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Carabinieri

Le tensioni con le forze dell’ordine erano cominciate due giorni fa quando era stato impedito ad una trentina di persone di entrare all’interno del terminal del porto di Livorno per contestare il segretario del Pd Pierluigi Bersani. Sabato un presidio-corteo non autorizzato, convocato da parte di antagonisti proprio per i fatti accaduti venerdì e a cui avevano aderito gli anarchici, era finito con uno scontro tra manifestanti, polizia e carabinieri con due anarchici finiti in ospedale. Ieri pomeriggio la protesta è sfociata in un assedio alla prefettura da parte di 600 manifestanti tra antagonisti e anarchici che avevano sfilato in città dietro lo striscione “Livorno non si piega”. 

Assalto alla prefettura – Tutto è accaduto intorno alle 18: sotto il Palazzo del Governo sono state lanciate pietre, mattoni, bombe carta, palloncini pieni di vernice bianca, anche un transenna, contro polizia e carabinieri, poi riparatisi dentro la prefettura. Alcuni agenti sono stati medicati per qualche contusione dalle ambulanze intervenute, in 7 sono stati accompagnati al pronto soccorso per essere refertati. Secondo gli organizzatori della protesta, anche due manifestanti sono rimasti feriti. In una nota firmata da Collettivo anarchico libertario e della Federazione anarchica livornese, i manifestanti hanno dichiarato: “I fatti del pomeriggio di sabato sono di una gravità estrema: quella a cui abbiamo assistito è stata una vera e propria aggressione a freddo da parte di polizia e carabinieri, qualcosa a cui la città di Livorno non è certo abituata”, con un carica partita “in modo del tutto immotivato” e nelle quale “vengono manganellati alla rinfusa manifestanti e passanti. Due persone finiscono all’ospedale”. “Ma forse – conclude la nota – è proprio l’anomalia Livorno che va normalizzata in un momento in cui le direttive governative sono chiaramente indirizzate in senso repressivo verso qualsiasi tipo di manifestazione di dissenso”. Secondo le forze dell’ordine, i manifestanti però erano armati di spranghe e bastoni.

Attacco squadrista – “I poliziotti sono stati vittime di un attacco vigliacco, squadrista e gratuito. Gente che si definiva pacifica è venuta armata di bastoni, picconi e taniche di vernice che ci ha tirato addosso”, ha affermato il segretario provinciale del sindaco di polizia Sap di Livorno Luca Tomasin. “Dobbiamo ringraziare il questore vicario, Paolo Rossi”, ha spiegato Tomasin, “per come ha gestito la situazione e l’intero servizio, altrimenti sarebbero potute finire peggio per noi. La polizia si è comportata nel miglior modo possibile, nessuna provocazione da parte nostra e chi lo dice mente sapendo di mentire. È stata scritta una pagina nerissima oggi a Livorno dove a subirne le spese sono stati ancora una volta i poliziotti. Siamo già al lavoro per assicurare i colpevoli alla giustizia”.

Camorristi che decidevano chi doveva cantare. Sono 12 affiliati al clan dei Casalesi fazione Schiavone, arrestati all’alba dai Carabinieri nella zona del Casertano. Imponevano a ristoranti, feste patronali e a televisioni locali cantanti neomelodici per spettacoli canori e trattenevano gran parte dei compensi per il clan o per se stessi.

Cinque anni per concussione per i due carabinieri del Noe di Bologna Sergio Amatiello e Vito Tuffariello e per l’imprenditore Marco Varsallona. È la richiesta che arriva dalla pubblica accusa nel processo che vede alla sbarra due sottoufficiali dell’Arma nella vicenda Niagara.

Il caso nacque nel 2008 dalla denuncia del legale rappresentante della Niagara (azienda di Poggio Renatico, in provincia di Ferrara, che smaltisce rifiuti industriali speciali e pericolosi), Mauro Carretta. Il tutto ebbe inizio da un’ispezione del Noe presso la società – nel febbraio 2008 – e si sarebbero protratti fino a dicembre 2009.

Polizia e carabinieri sono arrivati in forze al magazzino di Coop Centrale Adriatica, ad Anzola dell’Emilia, pochi chilometri da Bologna. “Dobbiamo liberare l’accesso ai camion, andatevene o vi denunciamo tutti”, ha spiegato un ufficiale in borghese. 

Di fronte a lui una sessantina di facchini del magazzino di Coop centrale Adriatica, che con il loro picchetto da quattro giorni paralizano la distribuzione del gigante della cooperazione bolognese. A pochi metri dal picchetto due camionette di carabinieri in assetto anti sommossa, e due di polizia. I facchini protestano, supportati da Fisascat-Cisl e Sicobas, contro il cambio di appalto e di contratto. “Abbiamo anni di esperienza e col cambio azienda ci chiedono sei mesi di prova in cui saremo licenziabili – spiegano – col nuovo contratto si abbasserà lo stipendio e dovremo dare alla nuova coop 2500 euro“.

Un ragazzino romeno di 10 anni è stato ferito alla spalla con un oggetto appuntito davanti alla scuola media scuola Mozart in via di Castel Porziano nel quartiere Infernetto, alle porte della Capitale. E’ accaduto alle 14.20 circa. Il giovane è stato trasferito all’ospedale Grassi di Ostia ma non è in pericolo di vita. Sul posto sono intervenuti i carabinieri.

La dinamica non è ancora chiara. L’autore potrebbe essere un giovane che ieri aveva avuto un diverbio con la vittima. Sulla vicenda indagano i carabinieri di Ostia

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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Una busta con una lettera di minacce è stata recapitata a Silvia Deaglio, figlia del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Elsa Fornero e del giornalista ed economista Mario Deaglio. La notizia – riportata dalle pagine torinesi del quotidiano La Repubblica – è stata confermata dai carabinieri. Il plico è tato recapitato alla Deaglio all’Università di Torino, dove lavora come docente di Genetica. La busta, di colore giallo, senza mittente e con un francobollo francese, conteneva un foglio bianco di formato A4 su cui era incollata una foto del presidente del Consiglio Mario Monti insieme al ministro Fornero. Poco più in basso la scritta “Quando arrivera’ il furore del popolo saranno c…. amari”. La busta è stata sequestrata e inviata al reparto scientifico dei carabinieri per effettuare analisi. In particolare, si cercano tracce di impronte digitali o di dna che permettano di risalire all’autore del gesto intimidatorio.

Camici sporchi. Si chiama così l’operazione dei Carabinieri del Nas di Parma che ha messo le manette a 9 medici cardiologi del reparto di Cardiologia del Policlinico di Modena. Il reato contestato è associazione per delinquere, peculato, corruzione, falso in atto pubblico, truffa ai danni del Servizio sanitario nazionale e sperimentazioni cliniche senza autorizzazione. Nell’inchiesta sono indagate 67 persone e 12 aziende, di cui 6 straniere, per le quali è stato disposti il divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione. L’operazione è in corso dalle prime ore della mattinata e vede impegnati 150 carabinieri del NAS che stanno provvedendo a 33 perquisizioni. Disposta l’interdizione dall’esercizio di attività e professioni nei confronti di 7 persone. Gli arrestati sono medici specialisti che hanno svolto o svolgono la propria attività presso il reparto di Cardiologia del Policlinico di Modena.

Mustapha Hajjaji, manovale di 44 anni da tempo disoccupato, ha sgozzato i suoi due figli, Ahmed, otto anni, e Jihane, 12. Soli, la sera del 6 novembre, si trovavano nella piccola casa alla periferia di Umbertide, in provincia di Perugia, dove la madre si era trasferita con i due bambini da circa un mese, lasciando il marito e il precedente domicilio comune a Città di Castello

E proprio la scelta di chiudere il rapporto con Mustapha – ritengono i carabinieri – avrebbe scatenato l’odio furente dell’uomo, il cui primo obiettivo era con tutta probabilità la donna che lo aveva lasciato. Ma il manovale, non trovandola, si è accanito sui figli.

Non era con lei quando è morta. E’ quanto emerge dall’interrogatorio fiume di Marco, il fidanzato diciottenne di Federica Mangiapelo, la ragazza di 16 anni trovata morta a Vigna di Valle, sulle rive del lago di Bracciano, nel Lazio. “Tra le 4 e le 5 ero con un amico” ha dichiarato il giovane ai carabinieri e il suo racconto sembra essere stato confermato dall’altro ragazzo, anche lui interrogato a lungo. Gli inquirenti sperano che l’autopsia, in programma per domani mattina, possa svelare particolari importanti che aiutino a far luce su questo mistero. Il medico legale dovrà stabilire le cause della morte della ragazza, mentre per i risultati degli esami tossicologici, che renderanno noto se ha assunto altre sostanze oltre all’alcol, bisognerà attendere un paio di settimane.

Il progresso arriva anche per i furti agli sportelli bancomat. Si chiama ‘cash trapping‘ ed è la nuova frontiera del furto messa in atto con la manomissione degli sportelli bancomat e postamat. Uno stratagemma scoperto per la prima volta a Roma dai Carabinieri che hanno arrestato tre persone.

Il ‘cash trapping’, spiegano i carabinieri della capitale, sfrutta una tecnica “elementare ma subdola”, perché non mostra alcuna alterazione visibile della struttura dello sportello. Si tratta, infatti, dell’inserimento di una forcella metallica nello sportellino di fuoriuscita delle banconote. Gli ‘sventurati’ utenti, in sostanza, possono concludere tutte le operazioni sino alla visualizzazione della dicitura ‘Operazione completata/importo erogato’, ma le banconote non escono dallo sportellino, che rimane chiuso.

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