Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

calabrese

La Blue Call, azienda che gestisce numerosi call center e che ha subito l’infiltrazione della cosca della ‘ndrangheta dei Bellocco, dopo il sequestro “verrà gestita ora dallo Stato, perché i 600 dipendenti che ci lavorano non possono rimanere senza lavoro”. E’ il risvolto di questa nuova operazione contro ‘ndrangheta che illustra il procuratore aggiunto della Dda milanese, Ilda Boccassini. Per evitare che in tempi di crisi altri lavoratori perdano l’impiego sarà l’istituzione ad amministrare sostituendosi alla criminalità organizzata calabrese. Che in Lombardia è ormai una “struttura stabilizzata con contatti con il mondo delle imprese e con la politica” spiega il procuratore aggiunto della Dda di Reggio Calabria, Michele Prestipino; “Da anni ormai non si può più parlare soltanto di infiltrazione – ha aggiunto – ma di una struttura presente e stabile”. 

C’è qualcosa di masochistico, di freudianamente efferato, nella sistematica devastazione che il direttore Pasquale D’Alessandro sta facendo di Raidue. Davvero.
Prendete quest’ultimo Made in sud (mercoledì, 23.30), programmino di comici già insipidello ma non brutto in onda su Comedy Central e Mtv , ora assurto alla dignità della televisione di Stato. Sarebbe scivolato nell’oblio, con i suoi loghi rubati a Mai dire Gol e  con certe battute di Ivano e Cristiano «opposti che si attraggono», dei Malincomici, del laureato/disoccupato Fastidio, roba talora scippata  a un sottoprodotto di Zelig. Nessuno se ne sarebbe accorto. Invece, il direttore D’Alessandro ha voluto, cocciutamente, aggiungere ai tre conduttori -Gigi&Ross e Fatima Trotta- Elisabetta Gregoraci in tutto il suo splendore che scende le scale in minigonna azzurra. E così ha titillato le curiositàpiù morbose. Ora, dato che gl’italiani hanno memoria corta tralasciamo, per eleganza, i motivi per cui la giovane Gregoraci si allontanò dalla Rai non molti anni fa. Anche se i suddetti motivi erano legati ad usi impropri dell’auto blu; al rapporto con l’allora portavoce di Gianfranco Fini poi dimissionato e a quella Vallettopoli che Luca Barbareschi chiamò «il puttanaio di An» (e lui era di An!). Sorvoliamo anche sul fatto che la soubrette Francesca Cipriani denunci che «la Gregoraci è stata raccomandata, si è presentata a casting chiusi», accusando Betta di averle rubato il posto; e qui sorvoliamo perchè, onestamnete, tra Gregoraci e Cipriani è una bella lotta. Evitiamo di scivolare nell’etica, nonostante la presidente Rai Tarantola e il direttore generale Gubitosi dell’etica in Rai da appena insediati si siano mostrati, dell’etica, strenui difensori.
Però, diamine, almeno una parvenza di professionalità. Gli autori di questo Made in Sud, forse assaliti da provvido complesso di colpa, hanno cucito su Gregoraci apposta il personaggio di “bella oca raccomandata”. C’è da dire che le s’attaglia benissimo. Le fanno dire: «Sono qui perchè sono stata la migliore al provino», mentre  un falso vescovo esclama: «Per forza, eri l’unica!». La fanno chaimare da un finto Briatore che perde le chiavi della villa a Montecarlo; e lei gli risponde: «Sei fuori!», scimmiottando The Apprendice, che divanta quindi lo spot occulto di un programma Sky., cioè di un competitor. Le fanno dichiarare «Sono calabrese e vivo a Montecarlo!». A contorno di questo quadro surrealista svetta un tipo, detto “Terronometro” che afferma «questo Made in sud è talmente noioso da far resuscitare il dialogo tra cadaveri». Vuol essere una battuta per sdrammatizzare e mettere le mani avanti, ma è una mesta mesta verità. Non viene manco da ironizzarci, su questa storia. Direttore D’Alessandro, la prego, si fermi…

C’è voluto lo scioglimento della sua Reggio per “contiguità”, perché la Calabria facesse notizia, perché allarmasse la penetrazione della ‘ndrangheta e la casta ne ammettesse l’esercizio in Lombardia, emerso in tratti grotteschi dal caso Zambetti. È stato necessario un atto formale del governo, avviata la campagna elettorale, perché le parti rivelassero con sputi di parole l’inquietudine di sparire dal palazzo; magari per tangenze innascondibili con la «società dell’onore», che tutto cinge o avvicina. 

Il provvedimento su Reggio Calabria, annunciato dal ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, ha scomposto per un attimo le convergenze in maggioranza, prossima all’intesa sulla legge elettorale, che dovrà preservare pezzi e assetto della macchina del potere. La vicenda del municipio calabrese ha spezzato un equilibrio funzionale, a lungo mantenuto sotto la reggenza Monti: riconoscibile in materia di lavoro e arbitrati, per esempio; palese nella «concordia» sul ddl anticorruzione al Senato.

Ha buongusto il sindaco di Firenze Matteo Renzi che come portavoce per la sua campagna elettorale ha scelto la bella e veltroniana Antonella Madeo. La Madeo, 33 anni, giornalista professionista, calabrese, ha finora lavorato per Youdem, la tv del Partito democratico nata nel 2008.

Ora si occuperà della comunicazione di Renzi per le primarie del Pd e c’è da giurarci che scegliere una portavoce di bell’aspetto non potrà che giovargli. 


pubblicato da Libero Quotidiano

Come portavoce il rottamatore sceglie la bella (e veltroniana) Madeo

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

La terra trema da Catania a Cosenza. Avvertito sia sulla costa siciliana che quella calabrese, all’1 e 12 della notte. Tam tam su Twitter. Molta paura ma non si registrano danni a cose o persone.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Terremoto 4,6 nella notte sullo stretto di Messina

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Indagato per abuso d’ufficio. E siamo a quattro. A tanto, infatti, ammonta il numero di avvisi di garanzia incassati dal governatore calabrese Giuseppe Scopelliti che ieri,  a margine del Consiglio regionale, ha dato la notizia ai giornalisti. “Sono stato convocato in Procura dal pm Dominijanni – ha detto – perché indagato per la vicenda che riguarda la nomina della dirigente Alessandra Sarlo”. Pur non avendo mai avuto esperienza in materia di controlli, la moglie del giudice Vincenzo Giglio era stata stata nominata dirigente generale esterno. Un ruolo che la donna non ha mai ricoperto: è stata solo per un breve periodo commissario dell’Asp di Vibo Valentia, l’azienda sanitaria sciolta per infiltrazioni mafiose.

Siamo in Calabria. Sole, mare, monti, paesaggi da Grand Tour. La Magna Grecia e la selva cantata dai latini, fino a Goethe e avanti. Quiete, purezza, democrazia. Trasparenza. La crisi è altrove, economica o morale. Non c’è niente di cui occuparsi, funziona tutto nella regione della Carta, all’estremo dell’Italia meridiana.

Chi insegue fantasmi può recarsi ovunque, ma non qui. La ‘ndrangheta s’è trasferita per morosità e la massoneria deviata è scomparsa, a forza di sbagliare percorso. È finita la politica di riciclati e riciclaggio: ora lo scarto si brucia, l’eccesso pure. Esistono i termovalorizzatori.

“Nel 2011 i De Stefano mi chiesero di fare il finto pentito e di toccare anche la Lega”. Lo ha raccontato all’agenzia di stampa Ansa, il collaboratore di giustizia, Luigi Bonaventura, che è stato sentito nel filone calabrese con al centro l’ex tesoriere del Carroccio, Francesco Belsito. Il pentito ha chiarito di non aver accettato la “proposta”. La cosca De Stefano, ha aggiunto, aveva portato avanti “un riciclaggio da 70 milioni di euro che non andò a buon fine e dentro c’erano anche fondi neri dei partiti”. 

Tre colpi di calibro 7 e 65 sparati da uno scooter in corsa. Tutti hanno raggiunto il bersaglio. Giuseppe Nista, pregiudicato 44 enne, nato a Melzo, legato ad ambienti della criminalità calabrese, è morto al Policlinico di Milano. Indagano i carabinieri di Monza comandati dal colonnello Giuseppe Spina.

Nista, che era titolare di uno sfasciacarrozze a Segrate, è stato colpito in via dei Mille a Vimodrone. Pochi minuti dopo le otto del mattino, uno scooter con a bordo due uomini si è avvicinato. La sparatoria è stata velocissima. Quindi la fuga. In zona nessun ha visto o sentito nulla. Tre ore dopo il decesso in ospedale. Gli investigatori indagano su diversi fronti. Anche se la matrice più gettonata resta quella del regolamento di conti. E’ mafia? Ancora non si può dire, anche se le modalità propendono per questa pista.

Addio a Cetto La Qualunque, il politico calabrese protagonista del film  «Qualunquemente». L’attore Antonio Albanese ha abbandonato la satira politica, mentre il produttore Domenico Procacci preferisce lavorare ad altro. Eppure un seguito avrebbe garantito ricchi incassi. Alla base della decisione c’è una faccenda di famiglia: il premier Monti, racconta ItaliaOggi, ha nominato ministro Piero Gnudi, padre della compagna del comico, Maddalena. Finita l’era Berlusconi, per Albanese doveva finire pure Cetto La Qualunque. Coi tecnici (e con la famiglia) non si può scherzare.


pubblicato da Libero Quotidiano

Al governo c’è il suocero Cetto La Qualunque non scherza più

Notizie del italia, economia, notizie italia

Archivi