terapia, a causa del passaggio da un medicinale all’altro, sia pur di uguale composizione”. Inoltre “resta ferma la possibilità per il paziente, già prevista dal decreto ‘Cresci Italia’ dello scorso gennaio, di richiedere al farmacista un medicinale, sia equivalente che di marca, con lo stesso principio attivo ma con un costo più alto, pagando a proprie spese la differenza di prezzo rispetto al farmaco meno   costoso. Quando al paziente è consegnato il farmaco avente il costo più alto di quello ammesso al rimborso (o perchè il medico ha usato la clausola di non sostituibilità, o perchè è il paziente a pretendere dal farmacista un medicinale più costoso), la differenza fra i due prezzi è a carico del cliente”. 

Ma i medici continuano a sostenere che la norma “potrebbe determinare un aumento della conflittualità medico-paziente nei presidi di guardia medica e di guardia turistica”. La   Fimmg, il principale sindacato dei medici di famiglia, per questo sta anche valutando la  possibilità di segnalare il problema alla Prefetture. “Ci troviamo di fronte ad un cambiamento rispetto alle modalità prescrittive normalmente proposte dai medici del territorio ai pazienti, nella completa assenza di una adeguata informazione ai cittadini sul provvedimento”, osserva Silvestro Scotti, vice segretario nazionale del sindacato medici di famiglia. “A ciò si aggiunge – sottolinea – la scelta di promulgare le   nuove disposizioni a Ferragosto, ossia in un periodo in cui è   fortemente ridotta la efficacia informativa legata al rapporto fiduciario che i medici di famiglia normalmente riescono ad   esercitare, poichè nei primi 5 giorni di vigenza del Dl oltre il 70%   delle ore di attività è in carico al Servizio di continuità   assistenziale”. Inoltre, “a questo si aggiunge l’aumento della mobilità della popolazione tipico di questo periodo di vacanze e  quindi l’eventuale ricorso al Servizio di guardia turistica”.  Pertanto, evidenzia il vice segretario  Fimmg, “l’assenza di informazione agli utenti mette questi nella  condizione di non dotarsi delle opportune documentazioni da produrre   al medico che li vede occasionalmente e che quindi non ha strumenti di  valutazione, se non la dichiarazione verbale del cittadino, per   collegare le proprie decisioni a un primo episodio di patologia   cronica o ad un nuovo episodio di patologia non cronica”. “Questo espone i servizi territoriali a un potenziale rischio di  aumento della conflittualità tra medici e pazienti – avverte Scotti –  in servizi già fortemente esposti a tali condizioni favorite dalla   localizzazione delle sedi e dalla scarsa sorveglianza”. Per questo, annuncia la Fimmg, “stiamo valutando l’opportunità   di segnalare alle Prefetture tale problema, in modo che sia il Governo  stesso a caricarsi il problema che ha superficialmente creato non predisponendo adeguata informazione o, nell’impossibilita di questa, non valutando un possibile rinvio dell’entrata in vigore del Dl limitatamente alle norme sulla prescrizione dei farmaci”.

Il ministero ha puntualizzato però che “i medici conoscono correttamente i principi attivi dei prodotti farmaceutici”, e “in ogni caso nelle liste pubblicate dall’Aifa i   prodotti sono già raggruppati anche per principio attivo”. In una nota del 9 agosto, il dicastero di Lungotevere Ripa ha quindi specificato che la legge “non prevede eccezioni alla immediata applicazione della nuova disciplina, non appena pubblicata in Gazzetta  Ufficiale”. I sistemi informatici saranno “adeguati nel corso dei prossimi due mesi”. Ma nel frattempo, “in attesa che i sistemi informatici per la compilazione della ricetta online e per la trasmissione dei relativi dati vengano adeguati alle nuove norme con l’indicazione del principio attivo, i medici prescrittori dovranno ricorrere ad una   compilazione, parzialmente o totalmente manuale, della ricetta, a seconda del software di cui dispongono”.

Con la nuova norma sui medicinali “griffati” contenuta nella spending review il medico può indicare la marca del farmaco nella ricetta, anche se resta l’obbligo di specificare anche il principio attivo. Questo riapre il dibattito sui farmaci generici che vede i medici sono dubbiosi, i farmacisti obbligati, le aziende farmaceutiche che devono diversificare con linee di produzione per brand e generici. Ed i pazienti? I pazienti subiscono le decisioni delle Istituzioni, delle aziende farmaceutiche e dei farmacisti senza essere, spesso, informati e “protetti” dai medici che incontrano sul loro cammino di “malati”. 

Ma se un farmaco generico deve essere “essenzialmente simile” sarà uguale come effetto clinico, sia terapeutico che come complicanze? Chi meglio del Ministro della Salute potrebbe chiarire i dubbi prima di diffondere, come da tempo vorrebbe fare, questi prodotti?

 

Un colpo al cerchio e uno alla botte. Le proteste dei medici e dell’industria farmaceutica hanno portato il governo a correggere il testo della spending review nella parte riguardante i medicinali. In pratica il medico di base dovrà indicare nella ricetta il principio attivo, ma se ritiene necessario prescrivere un farmaco griffato dovrà spiegare nella ricetta il motivo che vincola il farmacista a vendere il prodotto specifico. 

Balduzzi soddisfatto – “Il testo così come è uscito alla fine dalla limatura che abbiamo fatto è un testo equilibrato, per la prima volta nella nostra legislazione si parla esplicitamente del cosiddetto principio attivo, il medico deve indicare nella ricetta il principio attivo, ciò allinea il nostro paese con i più avanzati paesi occidentali, consente di dire che finalmente la battaglia del farmaco equivalente è una battaglia che può essere considerata consolidata nel nostro paese”, ha detto il Ministro della Salute Renato Balduzzi, intervenendo alla trasmissione di Radio Uno, “Prima di tutto”. Tutto questo, però, ha spiegato Balduzzi, senza che “venga meno la responsabilità del medico che può indicare un farmaco con il  nome commerciale che non possa essere sostituito da altri farmaci   equivalenti, ne da una sintetica motivazione scritta, quindi sono tutti in qualche misura salvaguardati: il cittadino, l’industria e il medico”.

C’è chi dice no – L’associazione dei medici di famiglia ha comunque bocciato la norma definendola peggiorativa perché aggrava il lavoro del medico. Oggi il testo sulla spending review verrà votato al Senato con la fiducia. Poi andrà alla Camera per essere convertito in legge giovedì o venerdì. 

 

Cambia la contestata norma sui farmaci “griffati” contenuta nel decreto sulla spending review. Il maxi emendamento del governo prevede che il medico “ha facoltà” di indicare nella ricetta il farmaco di marca e tale prescrizione è vincolante per il farmacista se essa è motivata dal medico. Il maxi-emendamento conferma la prima parte del comma contestato: “Il medico che curi un paziente, per la prima volta, per una patologia cronica, ovvero per un nuovo episodio di patologia non cronica, per il cui trattamento sono disponibili più medicinali equivalenti è tenuto ad indicare nella ricetta del Sistema sanitario nazionale la sola denominazione del principio attivo contenuto nel farmaco”.

Seduta monotematica oggi in Consiglio regionale: ci sarà solo il rendiconto finanziario di Palazzo Santa Lucia all’esame del Parlamentino campano. La Regione chiude il 2011 con un saldo attivo di 6 miliardi e 54 milioni di euro e entrate in crescita, rispetto alla stagione precedente, del 26,98 per cento. Tra il primo gennaio e il 31 dicembre del 2011 le disponibilità dell’ente passano da 1 miliardo e 85 milioni di euro a 1 miliardo e 576 milioni. Aumenta anche il gettito fiscale, più 9,76 per cento rispetto al 2010 con un introito complessivo pari a 8 miliardi e 49 milioni di euro. Il più alto dal 2007 a oggi. In termini netti la Regione, nel giro di dodici mesi, ha incassato 716 milioni in più. Restano in tema di confronti tra gli ultimi due anni si registra un aumento del fondo di cassa nella misura del 45,19 per cento e un peggioramento del risultato di esercizio nell’ordine del 9,67 per cento.
In controtendenza solo il dato relativo ai contributi e ai trasferimenti di risorse da parte dello Stato. E dell’Unione Europea. Nel 2011 la Regione incassa 3 miliardi e 968 milioni di euro, lo 0,22 per cento in meno rispetto al 2010 quando nelle casse dell’ente entrano 3 miliardi e 976 milioni.

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