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Tifone nelle Filippine: le immagini del disastro

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Nigel Farage, parlamentare europeo, co-presidente del Gruppo Libertà e Democrazia: “Siamo sulla soglia di un disastro finanziario e sociale”. “Non voglio vivere in un’Europa dominata dalla Germania”. “Avete destituito Papandreou e Berlusconi e nominato governi fantoccio”. GUARDA VIDEO

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Il video censurato da tutte le TV: "L'euro è un fallimento"

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“Abbiamo riscosso un successo nel calmare le tensioni immediate di un credit crunch (la stretta del credito, ndr) con gravi conseguenze. Il programma di acqusito bond? Ha funzionato come credibile freno contro scenari disastrosi”. Così, a Francoforte, il presidente della Bce, Mario Draghi, rimarca i suoi meriti e quelli dell’istituto centrale nella tenuta dell’euro. Una frase che in parte collide con le recenti dichiarazioni “elettorali” del premier Mario Monti, che ha dichiarato di aver “evitato il disastro” in Italia.

Unità bancaria – Il governatore dell’Eurotower entra poi nei dettagli e snocciola le prossime mosse, in primis la sorveglianza unica sulle banche europee, uno dei pilastri dell’unione monetaria: “Deve essere fatta in maniera veloce – esorta Draghi – ma soprattutto deve essere fatta bene”. Quindi il governatore riconosce che “i Paesi con un debito alto che stanno  realizzando un aggiustamento fiscale sono sempre più penalizzati dai mercati”. Il numero uno della Bce ricorda poi che questo è il motivo per il quale è sempre più necessaria un’unione bancaria e un meccanismo di cooperazione che fermi l’impatto sui tassi di interesse pagati per finanziare il debito.

Le riforme – Draghi, infine, assicura che “la Bce è pronta ad intervenire con lo scudo anti-spread se i governi ne faranno richiesta”. Il governatore precisa che l’Eurotower “non si è sostituita all’azione dei governi nel fronteggiare la crisi”, e che la Bce stessa “è un organismo indipendente e continua ad assicurare la stabilità dei prezzi nell’eurozona”. Infine, il presidente invita i Paesi della zona euro a “proseguire nella strada delle riforme”.

 

 

Mario Monti continua il tour nei paesi arabi e continua a fare campagna elettorale. “Siamo riusciti ad evitare un totale disastro” ha detto a Dubai, in un incontro alla Camera di Commercio. “Negli ‘ultimi dodici mesi dovevamo spegnere l’incendio della casa che era la priorità: non potevamo accendere un altro focolaio in Europa”. E ancora: “Negli ultimi 12 mesi il mio governo ha portato avanti le riforme per migliorare la situazione economica italiana. Ora i conti pubblici sono in salute”. Ma sono proprio della scorsa settimana i dati sul debito pubblico che ha raggiunto livelli record:duemila miliardi di spese, un dato che smentisce quanto sostenuto troppo ottimisticamente dal nostro presidente del consiglio. 

Il premier ha citato tra i provvedimenti presi dall’Esecutivo anche quello sulla lotta alla corruzione. Il presidente del Consiglio ha fatto notare come gli investitori stranieri e i capitali siano “tornati in Italia” dopo il lavoro di risanamento dei conti pubblici. Peccato che proprio ieri sera, lunedì 19 novembre, sia arrivato da Moody’s un avvertimento alle nostre banche che continuano essere sotto stretta osservazione da parte delle agenzie di rating.  Monti ha auspicato un rafforzamento delle relazioni commerciali tra l’Italia e gli Emirati Arabi e ha messo in risalto l’eccellenza italiana in alcuni campi. Il premier ha parlato della cucina italiana, degli elicotteri italiani e di come per esempio le moschee di Abu Dhabi sono “una testimonianza delle capacita’ degli archietti” del nostro Paese. “L’affinita’ tra la cultura araba e quella italiana e’ veramente forte e gli investitori degli Emirati sono i benvenuti in Italia per rafforzare il partenariato tra i paesi”

 

“Siamo riusciti ad evitare un totale disastro”. Il presidente del Consiglio Mario Monti, in viaggio a Dubai durante il suo tour nel Golfo Persico torna a dare uno sguardo ai risultati del suo governo. Alla Camera di commercio spiega che negli “ultimi dodici mesi dovevamo spegnere l’incendio della casa che era la priorità: non potevamo accendere un altro focolaio in Europa”. “L’Ocse ha recentemente stimato chele riforme” avranno un impatto di “4 punti in percentuale sul Pil italiano in 10 anni”. In più “negli ultimi 12 mesi il mio governo si è mosso per portare il Paese in sicurezza mettendo il debito su una traiettoria di discesa e sostenendo il clima economico”.

Nonostante l’approvazione del bilancio 2013, l’unico modo di ridare fiducia a cittadini e investitori e’ la ristrutturazione del debito. Anche i governi europei devono partecipare, non solo i creditori privati.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Come evitare il disastro in Grecia

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Peronista, ma con formazione liberale. Quando gli si chiede dove trovò la bacchetta magica che salvò dalla fame l’Argentina nei primi mesi del 2002, quando tutto il mondo la dava per spacciata, risponde orgoglioso: “Per governare serve il coraggio intellettuale di compiere scelte politiche autonome e di perseguirle. Vi ricordate i versi ‘due cammini si separavano nel bosco, io ho preso il meno transitato e lì sta tutta la differenza’. Eravamo un Paese in balia del disastro economico e sociale, noi al governo prendemmo il cammino meno transitato e quella fu la differenza che ci salvò”.

Interisti, naturalmente. Ma pure Fiorentina, Catania, Milan: tutti contro la Juventus e non solo sul campo. Gli errori dell’arbitro Paolo Tagliavento nel big match di sabato sera contro l’Inter (perso 3-1) riaccendono i riflettori (si erano mai spenti?) sui favori arbitrali alla Vecchia Signora. Il botto c’era già stato dieci giorni fa a Catania, con un gol regolare di Bergessio annullato e quello decisivo ed irregolare di Vidal convalidato. Stessa scena a Torino, con la rete del cileno dopo una manciata di secondi dal via viziata dal fuorigioco di un metro di Asamoah. E ancora, il mancato secondo giallo a Lichtsteiner, che ha lasciato la Juve in 11: “Il rosso mancato è un errore voluto”, ha sbottato a freddo il presidente nerazzurro Massimo Moratti, addolcito dalla vittoria ma inviperito per la gestione arbitrale: “Non ce l’ho con la Juventus, ma gli arbitri non possono permettersi certe cose”. Tagliavento, come aveva ricordato Libero già alla vigilia della gara con l’Inter, era l’arbitro del famigerato gol non visto di Muntari in Milan-Juve, sfida scudetto del 25 febbraio scorso. E mentre i tifosi della Fiorentina si scatenano sulla pagina Facebook dei viola, chiedendo la moviola in campo ed insultando i “nemici” bianconeri, e quelli del Catania hanno celebrato il 4-0 alla Lazio con una classica panolada di fazzoletti bianchi per protesta contro gli arbitri, Adriano Galliani pizzica il club di Andrea Agnelli rompendo la tregua armata: ”Ho visto che Tagliavento – commenta dalla sede della Lega Calcio il vicepresidente rossonero -. Ha arbitrato la sfida scudetto dell’anno scorso che era Milan-Juventus e quella di quest’anno che era Juventus-Inter. E non aggiungo altro”. Più che veleni, pugni in faccia.

 

Nuovo atto nel campionato dei veleni. E’ bastato un tempo (o meglio, sono bastati 17 secondi), a Juventus e Inter, per sollevare un vespaio di (giustificate) polemiche. Al termine dei primi 45 minuti di gioco i bianconeri sono in vantaggio: gol in macroscopico fuorigioco di Vidal dopo appena 17 secondi di gara. Dopo i fatti di Catania della scorsa settimana, gli arbitri sbagliano ancora, e favoriscono un’altra volta i campioni d’Italia in carica. A rendere il quadro ancora più grave la mancata espulsione di Lichtsteiner. Il terzino svizzero viene ammonito al 30′ per gioco scorretto. Quattro minuti dopo, ancora lui, è protagonista di un fallaccio su Palacio: gamba tesa e piede a martello. Ma non viene ammonito e quindi resta in campo. A correre ai ripari ci pensa Alessio, il ct della Juve, che lo sostituisce in fretta e furia per paura del cartellino rosso. 

Il rigore – La partita, per ovvi motivi, è accesa. E’ una battaglia senza esclusione di colpi, dove la crisi di nervi è in agguato. Ulteriore elemento, il gol annullato all’Inter al 12′ di gioco: Palacio devia di testa in rete ma, seppur di poco, è in fuorigioco. Arbitro dell’incontro è Tagliavento, lo stesso che nello scorso campionato non concesse il gol di Muntari nel match contro il Milan, e lo stesso a cui Mourinho fece il celebre gesto delle manette. Disastrosa anche la prova del guardalinee Preti. La ripresa si riapre come i primi ’45 minuti di gioco: una battaglia ad altissimi livelli. Subito un’occasione per Bonucci, poi il giallo (eccessivo) per Chiellini (un disastro la terna arbitrale), quindi spreca Palacio un buon 3-2. Al 14′ Cassano la trattenuta, lieva, di Marchisio su Milito: è rigore. Il penalty ci può stare, ma ha il sapore della decisione compensativa. Sul dischetto ci va lo stesso Milito, che non sbaglia. L’Inter poi sale di colpi, pressa, e in parallelo Tagliavento e la terna continuano a non azzeccare nemmeno una decisione. Per il primo fischietto la confusione è totale: manca anche un giallo a Juan Jesus per fallo su Vidal. Al 30′ svolta la partita: grande percussione di Guarin, che scocca il tiro da fuori area; Buffon respinge, ma non può nulla su un monumentale Milito, che ribadisce in porta. Due a uno per i nerazzurri.

Lo tsunami continua a travolgere il Giappone. A distanza di più di un anno dal disastro ambientale il 25 per cento dei fondi per le ricostruzioni è stato speso in progetti non connessi con il terremoto e metà del budget governativo previsto per far fronte all’emergenza non è ancora stato assegnato, nonostante 325mila persone vivano ancora in strutture temporanee.

Un quarto dei 91 miliardi di sterline assegnato alla ricostruzione nelle aree devastate, riporta il Guardian, è stato speso per progetti non collegati al disastro. La metà del budget previsto invece non è stata ancora distribuita a causa di ostacoli burocratici e indecisioni. L’opinione pubblica in Giappone è scossa da questa situazione e protesta perché la ricostruzione sta richiedendo troppo tempo. A più di 18 mesi dal disastro, infatti, 325mila persone sono state costrette a fuggire dalle zone contaminate di Fukushima e vivono ancora in aree provvisorie.

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