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faida

Era considerato uno dei boss emergenti, protagonista, tra gli altri giovanissimi criminali della faida di Scampia che ha lasciato sull’asfalto di Napoli una lunga striscia di sangue. Mariano Abete (il primo da sinistra nella foto, ndr), 21 anni, è stato arrestato. Nelle settimane scorso era stato il capo della Antonio Manganelli, a rafforzare il controllo del territorio e mettere in piedi un dispositivo di contrasto. L’11 settembre scorso il procuratore aggiunto di Napoli Sandro Pennasilico aveva lanciato il suo grido d’allarme. 

San Luca è un borgo antico, un pugno di case bianche arroccate tra i monti della Locride. Era il paese di Corrado Alvaro, il poeta che scriveva: “La disperazione più grande che possa impadronirsi di una società è il dubbio che essere onesti sia inutile”. Ma è anche la roccaforte della ‘ndrangheta, della faida tra i Nirta-Strangio e i Pelle-Vottari, quella della strage di Duisburg, Germania, del 15 agosto 2007. Sei uomini uccisi nell’ultimo atto di una guerra tra ‘ndrine, cominciata nel 1991. La mente dell’agguato è Giovanni Strangio: voleva vendicare la cugina Maria, moglie del boss Gianluca Nirta, uccisa la notte di Natale del 2006.

Uno scontro tra lati B, rigorosamente on-line: la piccola faida corre sul social network più gettonato dalle star, Twitter. La sfida viene lanciata da Selvaggia Lucarelli, che twitta, al solito, tagliente: “Sono a un tavolo di fianco a un tavolo in cui c’è Barbara Guerra. Con una sculettata verso il bagno ha alzato più vento di Sandy”. E la Guerra, questo paragone con l’uragano a stelle e strisce, non lo ha gradito troppo. Ecco la risposta, civettuola e presuntuosetta: “E’ colpa mia se sono così bella e tutto il ristorante mi guardava? Con un jeans riesco a colpire e suscitare invidia a te”. La palla torna alla Lucarelli: “Per non parlare di quello che riesci a fare con un vestito da infermiera!”. Guerra colpita e affondata.

Nichi Vendola correrà le primarie del centrosinistra. “Per scacciare il fantasma del Monti bis e trasformare le primarie da ennesima faida di partito a occasione di svolta per il paese, ci vediamo al Mav di Ercolano, sabato 6 ottobre alle 18 – scrive il leader di Sel con un messaggio sul suo sito”. E conclude: “Accetto la sfida per vincerla”.

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Dopo otto anni dalla prima faida, i clan a Scampia riprendono a sparare per il controllo del territorio.
In questa tavola, pubblicata domenica 23 Settembre su Il Fatto Quotidiano, un racconto tra realtà e finzione di come si vive in quello che i media definiscono ‘il più grande supermarket della droga’.

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Testata: Sueddeutsche

Data di pubblicazione: 11 settembre 2012

Autore dell’articolo originale: Andrea Bachstein

Traduzione di Claudia Marruccelli per italiadallestero.info

Morte in costume da bagno

Gaetano Marino muore il 23 agosto, colpito da una pioggia di proiettili davanti agli occhi inorriditi dei bagnanti. A due settimane dall’omicidio dello spacciatore, segue quella che si presume sia la sanguinosa ritorsione di una banda rivale. Due delitti che dimostrano come la guerra tra i clan camorristi di Napoli si stia riaccendendo e la piaga della mafia si stia espandendo.

“Vedo, da parte di due “cripto checche” come Oliviero Toscani e Rocco Siffredi, uno spasmodico interesse per il mio uccello che non hanno mai visto. Addirittura Siffredi cita Petra Sherbach, una pornostar pentita di 20 anni fa; basterebbe che, invece di parlare di quello che non conosce, chiedesse informazioni, come hanno fatto i due guardoni de La Zanzara, a Vittoria Risi, la quale ha raccontato quello che ha visto, con serenità e intelligenza. Ma la sua testimonianza, nel mondo di questi morbosi e curiosi delle scopate altrui, in quanto non denigratoria, viene trascurata”. Queste le parole di Vittorio Sgarbi che, senza troppi giri di parole, risponde, attraverso i microfoni de La Zanzara, alle dichiarazioni di Siffredi e Toscani in merito alla vicenda del bagno un pò troppo trasparente che ha scosso alcuni clienti di un agriturismo siciliano. Sgarbi continua così il suo sfogo: “Suggerirei pertanto, a Toscani e a Rocco Siffredi, di farsi i c…i loro e non i miei, anche perché io continuo a divertirmi, come ho sempre fatto, dove Siffredi lavora: per questo l’ho definito, oggettivamente, “operaio del sesso”, perché lui lavora dove io mi diverto. Forse per questo si preoccupa di me, mentre io non mi occupo di lui”.

E su Toscani… – Non soddisfatto, Sgarbi chiedi ai conduttori de La Zanzara di aprire un dibattito sulle tendenze sessuali del fotografo Toscani affermando: “Nel momento in cui Oliviero Toscani si preoccupa di quello che non fa e si occupa del mio uccello, che non ha mai visto, io citerò una fonte interessante per aprire un dibattito sul suo c..o. Vediamo se ha delle osservazioni su informazioni così precise, di un testimone che mi scrive: “Oliviero Toscani pratica da almeno 2 anni la “double penetration”. Non è tutto, e alle rivelazioni hot su Toscani, Vittorio aggiunge nuovi particolari: “I due suoi più fidati fornitori di piacere son Francesco (pianista siciliano superdotato) e Malcom (brasiliano, porno attore, vero nome Yuri). Yuri, pare, sia anche suo fornitore di piaceri chimici. Milano è piccola e le “markette” parlano. Ora, i due guardoni de La Zanzara, apriranno un dibattito sul culo di Toscani ? Se serve, posso dar loro il contatto con il mio informatore”.

 

Nel Pdl scoppia il “bubbone Atreju”. L’edizione 2012 della Festa nazionale dei giovani del Pdl era particolarmente attesa perchè avrebbe segnato il rientro di Silvio Berlusconi da una pausa estiva insolitamente lunga, trascorsa prima in Sardegna a villa Certosa e poi in Kenya dall’amico Flavio Briatore. Invece, il Cavaliere in via Di San Gregorio a Roma non si è presentato, suscitando le ire dell’organizzatrice dell’evento, Giorgia Meloni. “Mi dispiace che il presidente Berlusconi abbia scelto di non partecipare, per la prima volta, al tradizionale confronto con i giovani di Atreju che ogni anno apre la stagione politica. Quel dibattito senza filtri, appassionato, serio ma anche   divertente ha rappresentato negli anni una straordinaria occasione per  tanti ragazzi e un ‘bagno di futuro’ per il presidente. Negare loro questa possibilità per questioni di tattica è, a mio personale avviso, un peccato” ha spiegato la deputata del Pdl ed ex ministro delle Politiche giovanili.

Che poi non ha rinunciato a togliersi qualche sassolino dalla scarpa:  ”Mi spiace – ha attaccato la Meloni – che nel PdL qualche consigliere tenti di chiudere il presidente in una teca, mettendolo in guardia dal partecipare a manifestazioni, dal parlare in pubblico, dall’avere rapporti con la gente che sono esattamente le cose in  cui Berlusconi eccelle, le uniche che possono ricordare che siamo un  movimento popolare di massa”. Il termine “consigliere” è maschile, ma le parole della Meloni sono probabilmente declinate al femminile: a figure come la deputata Pdl Maria Rosaria Rossi, che è stata ospite di Berlusconi in Sardegna, o a Micaela Biancofiore. O, ancora, a quella che in molti ritengono essere al momento la “plenipotenziaria” del Pdl: Daniela Santanchè. La quale Santanchè, alcune settimane fa, aveva lanciato l’idea di un ticket formato da Berlusconi e da una donna per la candidatura alle elezioni politiche del 2013, dicendo subito di non essere interessata al ruolo. Poi, però, il nome della Meloni (giovane, capace, ottima lavoratrice) era stato quello più era stato accostato a un’eventuale candidatura del Cavaliere. Che qualcuno (o meglio, qualcuna) abbia voluto (ri)mettere al suo posto l’ex leader della Giovane Italia, negandole la presenza di Berlusconi ad Atreju? Una cosa è certa: l’assenza del Cav bene non farà ai già tesi rapporti tra berluscones ed ex An all’interno del pdl. Per “qualche consigliere”, due piccioni con una fava, come si dice.

 

La faida di Scampia non è soltanto un’emergenza napoletana: è un problema di livello nazionale. Parliamo di clan che hanno forti contatti con la Spagna e che reinvestono milioni di euro anche in altre regioni, dedicandosi all’usura, all’acquisto di immobili, alla creazione di nuove imprese, inquinando altri tessuti economici e sociali”. Il procuratore aggiunto di Napoli, Sandro Pennasilico, all’indomani dell’ennesimo morto ammazzato (Raffaele Abete, 42 anni, è stato ucciso davanti a un bar di via Roma), ribadisce la sua preoccupazione per la guerra in corso, tra i clan di Secondigliano e Scampia, per il dominio delle piazze di spaccio più redditizie d’Europa. Ed è interessante scoprire – per quanto riferiscono fonti investigative – che mentre scriviamo, le piazze sono inattive: presidiate 24 ore al giorno da carabinieri e polizia, dopo i rinforzi ottenuti – 200 agenti – nei giorni scorsi. E se la guerra di Scampia e Secondigliano – come dice Pennasilico – è un problema nazionale, il motivo, non riguarda soltanto l’espansione economica e criminale dei clan nelle altre regioni. Riguarda anche i limiti che, ogni giorno, forze dell’ordine e magistratura incontrano per reprimere il contro potere camorristico.

Non una punizione esemplare per chi aveva “osato” ascoltare musica e assistere a uno spettacolo di danza, nemmeno un monito per evitare ogni commistione tra i sessi, e ancor meno una mattanza contro impiegati locali del governo. Il massacro di Musa Qala, 17 civili uccisi e decapitati, tra loro due donne, sarebbe in realtà frutto di una vendetta, una faida, tra fazioni rivali di guerriglieri talebani o meglio una vicenda di sangue, truculenta come non se vedevano da tempo in Afghanistan, ma sostanzialmente “privata”. Ammesso che 17 morti possano essere una questione privata.

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