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L’autista del Trota ritirava soldi dalle casse della Lega, per coprire le spese personali di Renzo Bossi. Adesso si confessa e spiega come funzionava il sistema di prelievo dai fondi pubblici gestiti da Belsito. “Non ce la faccio più, non voglio continuare a passare soldi al figlio di Umberto Bossi in questo modo: è denaro contante che ritiro dalle casse della Lega a mio nome, sotto la mia responsabilità. Lui incassa e non fa una piega, se lo mette in tasca come fosse la cosa più naturale del mondo. Adesso basta, sono una persona onesta, a questo gioco non ci voglio più stare”. Inizia così l’intervista rilasciata a Oggi, in edicola martedì, dell’autista e bodyguard Alessandro Marmello. Per documentare le sue affermazioni ha anche realizzato una serie di video.

La verità dell’autista – Marmello spiega di aver lavorato come autista del Trota per tre mesi nel 2009. In quel periodo Renzo Bossi non aveva cariche ufficiali. Poi, dall’aprile 2011 Marmello è stato assunto dalla Lega, racconta, “con un contratto a tempo indeterminato emesso direttamente dalla Lega Nord Padania. E firmato dal tesoriere Belsito. Da quel momento avrei avuto disponibilità di denaro contante per le spese relative al mio servizio. Ogni volta che avevo bisogno di soldi per fare benzina, oppure pagare eventuali spese per la manutenzione dell’auto, ma anche per pagare il ristorante quando ci trovavamo fuori Milano, potevo andare direttamente all’ufficio cassa alla sede della Lega, in via Bellerio”. E come prendeva i soldi? “Dovevo semplicemente firmare un documento che non prevedeva giustificazioni particolari, un foglio bianco Questo mi permetteva di ritirare ogni volta un massimo di 1.000 euro. Anche più volte al mese. Il fatto è che questo denaro mi veniva dato come corrispettivo degli scontrini e delle ricevute che presentavo. E tra queste ricevute molte mi erano state date da Renzo per coprire sue spese personali”.

Soldi pubblici per pagare le spese di Renzo – Spiega ancora Marmello: “Poteva essere la farmacia, ristoranti, la benzina per la sua auto, spese varie, cose così. Insomma, quando avevo finito la scorta di denaro andavo in cassa, firmavo e ritiravo. Mi è capitato anche di dover fare il pieno di benzina pure per la sua auto privata. Il pieno in quei casi dovevo farlo con i soldi che prelevavo in cassa per le spese della vettura di servizio. La situazione stava diventando preoccupante e ho cominciato a chiedermi se davvero potevo usare il denaro della Lega per le spese personali di Renzo Bossi. L’ho fatto presente a Belsito, spiegandogli che avevo pensato addirittura di dimettermi. Lui non mi ha dato nessuna spiegazione chiara. Io stavo prelevando soldi che ufficialmente erano destinati alle spese per l’auto di servizio ed eventualmente per le mie esigenze di autista e invece mi trovavo a passarne una parte a lui, per fare fronte anche ai suoi bisogni personali”. “Erano spese testimoniate da scontrini che spesso non riguardavano il mio lavoro – racconta ancora Marmello nell’intervista a ‘Oggì – Non so se lui avesse diritto a quei soldi: tanti o pochi che fossero, perchè dovevo ritirarli io? Ho cominciato ad avere paura di poter essere coinvolto in conti e in faccende che non mi riguardavano, addirittura di sperpero di denaro pubblico, dal momento che i soldi che prelevavo erano quelli che ritengo fossero ufficialmente destinati al partito per fare politica. Soldi pubblici. Certamente, almeno credo, non spendibili per accontentare le spese personali di Renzo Bossi”.

“Non ce la faccio più, non voglio continuare a passare soldi al figlio di Umberto Bossi in questo modo: è denaro contante che ritiro dalle casse della Lega a mio nome, sotto la mia responsabilità. Lui incassa e non fa una piega, se lo mette in tasca come fosse la cosa più naturale del mondo. Adesso basta, sono una persona onesta, a questo gioco non ci voglio più stare”. Lo dichiara al settimanale Oggi (in edicola domani) Alessandro Marmello, autista e bodyguard di Renzo Bossi. Marmello, che ha documentato le sue affermazioni anche con una serie di video visibili da martedì sul sito del giornale, racconta la sua versione dei fatti in una lunga intervista. Parole che rendono ancora più complicata la situazione del “Trota” all’interno del partito.

Il mondo del calcio è sotto shock per i recenti sviluppi dell’inchiesta sul calcio scommesse. Secondo le ultime rivelazioni, nel campionato di serie A dello scorso anno potrebbero essere ben 4 le partite concluse regolarmente senza alcuna combine.

In diverse intercettazioni telefoniche ora al vaglio degli inquirenti, alcuni giocatori farebbero riferimento a partite del girone di ritorno commentandole esclusivamente da un punto di vista tecnico senza usare nomi in codice né alludendo a denaro.

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