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Il Partito Democratico ha scoperto di essere ancora in vita grazie a Matteo Renzi. Inutile negarlo. Senza il conflitto aperto dal sindaco di Firenze, l’interesse dei cittadini e del dibattito politico per le sorti del Pd era ridotto al nulla dei soliti battibecchi interni tra le mille correnti cattoliche, presunte atee, moderatamente agnostiche e decisamente disinteressate. Il chissenefrega di cui Renzi è stato portatore sano ha risvegliato gli animi, vitalizzato il dibattito, regalato uno sguardo più ampio in prospettiva futura. Nel partito, costringendo i rottamandi a preoccuparsi e quindi impegnarsi, negli elettori, risvegliati nel vedersi riconosciuto un potere decisionale concreto. Renzi ha scatenato un’onda da mercoledì da leoni che se avesse vinto sarebbe durata fino alle politiche. La vittoria di Pier Luigi Bersani ha calmato le acque sulle quali Rosy Bindi e affini sono corsi a porre le loro rassicuranti paperelle. Ma il mare è leggermente scosso e non è ancora tornato lo stagno piatto che era prima. I benefici dell’onda renziana, per quanto in calo, si vedranno sicuramente sabato 15 dicembre in Lombardia quando ci saranno le primarie per il candidato presidente della Regione tra Umberto Ambrosoli, Andrea Di Stefano e Alessandra Kustermann. Ma anche qui è il Pd a mostrarsi sconfitto e incapace di gestire il proprio potenziale.

Dalle 21,10 i tweet sul dibattito tra  Pier Luigi Bersani e Matteo Renzi, firmati da Peter GomezCaterina PerniconiGiampiero Calapà,Domenico Naso e dai lettori del Fatto quotidiano con l’hashtag  #csx2

 

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Il dibattito in tv per il centrosinistra è finito. Ma le polemiche sono solo cominciate. Tutti hanno giudicato su twitter la prestazione dei “Fantastici5” su twitter e qualcuno è andato oltre. “Vendola è stato viscido quanto la vasellina che usa”, firmato Andrea Di Pietro, consigliere comunale Pdl a Vigevano. Ed è subito polemica. Su twitter i follower non tardano a rispondere a Di Pietro e gli scrivono: “Sembri un vero esperto della vaselina di Vendola”. E il consigliere ha subito puntualizzato: “Fortunatamente non lo sono”. Ma ad attacacare l’incauto consigliere è stata la sezione ArciGay di Pavia chiedendone immeditamente le dimisioni dal consiglio comunale. Come giocarsi una poltrona con un tweet.

Ieri sera ho assistito al dibattito delle primarie del centrosinistra. Indubbiamente al livello comunicativo e telegenico la sfida è stata vinta da Renzi. L’immagine che ha comunicato era davvero vincente? Buca lo schermo, sintetico, efficace, ma in molti abbiamo avuto al sensazione di assistere quasi ad un provino televisivo.
 
Qual’è il confine tra una comunicazione efficace e una comunicazione autentica? eh sì, perché Renzi mi ha dato davvero davvero questa sensazione: tutto costruito, copione preparato minuziosamente, credo anche che abbia fatto le  prove con il  cronometro assieme al suo spin doctor Giorgio Gori. Renzi a mio avviso vince il premio per l’inautenticità. Come psicologa  ho avuto esperienza nella selezione del personale, ho fatto quindi molti colloqui, una delle cose che mi disturbava era vedere il candidato troppo proteso a dare buona impressione, anche la spocchia del primo della classe o dell’arrivista era una caratteristica che prendevo in considerazione. Voi mi direte che un leader deve avere per forza ambizione e carisma ma per lavorare con gli altri un politico non deve essere troppo narciso, non deve rubare la scena, non deve farsi sopraffare dalle sue ambizioni o dal suo ego o rischia di scegliere collaboratori mediocri, che non offuschino il suo mito personale.
 
Ne sa qualcosa Berlusconi, che si è circondato di inetti servili e forse ha capito la lezione anche Di Pietro che ha candidato gente come Maruccio o Scilipoti. L’egocentrismo al potere  contraddice quello che dovrebbe essere un vero portavoce. Un portavoce o leader non deve parlare per se stesso e non dovrebbe mirare al potere personale ma dare almeno l’impressione di avere degli ideali, dei contenuti condivisi e ulteriori rispetto al suo ego. 
 
L’impressione che ho è che anche Grillo voglia oscurare scientemente i suoi attivisti, impedendogli di diventare conosciuti andando in televisione. C’è da chiedersi se il suo intento sia nobile (non vuole che entrino nel tritacarne del personalismo o studiato, il proprietario sono io, non devi oscurare la mia figura). Una cosa è certa. La televisione è un’arma a doppio taglio: puoi essere efficace al livello comunicativo e risultare vincente ma questo non vuole assolutamente dire che tu sia il vettore delle informazioni o contenuti migliori. Berlusconi è stato il maestro della propaganda televisiva e tutti sappiamo come ha distrutto culturalmente il nostro paese. Una cosa buona in questo dibattito c’è stata: il teatrino del dileggio e il pollaio del litigio è stato evitato. Tutti i Big Five erano coscienti che il messaggio che doveva passare era: “nel centrosinistrasiamo sereni, ci vogliamo bene e comunque sia vincerà la democrazia”.

Chi ha vinto in questo dibattito è stato il politicamente corretto e da oggi in poi si inaugurerà un nuovo modo di parlare e comunicare la politica. Il bassissimo livello cui ci aveva ridotti il berlusconismo, con i suoi utili idioti nei talk show aizzati da pseudo giornalisti è stato superato, chi di dovere ne farà tesoro? Forse questa è stata una lezione anche per Grillo che dovrebbe accogliere il decalogo di consigli di Travaglio: è passato il momento della rottura con le parolacce e il dileggio. E’ arrivato il momento di costruire democrazia interna, dialogo, programma e confronto. Queste sono le parole chiave. La politica non deve diventare spettacolo e il confronto è necessario e non può essere limitato al web.

Confronto tra Bruno Tabacci, Laura Puppato, Matteo Renzi, Nichi Vendola e Pier Luigi Bersani. Scintille sul finanziamento pubblico ai partiti. Dibattito entra nel vivo con il tema delle tasse e della patrimoniale.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Candidati sinistra in TV: tutti contro Marchionne

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Confronto tra Bruno Tabacci, Laura Puppato, Matteo Renzi, Nichi Vendola e Pier Luigi Bersani. Scintille sul finanziamento pubblico ai partiti. Dibattito entra nel vivo con il tema delle tasse e patrimoniale…

pubblicato da Wallstreet Italia
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Candidati primarie centrosinistra si sfidano in Tv: tutti contro Marchionne

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Piccolo scivolone del moderatore durante il terzo e ultimo dibattito presidenziale tra Barack Obama e Mitt Romney. Bob Schieffer ha parlato di “cattura di Obama bin Laden“, confondendo il nome del presidente degli Stati Uniti con quello del capo di al Qaeda, ucciso proprio durante il mandato del presidente attuale.  

C’è uno sconfitto nel confronto tra Barack Obama e Mitt Romney a Boca Raton, Florida: la politica estera. Il terzo e ultimo dibattito presidenziale doveva servire a definire meglio le posizioni dei due candidati sul ruolo degli Stati Uniti nel mondo. In realtà risposte, precisazioni, attacchi tra i due sono presto corsi ai temi dell’economia, del lavoro, della classe media. Il povero Bob Schieffer di Cbs News, che moderava il dibattito, ha cercato più volte di riportare la discussione su un piano più globale. Inutilmente. L’appello finale dei due candidati non ha contenuto un solo accenno alla politica estera. Del resto queste elezioni – dicono tutti i sondaggi – si vincono sull’economia. Il mondo, per l’America 2012, è poco più di un dettaglio.

“Non penso ci siano molti elettori indecisi disposti a far dipendere il loro voto dall’Eurozona”. La frase è di un collaboratore di Mitt Romney e descrive bene il sentimento della campagna repubblicana, e probabilmente anche di quella democratica, alla vigilia del terzo e ultimo dibattito presidenziale tra Barack Obama e Mitt Romney a Boca Raton, Florida. Il confronto sarà dedicato interamente alla politica estera, un tema che nell’America 2012 non ha trovato particolare spazio. Sono d’altra parte lontani gli anni di George W. Bush, quelli in cui “war on terror” ed “esportazione della democrazia” erano diventate espressioni comuni del dibattito politico. Quest’anno l’attenzione esclusiva è andata al lavoro e al declino della classe media. In Ohio, Florida, Virginia, New Hampshire, Wisconsin, Colorado – in tutti i battleground states più importanti – le elezioni si vincono o si perdono sui temi dell’economia. Democratici e repubblicani lo sanno e il “mondo” è stato praticamente assente dalla campagna.

Tanto clamorosa era stata la sua caduta che, non pochi, avevano pensato d’averlo perduto per sempre. Ma Barack Obama s’è a quanto pare rialzato. Ed è anzi apparso – martedì notte, nel corso del secondo dibattito presidenziale – tanto stabile sulle gambe da spingere non pochi osservatori a credere (vedi, ad esempio il post di Andrea Aparo) che anche il suo precedente, rovinoso capitombolo altro non fosse in realtà stato che una geniale messinscena. O, se si preferisce, l’ultima variante d’una antica tattica di combattimento –  fingersi morto, per poter sorprendere l’avversario a guardia abbassata – molto argutamente adattata alle circostanze dai consulenti di campagna del presidente in carica.

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