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Birmania

Il terremoto ha colpito il Myanmar. Alle 7.42 del mattino (circa le 3 di notte in Italia) il paese asiatico era stato colpito da una scossa di magnitudo 6.8 e, nell’arco di 20 minuti, da altre di magnitudo 5, che avevano causato la morte di 13 persone e il ferimento di almeno 40.

L’epicentro è stato localizzato a 116 chilometri a nord di Mandalay e a una profondità di 10 chilometri, secondo quanto ha riferito l’Istituto geologico degli Stati Uniti. I residenti parlano di una scossa molto violenta: “Non ho mai sentito un terremoto così forte. C’è stato un grosso boato e la luce è andata via, ma non ho idea se ci siano stati danni”, afferma un testimone. La scossa è stata sentita anche a Bangkok, capitale della vicina Thailandia. Alcune ore dopo, c’è stata una nuova scossa di 5.8 gradi della scala Richter.

Cuba e Corea del Nord restano le uniche due nazioni de-Coca Cola-izzate al mondo. La multinazionale delle bevande che ha sede ad Altlanta ha infatti annunciato che il primo carico di Coca-Coca (e di Sprite) è in viaggio verso la Birmania. Il presidente del paese asiatico, Thein Sein, ha annunciato che la Coca-Cola investirà 100 milioni di dollari nel Paese entro i prossimi tre anni e che in collaborazione con un’azienda locale sono stati avviati piani per stabilire un impianto di imbottigliamento su suolo birmano. La decisione arriva dopo che il mese scorso gli Stati Uniti hanno sospeso le sanzioni nei confronti della Birmania, che ha avviato riforme democratiche. Cuba e Nord Corea resistono. Nell’isola dei Caraibi è assai probabile che la bevanda più famosa al mondo faccia finisca in frigo dopo la scomparsa dei due fratelli Castro. 

Un incontro storico, una visita che segna il nuovo corso della politica in Birmania e che potrebbe avere effetti positivi in tutta la politica asiatica. Stamattina, infatti, il segretario generale delle Nazioni unite Ban Ki-Moon ha incontrato per la prima volta la leader d’opposizione birmana Aung San Suu Kyi a Rangoon. Ban è stato ricevuto nella residenza privata di Suu Kyi, divenuta deputata dopo le elezioni suppletive del 1 aprile scorso.  Ban ha salutato come una “prova di flessibilità in nome della causa superiore del popolo” la decisione di Aung San Suu Kyi di giurare in Parlamento con gli altri neo-deputati della Lega nazionale per la democrazia, sbloccando così una contesa che rischiava di minare il clima di distensione creato dalle riforme dell’ultimo anno del Paese.

“L’Italia ha sostenuto il movimento democratico per decenni e ci aspettiamo lo stesso sostegno in futuro” con queste parole è stato accolto il nostro ministro degli Esteri Giulio Terzi a Rangoon in Birmania da Aung San Suu Kyi, la leader dell’opposizione alla giunta militare del Myanmar e premio Nobel per la pace. L’incontro si è tenuto nella casa che per per 15 anni è stata la prigione della donna, circostanza significativa e simbolica. Il capo della Farnesina è peraltro il primo ministro italiano in Birmania da 20 anni e il primo ad incontrare il premio Nobel, dopo la sua liberazione nel 2010. Aung è stata appena eletta in parlamento ma non si è ancora insediata per divergenze sul giuramento sulla Costituzione. 

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