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I repubblicani della Camera (foto: speaker Boehner) hanno rifiutato la proposta del presidente per un aumento delle tasse per i più ricchi. Focus sui nuovi sviluppi in Europa e le manovre della Banca Centrale d’Australia.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Wall Street chiude col segno meno. Battaglia Obama-Congresso

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Se tutti sono comunisti, nessuno è comunista. La sinistra nega se stessa. Il tutto per un pugno chiuso. Simbolo di un’epoca rossa. SImbolo del Pci. Tommaso Giuntella, uno dei giovani che campeggiano nel fotone della vittoria di Pierluigi Bersani alle primarie, il pugno chiuso lo mostra fieramente. Subito dopo lo scatto sono fioccate le polemiche. Il Pd è ancora comunista? Bersani ha l’animo comunista? Tutto il Pd è comunista?. I partiti ormai fanno a gara a rinnegare il passato. E allora per spegnere il fuoco del revanscismo di sinistra il Pd ha pensato bene di sconfessare l’unica cosa di sinistra che gli era rimasta: il pugno. Sul sito de ilpartitodemocratico.it, dopo l’idea dei “fantastici5”, hanno deciso di pubblicare i fantastici pugni. Una carrellata di pugni chiusi. Ma chi tiene la mano chiusa non è solo il comunista. Ma anche il cardinale, il leader democristiano e l’atleta di colore. Insomma tutti. Per dimostrare che quel gesto lo fa chiunque e non ha un valore, o meglio un colore politico. E allora se Giuntello è comunista, per il Pd lo è anche il cardinal Bertone, Alcide De Gasperi, monsignor Fisichella, John Kerry, Angela Merkel, Barack Obama, il campione olimpico dei 100 metri a Messico ’68, l’americano e black panther Tommie Smith, Nelson Mandela. Ognuno di loro tiene il pugno chiuso. Come dire, “se lo fanno loro perché noi non possiamo farlo?” Beh, bisogna anche analizzare il contesto del gesto e la posizione del pugno. Non tutti lo mostrano con vigore. De Gasperi comunista non lo era. Bersani forse. Giuntella sicuramente… 


pubblicato da Libero Quotidiano

Quasi sicuro: nel 2013 si voterà col Porcellum. Siete contenti?

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di Marco Gorra

Vocazione maggioritaria di ritorno o incipiente delirio di onnipotenza che sia, nel Partito Democratico in piena sbornia da primarie la tentazione di fare da sé si fa fortissima. Gli elementi che spingono in questa direzione sono due: il trend positivo innescato nei sondaggi dal successo delle primarie (ieri il sondaggio del Tg7 di Enrico Mentana dava il Pd al 34,6%, che sommato agli apporti di Sel e cespugli assortiti proietta la coalizione oltre il 40%) e la quasi certezza che alle urne si andrà con il Porcellum. Lo scenario che si prospetta a Bersani, pertanto, è quello di una maggioranza massiccia alla Camera e dignitosa in Senato raggiungibile en solitarie, ovvero senza dovere chiedere il soccorso bianco di Casini e soci e contentandosi di coprirsi al centro con le risorse presenti in casa (Renzi) e nel vicinato (Tabacci). (…)

Il Pd, insomma, pare destinato a governare. Proporrà la consueta accozzaglia di sinistra, ad alto rischio di ingovernabilità. Ma Bersani e compagni reggeranno abbastanza almeno per presentare il nuovo elenco dei ministri al Quirinale, dove troveranno il successore di Giorgio Napolitano (magari Mario Monti). E chi saranno i vari ministri, vicepremier e sottosegretari? Tutti i nomi della papabile squadra di governo li trovate su Libero di martedì 4 dicembre. In ordine sparso, vi diamo il nome di qualcuno dei “vecchi mostri”: Massimo D’Alema, Nichi Vendola, Anna Finocchiaro, Vasco Errani, Walter Veltroni

Leggi l’approfondimento su Libero di martedì 4 dicembre

 

Varanasi, come un santo col ventre aperto: vedi gli intestini, vedi una luce sopra la sua testa, chi la chiama aura, chi aureola, ma devi vedere anche lo sterco, è quello della vacca, e le ghirlande di fiori arancioni, e  i cani rognosi che di certo non hanno fatto l’antirabbica.

Qui si bruciano i morti, e Shiva sussurra all’orecchio, per questo i culti tantrici onorano Kali con la sua collana di teschi. Gli Agor portano fino in fondo la teoria, tutto è manifestazione del divino, e allora si abbracci il lebbroso, il più impuro di tutti.


pubblicato da Libero Quotidiano

Shakira col pancione si fa coccolare dal suo Piqué

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“Tutti possono fare teatro, anche gli attori”, diceva Augusto Boal, fondatore del Teatro dell’Oppresso. “Tanto più noi”, devono avere pensato gli educatori e gli operatori sociali di Bologna e Casalecchio, che attori non sono e che operano tutti i giorni tra disagio, handicap e povertà. Il primo dicembre alle 21 andranno in scena al Tpo di Via Casarini con lo spettacolo “L’educatore al tempo della crisi”. Non una semplice piece teatrale, ma un teatro forum capace di coinvolgere e fare discutere il pubblico, facendolo salire a tutti gli effetti sul palco e lasciandolo libero di decidere il finale della scena, secondo il metodo elaborato negli anni sessanta da Boal.

 

Pensare che oggi è il volto rassicuarante della sinistra progressista: ieri era un filoterrorista marxista senza pietà che declamava: “La rivoluzione si fa con il fucile”. Parliamo di Roberto Saviano, l’autore di Gomorra e coprotagnista con Fabio Fazio di Che tempo che fa. Ora siamo abituati a vederlo denunciare le ingiustizie nel mondo con prediche grondanti moralità, ma i suoi giovanili interventi in pubblico grondavano altro. Nel 2000, quando era uno studente universitario di 21 anni, Saviano prese la parola in un convegno dal titolo “Terrorismo ieri, oggi, domani?” presso la Federico II di Napoli. A un anno dall’omicidio (firmato Brigate Rosse) del giuslavorista Massimo D’Antona, il virgulto Saviano si lancia in una disanima degli anni di piombo il cui leit motiv è “la rivoluzione comunista in Italia è mancata per una questione di metodo”. “I terroristi – diceva – hanno sbagliato semplicemente forma: la rivoluzione non si fa, si dirige. Loro hanno cercato come piccola cellula di individui isolati di generare un processo rivoluzionario non ancora maturo e quindi anche castrandolo”. Dal momento che il convegno, cui partecipavano magistrati e cattedratici, poneva anche interrogativi sul futuro, Saviano concludeva il suo intervento con un auspicio: “Vorrei soltanto fosse focalizzato il problema sul capitalismo e sulle sue crisi che generano e generaranno rivoluzioni e di nuovo colpi di fucile nel futuro immediato”.

Giovane rivoluzionario – Possiamo riascoltare il Saviano-pensiero grazie a Radio Radicale. Secondo il giovane Roberto, i terroristi “Erano parte sensibile di un grande movimento operaio che si sentiva tradito dal Pci, che aveva tradito con la sua scelta socialdemocratica le aspettative rivoluzionarie“. Gli anni di piombo sono dovuti qundi, stando al piccolo Saviano, a un naturale riequilibrarsi della lotta proletaria: “E così – prosegue – i terroristi prendono le armi per cercare in qualche modo portare avanti questo progetto che era stato tradito dal Pci”. Non era spaventato dalla scia di sangue e morte rimasta sull’asfalto: quella dei terroristi era autodifesa di classe. “Un magistrato, un poliziotto, un politico – argomentava – non fanno qualcosa di più lecito se parliamo di etica di quello che fa un rivoluzionario sparando. Certo non ho vissuto quegli anni ma non sto certo dalla parte della magistratura – incredibile a sentirsi oggi – non sto certo dalla parte di chi in qualche modo rivendica le radici democratiche di chi ha sconfitto il terrorismo”.

Il pranzo di gala – E’ un combattente vero l’autore di Gomorra negli anni pre-Gomorra. “La rivoluzione – arringava la platea di studenti della sua età – è la modificazione dell’attuale stato di cose presenti diceva Marx, quindi si fa col fucile. La polizia era armata, chi faceva resistenza doveva armarsi”. L’origine dei problemi, in ogni caso, non era la repressione degli organi dello Stato: “Il problema – tagliava corto Saviano – rimane il capitalismo”.

 


pubblicato da Libero Quotidiano

"Alfano incompetente, Casini bugiardo". Siete d'accordo col Cav?

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Weekend di relax senza politica per Silvio Berlusconi. Il Cavaliere, oggi, dopo aver incontrato i giornalisti fuori da Palazzo Grazioli, è volato a Milano dove sabato vedrà il Milan prima della super-sfida con la Juve. Una settimana fa, la sua visita a Milanello prima dell’incontro col Napoli aveva portato bene. I rossoneri, partiti col solito “handicap” (due gol sotto) avevano pareggiato disputando forse la miglior partita della stagione. Il cavaliere si augura quindi che il suo “fluido magico” aiuti ancora una volta i giocatori, a partire da quel El Shaarawy per il quale oggi con i giornalisti ha avuto parole di grande stima (pur rimpiangendo Ibrahimovic). Domenica sera, poi, il Cav sarà in tribuna d’onore accanto a Galliani per seguire la partita. prima però, è atteso a un evento mondano: dovrebbe infatti fare il testimone alle nozze di Marysthelle Polanco, una delle cosiddette “Olgettine”, che domenica convolerà a nozze col giocatore di basket Westher Molteni. Tra le invitate sono attese anche Nicole Minetti e Ruby.

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