Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

corsa

Blitz del fondo Clessidra: sul tavolo 300 milioni, poi abbassa l’offerta. In corsa anche Cairo Communication, ma solo per le Tv (foto: Tg La7 condotto da Mentana). Le propoposte di Discovery e H3g giudicate invece poco interessanti. Tarek Ben Ammar resta della partita.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Fondo scende in campo per aggiudicarsi TI Media

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Un emendamento ad hoc per fermare la corsa del Movimento 5 Stelle verso il Parlamento. A scriverlo è Beppe Grillo che sul suo blog dedica un post alla norma bipartisan che richiede alle forze politiche di depositare anche lo statuto oltre al simbolo. Un testo che secondo il comico è stato scritto apposta per ostacolare i 5 Stelle, da sempre dotati di un ‘non statuto’. 

Il fondo Clessidra mette sul tavolo 300 milioni, poi abbassa l’offerta. In corsa anche Cairo Communication, ma solo per le tv. Le propoposte di Discovery e H3g sarebbero invece considerate poco interessanti.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Fondo scende in campo per aggiudicarsi Telecom Italia Media

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Travolte dai debiti, a un passo dal tracollo. Nella corsa contro il tempo per evitare il default, il rischio è di svendere il patrimonio pubblico locale. Nelle foto, il sindaco torinese Piero Fassino e il presidente della Provincia lombarda Guido Podestà.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Provincia Milano e Torino rischiano il commissariamento

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

 

di Maurizio Belpietro

In Italia le primarie sono state quasi sempre una farsa. Del sistema americano hanno copiato fino a ieri il peggio, al punto che prima ancora di iniziarle già si sapeva chi le avrebbe vinte e il problema era semmai stabilire se il successo sarebbe stato  sancito dal settanta o dall’ottanta per cento dei consensi. Accadde così nel 2006, quando la coalizione di sinistra scelse Prodi. Al nastro di partenza erano in sette e tra questi c’erano nomi grossi come Di Pietro o Bertinotti, ma, a prescindere dai concorrenti,  l’apparato aveva già deciso di farsi rappresentare da Romano Prodi, il quale vinse in scioltezza, con il 74 per cento. Stessa recita nel 2007, quando toccò a Veltroni: a correre erano in sei, ma l’ex sindaco di Roma era avanti a tutti gli altri prima ancora di cominciare. Risultato: fece meglio di Mortadella, vincendo con il 75 per cento. Roba da Bulgaria. Qualche brivido ci fu due anni dopo, quando l’unico comunista che entrò nel Pci per cambiarlo fu costretto alle dimissioni a causa  dell’ennesima sconfitta. Per il suo posto si sfidarono Franceschini e Bersani, ma la lotta fu impari e l’attuale segretario sbaragliò l’avversario. Più che una corsa per la nomination, come è in America, quella della sinistra era dunque una  corsa di nominati, di gente cioè sicura di vincere anche a conteggio dei voti non ancora iniziato. 

Ciò detto, quelle che si tengono domani per scegliere il candidato del centrosinistra per Palazzo Chigi, sono per la prima volta una competizione vera. Bersani è dato avanti di parecchi punti rispetto a Renzi ed è probabile che alla fine batta il sindaco di Firenze. Però, rispetto al passato, la corsa non è truccata e i candidati  si sono battuti davvero, sfidandosi sul piano delle idee e tirandosi delle botte vere. In queste settimane abbiamo assistito a un duello senza esclusione di colpi, alcuni dei quali tirati sotto la cintura. Renzi ha puntato tutte le sue carte sulla rottamazione della classe dirigente del partito, riprendendo le critiche che a sinistra fanno  da anni ai loro leader (Ricordate Nanni Moretti che sale sul palco di piazza Navona e arringa la folla rossa dicendo che con questi capi non avrebbe vinto mai?), e nelle ultime settimane ha tirato botte da orbi. Contro D’Alema, contro la Bindi e contro lo stesso Bersani. L’ultima è di giovedì, a pochi giorni dal voto, quando alla radio ha accusato il segretario di godere di tre vitalizi. Il numero uno del Pd per la verità non si è tirato indietro e con la sua aria da  smacchiatore di giaguari ha appiccicato sulle spalle del sindaco di Firenze l’etichetta di rappresentante dei poteri forti, amico di evasori e furbi. Magari di programmi, cioè di quel che questi due una volta al governo farebbero, non si è detto molto. Tuttavia dai botta e risposta che si sono scambiati si è capito che se vince Renzi il centrosinistra sarà più centro e meno sinistra, se vince Bersani la sinistra peserà di più e Vendola pure. Tutto questo per dire che alla fine, dopo anni di finte primarie, finalmente abbiamo qualcosa che somiglia a quelle vere e, a prescindere dal vincitore, il confronto c’è stato e anche aspro. 

Purtroppo la stessa cosa non si può dire del centrodestra che si avvia al confronto in ordine sparso, un po’ come fece il centrosinistra la sua prima volta. Invece di imparare dagli errori fatti dagli avversari ed evitare di ripeterli, in via del Plebiscito stanno mettendo in piedi una corsa senza ostacoli, dove tutto è scontato, anche la vittoria. Se le primarie non si aprono, se non sono una sfida vera,  dove si confrontano idee di partito e di guida del Paese diverse, il duello per stabilire chi candidare a Palazzo Chigi è inutile. Meglio non farlo, meglio risparmiare la spesa e la delusione di una competizione dove si sa che nessuno è in grado di trionfare.  Se poi, come temiamo, le primarie sono l’occasione non per trovare un leader cui affidare il compito di vincere le elezioni, ma per dividersi ancor di più e organizzare una secessione, allora c’è davvero da chiedersi a cosa servono.

Silvio Berlusconi in quasi vent’anni di storia politica ha avuto il merito di portare innovazione in un ambiente chiuso di parrucconi. La politica con lui è diventata comprensibile pure ai non addetti ai lavori, i quali non a caso hanno ricambiato il Cavaliere con milioni di consensi. Oggi però il fondatore di Forza Italia e poi del Pdl deve stare attento a non commettere l’errore di distruggere ciò che ha fondato, liquidando la storia del suo partito in una sfida priva di senso e in una separazione delle forze che avrebbe un solo risultato: consegnare l’Italia alla sinistra. Riuscire a dare un futuro a quella che è l’area politica di maggioranza nel Paese non è semplice. Tuttavia è questo l’obiettivo che deve porsi Berlusconi ed è il più complicato, perché per la prima volta dovrà guidare il partito senza esserne alla guida. Fare il capo senza assumerne il potere: compito improbo. Ma un leader si conferma tale nei momenti di difficoltà. E soprattutto se sa garantire la transizione.    

 

 

Ci sarà anche l’ex ministro Giulio Tremonti in corsa alle regionali e alle politiche. Ma smarcato dal Pdl, con la sua Lista Lavoro e Libertà (3L), il movimento che ha fondato e che andrà alle elezioni della Lombardia, del Lazio e del Molise, così come parteciperà alla corsa per la Camera dei Deputati ed il Senato della Repubblica. “In queste ore la macchina organizzativa è già in moto per selezionare candidati e per la raccolta delle firme necessarie per la presentazione delle liste”, fanno sapere da 3L che assicura di presentarsi “con qualsiasi legge elettorale”. 

Non è passato neanche un giorno dalla sconfitta contro la Juve. La reazione del  Chelsea è stata immediata: ha esonerato Roberto Di Matteo.  Pochi mesi fa ha vinto la Champions League, la prima nella storia del club, è ancora in corsa per gli ottavi di finali e in Premier League è terzo a quattro punti dalla capolista Manchester City. Eppure il Chelsea ha deciso di esonerare Roberto Di Matteo. L’annuncio del licenziamento del tecnico italiano è arrivato questa mattina con un comunicato stampa pubblicato sul sito del club.  

Licenziato  La netta sconfitta di ieri in casa della Juventus, in un importante scontro diretto per la qualificazione agli ottavi, è stata fatale a Di Matteo che il patron russo, Roman Abramovich, non ha mai particolarmente amato. “Le ultime prestazioni della squadra e i risultati non sono stati soddisfacenti e il proprietario e la dirigenza hanno ritenuto necessario un cambiamento per mantenere il club nella giusta direzione in un momento estremamente importante della stagione”, la motivazione del Chelsea che spiega di avere come obiettivo quello “di rimanere competitivo al massimo e in corsa su tutti i fronti”. Poi i canonici ringraziamenti per il tecnico “che ha guidato il nostro club a una storica vittoria di Champions League e alla settima Fa Cup. Non dimenticheremo mai il suo enorme contributo, Di Matteo ha fatto la storia di questo club e sarà sempre il benvenuto a Stamford Bridge”.   Di Matteo era subentrato lo scorso marzo a Villas Boas. Il Chelsea chiude spiegando che “a breve annuncerà il nome del nuovo allenatore”. Secondo la stampa inglese il grande favorito è Rafa Benitez, ex tecnico di Liverpool e Inter

Chi sarà lo spin doctor di Daniela Santachè nella corsa alle primaerie del centrodestra? Fabrizio Rondolino. Sarà che gli opposti si attraggono, che maturando si diventa sempre più moderati, che si avvicina l’apocalisse maya, ma la pasionaria azzurra, già sottosegretario del governo di Silvio Berlusconi nonché candidata premier per La Destra di Francesco Storace, ha chiesto la collaborazione a un giornalista notoriamente progressista. E Rondolino, vecchio dirigente della Gioventù Comunista, redattore de l’Unità prima, editorialista de la Stampa poi, direttore del sito Frontpage (fondato insieme all’eminenza prog Claudio Velardi), ha accettato.

O tempora, o mores – E quindi, il giornalista di sinistra rappresenterà la politica di destra (ma destra-destra, una che si è auto definita la “Marie Le Pen d’Italia”) alle riunioni del Popolo delle Libertà. Ma forse la notizia non dovrebbe stupire così tanto: la convergenza del giornalista verso colori più tenui del “rosso” era già cominciata nella primavera 2011, quando ha iniziato a collaborare con il Giornale.

La corsa dei prezzi dei titoli di stato americani ci dicono che gli investitori non credono nell’intesa tra Congresso e governo Obama. VIDEO: cosa temono di più i colossi quotati sullo S&P 500 e il consiglio agli investitori di Goldman Sachs. Occhio al balzo della volatilità, record in…

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Wall Street in rosso: allarme precipizio fiscale dai Treasuries

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

La corsa dei prezzi dei titoli di stato americani ci dicono che gli investitori non credono nell’intesa tra Congresso e governo Obama. GUARDA VIDEO: cosa temono di più i colossi quotati sullo S&P 500.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Wall Street: allarme precipizio fiscale dai Treasuries

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

Archivi