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Dopo settimane di litigi e divisioni interne, Giovanni Favia, il consigliere regionale del Movimento 5 stelle caduto in disgrazia per il fuorionda di Piazzapulita, cerca di stemperare gli animi. E sceglie di non rispondere alle accuse arrivate oggi dal suo collega in comune a Bologna, Massimo Bugani, di danneggiare il Movimento. “Non intendo replicare – premette Favia – e farmi trascinare in uno scontro tra esponenti dello stesso Movimento. Ma non capisco poi perché le critiche, legittime e sacrosante, non vengano fatte in “assemblea attivi” – luogo ad esse deputato – ma attraverso Tv e giornali, occupando lo sguardo dei cittadini non con le nostre battaglie ma con una guerra dei Roses in salsa 5 stelle”.

Mancava soltanto la sua versione dei fatti. Marco Piazza, consigliere comunale del Movimento 5 Stelle a Bologna, una settimana fa assieme al collega di lista Massimo Bugani, ha abbandonato fisicamente il proprio posto in Consiglio, lasciando sola Federica Salsi, l’altra collega dei 5 Stelle. Un’azione simbolicamente fortissima, che ha suscitato parecchio clamore dopo che online era divampata la polemica tra Beppe Grillo e la Salsi, (“i talk show sono il vostro Punto G.”, n.d.r.) in merito all’apparizione di quest’ultima ad un puntata di Ballarò.

A Napoli riunione tra prefetto, autorità e cittadini per discutere dell’emergenza ambientale provocata dai roghi tossici. Questo video, pubblicato su Youtube e sul sito del Corriere del Mezzogiorno, la testimonianza di una scenata surreale. Un parroco di periferia, don Maurizio Patriciello di Caivano, nel Casertano, denuncia la situazione di disagio al prefetto Andrea De Martino citando il suo confronto con il prefetto di Caserta, Carmela Pagano. Don Maurizio la cita come “signora” e De Martino si inalbera: “Come signora? Lo sa di chi sta parlando? E’ un prefetto, lei deve portare rispetto per l’istituzione! Lei chiamerebbe mai ‘signore’ un sindaco? Dov’è il rispetto per le istituzioni? Se io la chiamarei (proprio così, chiamerei, a testimonianza della foga improvvisa del prefetto, ndr) ‘signore’ invece di ‘reverendo’, lei che direbbe?”. Il parroco balbetta, chiarendo che non aveva alcuna intenzione di offendere il prefetto Pagano, ma De Martino continua a protestare e tra i cittadini presenti in aula qualcuno alza la voce: “A noi cittadini sono anni che non rispetta nessuno!”.

È di questi giorni la notizia delle convergenti critiche da parte di Csm ed Anm (nonché di Magistratura Democratica (MD), una delle correnti dell’Anm) all’operato del collega Ingroia, al quale si muovono, tra l’altro, accuse per aver esternato interventi di natura “politica”, che sarebbero inopportuni per un magistrato.
Sulla partecipazione del collega Ingroia alla festa de Il Fatto Quotidiano mi sono già espresso. Aggiungo solo l’apprezzabile onestà intellettuale del procuratore Giancarlo Caselli che, avendo anch’Egli partecipato al dibattito contestato, ha ben rilevato come inspiegabilmente non siano state addebitate critiche (solo) a lui.
Oggi, però, credo emerga un nuovo profilo di contraddizione a carico di chi critica il collega Ingroia.
infatti, solo un anno fa uno dei magistrati più in vista di MD, Giuseppe Cascini, allora anche segretario dell’Anm, si espresse – peraltro anch’Egli durante un convegno organizzato da un politico (nel caso di specie Vendola, leader di SeL) – in questi termini: “questa maggioranza non ha la legittimazione storica, politica, culturale e anche morale per affrontare la riforma“, riferendosi alla maggioranza che sosteneva il Governo Berlusconi.

La scuola non parte. Anzi sembrano suonare campane a lutto per la scuola italiana.

Stamattina un collega 40enne della secondaria superiore, da anni costretto a emigrare da Gela a Crema per un posto di lavoro, mi raccontava l’ansia dell’attesa di sapere se avrà una cattedra. Dovrà aspettare il 7 settembre per saperlo. Eppure il 12 iniziano le lezioni. Domani e giovedì toccherà a me ed altre migliaia di precari della primaria, andare all’ufficio scolastico provinciale e sapere dove e se saremo “sbattuti” quest’anno. L’elenco dei posti disponibili, secondo un comunicato dell’Ufficio scolastico di Cremona doveva essere pubblicato “almeno entro 24 ore” dalla convocazione. Stamattina non c’era sul sito www.ustcremona.it . Ho chiamato all’ufficio e mi hanno risposto: “Non ce l’abbiamo fatta. Lo pubblicheremo più tardi”.

Qualche giorno fa un collega della stampa estera che lavora in Italia da molti anni mi ha detto: “Ma perché il Fatto Quotidiano conduce questa campagna contro il presidente Napolitano, un galantuomo amato dagli italiani e trattato con rispetto dal resto della stampa italiana?”. Non mi ha lasciato replicare perché aveva una seconda domanda, che in realtà era già una risposta alla prima: “È vero, come si dice, che voi con Grillo, Di Pietro e forse anche la Fiom puntate alla formazione di un partito giustizialista che mira ad abbattere il governo Monti? Ma come, vi siete liberati di Berlusconi che ha sputtanato l’Italia in tutto il mondo e, ora che avete un premier che cerca di evitare all’Italia la fine della Grecia, lo attaccate in tutti i modi? Siete impazziti?”.

Ho provato a replicare che noi del Fatto non vogliamo fondare alcun partito, nè abbattere alcun governo e meno che mai il presidente della Repubblica. Siamo solo un giornale, ho detto, e i giornali degni di questo nome hanno il dovere di porre le domande al potere, anche le più scomode e irriguardose, senza fare sconti a nessuno. Del resto, ho aggiunto, non siete voi che con i vostri giornali, compreso il tuo, avete fatto dimettere due presidenti della Germania solo perché uno aveva commesso una gaffe sull’Afghanistan e l’altro per un mutuo agevolato della moglie? Però nessuno vi ha accusato di complottare contro le istituzioni, o no? Qui il collega tedesco mi ha guardato storto: “È un paragone che non regge. Quei due hanno riconosciuto le loro colpe, mentre Napolitano è la vittima”. La vittima? “Certo, non è forse vero che la Procura di Palermo lo ha intercettato illegalmente e non intende distruggere quelle telefonate?”.

“Non ho provato nessun senso di colpa per la morte di Loris D’Ambrosio, ma profondo dispiacere sul piano umano, questo sì”. Lo ha dichiarato Antonio Ingroia, magistrato della Procura di Palermo titolare dell’inchiesta sulla cosiddetta trattativa Stato-Mafia, nel corso del suo intervento al programma televisivo KlausCondicio, condotto da Klaus Davi su You Tube. “Dispiacere per la perdita di un collega che conoscevo da tanti anni e che incrociavo nei corridoi del ministero della Giustizia”, ha aggiunto Ingroia, “allorquando era capo di Gabinetto, facendo parte di commissioni tecniche, che ho apprezzato e con il quale ho collaborato in anni diversi”. Il magistrato ha poi sottolineato che “quando muore un collega che tu apprezzi, ovviamente sei dispiaciuto. So che non c’è e che non può in alcun modo esserci una relazione tra la sua morte e le nostre indagini. Nell’indagine D’ambrosio era testimone e sempre come testimone era stato sentito. Nessun addebito gli era stato mosso dalla Procura di Palermo, quindi non vedo per quale motivo dovrei mettere in relazione le due cose”, conclude Ingroia. 

Ingroia ha poi detto di aver apprezzato le dichiarazioni del premier Monti quando, in occasione della commemorazione di Capaci, ha sostenuto che l’unica ragion di Stato è quella dell’accertamento della verità. “Non condivido invece”, ha aggiunto “le ultime rilasciate dal nostro presidente del Consiglio sull’operato della procura di Palermo, ma ovviamente ognuno ha il diritto di sostenere le proprie opinioni”. “Più in generale – conclude Ingroia – non posso non osservare che questi anni sono stati teatro di reciproche accuse e invasioni di campo. Io credo però che da parte nostra, della magistratura, non ci siano mai stati sconfinamenti; semmai ci sono stati da parte della politica. Detto questo: mi auguro che al più presto possibile si stabilisca un clima di maggiore collaborazione istituzionale”.

 

C’è un’insospettabile accusatrice nella schiera di coloro che, dopo la morte per infarto del consigliere giurdico di Giorgio Napolitano, Loris D’Ambrosio, attaccano il pm Ingroia (per il Consiglio superiore della Magistratura ha appena autorizzato il trasferimento in Guatemala). E’ Ilda Boccassini che al telegiornale de La7 ha detto: “D’Ambrosio ha salvato l’integrita della magistratura eppure è stato oggetto nelle ultime settimane di attacchi ingiusti e violenti”. Ilda pronta a scaricare il suo collega che aveva fatto intercettare le telefonate dell’ex ministro dell’Intero Nicola Mancino con il consigliere giuridico. Ma viene il sospetto che il suo attacco alla stampa di sinistra e ai colleghi sia legata al fatto che di mezzo c’era il Quirinale. 

 

Già per Gomorra finì nel mirino. L’accusa mossa a Roberto Saviano? Fa l’eroe ma è un copione: non cita le fonti. Ed ecco che il nuovo guru della sinistra ci ricasca. Come rivela Il Fatto Quotidiano “il risultato è un doppione quasi perfetto. Una riproposizione fedele di pensieri e parole”. Ma che è successo? E’ successo che Saviano ha attinto al lavoro di un altro giornalista, ovviamente senza citare la fonte (come detto, in passato il cronista Giampiero Rossi lo aveva sbugiardato mettendo in evidenza le lampanti somiglianze tra un passo del suo libro e un intervento televisivo di Saviano).

Il rapporto di Legambiente – Ma questa volta il caso è clamoroso: lo scrittore sotto scorta per le minacce del clan dei Casalesi ha ripreso pari pari, identici, dei passaggi del capitolo scritto nello stesso libro da un altro autore. Nel mirino ci finisce il rapporto Ecomafia 2012 elaborato da Legambiente sulle ecomafie italiane, venduto a 24 euro e presentato una settimana fa a Roma alla presenza del procuratore nazionale antimafia, Pietro Grasso, e del ministro dell’Ambiente, Corrado Clini. Prefazione e quarta di copertina sono firmate da Saviano. E sulla quarta c’è una frase sulla necessità di denunciare le storture della mafia. Nelle sette pagine, l’autore di Gomorra sottolinea l’importanza del rapporto di Legambiente. Quindi Saviano passa in rassegna gli enti locali azzerati nel nord Italia. Peccato che nel medesimo volume ci sia un capitolo firmato da Giovanni Tizian, anche lui sotto scorta, intitolato Il sacco del nord che affronta lo stesso argomento.

Frasi identiche – Peccato che di uguale non ci sia soltanto la questione affrontata. Di uguale ci sono anche le parole. Identiche. I curatori del rapporto hanno provato a precisare: “E’ stato un nostro errore, avremmo dovuto virgolettare le parti della prefazione di Saviano che richiamavano il lavoro di Tizian, ci è sfuggito”. Possibile che si tratti davvero di un errore di stampa, di una distrazione? Chissà. Di certo c’è che il risultato è un perfetto “copione”. 

Copiatura clamorosa – Ma lasciamo spazio alle parole. Nell’introduzione firmata da Saviano si può leggere: “Dimenticato, rimosso, cancellato dalla memoria collettiva. Il primo comune sciolto per mafia nessuno lo ricorda più. E’ un fantasma disarmato, lontano. Eppure il caso Bardonecchia racchiudeva l’essenza della ‘ndrine del Nord. Cemento, appalti, forniture, condizionamento della politica”. Spostiamoci poi a pagina 125, dove Tizian inizia il suo intervento con le stesse identiche parole. Cambia soltanto la posizione di qualche lemma, la posizione di qualche virgola.

E non una sola volta… – Poi ancora un plagio. Saviano scrive: “A nord della Linea Gotica protagonista assoluta è la mafia calabrese. Capaci di relazionarsi come nessun altro, i clan della ‘ndrangheta prediligono le piccole amministrazioni. Consapevoli che lì si decide in fretta e dell’immediato futuro delle città. Concessioni e autorizzazioni. Piani regolatori e appalti. In altre parole: il destino dei territori”. E Tizian pure, c’è solo qualche lievissima variazione. Un caso o Saviano ci è ricascato?

Silvio Berlusconi come testimone di nozze porta male? Difficile crederlo, ma due indizi fanno (quasi) una prova. E i due indizi sono Mara Carfagna e Licia Ronzulli. Dopo l’ex ministro, ecco che anche l’europarlamentare del Pdl sta attraversando, come riporta Panorama, “una profonda crisi matrimoniale”. La Ronzulli, celebre per le presenze col poppante all’europarlamento, immagini che l’hanno fatta diventare paladina di matri e donne, avrebbe già da tempo interrotto la sua relazione: la voce circola nei corridoi delle Clinche Zucchi di Monza, di cui il marito, Renato Cerioli, è amministratore delegato.

Relazione con una collega – Il manager, che per inciso è anche il presidente della Confindustria Monza e Brianza, avrebbe da due anni una relazione con una collega, e il fatto è inevitabilmente arrivato all’orecchio della Ronzulli, che nell’ultimo anno e mezzo pare aver sofferto molto (è dimagrita e la sua presenza su giornali e tv si è molto diluita). Un brutto colpo per la parlamentare, insomma: non solo perché era sposata con Cerioli dal 2008, ma perché pare che la relazione extraconiugale durassa da ben più di due anni. E pensare che Vittoria, la figlia della coppia fotografata all’Europarlamento, 2 anni li compirà soltanto il prossimo 10 agosto.

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