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Comunale

Sono decaduti la giunta e il sindaco Pdl di Catanzaro Sergio Abramo. Il Tar della Calabria ha annullato le elezioni amministrative in otto sezioni. La decadenza di sindaco e Consiglio sono la diretta conseguenza della decisione dei giudici di “annullare il verbale di proclamazione del sindaco, Sergio Abramo, e del Consiglio comunale”. Pontegrande, via Bambinello Gesù (rione Uccelluzzo), Ospedale Civile, Scuola elementare Aldisio in via De Gasperi, Corvo-Aranceto, Janò,  Siano e Lido. Sono queste le otto sezioni dove si tornerà al voto entro 60 giorni e nel frattempo sarà nominato un commissario. Nella sezione Lido l’Ufficio centrale aveva messo a verbale “un numero di schede votate e scrutinate (886) superiore al numero dei votanti (884)”.

Dopo le proteste degli operai Alcoa contro il segretario del Pd Pier Luigi Bersani, anche Matteo Renzi è stato al centro delle contestazioni dei dipendenti comunali in Palazzo Vecchio a Firenze, fuori dalla sala dove si stava svolgendo il Consiglio comunale. La manifestazione, alla quale prendono parte circa 200 lavoratori, è stata indetta per chiedere all’amministrazione di applicare la delibera con cui il sindaco “si è impegnato a mantenere i livelli del fondo per il contratto integrativo per il 2012 sui livelli del 2011″, ha spiegato il rappresentante della Rsu Mauro Comi.

A vederli seduti in consiglio comunale, ancora fianco a fianco come ai vecchi tempi, si può quasi credere che stia tornando il sereno sul Movimento 5 stelle di Bologna. E invece, dopo quell’apparizione a Ballarò, la stoccata di Beppe Grillo sul punto G e tutti i litigi e le polemiche che ne sono seguiti, tra i tre consiglieri di Bologna, Federica Salsi, e i fedelissimi Massimo Bugani e Marco Piazza rimane il gelo. A poco è servita l’assemblea della settimana scorsa, dove la base aveva simbolicamente promosso Salsi concedendole un lungo applauso, e dove Bugani aveva lanciato segnali di pace, auspicando l’avvio di un “percorso di riconciliazione”. La situazione è ancora “molto complicata”, ammette Salsi, che sembra comunque intenzionata a non abbandonare il suo incarico, e ad andare avanti per la sua strada:“Si può continuare a lavorare anche senza essere amici”.

Ennesimo dissidio dentro al Movimento 5 Stelle. Massimo Bugani, consigliere comunale a Bologna, interviene a SkyTg24 e rintuzza le parole che poche ore prima aveva pronunciato il collega di partito Giovanni Favia.

“I miei rapporti con Giovanni Favia sono compromessi da tempo”, – afferma perentorio Bugani – “Non ho stima di lui e credo che le sue dichiarazioni, non dai fuorionda, il suo modo di smentirsi da un giorno all’altro e cambiare versione, sicuramente non hanno fatto bene al movimento, o quantomeno alla stima che potevo avere in lui”. Poi aggiunge: “Da qualche giorno sta facendo dichiarazioni che io e Marco Piazza, (l’altro consigliere comunale 5 Stelle a Bologna, ndr) non condividiamo minimamente”. Infine ancora il caso Salsi: “Le critiche ci stanno, ne ho avute anche io, mentre gli insulti per lei, come per altri, sono sempre da condannare”.

La calma prima della tempesta. Il giorno dopo il j’accuse di Federica Salsi davanti all’aula del consiglio comunale di Bologna, nei corridoi di Palazzo d’Accursio che portano agli uffici del Movimento 5 Stelle il clima è gelido e le facce scure. Il pensiero corre già al 14 novembre, data in cui è stata fissata l’assemblea semestrale, ossia l’incontro in cui tutti gli eletti a 5 stelle rimettono il loro mandato nelle mani degli attivisti. E che salvo rinvii, dato che nelle ultime ore Massimo Bugani punta a farla slittare, dovrebbe essere teatro della resa dei conti interna al Movimento. L’ex candidato sindaco sa che con il gesto di ieri ha allargato la frattura interna tra le due anime, quella dei fedelissimi e quella degli eretici, e che l’appuntamento non sarà una passeggiata: “Andrò avanti con il mio lavoro, ma se verrà a mancare la fiducia non ho nessun problema a fare un passo indietro”.

”Beppe Grillo? Una delusione. Ha mostrato di essere vittima della cultura berlusconiana di questi anni. E’ stato veramente sgradevole. Un maschilista come altri. Dare una connotazione negativa ad una qualità delle donne è roba da Medioevo. Veramente degradante”. Dopo due giorni di silenzio, è arrivata la replica di Federica Salsi, consigliera comunale del Movimento Cinque Stelle a Bologna, finita nel mirino di Beppe Grillo dopo la sua partecipazione a Ballarò.

Da consigliere comunale a Sesto San Giovanni fino a sindaco della “Stalingrado d’Italia”. Poi il grande salto alla guida della Provincia di Milano, mosca rossa in un Nord che nei primi anni Duemila era tutto azzurro e verde. Quindi braccio destro di Pierluigi bersani. L’ascesa di Filippo Penati ai vertici della politica nazionale pareva inarrestabile, solo scalfita dalla sconfitta alle regionali 2010. Poi è scoppiato il “bubbone-Sesto”, il sistema di tangenti dietro al quale (secondo l’accusa) si nascondevano finanziamenti irregolari al Pd. E tutto è finito. Ieri Penati, al pari degli altri consiglieri regionali lombardi, ha rassegnato le dimissioni. Dicendo che la sua carriera politica finisce qui. “Torno ad essere un comune cittadino ” ha detto (e già la frase si presterebbe a interessanti considerazioni sulla percezione che la casta ha di se e della cosiddetta “società civile”). Sotto processo per corruzione e finanziamento illecito, penati ha detto che tornerà “a fare l’insegnante di educazione tecnica alle medie”. 

Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto. E chi è disonesto nel poco, lo è anche nel molto“. Vangelo secondo Luca 16, 1-13. 

Sono, probabilmente, la persona meno degna ed autorizzata a citare la Bibbia. Ma, da laico, non posso non condividerne enormi verità. 
Questa “del poco e del molto” è quella che più calza alla storia che sto per raccontarvi. 

Siamo a Verbania. Capoluogo di Provincia da oltre 31.000 abitanti. 
Al Consiglio Comunale siede Antonio Tambolla, che, leggo, è stato “eletto in consiglio comunale nella lista del Popolo della Libertà, poi passato ai Popolari per l’Italia di Domani ed ora fondatore ed unico rappresentante del nuovo gruppo Autonomo Tambolla”.

Non tragga in inganno la citazione volutamente sbagliata di un opaco seguito de Il cielo sopra Berlino di Wim Wenders, ribaltata soltanto per una rima che suonava bene.

Così vicini, così lontani, si diceva. Virginio Merola e Roberto Balzani, giusto una settantina di chilometri tra palazzo d’Accursio e il municipio forlivese. Eppure sembra una distanza siderale. Nel consiglio comunale di Bologna, come in quello di Forlì, si è votata la fusione Hera-Acegas: operazione finanziaria/industriale legittima su cui va espresso un parere, e un indirizzo politico, pro o contro, anche se si farà lo stesso. Insomma, il voto è simbolico, non modifica l’ordine delle cose, già deciso dalla multiutility.

Due sospensioni in meno di 10 minuti. Questo lo scenario nel consiglio comunale di Bologna prima del voto sulla fusione tra Hera e Acegas-Aps. Votazione che oramai si fa sempre più difficile. Un’ora fa una cinquantina di manifestanti dei comitati per l’Acqua bene comune hanno interrotto la seduta con slogan, cartelli e manifesti. 
“Fuori l’acqua dal mercato”, “Si scrive acqua, si legge democrazia”. Questi i cartelli che hanno costretto il  presidente del consiglio a fermare temporaneamente la votazione sulla discussa fusione tra le due multiutility che in Emilia Romagna, Veneto e Friuli gestiscono il ciclo idrico ma anche rifiuti, gas e energia. Alla ripresa dei lavori i manifestanti nuovamente hanno esposto gli striscione, e questa volta è stato il Pdl a chiedere la sospensione dei lavori, prevista dal regolamento comunale in caso di interruzioni da parte del pubblico. “Spegnete le macchine fotografiche, niente video”, ha chiesto inutilmente la presidente Simona Lembi ai manifestanti. Poi l’ennesima sospensione e la convocazione dei capigruppo. 
Fuori dal palazzo del Comune, a guardare a vista una manciata di giovani comunisti e militanti del centro sociale Tpo, un imponente spiegamento di forze. In tutto sono otto le camionette delle forze dell’ordine, una cinquantina di carabinieri e poliziotti e una nutrita rappresentanza della Digos. 

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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