Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

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di Sandro Iacometti

Sulla carta sembra tutto molto semplice ed equilibrato. Il misuratore del reddito nella nuova versione valuterà la capacità di esborso per risalire ai ricavi, non ci saranno più i vecchi coefficienti, per esempio la barca non peserà più del camper, ma il sistema si baserà su 100 voci riconducibili a sette diversi gruppi (abitazioni, mezzi di trasporto, assicurazioni e contributi, istruzione, tempo libero, investimenti mobiliari e immobiliari netti e altre spese significative). Non solo. Gli oltre 22 milioni di famiglie per 50 milioni di contribuenti saranno divisi su base territoriale in gruppi omogenei, in riferimento alla composizione del nucleo e dell’età anagrafica dei componenti.

Il problema è che, a differenza del vecchio redditometro, che già a volte sfornava dati completamente scollegati dalla realtà, il nuovo pretende non solo di stabilire la capacità di mantenimento di determinati beni e servizi, ma di individuare, attraverso una serie di coefficienti di ponderazione standardizzati, il reale tenore di vita del contribuente. In altre parole, oltre alle spese effettivamente dichiarate, un algoritmo stabilirà a tavolino che alcune spese valgono più di altre. A che scopo, altrimenti, prevedere negli indici di calcolo le attività sportive, i circoli culturali, gli abbonamenti pay tv o i centri benessere? Sono i 20 o 30 euro al mese che spendiamo per vedere film o partite di calcio a pagamento gli esborsi che veramente incidono sulla nostra contabilità familiare? 

È chiaro che alcuni indicatori sono stati inseriti appositamente per far scattare l’attenzione del software che dovrà “presumere” il nostro reddito. Si tratta, in sostanza, di elementi che, uniti a quelli statistici su base territoriale e sociale, porteranno il nuovo redditometro ad ipotizzare determinate spese anche se queste non compaiono nell’estratto conto della nostra carta di credito. 

Del resto, la norma parla di «contenuto induttivo di elementi di capacità contributiva individuato mediante l’analisi di campioni significativi di contribuenti, differenziati anche in funzione del nucleo familiare e dell’area territoriale di appartenenza». Il principio, messa così, è molto simile a quello degli studi di settore, che ha già avuto conseguenze disastrose per le partite Iva. Con la differenza, peggiorativa, che in questo caso lo strumento manterrà anche la possibilità di far scattare l’accertamento sintetico con l’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente. Qualcuno, ad esempio, dovrà giustificare redditi presunti di 50mila euro per mantenere auto che ne valgono a malapena 20mila, oppure capacità di spesa ancora più elevate per abitazioni ereditate dai nonni ed ora considerate di pregio perché si trovano in un centro storico di una grande città. Alla faccia del fisco dal volto umano.

 

 

Qualcuno li tiene in banca, qualcuno sotto il materasso. Si chiamano risparmi e tra vent’anni potrebbero non esistere più. Causa crisi, già l’anno scorso il 60% degli italiani aveva il suo patrimonio per fare fronte alle spese ordinarie. A pesare è soprattutto il calo dell’occupazione. E se continuasse a diminuire di un punto l’anno, il patrimonio delle famiglie, casa di proprietà inclusa, non verrebbe più alimentato nel giro di 11 anni, per essere poi completamente eroso in altri 9 anni. E’ quanto emerge dai dati Unioncamere.

L’analisi dimostra con chiarezza che il contesto di crisi e le   criticità del mercato del lavoro stanno incidendo negativamente sulle  capacità di risparmio delle famiglie: il 37% dei nuclei familiari lo   scorso anno non è riuscita a risparmiare, mentre per un 39% il risparmio non è andato oltre il 5% del reddito. Senza considerare, poi, che quasi una famiglia su due (48%) ha ridotto la propria quota di denaro messo da parte. A mettere in difficoltà le famiglie italiane è la progressiva   erosione del reddito, che dal 2009 è aumentato meno di   quanto non siano invece cresciuti i prezzi al consumo, con l’evidente   conseguenza di ridurre la capacità di spesa quotidiana. O di mantenerla invariata, laddove possibile, intaccando appunto i risparmi,

 

Roma, 2 nov. – (Adnkronos/Xinhua) – Da meno di 20 Mw a più di 1.000 Mw, in soli due anni. Di tanto sarebbe cresciuta la capacità solare in India, secondo quanto riporta il recente studio di Kpmg India, per il quale entro il 2017 si potrebbe arrivare a 12.500 Mw di capacità di generazione di energia solare. Una crescita accelerata dovuta all’aumento dei costi dell’energia tradizionale che, prevede lo studio, nel prossimo decennio potrebbero continuare a crescere ad un ritmo che oscilla tra il 4 e il 5,5% l’anno, mentre i costi dell’energia solare sono destinati a ridursi del 5-7% l’anno nello stesso periodo.

La crescita del solare potrebbe, entro il 2022, arrivare a soddisfare fino al 7% del fabbisogno energetico dell’India, mitiugando del 30%le importazioni di carbone e generando un risparmio di 8 miliardi di dollari. Lo slancio del settore è dovuto in particolare ai consistenti investimenti nel settore dell’energia solare: nel 2011, l’India ha destinato 10,3 miliardi di dollari alle energie pulite. I finanziamenti a progetti di connessione alla rete per il solare sono sumanettai di sette volte (da 0,6 miliardi di dollari nel 2010 a 4,2 miliardi di dollari nel 2011), portando gli investimenti in energia solare quasi ai livelli dell’eolico che si attestano sui 4,6 miliardi di dollari.

E’ legittimo il carcere nei confronti del direttore del Giornale Alessandro Sallusti: la quinta sezione penale della Cassazione ha emesso le motivazioni della condanna a 14 mesi per diffamazione a mezzo stampa del giudice Giuseppe Cocilovo. La corte ha rilevato come “la storia e la razionale valutazione di questa vicenda hanno configurato i fatti e la personalità del loro autore, in maniera incontrovertibile, come un’ipotesi eccezionale, legittimante l’inflizione della pena detentiva”. Pena eccezionale,  ma legittima, dunque. Ma c’è di più: secondo la Cassazione la responsabilità è soprattutto politica, perché sul nodo della diffamazione manca una riforma coerente e razionale. ”Il legislatore, la dottrina e la giurisprudenza si confrontano da tempo sul tema della concezione pluridimensionale della finalità della pena”, spiegano i giudici della Cassazione, “senza raggiungere una condivisa scelta e una razionale e coerente riforma”. 

“Spiccata capacità a delinquere” – Leggendo le motivazioni della Cassazione, non può però sfuggire un passaggio pesantissimo: gli ermellini, citando la Corte europea, ricordano che il carcere per la diffamazione rientra tra le “ipotesi eccezionali” tuttavia legittime nei casi di “condotte lesive di diritti fondamentali”. Nel caso specifico, la suprema Corte mette in evidenza “la spiccata capacità a delinquere, dimostrata dai precedenti penali dell’imputato” e “la gravità del fatto delineata dalle modalità di commissione di fatti caratterizzati da particolare   negatività”. “Spiccata capacità a delinquere” perché Sallusti è “recidivo”. Insomma, il direttore del Giornale ed ex vicedirettore di Libero viene descritto come un delinquente patentato. E tutto perché a suo carico ha “sette pregresse condanne per diffamazione di cui sei in relazione all’ipotesi prevista  dall’art. 57 c.p.”. Nel caso dell’articolo in questione (un commento firmato da Renato Farina, con lo pseudonimo di Dreyfus, su Libero del febbraio 2007) ”nell’ambito di un lecito quadro di dissenso per la disciplina legislativa dell’aborto” si è attuata, secondo la Cassazione, una “illecita strategia di intimidatrice intolleranza, di discredito sociale, di sanzione morale, diretta contro il magistrato”. 

 

 

I numeri, in epoca di vacche magre, sono da choc. All’imminente concorso per la scuola (manca meno di un mese al bando di concorso) per 11.892 cattedre negli istituti statali, il primo dopo 13 anni, potrebbero partecipare tra i 180mila e i 300mila candidati. Per una spesa che è stimata dai 150 milioni di euro in su (a seconda di quanti saranno effettivamente i partecipanti). Trattasi di persone che sono già nelle graduatorie per accedere a una cattedra. Da cui la legittima domanda sulla effettiva utilità del concorso, alla quale il ministro dell’Educazione Francesco Profumo ha risposto dicendo che “i vincitori potranno accelerare l’ingresso nel mondo della scuola”.

Il concorso avverà in ben tre fasi, visto l’enorme numero di candidati: una prova di selezione (presumibilmente da svolgersi a fine ottobre) scremerà il grosso tramite una valutazione della loro capacità logica, di comprensione verbale, le loro competenze linguistiche e informatiche; sarà seguita da una prova di competenze di settore; e da una lezione simulata, nella quale saranno valutate le capacità dello stare insieme in classe del candidato, delle attitudini della persona a rapportarsi con i giovani”. 

“Se le attuali capacità di assorbimento in Europa resteranno uguali nei prossimi 24-36 mesi, c’e uno stabilimento di troppo in Italia. Se riusciamo a indirizzare la capacità produttiva verso l’America, questo problema scompare: ma abbiamo bisogno di tranquillità per produrre in Italia”. Così l’ad della Fiat, Sergio Marchionne, a margine della presentazione, a Torino, della 500L. Le parole di Marchionne arrivano due giorni dopo quelle dell’ad di Iveco, del gruppo Fiat, Alfredo Altavilla, che ha annunciato la chiusura di 5 stabilimenti in Europa (1.075 lavoratori resteranno a casa). Fiat è in crisi, come testimoniano i dati del mercato automobilistico (a giugno le immatricolazioni del gruppo sono crollate del 23,3%), e la possibilità di chiudere uno stabilimento in Italia nel breve periodo pare più che concreta.

L’accordo con Sberbank – Dopo la bordata, Marchionne ha cercato di dare alcune rassicurazioni: “Continueremo a confermare gli investimenti in Italia a seconda dell’andamento del mercato, che non è mai stato così basso. Se avremo qualche cosa da dire su Mirafiori la diremo, per ora continuiamo a confermare”. Poi il manager italocanadese, rispondendo a chi gli chiedeva dell’accordo con Sberbank, ha risposto: “Ci stiamo lavorando: speriamo di formalizzare l’accordo entro fine anno. È un problema tecnico – ha aggiunto – più che di sostanza”.

La sentenza su Pomigliano – Infine l’ad ha annunciato che Fiat, il prossimo mercoledì, depositerà il ricorso contro la sentenza del tribunale di Roma che ha condannato il Lingotto ad assumere 145 dipendenti dello stabilimento di Pomigliano iscritti alla Fiom. “Non c’è stata discriminazione, nel 2010 sono stati assunti 20 dipendenti che erano iscritti alla Fiom”, ha spiegato Marchionne. A chi gli domandava con quale criterio sono stati assunti gli attuali addetti, Marchionne ha aggiunto: “Abbiamo assunto i migliori per il lavoro che dovevano fare”, e ha ribadito che “se saremo costretti ad assumere le 145 persone (come disposto dal tribunale di Roma, ndr) altre 145 persone saranno costrette a uscire dal sistema”.

I timori di molti si sono avverati. Uno dei peggiori stragisti degli ultimi tempi molto probabilmente non finirà in un carcere ma in un manicomio criminale della Norvegia, con tutti i comfort e le cure che contraddistinguono il Paese scandinavo. Si prospetta così il destino di Anders Behring Breivik, il fanatico di estrema destra autore, il 22 luglio 2011, delle carneficine a Oslo e sulla vicina isola di Utoya, costate nel complesso 77 morti. Ieri, infatti, nel tribunale della capitale i pubblici ministeri Inga Bejer Engh e Svein Holden hanno sostenuto che la capacità d’intendere e di volere del pluriomicida non è stata dimostrata oltre ogni ragionevole dubbio. E quindi chiedono l’internamento di Breivik, ritenendo che sia psicopatico e dunque penalmente “non responsabile” delle stragi che hanno sconvolto la Norvegia. Per tutta risposta, il 33enne imputato ha sorriso, si è alzato in piedi e ha fatto il saluto del suo fantomatico movimento ultra-nazionalista, il sedicente “Ordine dei Cavalieri Templari”, portandosi al petto la mano destra stretta a pugno, prima di stendere il braccio in avanti: un gesto dal significato vagamente esoterico, caro agli ambienti filo-nazisti. 

La richiesta Lo aveva già compiuto all’inizio della prima udienza, il 16 aprile scorso, e anche il giorno seguente, ma poi non si era più ripetuto su pressione dei suoi stessi avvocati. Questa richiesta dell’accusa era nell’aria da un po’ di tempo. Una prima perizia, a novembre, aveva stabilito che l’estremista soffre di schizofrenia paranoide e non è responsabile dei suoi atti. Un secondo parere, depositato in marzo, lo ha invece definito sano di mente. Breivik dice di aver agito secondo un preciso progetto politico-eversivo e contro il pericolo dell’islamizzazione della Norvegia. Il fanatico ha spiegato alla corte le aggressioni subite da parte di musulmani sin dalla sua infanzia, motivo che avrebbe contribuito a formare le sue idee radicali. Proprio nei giorni scorsi, ha raccontato che il primo incidente risale a quando aveva sette anni, quando un diplomatico turco, padre di un suo amico, aveva distrutto la sua bicicletta perché lo aveva offeso. Ha così cercato di motivare le sue terribili azioni e soprattutto di non essere preso per pazzo dall’accusa. Ma non c’è riuscito. Il procuratore Holden ha aggiunto che se la corte deciderà invece di riconoscere Breivik sano di mente, allora l’imputato merita senz’altro la massima pena prevista dal codice norvegese, 21 anni di reclusione, che potrà essere estesa vista la pericolosità del soggetto. E proprio oggi gli avvocati di Breivik, come chiede il loro assistito, rivendicheranno ancora una volta la sua capacità di intendere e volere. Accade quindi il contrario rispetto a un processo normale, in cui l’imputato cerca di sfuggire dalla prigione fingendosi pazzo. Ora l’ultima decisione passa ai giudici che in agosto dovranno pronunciare la tanto attesa sentenza. I parenti delle vittime, intanto, vogliono giustizia, e chiedono almeno la sicurezza che il pluriomicida non possa ritornare in società.

di Alessandro Carlini 

Nessun modello su cui testare le proprie capacità, solo banane e falli in lattice per imparare come dare piacere al proprio uomo.


pubblicato da Libero Quotidiano

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Sarà l’aria frizzantina di bruxelles, che lo fa ritornare col pensiero e lo spirito a quando faceva il prof prestato alla commissione europea. O che lì lo conoscono meno di noiche dobbiamo sorbirci tutte le sue tasse senza ancora vedere l’uscita del tunnel della crisi. Fatto sta che quando va a Bruxelles, Monti si atteggia ancora da Supermario qual era nel novembre scorso, quando salì a Palazzo Chigi come Salvatore dell’Italia.Così oggi, intervenendo allo European Business Summit nella sessione intitolata “How can skills get Europe out of the crises”, il premier italiano ha detto che le capacità politiche sono oggi nell’Europa affetta dalla crisi una risorsa di cui si sente la mancanza. In pratica, dando ai politici degli incapaci. “Mi prendo la libertà di interpretare la parola skills, capacità, in due modi – ha spiegato  Monti nel suo intervento – come capacità professionali e nel senso, più audace, di capacità politiche”. E “di capacità politiche che possono portare l’Europa fuori dalla crisi in questo momento c’è carenza nonostante gli sforzi”. Lui, ovviamente, non si considera un politico.

 

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