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La Puglia taglia ma non troppo. Solo venerdì scorso, infatti, la Regione aveva approvato un disegno di legge sulla riduzione dei costi della politica che prevedeva, tra le altre cose, una sforbiciata agli stipendi dei membri del Consiglio, l’abolizione di vitalizi e assegni di fine mandato e la revoca di ogni compenso ai condannati in via definitiva. “Un risparmio complessivo di 4 milioni e 800 mila euro all’anno”, aveva annunciato con soddisfazione il presidente del Consiglio Regionale, Onofrio Introna. Ora, però, arriva la denuncia di alcuni attivisti del Movimento 5 Stelle: “E’ solo fumo negli occhi: hanno fatto il minimo indispensabile per ottemperare alle direttive del Governo. E così hanno evitato i tagli più consistenti che chiedevamo noi e migliaia di cittadini pugliesi”.

Non sarà certo la sforbiciata del secolo, ma è l’ennesimo provvedimento degli ultimi mesi con cui la Regione Puglia riduce i costi della politica. Stipendi tagliati, vitalizi ridotti e dimezzamento dei fondi assegnati al funzionamento dei gruppi parlamentari. Queste tre, in estrema sintesi, le misure disposte dalla legge approvata dal consiglio regionale.

“Il risparmio complessivo – afferma il presidente dell’assemblea Onofrio Introna – ammonta a 4.803.858 di euro annuali”. In pratica un semplice consigliere, senza particolari cariche né nel gruppo né nelle commissioni, percepirà da ora in poi uno stipendio lordo di 11.100 euro mensili. Di questa cifra, però, solo la parte che costituisce l’indennità di carica e di funzione sarà soggetti all’imposizione, mentre quella recante la voce “rimborso spese esercizio mandato” è di fatto esentasse. Presidenti di giunta e di consiglio, invece, si vedranno riconosciuti 13.800 euro mensili, con la stessa cifra dei consiglieri non soggetta ad Irpef.

Oltre il metodo Fiorito. Avrebbero potuto dare lezioni di peculato al consigliere regionale della Regione Lazio il presidente, gli assessori e i consiglieri della Provincia di Vibo Valentia, che insieme a due funzionari, hanno travalicato la banale, quanto diffusa e illegale, spartizione di fondi. Questi eletti del popolo calabrese sono riusciti a distribuire 100 mila euro a tutti i gruppi consiliari. Peccato che i soldi presi non fossero i classici rimborsi elettorali, ma fossero stati rubati da altre voci di bilancio. Compresa quella delle spese antiracket. 

Da oggi 178.283 voti, pari al 6,23% dell’elettorato campano di un paio di anni fa, sono orfani di rappresentanza politica. Erano i voti dell’Italia dei Valori alle ultime elezioni regionali campane. Erano i voti della lista di Antonio Di Pietro. Nel quadro di disfacimento nazionale del partito dell’ex pm di Mani Pulite, spicca il caso Campania. Dove il gruppo consiliare regionale Idv non c’è più. Si è estinto per abbandono di tutti e quattro i consiglieri.

Dopo settimane di polemiche, Federica Salsi, il consigliere comunale di Bologna rimproverata per la sua partecipazione a Ballarò, decide d’intervenire sull’ultimo capitolo della bufera scatenatasi nel Movimento 5 stelle: la pubblicazione sul blog di Grillo di un video, in cui i suoi colleghi, Massimo Bugani e Marco Piazza, illustrano l’attività portata avanti in Comune, senza mai citarla. E lo fa rivelando ai microfoni di Tgcom24 ciò che è emerso dall’assemblea a porte chiuse, convocata dai militanti in tutta fretta lunedì scorso: “Sembra che siano stati Grillo e Casaleggio a chiedere un video di resoconto del nostro lavoro, ma senza di me”.

“Mentre Renzi cerca di far sognare l’Italia, Firenze sta vivendo un vero e proprio incubo e a dir questo non è il Pdl, ma i numeri del bilancio del nostro Comune”. Emanuele Roselli, Stefano Alessandri e Jacopo Cellai, consiglieri di centrodestra del capoluogo toscano, attaccano il sindaco dopo l’audizione in commissione Bilancio che ha stabilito un taglio degli investimenti di 73,7 milioni di euro, come riporta anche il sito di Palazzo Vecchio. La ‘mannaia’ si abbatterà su scuola, cultura, strade e ambiente. Il colpo, durissimo, è stato inferto oggi pomeriggio durante la presentazione in Commissione Bilancio della delibera di assestamento del consuntivo 2012. L’atto, passato al vaglio dei consiglieri e che sarà votato lunedì, ha scosso tutti. Compreso l’assessore Alessandro Petretto che l’ha illustrato, e che non ha esitato a definirlo uno “tsunami”, attribuendo però la responsabilità della situazione allo stravolgente andamento della finanza pubblica.

Dimissioni”, urlano i cittadini dentro e fuori dall’aula consiliare. Ma alla fine i consiglieri del Pdl rinnovano compatti la loro fiducia al sindaco, attualmente agli arresti domiciliari per un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano su ‘ndrangheta e politica. Succede a Sedriano, nell’hinterland di Milano, dove il sindaco pidiellino Alfredo Celeste si trova agli arresti domiciliari dal 10 ottobre, in seguito all’operazione che ha portato all’arresto dell’assessore regionale lombardo Domenico Zambetti, accusato di aver comprato voti dalla ‘ndrangheta.

Sono due i consiglieri provinciali di Cosenza del Pd arrestati stamani in un’operazione antimafia condotta dalla Procura di Catanzaro. Umberto Bernaudo, 62 anni, già sindaco di Rende (Cs), e Pietro Ruffolo, 63 anni, ex assessore ai Lavori Pubblici per lo stesso comune, sono accusati di aver usato una coop di servizi comunali per raccogliere voti in ambienti ‘ndranghetisti in concorso con il boss Michele Di Puppo. I due esponenti democratici, in vista delle elezioni provinciali del 2009, avrebbero sfruttato, secondo la Procura di Catanzaro, i finanziamenti alla cooperativa Rende 2000 per acquistare voti: per questo vengono loro contestati i reati di corruzione e corruzione elettorale, mentre è stata esclusa l’aggravante delle modalità mafiose. Bernaudo e Ruffolo, per i quali sono stati disposti gli arresti domiciliai, erano già indagati per concorso esterno in associazione mafiosa, corruzione e voto di scambio. Il terzo provvedimento di arresto è stato notificato in carcere al boss Di Puppo.

Il Tar del Lazio è stato chiaro: l’agonia della Regione Lazio deve finire entro l’anno e Renata Polverini dovrà mollare la poltrona da governatore che continua ad occupare nonostante abbia dato le dimissioni. Ha cinque giorni di tempo l’ex governatrice per decidere la data delle nuove elezioni regionali, altrimenti interverrà il Viminale. Ma l’ex sindacalista non ci pensa proprio. Non vuole schiodare e invece di attenersi alla sentenza del Tribunale amministrativo, chiamato in causa dal Movimento Difesa del Cittadino, che le ha imposto ieri di andare al voto entro 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio, cioè entro il 28 dicembre, ricorre al Consiglio di Stato. La Polverini insiste sulla sua linea, ovvero election day regionale e taglio dei consiglieri da 70 a 50. “Devo rispettare lo Statuto della mia Regione”, spiega. Per il Tar, comunque, sia il riordino delle province sia “la mancata riduzione dei consiglieri” non sono motivi validi per ritardare le urne. Ecco perchè ora, per i magistrati, Polverini deve fissare la data “entro il più breve termine tecnicamente compatibile”. I 45 giorni di campagna elettorale sono intoccabili e se l’ex governatore non si esprimesse entro questa settimana, il ministro dell’Interno Annamaria Cancellieri (o un suo delegato) nominata commissario e si andrebbe a votare con il cotechino e le lenticchie sullo stomaco.

Prima di seguire Massimo Donadi e Nello Formisano nell’avventura dei “Moderati e riformisti per il centrosinistra”, i consiglieri regionali di Italia dei Valori ci penseranno non una o due volte, ma centomila volte. Perché il rischio è per l’appunto quello di pagare 100mila euro. Di penale. Una cifra consistente, conseguenza della ‘polizza antivoltagabbana’ che Antonio Di Pietro elaborò nel 2010 per difendersi dal pericolo di imbarcare nuovi Sergio De Gregorio nel suo partito e tamponare il fenomeno dei cambi di casacca. Un documento riservato e sconosciuto al pubblico, che il fattoquotidiano.it è in grado di mostrare. L’ex pm di Mani Pulite lo fece firmare a tutti i candidati ai consigli regionali dello stivale. Tre pagine dal titolo inequivocabile: “Promessa di pagamento”. Da firmare obbligatoriamente per ottenere il posto in lista Idv e riassumibile così: una volta eletto e superstipendiato, il consigliere regionale dipietrista deve corrispondere al partito 1500 euro al mese, che salgono a 3500 se non rinnovi la tessera Idv, lasci il gruppo consiliare e aderisci al gruppo di un altro partito. Il contrattino indica l’Iban da utilizzare per bonificare gli importi entro i primi cinque giorni del mese: corrisponde a un conto corrente presso la sede di Bergamo del Credito Bergamasco spa. E’ il conto della tesoreria nazionale di Idv.

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