Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

cambiamenti

Roma, 5 dic. – (Adnkronos) – Il programma di difesa del Territorio (da dettagliare ogni anno definendo gli interventi in programma) sarà finanziato usando una parte dei proventi, il 40%, delle aste per i permessi di emissione di anidride carbonica, che la legge destina per almeno il 50% ad azioni contro i cambiamenti del clima. Un’altra quota delle risorse potrà venire dai carburanti, rimodulando diversamente gli oneri a parità di peso fiscale. E’ quanto prevede la bozza sulle ‘Linee strategiche per l’adattamento ai cambiamenti climatici, la gestione sostenibile e la messa in sicurezza del territorio’ che il ministro dell’Ambiente, Corrado Clini, ha inviato al Cipe.

E se fossero gli orsi a cominciare ad avere compassione per noi? Questo è lo spunto della nuova serie di tre simpatici spot dell’Italian Climate Network intitolato “Climate change: it’s not (only) a bears’ issue!“. Durano 30 secondi ciascuno, ognuno sul tema clima, consumi e abitudini casalinghe: nel primo una coppia “sprecona” butta i rifiuti senza fare la raccolta differenziata, consuma corrente elettrica senza motivo, spreca il gas. Finché arriva il black out e sono costretti ad accendere una candela. E’ proprio allora che appare un orso polare, per presentargli una umanissima bolletta energetica che li riduce alle lacrime. E proprio all’orso tocca il compito di consolare gli infelici spreconi. I due successivi episodi proseguono in bagno e in camera da letto.

Venezia, 27 nov. (Adnkronos) – Si terrà da 30 novembre al 1 dicembre prossimi a Venezia la seconda edizione del Think Forward Film Festival, organizzato dall’International Center for Climate Governance (ICCG). La scelta delle date non è casuale: sono questi infatti alcuni dei giorni in cui si svolgerà a Doha la COP 18, la diciottesima Conference of Parties organizzata sotto l’egida della Conferenza Stutturale delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico (UNFCCC).

Direttore artistico della seconda edizione, realizzata grazie al sostegno di Eni e in collaborazione con il Centro Euro Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, è Enzo Lavagnini, critico cinematografico, autore e scrittore. Sede del festival è la Fondazione Querini Stampalia, luogo culturale d’eccellenza nel panorama veneziano.

Rispetto agli altri eventi cinematografici che affrontano, più o meno approfonditamente, tematiche legate all’ambiente e alla sostenibilità, il Think Forward Film Festival si focalizza su due aspetti ben specifici delle problematiche ambientali, quali i cambiamenti climatici e le questioni legate all’efficienza energetica e alle energie rinnovabili. Inoltre, per la prima volta un centro di ricerca di eccellenza si apre al pubblico e, utilizzando il linguaggio cinematografico, promuove le tematiche della sua ricerca di frontiera per sensibilizzare il pubblico generico. A confermare questa intenzione, tutte le iniziative del festival saranno ad ingresso libero e gratuito.

Cortometraggi, film, incontri e approfondimenti: il Festival offre un programma ricco e studiato attentamente per raggiungere diverse fasce d’età. Per il primo anno il TFFF ha lanciato un Concorso Internazionale Cortometraggi. La mattina sarà dedicata all’incontro con ragazzi e ragazze di scuole elementari e superiori. Accanto al concorso, ci saranno degli eventi speciali: proiezioni di lungometraggi in anteprima italiana, documentari che si interrogano sul ruolo dell’energia e dei cambiamenti climatici nell’equilibrio mondiale. Verranno proiettati inoltre alcuni cortometraggi fuori concorso per la maggior parte inediti in Italia.

Doha, 27 nov. – (Adnkronos) – I fenomeni meteorologici estremi, come tempeste, inondazioni e ondate di calore, hanno colpito, nel 2011, soprattutto i Paesi emergenti e in via di sviluppo. Lo rileva il ‘Global Climate Risk Index’ pubblicato oggi da Germanwatch in occasione della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, in corso a Doha. Secondo lo studio, infatti, i Paesi più colpiti nel 2011 dagli eventi climatici attribuiti al riscaldamento globale sono stati Thailandia, Cambogia, Pakistan e El Salvador. Fanno eccezione gli Stati Uniti, unico Paese sviluppato a figurare nella top ten dei Paesi più afflitti da questi eventi estremi.

Spesso, osserva Germawatch, la maggior parte delle catastrofi causata dagli eventi meteorologici estremi non vengono neanche raccontate dai media internazionali, a differenza di quanto invece è accaduto con il passaggio di Sandy sulla costa orientale degli Stati Uniti. Eppure, i Paesi più poveri sono stati ben più duramente colpiti degli Usa: in Thailandia, per esempio, la violenza delle piogge ha causato danni per oltre 75 miliardi di dollari e quasi 900 morti. Eppure, la Thailandia è uno dei pochi Paesi che non ha ancora assunto un impegno concreto per limitare la crescita delle emissioni.

Nella classifica a lungo termine, che prende in considerazione gli anni che vanno dal 1992 al 2011, ad aver registrato il più alto numero di perdite economiche e di vite umane sono stati Honduras, Birmania e Nicaragua. In questa classifica, il Bangladesh per la prima volta non compare nei primi tre posti ma occupa la quarta posizione della graduatoria: il Paese, infatti, è uno dei pochi ad aver avviato diverse iniziative, senza aiuti esterni, per fronteggiare al meglio i cambiamenti climatici dimostrando che le politiche di adattamento possono aiutare a ridurre perdite e danni. L’indice di rischio climatico definito da Germanwatch si basa sui dati forniti da Munich Re e tiene conto del numero di decessi per 100.000 abitanti e dell’ammontare dei danni economici.

Roma, 13 nov. – (Adnkronos) – “Ci sono molte cause per spiegare la violenza dei fenomeni meteo che stanno colpendo il nostro Paese, e ve ne sono altrettante per i danni e le vittime che producono, compresi il dissesto idrogeologico e la gestione del territorio. Deve essere chiaro, però, che questi eventi sono sempre più frequenti e intensi e che sono la conseguenza dei cambiamenti climatici prodotti dall’uomo”. Così Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace.

Greenpeace ritiene che eventi atmosferici estremi come quelli di questi giorni saranno sempre più frequenti e violenti se non si inverte presto la rotta in materia di emissioni di gas serra. Lo dimostra, secondo l’associazione ambientalista, la frequenza dei disastri naturali che risulta fortemente aumentata: nel 1980 furono registrati in tutto il mondo 400 eventi, mentre 30 anni dopo ne sono stati registrati quasi 1.000. I disastri geofisici (ad esempio terremoti e tsunami) sono sostanzialmente stabili, inondazioni e frane sono quasi triplicate, tempeste e uragani sono raddoppiati e risultano in forte aumento anche le ondate di calore, i periodi di siccità, gli incendi.

“Come ha recentemente dichiarato il climatologo James Hansen, queste anomalie non succederebbero in assenza del riscaldamento globale. Vedere ogni settimana un’allerta meteo, non è dunque casuale – conclude Boraschi – Va ribadito che ci sono responsabilità che la politica e l’industria, in particolare quella energetica, devono assumersi per garantire un futuro dove a farla da padrone non sia il caos climatico”.

Roma, 9 nov. (Adnkronos Salute) – La ‘maledizione’ dei Maya è legata a doppio filo ai cambiamenti climatici. Un team internazionale di archeologi e ricercatori ha compilato un’indagine ad alta risoluzione sui dati climatici nell’arco di 2000 anni, che mostra come la civiltà e i sistemi politici dei Maya si siano sviluppati e disintegrati in risposta ai cambiamenti climatici.

In un articolo su ‘Science’ i ricercatori hanno ricostruito i dati sulle precipitazioni nel corso dei secoli, grazie a campioni raccolti da stalagmiti nella Grotta di Yok Balum, nel sud del Belize. I risultati sono stati confrontati con le storie e le vicende poliche scolpite sui monumenti di pietra nelle città Maya di tutta la regione. Ebbene, una “quantità insolitamente elevata di precipitazioni ha favorito un aumento della produzione alimentare e un’esplosione della popolazione tra il 450 e il 660 dC”, spiega Douglas Kennett, antropologo della Penn State University. “Ciò ha portato alla proliferazione di città come Tikal, Copan e Caracol”. Ma questo periodo è stato seguito da una generale tendenza alla siccità durato ben quattro secoli, che ha innescato un calo della produttività agricola contribuendo a innescare la frammentazione sociale e il collasso politico dei grandi centri Maya. La siccità più grave (tra il 1020 e 1100 dC) si verifica dopo il crollo generalizzato dei grandi centri Maya e “può essere associata con il diffuso calo della popolazione nella regione”.

“Nel corso dei secoli” successivi “le città hanno subito un calo nel numero di abitanti e i re Maya hanno perso il loro potere e la loro influenza – dice Kennett – Dunque il collegamento tra un lungo XVI secolo di siccità, cattivi raccolti, morte, carestia e migrazioni” e il declino della civiltà Maya “è supportato dalle tracce rilevate nelle stalagmiti della grotta”. “Il cambiamento climatico improvviso è solo una parte della storia”, ammette lo studioso. Ma evidentemente ha giocato un ruolo importante per la nascita di tensioni e problematiche che hanno insidiato la solidità delle istituzioni politiche di questa civiltà.

Di solito i cambiamenti radicali iniziano da un banale taglio di capelli. E per Luciano Ligabue molto attento fin dal suo esordio musicale al look e al relativo aspetto comunicativo togliere di torno la fluente a amatissima zazzera non dev’essere stato un cambiamento meramente esteriore.

“Mi dicono che c’è stata una reazione forte una volta circolata la voce che mi sono tagliato i capelli quasi a zero”, spiega su www.ligachannel.com e su Facebook il Liga, “A Correggio diversi fan sono venuti per la caccia alle prime foto. In rete c’è chi si chiede cosa voglia dire. Se ha un significato dal punto di vista artistico o umano (cioè sulle prossime cose che farò). Se è la conferma che per un po’ non mi farò vedere. Le cose che ho letto su bar Mario più che curiosità dimostrano morbosità”.

Lo sguardo mite e saggio del premio Nobel per la letteratura 2012, lo scrittore e sceneggiatore cinese Mo Yan, in cinese “colui che non vuole parlare” (il suo vero nome è Guan Moye), mi fa venire subito voglia di parlare dei suoi libri: dieci per l’esattezza, pubblicati in Italia da Einaudi, eccetto l’ultimo che ho amato fin dal titolo: Cambiamenti, pubblicato nel 2011 dalla piccola e prestigiosa casa editrice Nottetempo che in questo momento immagino stia brindando. Ma tutti i titoli dei suoi romanzi sono bellissimi: Sorgo rosso, Grande seno, fianchi larghi, Il supplizio del legno di sandalo, Le sei reincarnazioni di Ximen Nao e il racconto Il ravanello trasparente, per citare i più noti.

Tom Cruise è tornato single e Flavia Vento lo stalkizza

Ah Il Giornale!

Grandi cambiamenti nel Pdl: Berlusconi fra la ggente!

Volpe Pasini in versione fan di Dell'Utri e di Renzi, il vero leader de "Il centri destra"

Alemanno "il civile" denuncia Giannini per le sue dichiarazioni "ha" Ballarò

tovato su: Il Fatto Quotidiano

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Stanno rallentando la produzione economica del -1,6% ogni anno. E’ questa la tesi contenuta nel rapporto Usa. Entro il 2030 il conto sarà peggiore: -3,2%. Cina vedra’ andare in fumo 1,2 miliardi.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Cambiamenti clima, più del debito, fanno male all'economia

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Archivi