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Consiglio

Seguire il percorso dei soldi spesi dai partiti in Calabria. È questo l’obiettivo del blitz della guardia di finanza di Reggio che su disposizione della Procura si è presentata a Palazzo Campanella, sede del consiglio regionale, per acquisire tutta la documentazione delle spese, dal 2010 ad oggi, dei diversi gruppi politici. Rimborsi chilometrici, costi di rappresentanza, stipendi di ogni singolo consigliere regionale della Calabria. L’operazione delle fiamme gialle è scattata alle 9 e ha toccato anche Palazzo Foti, sede della Provincia di Reggio Calabria.

Non lascia, ma raddoppia. Già condannato per tentata concussione resta al suo posto e ora rischia una nuova condanna per abuso d’ufficio. Il record è di Angelo Antonio Romano, sindaco di Brusciano, comune in provincia di Napoli, detto core ‘e mamma.

La tentata concussione viene commessa tra fine 2003 e marzo 2004. Tutto inizia con un incontro nel quale, secondo i giudici di primo grado, Romano, allora già sindaco, chiese all’imprenditore Angelo Perrotta soldi “prospettando la mancata approvazione della pratica edilizia”. La tangente richiesta era pari a 500mila euro poi rivista a 300mila euro, formalizzata nei successivi incontri tra l’imprenditore e l’allora componente di maggioranza del consiglio comunale Salvatore Papaccio, condannato a tre anni, con l’applicazione dell’indulto, e oggi è ancora consigliere. L’imprenditore si rifiutò di pagare denunciando tutto ai carabinieri. Il primo cittadino è stato condannato a 4 anni per tentata concussione, tre anni condonati grazie all’indulto e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. La condanna del tribunale di Nola è arrivata nel marzo 2011. Il partito, l’Udc, ha sospeso Romano solo nel luglio scorso.

Non sarà certo la sforbiciata del secolo, ma è l’ennesimo provvedimento degli ultimi mesi con cui la Regione Puglia riduce i costi della politica. Stipendi tagliati, vitalizi ridotti e dimezzamento dei fondi assegnati al funzionamento dei gruppi parlamentari. Queste tre, in estrema sintesi, le misure disposte dalla legge approvata dal consiglio regionale.

“Il risparmio complessivo – afferma il presidente dell’assemblea Onofrio Introna – ammonta a 4.803.858 di euro annuali”. In pratica un semplice consigliere, senza particolari cariche né nel gruppo né nelle commissioni, percepirà da ora in poi uno stipendio lordo di 11.100 euro mensili. Di questa cifra, però, solo la parte che costituisce l’indennità di carica e di funzione sarà soggetti all’imposizione, mentre quella recante la voce “rimborso spese esercizio mandato” è di fatto esentasse. Presidenti di giunta e di consiglio, invece, si vedranno riconosciuti 13.800 euro mensili, con la stessa cifra dei consiglieri non soggetta ad Irpef.

 

Non bastasse il caos legge elettorale, il Pdl a pezzi, le primarie del centrosinistra, un’altra incognita arriva sulle elezioni politiche del 2013: il voto nel Lazio. Il Consiglio di Stato ha infatti respinto il ricorso effettuato dalla governatrice Renata Polverini contro la sentenza del Tar, che le imponeva di indire elezioni il prima possibile. sentenza che è stata confermata “nella parte in cui – si legge nella sentenza del Consiglio di Stato – si è accertato l’obbligo del presidente dimissionario della Regione Lazio di provvedere all’immediata indizione delle elezioni in modo da assicurare lo svolgimento entro il più breve termine tecnicamente compatibile con gli adempimenti procedimentali previsti dalla normativa vigente in materia di operazioni elettorali”. La legge elettorale regionale indica l’obbligo di indire le elezioni nei 90 giorni dallo scioglimento del Consiglio regionale. La data sarebbe quella del 28 dicembre, ma il periodo di vacanza potrebbe indurre a uno slittamento alla metà di gennaio. Cioè due mesi prima della data per la quale sarebbe stato fissato l’election day (regionali più politiche): il 10 marzo.

Scenario, quello che vederebbe il Lazio andare al voto prima delle politiche, che non solo vanificherebbe l’intento dell’election day (risparmiare denaro pubblico svolgendo le e votazioni in un solo giorno). Ma potrebbe appesantire ulteriormente il risultato del Pdl, se è vero che nel Lazio i vertici azzurri (a partire dal segretario Alfano) sono i primi ad attendersi una scoppola elettorale, dopo lo scandalo di Er Batman Fiorito e compagnia cantante dei mesi scorsi. Cantano vittoria quelli del Pd, che da un probabile successo nel Lazio troverebbero ulteriore slancio per le successive elezioni politiche.

 

In tutto il mondo il 25 novembre si celebra la giornata contro la violenza sulle donne. A Palermo e nel resto della Sicilia è prevista un’intera settimana di eventi, organizzata in primis dal Coordinamento Antiviolenza 21 luglio. “E’ necessaria una presa di coscienza del fenomeno della violenza contro le donne, diventato strutturale e alquanto diffuso, ormai, nella società – commenta Titti Carrano, presidente di Dire (Donne in Rete contro la violenza, che coordina e gestisce decine di centri antiviolenza) – Anche se non è emergenza c’è il problema della matrice culturale che necessita di azioni coniugate ad una prospettiva di genere. La violenza è un problema oggi perché è problematica la relazione fra i sessi”. Tra le iniziative principali la discussione in consiglio comunale a Palermo su una mozione contro il femminicidio e la prima nazionale del progetto teatrale di Serena Dandini.

Parma si prepara ad essere invasa dal cemento. La decisione l’ha presa il sindaco Federico Pizzarotti. Uno che si è fatto eleggere con il movimento 5 stelle perchè era contro la speculazione edilizia, perchè era contro la deturpazione dell’ambiente. E invece in consiglio comunale fa tutt’altro.” Basta al consumo del suolo. Piuttosto ripartiamo da quello che Parma ha già a disposizione”, aveva detto in campagna elettorale. Ora il sindaco ha dato il via libera di un progetto che prevede la realizzazione di residenze pubbliche e private in un’area da quasi 11mila metri quadrati in via Budellungo. Una strada non proprio nel cuore di Parma, ma dove diversi anni fa sono stati rinvenuti dei reperti archeologici risalenti al VII d.C. Insomma Pizzarotti predica bene e razzola male. Il primo sindaco grillino a quanto pare non sembra proprio un alternativo della politica. Anzi sembra proprio essersi calato nei panni del sindaco navigato. Che dice sì ai costruttori. Il progetto è stato votato in consiglio comunale e per la prima volta il movimento 5 stelle parmigiano si è spaccato. Di solito votano tutti compatti. Stavolta c’è stato un astenuto. Fabrizio Saviani non è riuscito ad ingoiare il boccone amarissimo come i suoi compagni, ritenendolo “inadeguato” tanto da scegliere di non votare. “Meglio agire in coerenza con le proprie idee” ha poi confermato. E l’opposizione ha fatto la voce grossa con Pizzarotti. Dal Pd parmigiano arrivano accuse pesanti: “La gente vi ha votato per altre ragioni. È l’ennesima volta che li tradite”. Se Pizzarotti è stato il primo caso di un grillino al comando, bisogna tenerlo d’occhio per capire cosa ne sarà del movimento. perchè chi fa antipolitica poi sarà il primo a fare politica. E male.

Il consigliere Fabrizio Biolè, estromesso da Beppe Grillo, lascia nel consiglio regionale del Piemonte il gruppo del Movimento 5 Stelle e confluisce da oggi nel Gruppo Misto. E’ l’ultimo atto formale di una rottura creatasi dopo che il leader del movimento aveva deciso di allontanarlo il 6 novembre scorso per essere stato criticato da Biolé sulle sue esternazioni sulla consigliera bolognese Federica Salsi. La decisione è stata formalizzata dall’Ufficio di Presidenza del Consiglio e comunicata all’aula dal presidente Valerio Cattaneo in apertura della seduta di oggi.

A vederli seduti in consiglio comunale, ancora fianco a fianco come ai vecchi tempi, si può quasi credere che stia tornando il sereno sul Movimento 5 stelle di Bologna. E invece, dopo quell’apparizione a Ballarò, la stoccata di Beppe Grillo sul punto G e tutti i litigi e le polemiche che ne sono seguiti, tra i tre consiglieri di Bologna, Federica Salsi, e i fedelissimi Massimo Bugani e Marco Piazza rimane il gelo. A poco è servita l’assemblea della settimana scorsa, dove la base aveva simbolicamente promosso Salsi concedendole un lungo applauso, e dove Bugani aveva lanciato segnali di pace, auspicando l’avvio di un “percorso di riconciliazione”. La situazione è ancora “molto complicata”, ammette Salsi, che sembra comunque intenzionata a non abbandonare il suo incarico, e ad andare avanti per la sua strada:“Si può continuare a lavorare anche senza essere amici”.

C’è stato anche il tema delle elezioni sul tavolo del Consiglio dei ministri. Il governo ha affrontato il nodo dell‘election day ma, com’era atteso, non è stata presa nessuna decisione. Il premier Mario Monti, riferiscono fonti ministeriali, ha riferito delle consultazioni avute con il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e partiti, sottolineando che il governo dovrà ora attendere l’esito dei colloqui con le forze politiche. Il ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri, commentando la decisione del Consiglio di Stato, ha ricordato come ora il governo abbia maggiori margini di manovra a maggiori margini di manovra al governo, che ora avrà più tempo per eventuali modifiche alle decisioni prese in merito al voto regionale (Lombardia, Molise e Lazio). 

Dimissioni”, urlano i cittadini dentro e fuori dall’aula consiliare. Ma alla fine i consiglieri del Pdl rinnovano compatti la loro fiducia al sindaco, attualmente agli arresti domiciliari per un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Milano su ‘ndrangheta e politica. Succede a Sedriano, nell’hinterland di Milano, dove il sindaco pidiellino Alfredo Celeste si trova agli arresti domiciliari dal 10 ottobre, in seguito all’operazione che ha portato all’arresto dell’assessore regionale lombardo Domenico Zambetti, accusato di aver comprato voti dalla ‘ndrangheta.

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