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Casa

 

di Bruna Magi

Preparatevi al peggio. La gravidanza di Catherine Middleton, duchessa di Cambridge universalmente nota come Kate, sarà il tormentone di ogni giorno che verrà. Dopo l’annuncio ufficiale della Real Casa, c’è il finimondo a Londra davanti all’ospedale re Edoardo VII, dove la nobile gestante è ricoverata per hyperemesis gravidarum (vulgo: pesanti nausee mattutine). Ma da quando è incinta la duchessa? C’è chi dice da dodici settimane, chi otto. Nel primo caso lo sarebbe già stata  al tempo dello scandalo mondiale (era settembre) per le  foto che la ritraevano non solo in topless, ma anche priva dello slip sottostante. Nel secondo caso, avrebbe concepito più o meno in concomitanza. 

Birichina di una duchessa. Capitano, i momenti focosi nella vita di una giovane coppia. Quelli in cui «si fa centro», con passione e  tenere conseguenze, e a volte qualche sorpresa: sapevate che nausee mattutine, così intense da far correre rischi di disidratazione, possono essere la spia di una gravidanza gemellare? Ancora la Real Casa, che ovviamente conosce la verità, ha già ribattuto stizzita alle illazioni, noi dobbiamo lavorare di ipotesi e deduzioni. Che, aldilà delle nausee, non sono poi del tutto campate in aria. Infatti le conseguenze  ereditarie da Dna spesso si divertono con i replay genetici: il nonno materno di William, papà di Lady Diana, aveva un fratello gemello. Suo figlio Charles, fratello della principessa scomparsa, ha avuto due figli gemelli. La nonna paterna di Kate aveva una sorella gemella. Bingo! Magari aggiungete una curetta ormonale seguita da Kate quando  il pupo tardava ad arrivava (troppo magra?), e si sussurrò addirittura di adozione. Quindi, attenzione agli scommettitori che in Inghilterra si sono già scatenati sul sesso e sui nomi. Se i bambini sono due, vinceranno tutti? E che faranno i produttori della tazza commemorativa,  già messa in produzione per Natale, con la scritta «un bebè reale per il 2013»? Da buttare a migliaia, se avessero ragione quei furboni di napoletani: nel famoso presepe delle statuine  hanno già collocato Kate con doppia figliolanza. 

Infine, interrogativo-bomba: dei due eredi, chi salirebbe al trono? Non c’entra il sesso, ora nella successione al trono inglese le bambine sono alla pari. Ma avrà la corona (fra chissà quanti anni, se prima si rispetta il turno del principe Carlo) il primogenito, cioè chi ha visto la luce per primo, sia con parto naturale che taglio cesareo. Magari il furbetto si è sistemato in pole position  nel corso dei nove mesi trascorsi in pancia, e il fratellino (o la sorellina), resterà secondogenito anche se concepito prima. Sai che fregatura. Quasi pari a quella di Alberto di Monaco (già battuto nelle data di nozze) che, dopo aver concepito figli a destra e a manca, non dà al

 

“Molto preoccupato” per l’atteggiamento del Lingotto, visto che non vede la determinazione della casa automobilistica a superare la crisi con gli investimenti. Al ministro la politica sembra continuare a piacere.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Passera lancia alert Fiat. E non esclude candidatura elezioni

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Per l’attuale primo cittadino Michael Bloomberg, al terzo mandato, il segretario di Stato “sarebbe la scelta migliore per la mia successione”. Ma in casa Clinton si sta ragionando anche alla corsa alla presidenza 2016.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Tentazione Hillary Clinton sindaco di New York

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Abbiamo tutti apprezzato lo stile con cui Matteo Renzi ha ammesso la sconfitta e si è congratulato con il vincitore Bersani, la professione di lealtà, il messaggio ai ‘suoi’ militanti di stampo giovanneo-kennediano (“andate a casa e siate orgogliosi”).
Meno comprensibile è la ritirata improvvisa, il mesto rientro a casa, anche se “tornare a fare il sindaco di Firenze 24 ore su 24” è impegno gravoso e di grande visibilità politica. Ma allora, viene da chiedersi, tutto questo ambaradam a cosa è servito, se dopo aver annunciato per mesi, su e giù per la Penisola, “cambieremo l’Italia”, Renzi non riesce neppure a cambiare la sua immagine di “ragazzetto ambizioso” (di cui ora si pente) sforzandosi di guardare oltre il suo orizzonte personale? Superata la comprensibile amarezza, lo sfidante dovrebbe considerare quel milione tondo di persone che gli hanno dato fiducia. Per cosa dunque? Per sentirsi liquidare con un “grazie, è stato bello” o farsi ripetere, in puro politichese, che adesso lui “darà una mano” o farà la “risorsa” del centrosinistra? Ingaggiare una vera battaglia politica d’opposizione dentro il Pd non significa accontentarsi del premio di consolazione o ritagliarsi una “correntina”. Vuol dire dare seguito, per esempio, alle proposte sul lavoro o sulla crescita o sui costi della politica, alternative a quelle di Bersani. E poi Renzi non si fidi troppo dei suoi 38 anni e del tempo per le rivincite che certo non gli manca. La politica ci mette poco a dimenticare. O peggio a ricordare Renzi come quello che voleva rottamare D’Alema e non ci riuscì.

Un problema che riguarda anche il vincitore (gli altri due problemi che ha si chiamano Monti e Grillo). Dopo la festa e le passerelle televisive, vedremo se Bersani sarà costretto a pagare qualche conto al sinedrio dei dinosauri e dei capicorrente che lo hanno sostenuto nella cavalcata finale. Per ora dice di voler concedere “spazio e occasioni ai giovani”. Speriamo non siano solo parole di circostanza per lasciare tutto come prima.

Sono le 7:58 del 16 ottobre 2012. Giuseppe Spinelli telefona a un numero intestato a Rti, società Mediaset che detiene le concessioni televisive del gruppo. Risponde Silvio Berlusconi. Il contabile di Arcore e il Cavaliere parlano per 1.258 secondi, ben venti minuti. In quel momento Spinelli, che utilizza un cellulare attivato da poco, si trova nella sua casa di Bresso. Accanto ha i rapitori che dalla sera prima tengono sotto sequestro lui e la moglie. La banda vuole 35 milioni in cambio di materiale scottante, che dicono potrà essere utilissimo a Berlusconi. È stato il capo dei sequestratori, Francesco Leone, a obbligare Spinelli a fare quella telefonata. Spinelli chiama.

 

Un Natale triste e solitario quello che si appresta a vivere Daniela Santanché. La compagna di Alessandro Sallusti costretto ai domiciliari nella sua casa si ritiene vittima “collaterale” della condanna inflitta dai magistrati al direttore del Giornale. “Adesso sarà vietato l’ingresso a tutte le persone della mia famiglia, già oggi mia madre non è potuta venire a trovarmi”, si è lamentata la pasionaria Daniela con il Corriere della Sera. Leggenda vuole che le dispense della villa in pieno centro a Milano in cui la Santanché con Sallusti trabocchino di viveri, eppure “non potrò stare con mia madre nè con i miei fratelli. Se dobbiamo trascorrere il Natale da soli, se questa è la pena, faremo Natale da soli. Mi auguro che la situazione cambi…”. 

La Russa può entrare – Sull’ordinanza del giudice infatti sono indicati i nomi e i cognomi delle persone che possono entrare nella casa bianca a due passi da via Montenapoleone: sì al figlio di Sallusti, sì al cardiologo di fiducia e agli altri abitanti della casa, cioè il figlio di Daniela che ha 16 anni, una nipote di lei che ha il domicilio in villa e il personale di servizio. Sì anche all’avvocato Ignazio La Russa che ieri dopo la partita a San Siro è passato a trovare l’amico. In realtà Sallusti ha anche due ore “d’aria”: dalle 10 alle 12 il direttore può uscire e, se ritiene, andare a dirigere la riunione di redazione del mattino. Può anche telefonare, spedire email e cinguettare con Twitter, ma ha divieto di incontrare estranei. Ieri, però ha preferito starsene a casa e trascorrere una tranquilla domenica in famiglia. “L’unico aspetto positivo di tutta questa vicenda è che possiamo stare insieme e parlarci, ché tra di noi ci capiamo”, ha detto Daniela Santanchè al Corsera. “Abbiamo tanti problemi in questo momento, tante cose da dirci e sempre poco tempo per farlo”.

 

Estate del 2006. Ho pubblicato tre libri. Uno (Il quaderno delle voci rubate) è distribuito solo nella mia città. Il secondo, invece, Dicono di Clelia, esce per la casa editrice Mursia. Il terzo, Lo scommettitore (una sorta di giallo politico con post-fazione di Travaglio) lo pubblica la giovane casa editrice di Ravenna, Fernandel.

Mi è andata bene con Dicono di Clelia e Lo scommettitore: ho inviato il manoscritto e le due case editrici mi hanno risposto che sì, il mio lavoro sarebbe stato pubblicato.

Sempre nell’estate del 2006 ho in mente di scrivere un giallo. Mentre ipotizzo struttura e trama e personaggi scrivo di questa mia idea sul mio blog personale (che esiste ancora e che si chiama Altri appunti).

Giorgio ha 24 anni è di Bari e oggi tira un sospiro di sollievo. “Posso finalmente dire che convivo con il mio fidanzato perché lo amo”. Anna, 32, si trasferirà nel capoluogo pugliese il mese prossimo: “Se resto nel mio paesino verrò schiacciata dalla mancanza di diritti”. Annuisce accanto a loro Raffaele, più timido nell’ammettere che ora vede il futuro con meno disperazione: “Mio padre è vecchio stampo, come faccio a dirgli che sono gay? Certe volte mi sento disperato”.

Due film di giovani cineasti italiani che con discrezione ma senza reticenze portano la loro macchina da presa all’interno di due istituti di pena del nostro paese, raccontandone storie, miserie e nobiltà. Un doppio appuntamento lunedì 3 dicembre al Cinema Lumière: Germano Maccioni con I giorni scontati si sposta dalle aule di tribunale dello Stato di eccezione agli angusti ambienti della casa circondariale di Lodi (qui l’intervista al fattoquotidiano.it), un carcere modello nel panorama italiano. Suo compagno di viaggio è Francesco Maisto, presidente del Tribunale di sorveglianza di Bologna, che incontrerà il pubblico assieme a Maccioni al termine della proiezione delle ore 20.30.

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