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condannato

La Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per l’espulsione di una donna di origini rom proveniente dalla Bosnia a cui lo Stato dovrà ora versare 15mila euro per danni morali e altri 2mila per le spese legali. L’espulsione, avvenuta nonostante la Corte di Strasburgo avesse ordinato alle autorità italiane di non procedere, risale al 2005 ed ha obbligato la donna a restare fuori dal Paese per un anno e due mesi. Attualmente la donna si trova di nuovo in Italia dove ha ottenuto un permesso di soggiorno che scade nel dicembre 2013. La Corte ha condannato l’Italia perché secondo i giudici la sua espulsione ha violato il diritto al rispetto della vita familiare e privata della ricorrente, che viveva in Italia assieme al marito e cinque figli. La sua espulsione era stata decisa dal tribunale di Teramo in quanto in possesso di un permesso di soggiorno scaduto e non rinnovato poiché ritenuta colpevole di aver commesso diversi reati.

8 milioni di euro di debiti verso lo stato. Oltre il conto aperto con la giustizia, Fabio Savi, accusato e condannato all’ergastolo per la vicenda della “Uno Bianca”, è ora insolvente verso Equitalia, che in carcere gli ha fatto arrivare una salata cartella esattoriale. Per rimediare, l’arrestato dovrà pagare 60 euro al mese, che saranno prelevate dallo stipendio di 300 euro, somma che riceve per il lavoro svolto nel carcere di Spoleto. La notizia riportata dal Resto del Carlino, è arrivata negli ultimi giorni proprio al direttore del centro di detenzione, che ha dovuto avvisare lo stesso Fabio Savi.

Non lascia, ma raddoppia. Già condannato per tentata concussione resta al suo posto e ora rischia una nuova condanna per abuso d’ufficio. Il record è di Angelo Antonio Romano, sindaco di Brusciano, comune in provincia di Napoli, detto core ‘e mamma.

La tentata concussione viene commessa tra fine 2003 e marzo 2004. Tutto inizia con un incontro nel quale, secondo i giudici di primo grado, Romano, allora già sindaco, chiese all’imprenditore Angelo Perrotta soldi “prospettando la mancata approvazione della pratica edilizia”. La tangente richiesta era pari a 500mila euro poi rivista a 300mila euro, formalizzata nei successivi incontri tra l’imprenditore e l’allora componente di maggioranza del consiglio comunale Salvatore Papaccio, condannato a tre anni, con l’applicazione dell’indulto, e oggi è ancora consigliere. L’imprenditore si rifiutò di pagare denunciando tutto ai carabinieri. Il primo cittadino è stato condannato a 4 anni per tentata concussione, tre anni condonati grazie all’indulto e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. La condanna del tribunale di Nola è arrivata nel marzo 2011. Il partito, l’Udc, ha sospeso Romano solo nel luglio scorso.

Alessandro Sallusti resta ai domiciliari. Lo ha deciso il giudice della Sorveglianza di Milano, Guido Brambilla, che ha respinto l’istanza presentata sabato scorso con la quale la difesa del giornalista chiedeva che scontasse la sua pena a 14 mesi di detenzione in carcere. Il direttore de Il Giornale, condannato per diffamazione, aveva dichiarato di volere andare in prigione. Una sfida nei confronti dei magistrati che, a suo dire, avrebbero dovuto comprendere che un giornalista non può finire in carcere per quel reato. L’impegno della politica per evitarglielo aveva prodotto una riforma della legge sulla diffamazione che prevedeva la privazione della libertà per i soli cronisti salvando i direttori, ma dopo le proteste della Fnsi – con sciopero indetto e poi sospeso – il testo è stato definitivamente affossato in Senato

Il cosiddetto “caso Sallusti” ovvero l’ imperativo categorico “salvate il soldato Sallusti” sarebbe l’emergenza che si vive “al vertice delle istituzioni” mentre le grandi testate nazionali come le Tv pubbliche e commerciali ci aggiornano ad horas degli appelli a Napolitano

Il presidente della Repubblica che descrivono molto determinato a “risolvere” in breve tempo e con “qualsiasi mezzo” il caso di un condannato con sentenza definitiva che sta scontando la sua pena ai domiciliari ha fatto sapere tramite il suo portavoce Pasquale Cascella che “sta esaminando ogni aspetto della vicenda e considera tutte le ipotesi del caso”.

La conferenza stampa integrale del direttore del Giornale Alessandro Sallusti, condannato a 14 mesi di carcere per diffamazione. Pena che dovrà scontare ai domiciliari, ma Sallusti non ci sta: “O vado in carcere oppure continuo a lavorare e fare il direttore”.


pubblicato da Libero Quotidiano

Sallusti, no ai domiciliari: il video integrale della conferenza stampa

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Sulla vicenda Antonveneta i giudici di Milano non erano competenti a decidere. Ecco perché deve essere annullata la sentenza di secondo grado che aveva condannato a varie pene l’ex Governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio (condannato a 2 anni e mezzo), agli ex vertici di Unipol Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti (1 anno e 8 mesi) e all’ex leader della Bpi, Gianpiero Fiorani (condannato a 1 anno), e all’imprenditore Luigi Zunino (condannato a 1 anno e 6 mesi).

Sciacallo di guerra, traditore degli interessi nazionali, disonore della Croazia. Così il giudice Ivan Turudic ha accompagnato la sentenza che ha condannato a dieci anni di carcere per corruzione e abuso di potere Ivo Sanader, primo ministro dal 2003 al 2009.

Il carcere resterà solo per il giornalista che verrà condannato per diffamazione. Il direttore, invece, sarà punito solo con una multa che va dai 5 ai 50 mila euro. Lo prevede un emendamento presentato al ddl diffamazione dal relatore e presidente della Commissione giustizia del Senato, Filippo Berselli

Il Tribunale vaticano ha condannato Claudio Sciarpelletti, tecnico informatico della Segreteria di Stato, a due mesi di reclusione per il reato di favoreggiamento. La vicenda riguarda l’inchiesta sulla fuga di documenti per cui è stato già condannato il maggiordomo del papa Paolo Gabriele. Il collegio presieduto da Giuseppe Dalla Torre ha determinato la pena in quattro mesi di reclusione, ridotta a due per le attenuanti generiche in virtù dello stato di servizio dell’imputato e della mancanza di precedenti penali. La pena inoltre è stata sospesa per un periodo di cinque anni. Sciarpelletti, al momento della lettura della sentenza, si è stretto alla moglie presente con lui in aula e non ha rilasciato commenti.

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