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Mario Monti torna a punzecchiare la politica e i governi che negli anni lo hanno preceduto, toccando questa volta il tema della disoccupazione. Intervistato da Euronews, il presidente del Consiglio ha chiarito che rispetto alla mancanza di lavoro, essa non dipende “dalla disciplina che si impone oggi”, ma piuttosto dal fatto che “prima che i vincoli europei diventassero più stringenti, i precedenti governi italiani non si sono neanche posti il problema del disavanzo pubblico”. Poi ha spiegato il perché, affermando che oggi il problema “non è la ‘cattiveria’ di Bruxelles, ma gli eccessi di classi politiche che hanno ricercato nell’immediato il consenso per le successive elezioni e non per le successive generazioni”. 

Tasse più basse, Mario Monti ci riprova. Qualche settimana fa aveva fatto intendere di voler abbassare la pressione fiscale entro la fine della legislatura, salvo fare precipitosa marcia indietro. Ma evidentemente i tempi sono di nuovo maturi e da Verona il premier annuncia: “Sì a una riduzione delle tasse ma coi limiti e nei tempi possibili”. Avanti, dunque, ma con giudizio. “Non c’è dubbio che bisogna diminuire pressione fiscale”, ha ammesso spiegando che “però bisogna tenere conto dei limiti e  della dinamica temporale in cui sarà possibile”. Insomma, gli ottimisti dovranno aspettare ancora un bel po’ se è vero che secondo l’Ocse tutti i parametri con cui si valuta la salute di un’economia tra 2013 e 2014 andranno in picchiata.

Niente autocritica – Nonostante gli allarmi internazionali, il professore non pensa di aver fatto alcun errore. Dagli Stati Generali di Italiacamp sostiene che “il governo non poteva agire diversamente nell’affrontare la crisi”. “Non ritengo che l’attuale governo potesse fare diversamente da ciò che ha fatto e non credo che la sua azione sia causa di fenomeni negativi che vogliamo rimuovere”. “Se il governo avesse voluto far sì che le cifre sulla disoccupazione fossero un po’ meno negative – ha aggiunto –  avrebbe dovuto fare un surfing protratto sulla cresta di un’onda illusoria, ma poi si sarebbero ripresentate nuovamente”. Formula un po’ fumosa per dire che l’eredità ricevuta un anno fa era pesante. “Solo con le riforme – ha ribadito Monti – potremmo ridare fiducia al resto del mondo sul fatto che il nostro paese è un luogo dove fare  investimenti”. Quindi il premier ha ammonito: “Troppe volte in Italia in passato si sono tutelati interessi particolari, con una mancanza di  altruismo ma anche con una mancanza di visione che andasse al di là del proprio naso”.

Un 2013 in crescita – L’auspicio è che il 2013 sia “l’anno degli investimenti sul capitale umano”, con uno sforzo di tutti per affrontare temi come la disoccupazione giovanile. “Il mio desiderio è che le imprese facciano uno sforzo particolare per immettere il maggior numero di giovani possibile nel circuito lavorativo, sfruttando la riforma mercato lavoro”, ha detto il premier. Per questo, ha sottolineato, serve che “concorrano tutte forze del paese e soprattutto le imprese”, anche perché “se lo stato da solo non può risolvere ogni problema, ciò non vuol dire che possano gli italiani, e soprattutto i giovani, cominciando dalla disoccupazione giovanile”. 

Un esercito di disoccupati: quasi 2,9 milioni di persone, è il massimo dal 1992. Per i giovani sempre peggio, il tasso sale al 36,5%. Le misure di austerity continuano a piegare l’economia e la vita delle persone. Boom precari.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Italia: disoccupazione all'11,1%, è il record di sempre

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Gli analisti avevano previsto un calo a 395.000 unità dopo le precedenti 410.000 unità. Per le richieste continuative stime a 3.325.000.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Usa: richieste sussidi disoccupazione in calo, meglio stime

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Pil in contrazione dell’1%, deficit al 3% del Pil, disoccupazione in crescita fino all’11,4%, inasprimento delle manovre fiscali: è il 2013 “nero” che l’Ocse prevede per l’Italia, rivedendo radicalmente al ribasso tutte le previsioni per il nostro Paese. Ma le cattive notizie dell’Economic outlook dell’organizzazione mondiale per lo sviluppo riguardano tutta l’Eurozona, colpita anche il prossimo anno dal calo dell’occupazione e considerata il “fattore di rischio più grave” per l’economia mondiale.

Italia a tinte fosche – In questo ritratto a tinte fosche, l’Italia fa purtroppo la parte del leone. Secondo l’Ocse dopo il +0,6% nel 2011, il Pil italiano dovrebbe registrare quest’anno una contrazione del 2,2% e dell’1% nel 2013. Nel 2014 dovrebbe tornare a crescere a +0,6%. Per il 2013 la precedente previsione prevedeva una flessione dello 0,4%, ma le cose andranno decisamente peggio. La disoccupazione dovrebbe sfiorare il 12% entro il 2014: dopo 8,4% nel 2011, il tasso dovrebbe salire al 10,6% nel 2012 e all’11,4% nel   2013. L’inflazione, invece, salirà nel 2012 al 3,2% dal 2,9% del 2011. Nel 2013 dovrebbe scendere all’1,9% e allo 0,9% nel 2014. Alla luce delle previsioni dell’Ocse, che ha stimato un deficit/Pil al 2,9% nel 2013, l’Italia potrebbe avere bisogno di una nuova stretta fiscale nel 2014 per rispettare l’obiettivo di una riduzione del debito al 119,9% del Pil nel 2015. Il giudizio sulla linea del governo di Mario Monti è a due facce. Da un lato le misure di austerità hanno causato “il maggior calo dei consumi registrato in Italia dalla Seconda Guerra Mondiale”. Dall’altro, soprattutto le politiche sul lavoro riusciranno a sollevare l’Italia da una decade di stagnazione economica e l’esecutivo che gli succederà dovrà proseguire sulla stessa linea di riforme strutturali e consolidamento fiscale. 

Soffre l’Europa – Sarà un po’ tutta l’Europa, però, a soffrire nei prossimi due anni. La disoccupazione nell’Eurozona dovrebbe salire dal 10% del 2011 all’11,1% nel 2012 e all’11,9% nel 2013. Nel 2014 dovrebbe attestarsi al 12 per cento. L’area euro tornerà alla crescita solo nel 2014, con un’espansione dell’1,3%. Le nuove stime dell’Ocse vedono l’economia dell’unione monetaria in calo dello 0,4% quest’anno e dello 0,1% nel 2013. Secondo il capo economista dell’Ocse Piercarlo Padoan se non si eviterà il contestuale giro di aumento delle imposte e i tagli ai bilanci si rischia “un forte choc negativo” che potrebbe portare gli Stati Uniti e l’economia globale in recessione. D’altro canto, la Spagna non riuscirà a rispettare gli obiettivi di bilancio stabiliti per i prossimi due anni a causa dell’aggravarsi della recessione e proprio per questo non deve insistere con le misure di austerity per evitare di peggiorare ulteriormente la situazione della propria economia. 

 

 

5.000 dipendenti subito a casa. Danni a catena per l’economia italiana, già alle prese con la piaga della disoccupazione; stimati fino a 8,2 miliardi di euro le ripercussioni sul Pil.

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Ilva chiude, a rischio 20.000 posti in tutta Italia

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Corsi di inglese per facchini nel Lazio, 4.718 euro, in Abruzzo corso di formazione su come fare il pane riducendo il sale, per 11 mila euro. Oltre 15 miliardi di euro che avrebbero potuto essere utilizzati per creare lavoro.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Richieste di sussidio di disoccupazione scese piu’ del previsto, ma la settimana prima registrato il rialzo maggiore dai tempi dell’Uragano Katrina. Bene la fiducia dei consumatori. Dollaro sotto pressione.

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Wall Street prova a reagire aiutata dai dati sul lavoro

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Gli analisti avevano stimato una crescita a 388.000 unità. La crescita è stata dovuta agli effetti scatenati dall’uragano Sandy.

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Usa: richieste sussidi disoccupazione in forte balzo, massimo in 18 mesi

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