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A Roma in 13 superano i 130 mila euro l’anno. Trentuno milioni di indennità per 280 manager. Il numero uno della lista è il segretario generale al Campidoglio, Liborio Iudicello (foto con sindaco Alemanno), con 239.116 euro.

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Ecco i super stipendi dei dirigenti della capitale

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Nell’Alitalia dei “patrioti berlusconiani”, dei conti in rosso, della richiesta di altra cassa integrazione per centinaia di dipendenti e degli azionisti che litigano come comari perché non vogliono sentir parlare di ricapitalizzazione (cioè non vogliono mettersi le mani in tasca per rilanciare l’azienda), ecco, in una società così, ormai vicina alla canna del gas, i dirigenti stanno pensando di premiarsi con 36 milioni di euro. In gergo manageriale si chiama Mbo, Management by objectives, cioè premio di risultato. Quale sia il risultato che intendano ricompensare è assai difficile da capire. La decisione è stata presentata tra l’altro a un gruppo ristretto di dirigenti in una recente riunione di budget che ad alcuni dei presenti è apparsa lunare.

Bocciato, perché malfunzionante e poco trasparente. Il sito web del consiglio regionale della Campania è obsoleto, è pieno di link che rimandano a pagine vuote, è privo in alcuni punti delle informative sulla privacy e in violazione di una legge regionale non pubblica le retribuzioni dei dirigenti e i redditi e le spese dei consiglieri. Lo certifica “La Bussola della Trasparenza”, il programma elaborato dal ministero della Funzione Pubblica come strumento di misurazione della qualità dei siti internet della pubblica amministrazione, che stronca senza pietà il portale campano. Soddisfa appena 6 indicatori di trasparenza su 41. Un mezzo disastro per un sito sul quale la Regione Campania ha deciso di investire circa tre milioni di euro. A far venire a galla le magagne ha provveduto un gruppo di cittadini e associazioni che ha creato un evento ad hoc su Facebook e dopo aver testato il sito con il programma di misurazione, ha inviato le conclusioni dell’analisi al presidente del consiglio regionale della Campania, Paolo Romano, ai dirigenti della Regione competenti per internet e per la pubblicazione degli atti, e al Dipartimento Funzione Pubblica del governo.

Un prefetto è per sempre. E allora, sotto con altri trenta. Il governo mette alla porta 24mila dipendenti pubblici e la lascia aperta per pochi, costosissimi, dirigenti del Viminale. In Gazzetta Ufficiale spunta un bando di concorso per 30 posti per “l’accesso alla qualifica iniziale della carriera prefettizia”, uno schiaffo alla spending review e al fantomatico piano per la riduzione delle province. Lì si licenzia, qui si assume. Un privilegio concesso ai rappresentanti di una casta di Stato rimasta nell’ombra e resistente a tutto, anche alla scure dei tecnici. Intoccabili, ben pagati e spesso impuniti se condannati e perfino premiati.

Ammontano a circa 134 milioni di euro i compensi erogati, nel 2011, dalle prime otto banche italiane ai propri consiglieri, dirigenti e sindaci. A fare i conti in tasca agli istituti di credito dopo l’invito di ieri del governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, a ridurre i costi di dirigenti e amministratori, è stata l’Ansa che ha spulciato nelle relazioni sulle remunerazioni del 2011 delle banche quotate e che includono il costo dei consigli, dei collegi sindacali e dei dirigenti strategici, questi ultimi in numero variabile a seconda dell’organizzazione.

Per i giudici è “inidoneo” a quell’incarico, ma lui continua a stare al suo posto, a percepire il suo lauto stipendio (155 mila euro all’anno) e – nonostante il delicato momento che attraversa l’ente da cui dipende – a reclutare nuovo personale. E’ la singolare storia del direttore del settore “Organizzazione, Personale, Demanio e Patrimonio” della Regione Lazio, Raffaele Marra. La cui nomina, fatta lo scorso anno – insieme a quella di un altro dirigente – direttamente dal governatore, Renata Polverini, era stata già dichiarata dal Tar illegittima. Non una, ma ben due volte: la prima (settembre 2011) perché il bando per “ricercare le nuove figure all’esterno aveva violato i principi di trasparenza, pubblicità e partecipazione nonché dell’obbligo di motivazione”.

Il mondo corporate continua a ingannare i piccoli azionisti. L’ultimo rapporto shock e i dirigenti senza vergogna: quasi il 90% ammette di manipolare gli utili sperando in un aumento dei loro compensi.

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Investitori beffati: società truccano conti per gonfiare titoli

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di Salvatore Dama

A cena – dove sono affiorate tutte le tensioni che attraversano il Pdl in questi giorni – ha ascoltato le lamentele di tutti, simulando anche interesse in alcuni passaggi. Ma la verità, Silvio Berlusconi, l’ha raccontata nel pomeriggio agli ospiti ricevuti per gli auguri di compleanno postumi (il 29 settembre il Cavaliere era in Provenza). L’ex premier osserva da lontano i litigi tra dirigenti di partito. Prova disappunto: «Si azzuffano mentre qui viene giù tutto, ma non si rendono conto?». Lui vuole provare a tenere tutti insieme sotto lo stesso tetto. Vuole far ragionare i suoi dirigenti, ma non ha intenzione di pregare nessuno: «Non mi faccio imporre decisioni, né accetto ricatti». E se qualcuno degli ex An decide di andare per la sua strada, amen.  

Poco male. La rissa continua tra i colonnelli dà a Berlusconi l’alibi che cercava per asfaltare un partito in crisi di identità, consenso e credibilità. Il Pdl gli  è venuto male, una ciambella senza buco. Meglio riprovare. Però la domanda è: Silvio ci vuole riprovare? Ieri, differentemente dal passato, Berlusconi è apparso più motivato. L’impegno politico non finisce qui, ha fatto capire, anche se rimane il dubbio circa la sua candidatura diretta. Ma, o lui o un nome “terzo”, il Cavaliere continuerà a essere della partita. Un dato è certo: «Il Pdl è moribondo, non possiamo avere opportunità di vittoria con un partito messo  così.  E io voglio fare di tutto pur di non consegnare il Paese alla sinistra». Il Cavaliere ha pronta una lista civica nazionale sul modello di un partito leggero senza strutture territoriali. E soprattutto il più profondo ricambio generazionale dal ’94 a oggi. In questo quadro Silvio non scarta l’ipotesi della scissione dolce, tale da far tornare il centrodestra al suo modulo originario, con An e Forza Italia. 

   I colonnelli della fu Alleanza nazionale non hanno unanimità di vedute sull’argomento. Riunioni su riunioni, tra martedì notte e ieri, non sono servite a trovare una posizione comune. Nel frattempo a via dell’Umiltà si apre il dossier sulle Regioni in bilico. Ieri Alfano ha ricevuto la dimissionaria Polverini , il governatore della Calabria Scopelliti, i coordinatori di Campania e Lombardia Cosentino e Mantovani. Il caos Lazio rischia di contagiare il partito in altre Regioni. Altro motivo che potrebbe accelerare la rivoluzione berlusconiana. Che arriverà in ogni caso entro dicembre. Il tempo stringe, le elezioni si avvicinano.

Sono decine le aziende in crisi finite nella spirale dei titoli tossici venduti dai dirigenti del gruppo come toccasana per i bilanci. E adesso potrebbero scattare le sbarre.

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Unicredit: banchieri spacciavano derivati, procedimenti in tutta Italia

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Sui dirigenti del Pd prevalgono due scuole di pensiero. Una li considera un gruppo autoreferenziale, che ha perso il contatto con la realtà e campa di rendita sul voto di chi, per contrastare (peraltro vanamente) Berlusconi, si tura tutti gli orifizi (e distoglie lo sguardo dalle varie schifezzuole dei vari Penati, Tedesco, Errani, Lusi, Bassolino e compagnia). Si tratta del giudizio brutale, plateale e profetico di Nanni Moretti a Piazza Navona oltre 10 anni fa.

La seconda scuola asserisce che sono in combutta con il Caimano per motivi oscuri o inconfessabili. Infatti lo hanno sostenuto anche quando poteva essere cancellato dalla vita politica (Bicamerale docet). E’ una scuola che ha la sua Accademia nel blog di Beppe Grillo (vedasi alla voce “Pdmeno elle”).

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