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Come passare in pochi giorni da squadra sull’orlo del fallimento, che decide di affidarsi ai tifosi e all’azionariato popolare aprendo così una nuova strada verso il calcio come bene comune, a squadra comprata dall’uomo più ricco del mondo, deciso a trasformarla in una nuova superpotenza economica in linea con i dettami del calcio moderno. E’ la curiosa storia del Real Oviedo, storica squadra delle Asturie con un dignitoso passato fatto di 86 anni di saliscendi tra prima e seconda divisione, senza mai vincere alcunché. E di rare vittorie al Bernabéu e al Camp Nou che sulle coste del Mar Cantabrico diventano materia di racconto da tramandare per generazioni in una tifoseria tra le più calde e appassionate d’Europa. Retrocesso una prima volta in quarta serie nel 2003 per inadempienze economiche, il Real Oviedo è riuscito a sopravvivere fino a quest’anno, quando la federazione ha preteso l’immediato pagamento di due milioni di euro, pena la messa in liquidazione e la scomparsa del club.

 

Faceva il guardialinee per il campionato dilettantistico di calcio. E’ stato ucciso a calci e pugni da baby giocatori inferociti. I protagonisti di questa assurda tragedia è Richard Nieuwenhuizen, un uomo di 41 anni e alcuni ragazzini di età compresa fra i 15 e i 16 anni che giocano nell’Amsterdam Nieuw Sloten. La polizia ne ha già arrestati tre, sospettati di avere partecipato al brutale pestaggio durante una partita giocata domenica ad Almere, vicino ad Amsterdam, nella quale giocava anche il figlio

Non ha nulla a che fare con lo sport – “E’ scappato ma i ragazzi lo hanno inseguito e picchiato”, ha spiegato un portavoce della polizia. L’uomo, un padre di famiglia, è stato colpito con calci e pugni alla testa, riportando gravi danni cerebrali. Trasportato d’urgenza in ospedale, Nieuwenhuizen si è spento dopo poche ore. La notizia della sua morte è stata data dal club Buitenboys presso il quale lavorava come dirigente. La polizia non ha escluso ulteriori arresti. La notizia, intanto, ha provocato lo sdegno delle istituzioni e delle autorità olandesi. “Tutto ciò non ha niente a che fare con lo sport e in nessun   caso si può tollerare”, ha affermato il ministro dello sport olandese  Edith Schippers. Diversi partiti hanno chiesto sanzioni più severe   per arginare il fenomeno della violenza nel calcio dilettantistico. Anche la federcalcio olandese ha condannato l’episodio. “E’ un fatto terribile”, ha detto un portavoce della Knvb.

 

Morire per una partita di calcio. Questa volta il dramma non si è consumato sugli spalti, ma a bordo campo. Tre ragazzini di una squadra giovanile di Amsterdam, la Nieuw Sloten, in trasferta sul campo dei Buitenboys, hanno aggredito uno dei guardalinee, Richard Nieuwenhuizen, colpendolo ripetutamente al volto con calci e pugni quando questi era già a terra.

L’uomo di 41 anni inizialmente si è ripreso, ma dopo qualche ora ha accusato un malore ed è stato ricoverato in ospedale. Nella notte le sue condizioni si sono aggravate e in serata è stato dichiarato clinicamente morto dalla polizia. I tre giovani giocatori di età compresa tra i 15 e i 16 anni, ritenuti responsabili dell’aggressione, sono stati arrestati.

Un telefono amico, per calciatori ed ex calciatori vittime della depressione, entrerà a breve in funzione in Inghilterra. La notizia è già stata comunicata a tutti i 92 club delle quattro leghe professionistiche. Il servizio di assistenza telefonica sarà patrocinato dalla PFA (il sindacato calciatori d’Oltremanica) con l’aiuto di vari sponsor, e sarà gestito da Darren Eadie, ex stella del Norwich negli anni ’90, costretto a soli 28 anni ad un precoce ritiro causato dai troppi infortuni, e subito sprofondato nel baratro della depressione. L’annuncio, dato dallo stesso Eadie in un’intervista esclusiva al Daily Mail, arriva ad un anno esatto di distanza dal suicidio di Gary Speed, ex giocatore del Leeds e al tempo commissario tecnico del Galles. Una drammatica vicenda che aveva scosso il mondo del pallone e scoperchiato il tabù della depressione nel calcio: un disagio assai diffuso nelle molte zone d’ombra di un mondo che, sotto la luce dei riflettori, pare dorato.

Mario Macalli come Michel Platini, la Lega Pro come la Uefa: anche in Italia arriva il Fair play finanziario. La terza serie del nostro calcio ha scelto di cambiare. Lo farà a partire dalla prossima stagione: la riforma della Lega Pro, che entrerà a pieno regime nella stagione 2014/2015, comporta la riduzione delle squadre e l’abolizione della Seconda Divisione (l’ex Serie C2), con il passaggio ad un campionato unico. Ma, soprattutto, prevede una serie di paletti economici che i club dovranno rispettare e per cui non è azzardato il paragone con il Fpf voluto da Platini. “Anzi, il nostro è molto meglio, è più serio”, scommette Macalli, presidente della Lega Pro, che spiega a ilfattoquotidiano.it il perché della riforma. ”Eravamo giunti al punto di non ritorno: troppi fallimenti, le squadre stavano finendo. Così non si poteva continuare. Per questo introduciamo un cambiamento semplice ma clamoroso: i club non potranno spendere più di quanto hanno”.

La Juventus è poco amata in casa Disney. Questa settimana il settimanale a fumetti “Topolino“, alla vigilia del derby Torino-Juventus esce con una storia ambientata nel mondo del calcio. Il tifoso Paperoga si ritrova allao stadio per seguire una partita importante: Corino-Rubentus. Il nome scelto per la squadra che ha i colori bianconeri non ha lasciato molto soddistatti i tifosi juventini che già dichiarano guerra a Topolino. E su twitter esplode la polemica con un hashtag curioso: #iononcomprotopolino. La storia si intitola: ”Paperoga in: soffri, tifoso, soffri”. I protagonisti sono Paperino e Paperoga e poi c’è il match, la stracittadina di calcio. Quello che va in pagina sul settimanale è riadattamento di una storia inventata nel 1982 in Brasile e che nel nostro Paese era già apparsa già nel 1991. La vicenda narrata è la stessa, ma con i protagonisti di oggi. Insomma già nel 1991 qualcuno fra gli autori di Topolino non doveva proprio amare la Juventus…

Sono passati trent’anni, ma Zico rosica ancora. Era il 5 luglio 1982 quando allo stadio Sarrià di Barcellona l’Italia di Dino Zoff e Pablito Rossi stese il Brasile con un pirotecnico 3 a 2. Oggi, all’indomani delle dimissioni da commissario tecnico dell’Iraq, il vecchio campione carioca torna su quella giornata: “E’ una partita che ha cambiato la storia del calcio”. In peggio, si intende. Secondo l’ex numero 10 dell’Udinese, la nazionale verde-oro del mondiale spagnolo era una “squadra fantastica, riconosciuta in tutto il mondo, e ovunque andiamo la gente ci ricorda. Se avessimo vinto quella partita – aggiunge – il calcio probabilmente sarebbe stato differente”. Già, perché secondo Zico quel Brasile era un’immagine del bel gioco: la sua vittoria, quindi, sarebbe stata l’affermazione dell’estetica nel calcio. La vittoria dell’Italia, invece, è stata la vittoria del catrenaccio, del pragmatismo, della furbizia. Con l’Italia Mundial si sono poste, secondo Zico, “le basi per un calcio nel quale bisogna conseguire il risultato a qualsiasi costo – ma non solo -, un calcio fondato sulla distruzione del gioco avversario e sul fallo sistematico. Quella sconfitta – conclude – non fu positiva per il mondo del calcio”.

Sabato 1 dicembre, la Scuola Popolare di Musica Ivan Illich di Bologna, in collaborazione con Bolognina Sociale 40128, dedica un’intera giornata alla delicata situazione di Taranto, una città che, per la prima volta negli ultimi cinquant’anni, rivendica il suo diritto alla salute contro l’Ilva, l’acciaieria più grande e inquinante d’Europa.

La fabbrica occupa una superficie pari a una volta e mezza quella di Taranto, ed è stata costruita a pochi metri dalle case popolari del rione Tamburi. Oggi dà lavoro a circa 12.000 persone (ma in città il tasso di disoccupazione sfiora il 40%). Stando al recente studio “Sentieri” del Ministero della Salute, l’Ilva ha provocato e continua a provocare enormi danni alla salute dei cittadini, con un impressionante aumento delle patologie oncologiche e polmonari, pediatriche e non.

Una bomba a grappolo è stata lanciata su un campo di calcio nel villaggio di Deir al-Asafir, a est Damasco, da un Mig dell’esercito siriano.  I media ufficiali non danno notizia dell’accaduto, ma secondo quanto riferito dagli attivisti anti-regime alla Bbc sono dieci le vittime, di cui nove bambini. Gli attivisti hanno anche diffuso un video su internet, non ancora verificato, in cui si vedono i corpi dei bambini senza vita con accanto le madri disperate. Nel filmato vengono mostrate anche bombe a grappolo a terra. Negli ultimi mesi sono cresciute le accuse contro il governo siriano, che avrebbe ripreso a usare le bombe a grappolo, accuse che Damasco ha sempre smentito. Secondo gli attivisti dei Comitati di coordinamento locale,  domenica 25 novembre sono state 117 le vittime delle violenze in Siria, tra cui 14 bambini.

La notizia è curiosa. Anzi, è la classica notizia curiosa che fa impazzire giornali, tv e siti web: un ragazzo di poco più di vent’anni, mago dei videogame, che grazie alle sue capacità virtuali ottiene un posto di lavoro. E che posto di lavoro! Proprio quello sognato da milioni di ragazzi: l’allenatore di calcio. Peccato che la notizia sia falsa, almeno nei termini in cui è stata riportata da giornali e siti di mezzo mondo.

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