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Il boss mafioso Bernardo Provenzano, detenuto nel carcere di Parma, è stato ricoverato d’urgenza all’ospedale civile della città emiliana. A renderlo noto il legale Rosalba Di Gregorio. Non si conosce ancora il motivo del ricovero d’urgenza del boss mafioso. E’ stato il figlio del boss, Angelo Provenzano, ad avvertire l’avvocato dopo averlo appreso dal commissariato di Corleone (Palermo), dove vive. I difensori del boss denunciano da tempo le gravissime condizioni di salute del padrino di Corleone già finito in ospedale il mese scorso in seguito ad un malore.

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Francesco Di Maggio, vicecapo dell’amministrazione penitenziaria nei primi anni Novanta, avrebbe cercato di contattare il boss della mafia catanese Nitto Santapaola “per cercare di frenare gli attacchi della mafia” all’epoca delle stragi. Lo afferma  Rosario Cattafi, avvocato di Barcellona Pozzo di Gotto accusato di essere un’eminenza grigia di Cosa nostra, davanti ai giudici del processo Mori a Palermo. Di Maggio, stimato magistrato della Procura di Milano che raccolse tra l’altro le confessioni del boss Angelo Epaminonda, “mi disse che doveva contattare Santapaola, perché aveva saputo che era più malleabile degli altri, per cercare di frenare l’attacco della mafia”, ha raccontato Cattafi, aggiungendo un elemento nuovo alla vicenda della trattativa fra Stato e Cosa nostra. Elemento sul quale Di Maggio, deceduto nel 1996, non potrà dire la sua. 

In questi giorni Umberto Scibile Veronesi, già presidente dell’Agenzia per la sicurezza nucleare (“Senza nucleare l’Italia è un Paese morto”), dopo il piccolo inconveniente di Fukushima e in vista della chiusura invernale di alcune bocciofile all’aperto, ha deciso di intraprendere la sua nuova battaglia: abolire l’ergastolo, “espressione di una giustizia vendicativa e non rieducativa, in piena contraddizione con l’articolo 27 della Costituzione italiana”. “La scienza ha definitivamente dimostrato che esiste un rinnovamento delle cellule cerebrali, e di conseguenza esiste la possibilità di una ristrutturazione intellettuale della persona”. “Riteniamo dunque  l’abolizione dell’ergastolo un importante atto di civiltà“.

“Non vogliamo spiegazioni, non vogliamo giustificazioni, non vogliamo scuse, vogliamo il ripristino immediato della Catturandi. Non ci sono alternative”. Salvatore Como, segretario generale del Sindacato italiano appartenenti polizia (Siap), commenta in modo molto duro la decisione del questore di Palermo che, già lunedì, ha iniziato il trasferimento di agenti di una squadra della “Catturandi” in altri reparti, cosa che potrebbe compromettere il funzionamento della cosiddetta “macchina perfetta”, stando alla definizione dell’attuale vice capo della Polizia Alessandro Marangoni quando fu questore della città.

“Mio figlio vi ammira, il suo sogno è stare con voi nel clan”. “Don Salvatore ho due figli disoccupati dovete aiutarmi: vi chiedo con umiltà e devozione una sistemazione”. “Pensate a mio figlio, vi supplico prendetelo a ‘lavorare’: è un ragazzo d’oro”. “Potrei essere vostra madre ed i miei figli dei vostri fratelli più grandi: aiutatemi. In casa non abbiamo nulla. Se solo voi volete, la nostra vita davvero cambia”. “Il ragazzo è sveglio, è fidato, non parla. Noi ci accontentiamo anche se lo fate fare solo il ‘messaggero’ vostro”.

L’appalto principale e più pagato per l’Expo 2015 a Milano è andato a imprenditori già in affari con la mafia. Un appalto da 272 milioni assegnato la scorsa estate con un ribasso record di 106 milioni. Lo rivela un’inchiesta de l’Espresso, in edicola venerdì, a firma di Fabrizio Gatti. L’impresa in contatto con i boss di Cosa Nostra è la Ventura spa, società appartenente alla Compagnia delle opere, il braccio economico di Comunione e liberazione.

Banche indagate, insieme a Barclays, Banca per la Casa, Credito bergamasco: prestiti offerti a esponenti della cosca Valle per 4 milioni e mezzo. Ora confiscati con una sentenza.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Unicredit e Bnl: erogati mutui ai boss senza alcuna garanzia

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Era considerato uno dei boss emergenti, protagonista, tra gli altri giovanissimi criminali della faida di Scampia che ha lasciato sull’asfalto di Napoli una lunga striscia di sangue. Mariano Abete (il primo da sinistra nella foto, ndr), 21 anni, è stato arrestato. Nelle settimane scorso era stato il capo della Antonio Manganelli, a rafforzare il controllo del territorio e mettere in piedi un dispositivo di contrasto. L’11 settembre scorso il procuratore aggiunto di Napoli Sandro Pennasilico aveva lanciato il suo grido d’allarme. 

Entrando nell’appartamento, è naturale chinare la testa: lo sguardo è attirato da un misterioso intarsio di marmi bianchi e neri sul pavimento, che forma tre cerchi concentrici con in mezzo tre lettere candide: F, M, V. Ovvero F come Ferraro, M come “Mussuni”, V come Vincenzo. È l’ingresso dell’abitazione di Pino Ferraro, detto “Mussuni”, uomo di ’ndrangheta.

Lo stipendificio dei Graviano. Nonostante i boss di Brancaccio, Giuseppe e Filippo, siano confinati al 41 bis, il loro potere economico resta intatto. L’ultima prova si ha nell’informativa del nucleo speciale polizia valutaria della guardia di Finanza di Palermo, depositata dal pm Dario Scaletta che sta conducendo le indagini sul patrimonio di quelli che, ancora oggi, sono considerati i padroni assoluti della famiglia mafiosa del quartiere palermitano. E nei “pizzini” trovati negli ultimi beni sequestrati – soprattutto distributori di benzina – c’è la contabilità “interna” del clan che continua a distribuire gli utili alle mogli, al fratello, alla sorella e ai presunti prestanome dei fratelli Graviano. La ricchezza accumulata dalla famiglia mafiosa, infatti, non si è dispersa e, a partire dai primi anni Novanta, i proventi sono stati investiti in diversi settori.

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