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Mario Monti torna a punzecchiare la politica e i governi che negli anni lo hanno preceduto, toccando questa volta il tema della disoccupazione. Intervistato da Euronews, il presidente del Consiglio ha chiarito che rispetto alla mancanza di lavoro, essa non dipende “dalla disciplina che si impone oggi”, ma piuttosto dal fatto che “prima che i vincoli europei diventassero più stringenti, i precedenti governi italiani non si sono neanche posti il problema del disavanzo pubblico”. Poi ha spiegato il perché, affermando che oggi il problema “non è la ‘cattiveria’ di Bruxelles, ma gli eccessi di classi politiche che hanno ricercato nell’immediato il consenso per le successive elezioni e non per le successive generazioni”. 

La Biancofiore non è certo una che le manda a dire. E con i colonnelli l’amazzone del Pdl non si trattiene: “Di guai ne hanno già fatti molti, distruggendo il consenso di un partito che Berlusconi ha portato e lasciato al 40 per cento. Ora i colonnelli, il cui operato nelle loro azioni di governo parla da solo, si consegnino al pudore del silenzio”.

Michaela Biancofiore, coordinatrice del Pdl in Trentino, rincara la dose: “Dire che Berlusconi sbaglierebbe, che è passata un’epoca, conferma che si sono oramai imborghesiti e sono pertanto troppo distanti dalla pancia e dal cuore dei nostri elettori. A Berlusconi devono tutto, dalla visibilità alla singole vittorie personali. Ora basta. Se non lo condividono ne prendano le distanze, non utilizzino i suoi mezzi e il suo contenitore, si contino e vedremo chi ha il consenso degli elettori senza bisogno di scimmiottare le primarie partitiche della sinistra, cioè ha ragione Grillo, l’illusione data al popolo di decidere”. 

Il consenso “bulgaro” di cui godeva un anno fa (quando ottenne la fiducia alla Camera con la più vasta maggioranza mai ottenuta da un governo) è lontano. Lo spread ancora alle stelle e il diluvio di tasse stanno facendo piangere gli italiani. Due su tre non credono più a Mario Monti o lo odiano senza se e senza ma. Però, nello spezzettamento dei consensi di questa fase politica, il “partito del Prof” potrebbe giocarsi la vittoria alle politiche. A dirlo è un sondaggio condotto da Ispo per il Corriere della Sera, secondo il quale il 4% degli intervistati voterebbe “sicuramente” una “forza politica che si ispiri all’azione di governo condotta sin qui da Monti”. L’8% la prenderebbe “molto in considerazione”, il 23% la prenderebbe “abbastanza in considerazione”. Il totale fa 35%. Che è quanto prenderebbe, sempre secondo alcuni sondaggi, il Pd se il candidato premier fosse Pierluigi Bersani. E che è la soglia alla quale punterebbe Silvio Berlusconi affiancando una sua lista al Pdl.

Una rubrica di 2400 battute su Grillo e la sua guerra contro le televisioni ha provocato una pioggia di reazioni che mai avrei immaginato: alcune amichevoli, altre da meditare, altre più
superficiali e altre ostili. Ma tutte accettabili in nome di una sana dialettica. Sento quindi il dovere (e anche il piacere) di chiarire alcuni punti.

Primo. Immaginare di fare a meno ‘della televisione’ in quanto covo esclusivo di gentaglia, esibizionisti, servi, giornalisti prezzolati, falsari, padroni del vapore è un atteggiamento da una parte infantile e, dall’altra, pericoloso. Ma, soprattutto, è ingenuo. Forse qualche seguace del movimento “5 Stelle” può seriamente pensare che – vinte le elezioni – si possano occupare le sedi di Rai e Mediaset, svuotarle e buttare le chiavi, tanto la tv è un orpello dannoso, non paragonabile con le verdi praterie del web, luogo magico della democrazia avanzata? E’ una prospettiva che richiama alla mente tempi passati e molto oscuri.

 

Il Comitato di Matteo Renzi ha chiesto al garante della Privacy di esprimersi sull’opportunità di prevedere una registrazione online alle primarie di centrosinistra. “Allo scopo di consentire agli elettori che vogliamo partecipare alle primarie di avere il tempo di comprendere adeguatamente” l’informativa sulla privacy ed “esprimere un consenso adeguatamente informato” si sottolinea al garante “l’opportunità che si prevedano anche forme di registrazione, sottoscrizione dell’appello ed espressione dei consensi richiesti in modalità elettronica.

Il regolamento, ricordano gli avvocati Giacomo Bei e Alberto Bianchi, prevede la sottoscrizione di un appello pubblico in sostegno della coalizione di centrosinistra, “il rilascio di una dichiarazione di riconoscersi nella Carta di intenti” e “l’iscrizione del proprio nome nell’Albo” degli elettori. La norma però non è chiara secondo i legali del Comitato.   “Ci si può chiedere se la sottoscrizione dell’appello pubblico comporti o meno la diffusione dei nomi dei sottoscrittori e in che forme questo possa avvenire”, si spiega. E lo stesso vale per l’albo degli elettori.   “Questa intrinseca ambiguità del regolamento è gravemente censurabile”, assicurano gli avvocati, “ma ancor più grave è il rischio (che pare davvero attuale) che tanto la sottoscrizione dell’appello pubblico quando l’accettazione dell’inserimento del proprio nome nell’Albo” siano “finalizzati anche alla pubblicazione o comunque alla diffusione dei dati stessi”. Quattro i motivi addotti dai legali per chiedere l’intervento “urgente” del garante: violazione di una libertà fondamentale, violazione del principio di necessità e proporzionalità, eccedenza del consenso al trattamento dei dati rispetto alle finalità, violazione delle norme sul consenso informato.Quattro i motivi addotti dai legali per chiedere l’intervento “urgente” del garante: violazione di una libertà fondamentale, violazione del principio di necessità e proporzionalità, eccedenza del consenso al trattamento dei dati rispetto alle finalità, violazione delle norme sul consenso informato.

 

“Per unire il centrodestra Silvio Berlusconi è pronto a non ricandidarsi. Per non consegnare l’Italia alla sinistra occorre un gesto di visione e generosità degli altri protagonisti del centrodestra” Così il segretario del Pdl Angelino Alfano è intervenuto raggiungendo Pier Ferdinando Casini ed Enrico Letta alla presentazione del nuovo libro di Ferdinando Adornato.

“Abbiamo il compito di ricostruire il centrodestra italiano”, ha detto il segretario del Pdl. “Se ne avremo le forze, la sinistra non andrà al governo e avremo uno Stato più leggero e meno tasse – ha assicurato – con la sinistra al governo avremo uno Stato più pesante e più tasse”. Ma al di là delle affermazioni sul centrosinistra, le parole del segretario del Pdl sembrano sancire la fine del dominio politico di Berlusconi sul centrodestra. Non più padre e padrone del partito, l’ex presidente del Consiglio sembra essere diventato l’ostacolo – in primis verso l’Udc di Cesa e Casini – per ricostruire una casa comune del centrodestra.

Un anno fa veniva accolto coi pomodori, oggi fanno la fila per ascoltarlo. Oscar Giannino, comunque la si pensi, è un fenomeno da non sottovalutare. L’offerta politica oggi sul piatto, è chiaro, prevede l’armamentario dei vecchi partiti da una parte e una grande area anticasta dall’altra. Si è aperto in mezzo lo spazio per un nuova forza liberista capace di risorgere dal ventennio berlusconiano. Prova a riempirlo a modo suo Giannino, diversamente rottamatore, forse il più lucido e smaliziato interprete del disagio che ha trascinato il ceto medio professionale e gli imprenditori verso l’antipolitica. Lo ha fatto partendo da un manifesto “Per fermare il declino” che ha arruolato economisti di primo piano (tra gli altri Luigi Zingales, Alessandro De Nicola e Michele Boldrin) e ha tutto il sapore del programma politico di un partito anti-tasse.

Per le pratiche sessuali “estreme” il consenso dato dal partner, all’inizio della relazione, a vivere il rapporto erotico sentimentale in base al canone vittima-carnefice, non ha durata illimitata e valida una volta per tutte. “Ripensamenti” possono avvenire in qualunque momento e, in tale caso, il sesso “particolare” deve essere subito interrotto. Lo sottolinea la Cassazione affrontando una vicenda che quasi richiama il bestseller Cinquanta sfumature di grigio.

I giudici  supremi avvertono che nel caso in cui il partner, nonostante il dissenso dell’altro, continui nelle modalità non gradite, allora si configura lo stupro. Ipotesi che sussiste anche se la vittima, dopo aver subìto, accetta poi liberamente altri rapporti con il carnefice.

Ilfattoquotidiano.it aveva già incontrato Gavin Poynter, professore emerito di scienze sociali alla University of East London e capo del centro studi LERI (London East Research Institute), in occasione della possibile candidatura di Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2020. Allora ci aveva illustrato i suoi studi sull’eredità olimpica, giungendo a dimostrare come nella cosiddetta quinta fase delle Olimpiadi moderne – quando i Giochi diventano “un vero e proprio business che, coinvolgendo in egual misura fondi pubblici e privati, comincia a generare corruzione” – da Barcellona ’92 in poi le Olimpiadi sono state un salasso economico e sociale per tutti i paesi che le hanno ospitate. Il nuovo incontro, per discutere delle Olimpiadi di Londra 2012 e le ripercussioni sul tessuto sociale della capitale britannica, non può che ripartire da lì.

Una turista di 22 anni viene trovata rannicchiata a terra vicino alla Stazione Termini, ha un’emorragia e viene ricoverata in gravi condizioni nel reparto di ginecologia del Policlinico di Roma.

I  medici che la visitano sospettano uno stupro ma nelle prime ore la stessa donna dichiara di avere avuto un rapporto sessuale consenziente. Il giorno seguente una psicologa la ascolta e  conclude che lo stupro sia avvenuto e che la ragazza neghi per la vergogna e l’attenzione suscitata nei media.

Questa è la storia accaduta a Roma mercoledì, poi ci sono i modi per raccontarla.

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