Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

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È ridotta così male perché da quasi quarant’anni, in pratica da quando esistono a Roma un Ministero e nelle città un assessorato espressamente dedicati, la cultura è progressivamente scomparsa dalla vita quotidiana ed è rimasta confinata a lato di essa (nella scuola, dove comunque è vissuta dagli studenti in maniera ostativa, rientrando nella sfera dell’“obbligo”) o dietro di essa, nei musei, luoghi della memoria e del passato, nonostante i tentativi tardivi e rari di modernizzarli, utilizzando, in maniera il più delle volte amorfa, sbagliata o fuorviante, le nuove tecnologie della comunicazione.

Quando lo Stato è in difficoltà le mafie gongolano. Succede in Campania, dove 478 beni immobili confiscati alla camorra (quasi un terzo dell’intero patrimonio immobiliare sottratto alla criminalità organizzata locale) non possono essere consegnati agli enti locali e riconvertiti a fini di pubblica utilità perché sono gravati da ipoteca o perché sono ancora occupati. Spesso da persone che non ne hanno titolo, spesso dagli stessi familiari dei boss. E delle 367 aziende confiscate, soltanto il 2% è ancora attivo sul mercato: solo 8 di queste impiegano lavoratori, per un totale di 50 persone.

Il maltempo dei giorni scorsi non ha risparmiato nemmeno gli scavi di Pompei. Una porzione di muro romano di circa due metri cubi è crollata, probabilmente a causa delle forti precipitazioni. La domus danneggiata si trova nella regio VI, una zona della città antica scavata agli inizi dell’800 e già da tempo chiusa al pubblico. La messa in sicurezza dell’area è una delle priorità del “Grande Progetto Pompei“. Anche l’anno scorso, di questi tempi, Pompei aveva subito danni significativi, con danni alla casa di Diomede e alla casa di Loreio Tiburtino.

 

di Maurizio Belpietro

Per tranquillizzare i risparmiatori preoccupati per il proprio denaro e restituire agli italiani la voglia di investire nel proprio Paese, ieri Mario Monti ha annunciato che il governo «sta facendo passi» verso la patrimoniale, spiegando che se il quattro dicembre dello scorso anno la tassa non è stata introdotta non solo è causa della contrarietà di  mezza maggioranza, ma perché  «in Italia non erano disponibili informazioni sulla proprietà dei beni».  In pratica, è come dire che l’imposta non è in vigore perché l’esecutivo non ha ancora concluso il suo lavoro, ma appena avrà ultimato i preparativi, e cioè radiografato i patrimoni delle famiglie, la stangata non ce la leverà nessuno.  Poi, resosi conto che le sue parole non erano proprio un invito a nozze per chi ha messo da parte due soldi e si è comprato un appartamento, il presidente del Consiglio si è affrettato a smentire, facendo diramare dal suo ufficio stampa una nota in cui si  precisava che il premier non aveva affatto annunciato una tassazione dei patrimoni. Ma ormai la frittata era fatta.

Monti infatti non si era fatto sfuggire una parolina, come ogni tanto capita anche al più misurato  dei conferenzieri e dunque anche all’uomo di ghiaccio che sta a Palazzo Chigi, ma aveva articolato il suo pensiero in maniera piuttosto esaustiva, spiegando di non essere contrario in linea di principio ad un’imposta che colpisse i beni e la ricchezza e precisando di non averla istituita esclusivamente a causa delle difficoltà degli uffici. Anzi, il professore ha aggiunto che «la tassa sui patrimoni va sdrammatizzata, considerato che esiste già in alcuni Paesi estremamente capitalisti» (ha omesso però di aggiungere che quegli stessi Paesi non hanno una pressione fiscale che rasenta il 60 per cento). 

Insomma, quella del presidente del Consiglio non è una frase dal sen fuggita, un lapsus o che altro: è un convincimento radicato. A lui la patrimoniale piace. La ritiene una misura efficace, ma vorrebbe evitare di provocare una massiccia fuga di capitali all’estero. Questa e solo questa è stata la motivazione che ad oggi ha evitato che venisse introdotta la tassazione generalizzata su beni e proprietà delle famiglie. Ed è per evitare un «allontanamento» delle fortune che ieri, dopo essere intervenuto al «Financial Times Italy Summit» che si è svolto a Milano, il premier si è rimangiato tutto con un comunicato. 

Egli infatti sa bene che quando un ministro o qualche personaggio influente apre bocca evocando la stangata sui patrimoni, alla frontiera c’è chi fa la fila per esportare pacchi di denaro, gioielli e lingotti. Potessero, sposterebbero pure le case con la Gondrand: per il momento non si sono ancora attrezzati ma non è detto che in futuro qualcuno si organizzi. Già, perché se c’è un modo per far fuggire i capitali, scoraggiare gli investimenti e creare insicurezza è proprio quello di continuare a evocare lo spettro che fa paura a chiunque possieda qualcosa. Con le sue paroline, ieri il professore ha dato una picconata alla possibilità di far tornare la fiducia (oltre che la liquidità) sui mercati, perché, come ovvio, se si è evasori si continuerà ad evadere, trovando nella paura della patrimoniale una giustificazione al proprio comportamento illegale, e se si è contribuenti onesti si cercherà, nei limiti del possibile e della legge, di nascondere tutto ciò che si ha alla luce del sole, evitando che le mani rapaci del fisco se ne approprino.  

I sistemi ci sono e all’interno ne raccontiamo alcuni. Si dirà: ma se l’Italia è in difficoltà, è giusto che chi ha di più dia il suo contributo, altrimenti non si è patrioti. Certo, tuttavia chi, pagando le tasse, in anni di lavoro ha messo da parte qualcosa, il suo contributo alla causa lo ha già dato. Sono i politici, i cattivi amministratori,  che hanno dilapidato quei soldi ed ora non è giusto che a risarcire il danno siano chiamati gli onesti.  Comincino prima i politici e i cattivi amministratori a saldare il conto. Poi, se sarà il caso, saranno gli altri a mettere mano al portafogli. Infilare le mani in tasca alla gente, infatti, non è mai  una buona azione, soprattutto se a farlo sono le stesse persone che hanno dato un contributo determinante a indebitare il Paese e a precipitarlo sull’orlo della bancarotta. 

La logica che porta a prendere i soldi là dove ci sono, come detto, non solo fa fuggire il denaro (che è mobile e spesso non ha un nome e un cognome), ma rischia di impoverire quel ceto medio che non ha la vocazione a nascondersi o a far lo spallone per aprirsi un conto all’estero.

Se  non si fanno i tagli alla spesa pubblica, se non si contiene la voracità del fisco, dopo aver dilapidato anche le risorse delle famiglie benestanti e aver distrutto la ricchezza di chi negli anni ha acquisito un certo benessere, cosa faremo: ci consoleremo costatando che siamo tutti più poveri? È a questo che punta il governo? Beh, se è così, non serviva un economista e neppure il rettore della Bocconi: bastava Nichi Vendola. Il quale, ai nostri occhi, è il peggio che ci sia, ma rispetto a Monti ha un vantaggio: almeno ci fa ridere. 

 

L’Italia nei prossimi 50 anni continuerà a crescere lentamente rispetto agli altri Paesi Ocse ma farà meglio della Germania. E’ quanto emerge da un rapporto dell’Ocse dal titolo ‘Looking to 2060: long-term global growth prospects‘ secondo cui nel periodo 2011-2060 il Pil italiano crescerà mediamente ‘solo’ dell’1,4%. Tuttavia la Germania, oggi locomotiva d’Europa, farà peggio con una crescita dell’1,1%. La media dei Paesi Ocse nel periodo sarà del 2%.

Milano ospita il primo Festival dei beni confiscati alle mafie. Un inno alla legalità che parte proprio dal capoluogo lombardo dove per anni la classe politica locale ha negato l’esistenza della mafia in città. Un esempio fra tutti, la giunta guidata da Letizia Moratti che si era opposta con tutte le sue forze all’istituzione di una commissione comunale antimafia che attualmente invece esiste ed è presieduta da David Gentili.

Il Festival si svolgerà dal 9 all’11 novembre e sarà una tre giorni caratterizzata da eventi sparsi per tutta la città. L’inaugurazione è prevista per venerdì 9 alle 18 a Palazzo Marino con un incontro-dibattito cui parteciperanno, tra gli altri, il Procuratore nazionale antimafia Pietro Grasso, il Presidente del Tribunale di Milano Livia Pomodoro e il presidente onorario di Libera, Nando dalla Chiesa.

Tredici gli indagati per omissioni nella dichiarazione dei redditi. C’e’ anche Villa Cortina. Sotto inchiesta la vendita di Valentino Fashion Group nel 2007 dalla Icg, società della famiglia Marzotto.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Evasione: sequestrati beni per 65 milioni a gruppo tessile Marzotto

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La notizia sventagliata ai quattro venti del ‘ritorno alla crescita’ in Inghilterra dopo anni bui di recessione e’ stata salutata con giubilo da stampa e mondo politico. Seguire il dibattito da vicino mi ha dimostrato, ove ce ne fosse ancora bisogno, di quanto patetica e priva di senso sia la discussione politica nei paesi occidentali riguardo i cambiamenti dell’economia globale. Rallegrarsi di fronte alle misere prospettive di ‘crescita’ di un paese occidentale in declino (come l’Inghilterra appunto) non ha senso per due ragioni:

Seconda notte all’aperto, e sotto la pioggia, per molti degli abitanti dei comuni situati sul massiccio del Pollino. Anche chi non ha avuto la casa dichiarata inagibile (11 quelle nel centro storico di Mormanno) ha preferito evitare di fare rientro nella propria abitazione. Nel Pollino, teatro da oltre due anni di uno sciame sismico da più di 2.300 scosse e colpito ieri dal forte sisma di magnitudo 5: nella notte l’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) ha registrato al confine tra Basilicata e Calabria una scossa di magnitudo 2.2 e due da 2.8 gradi della scala Richter. 

E ieri il fisico Luciano Maiani, presidente dimissionario della Commissione Grandi Rischi ha dichiarato che “se la Protezione Civile li convocasse” sarebbero pronti a intervenire. 

Il Vice Presidente di Confindustria per lo sviluppo economico, Aurelio Regina, ha cercato con una sua dichiarazione di ieri, di “innovare” un paio di principi delle teorie di economia; nell’affermare l’opposizione di Confindustria a un eventuale prelievo del 3% sulla parte di reddito eccedente i 150.000 €/annui ha infatti dichiarato che il timore di Confindustria e’ che la tassa vada a colpire “l’unica fascia di popolazione che spende e consuma“, per cui rappresenta “un’ulteriore minaccia al rallentamento dei consumi interni. E se non riusciamo a riattivare i consumi interni, le esportazioni non ce la faranno da sole a sostenere il paese”. Non risulta dalle cronache che Regina, dopo questa affermazione si sia grattato la testa e abbia aggiunto: “Forse è l’unica fascia di popolazione che spende e consuma perché è l’unica fascia che ne ha la possibilità”. Eliminata questa ipotesi, dobbiamo quindi capire che meccanismo abbia in testa Regina; proviamoci.

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