Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

fallimento

Il centro studi di Bersani e Visco smaschera il fallimento della spending review e dell’esperienza Monti: nel 2012 rapporto debito-Pil aumentato di 3 punti percentuali. Cresciuta anche l’evasione. Risorse scarseggiano: 17,4 miliardi di minori entrate.

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Il governo Monti e i conti che non tornano

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Nigel Farage, parlamentare europeo, co-presidente del Gruppo Libertà e Democrazia: “Siamo sulla soglia di un disastro finanziario e sociale”. “Non voglio vivere in un’Europa dominata dalla Germania”. “Avete destituito Papandreou e Berlusconi e nominato governi fantoccio”. GUARDA VIDEO

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Il video censurato da tutte le TV: "L'euro è un fallimento"

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Al di là delle ideologie, buone o cattive che siano, ci sono i fatti. E su questo piano è arduo smentire il fallimento dell’esperienza Monti. Dati relativi alla disoccupazione, al debito pubblico, alla povertà, allo smantellamento dei servizi sociali, all’inquinamento ambientale. A tutti gli indici, sia di carattere economico, quelli che piacciono tanto agli economisti puri e duri, che di carattere sociale ed ambientale.  
Quali le ragioni di tale innegabile fallimento? Ne voglio indicare due.
Sul piano dei suoi riferimenti sociali, la subalternità di Monti e della sua squadra alle forze più retrive esistenti in Italia, le stesse per intenderci che ci hanno portato nel vicolo cieco attuale. La finanza, le banche, ma anche i settori meno innovativi del padronato, a cominciare dall’espatriato Marchionne, e i settori apicali delle varie caste, superburocrati inefficienti quanto pagati a peso d’oro. La netta dipendenza del professore da questi ceti che paralizzano da sempre ogni vera innovazione nel nostro Paese spiega buona parte del suo fallimento. A parte qualche misura cosmetica, come l’invio della Guardia di Finanza a fare un po’ di scena in luoghi di villeggiatura da ricchi, non c’è stato alcun tentativo serio di sanare l’evasione fiscale. Non c’è uno straccio di politica industriale. Si continuano a mazzolare i poveri e i lavoratori riducendo le pensioni, allungando l’età pensionabile, permettendo i licenziamenti arbitrari, estendendo l’area della precarietà, distruggendo scuola, ricerca e sanità, tentando di privatizzare tutto il possibile.

L´economista Gustavo Piga dell’Universita’ Tor Vergata di Roma ha confrontato le previsioni dell’Ocse con le stime governative e i dati Istat. “Chi adesso osa dire che le manovre Monti-Merkel funzionano?!”

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Il fallimento (numeri alla mano) dell'agenda Monti

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Parla l’economista Timothy Besley. “L’Italia sbaglia a contrapporre stato e mercato”. La verità è che “un mercato forte richiede uno Stato altrettanto forte”. E ancora: “L’esperienza ci insegna che le nazionalizzazioni hanno creato molti guai.

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"La crisi Ue ha messo a nudo un fallimento politico"

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L’Italia capita che si fermi, o quasi, per 19 dipendenti della Fiat licenziati. In America, un numero mille volte più grande di operai e impiegati rischia il posto (i 18.500 della Hostess Brand) ma non ci sarà alcuno sciopero nazionale di sostegno. E Obama non interverrà (poi vi spieghiamo perché). E’ una vicenda che, pur se il presidente ha altri 4 anni per fare di tutto per traghettare il suo paese nel viaggio di Colombo a ritroso, verso Lisbona e di qui a Madrid, Roma, Atene (e adesso possiamo aggiungere la Francia di Hollande), gli Stati Uniti hanno, forse, ancora la possibilità di un futuro capitalistico. 

La Hostess produce biscotti, torte, merendine, e lo fa da 82 anni. Il suo prodotto-ammiraglio, gli snack Twinkies, sono popolarissimi. Come lo erano i panettoni Alemagna e i gelati Motta 40 anni fa, quando, finite le ditte dei fondatori private sotto il controllo della SME (società alimentare del settore pubblico) furono vittima di storie industriali disastrose (i marchi sopravvivono ora come parte di gruppi privati, Nestlè e Bauli).  Perché l’accostamento? Perché, dopo le acquisizioni da parte della SME, i due gruppi negli Anni Settanta andarono in crisi, strozzati dai manager della gestione pubblica e dal sindacato che, in simbiosi politica (cioè usando le casse statali) riuscivano a tenere a libro paga d’inverno i gelatai e d’estate chi faceva i panettoni. Il professor Sicca dell’Università di Napoli, esperto di strategie d’impresa, tra le cause del fallimento riportò in una sua analisi sulla SME  “un generalizzato aumento dei costi, con particolare riguardo a quelli di personale. […] Il costo orario della manodopera industriale era passato da circa L. 1.700 a circa L. 4.500. […]”. (Fonte: “La gestione interna della SME, il caso Motta-Alemagna” di Federico Chiaricati ) . 

(Per un’ovvia associazione di idee mi è venuto in mente un altro caso, che conosco direttamente perché, e parliamo sempre degli Anni Settanta, lavoravo allora al Corriere della Sera, azienda privata e iper-sindacalizzata: ricordo che ai fattorini che portavano bozze e lettere varie non era permesso fare le scale, così ogni piano aveva il suo “organico”). 

Facciamo il salto all’America di oggi e scopriamo che alla Hostess, tra le “regole” di lavoro che il sindacato interno dei camionisti aveva ottenuto, c’era quella di usare due diversi camion, uno per portare le torte ed uno per portare le merendine, ad uno stesso supermercato. Con un esempio così, si immagini il resto. La storia delle union tanto potenti da imporre misure costosissime, e assurde, di gestione produttiva si ripresenta tale e quale, decenni dopo i casi italiani, e non può che produrre gli stessi risultati.

Ma come ha potuto, la Hostess, sbracare “all’italiana”? Nel 2009 la ditta era finita già in bancarotta per problemi di mercato e di concorrenza, di costi del lavoro crescenti per la forza sindacale interna, e di management inadeguato. A “salvarla” intervenne un fondo di private equity, Ripplewood Holdings. Sì, una società finanziaria della stessa lega della Bain Capital di Mitt Romney, solo che questa è stata fondata da Timothy Collins, Democratico di lunga pezza, amico e finanziatore dell’ex Speaker della Camera Richard Gephardt. Il quale tentò anche di fare il presidente prima di diventare lobbista dei sindacati, di cui era stato il portabandiera in tutta la sua carriera politica. 

Collins, confidando nell’amicizia con i democratici e le union cementata dall’inserimento del figlio di Gephardt nel board della Hostess a 100 mila dollari l’anno, pensava di instaurare un clima di relazioni amichevoli nelle trattative con i dipendenti. Per dimostrare che era un liberal sostenitore delle cause dei lavoratori, diventò padrone  caricandosi di 670 milioni di debiti pregressi per uscire dalla bancarotta, e ottenne 110 milioni di risparmi gestionali. Pochi, dicono oggi i suoi critici, tra i quali ci sono i clienti che rischiano di perdere i 130 milioni investiti nell’operazione. 

Ora il caso Hostess rischia infatti di concludersi con la liquidazione dell’intera azienda. Il buonista e illuso Collins ha portato i libri in tribunale, arrendendosi alla rigidità dimostrata dal sindacato interno dei pasticceri, che è sceso in sciopero respingendo ogni richiesta di abbassare il costo del lavoro, anche dopo che quello dei camionisti aveva accettato un pacchetto di riduzioni. Il giudice del fallimento ha richiesto che le parti tornino a trattare ancora per 48 ore, ma se Collins non ha l’accordo economico indispensabile per andare avanti, i 18.500 perderanno il posto. E’ vero che ci sono altri gruppi (Flowers Foods e Grupo Bimbo per esempio) interessati a rilevare marchi e porzioni aziendali, ma con questi precedenti i nuovi compratori firmeranno solo dopo che i sindacati saranno scesi a miti consigli nelle loro pretese di salario e normative. 

L’aspetto ironico-politico della vicenda è nelle reazioni. Obama (che ha altri problemi) non ha intenzioni, né poteri, per intervenire. Di sicuro non è sul tavolo del governo alcuna idea di nazionalizzazione (ecco perché, forse, c’è qualche speranza nell’America: almeno non farà la sua SME, quattro decenni dopo la nostra) , ma Obama non attaccherà neppure uno dei suoi maggiori donatori per essere un “Romney”. La versione del Private Equity in mano ai militanti democratici, ossia le tante Bain Capital guidate da finanzieri di sinistra, continueranno a esistere ed operare, sempre cercando di fare soldi investendo e ristrutturando. Magari faranno meno margini della Bain perché sono meno bravi e meno professionali,  politicamente più proni e compromessi con il potere, più inclini agli scambi di favori. Ma sono qui per restare. E quando un loro affare va male dai sindacati riceveranno sberle, anche se dalla sinistra politico-affaristica continueranno a godere del sostegno (silenzioso e interessato) dei Gephardt e degli Obama. 

“Quello che sta succedendo alla Hostess Brands è un microcosmo di ciò che di sbagliato sta avvenendo in America, nel momento in cui avvoltoi di Wall Street in stile-Bain fanno se stessi ricchi rendendo povera l’America”, ha tuonato il capo del sindacato AFL-CIO Richard Trumka. Spudoratamente usando la Bain come offesa, e senza citare la “fede democratica” di Collins, Trumka, che la settimana scorsa ha fatto visita ad Obama alla Casa Bianca, rappresenta l’avanguardia del movimento per la europeizzazione dell’America. E mentre gli iscritti alle Union del settore privato negli Stati Uniti sono il 7% dei lavoratori, il totale sulla popolazione dei dipendenti sale al 13% (grazie al 36% dei “pubblici). Presumendo che quelli del GOP (metà dei votanti) siano seri nel mantenere la barra americana sulla rotta della libertà d’impresa, resta da vedere chi vince nell’altra metà tra i Collins e le Unions.  

Glauco Maggi

Ci sarà un nuovo processo per la Magiste International, società riconducibile a Stefano Ricucci per il tentativo di scalata della Bnl. Lo ha deciso la Quinta Sezione della Cassazione che ha accolto il ricorso della procura di Roma contro la sentenza del Gup del Tribunale romano che, nel gennaio scorso, aveva dichiarato il non luogo a procedere nei confronti della società poiché, secondo il gup, l’illecito amministrativo era estinto per il fallimento della società stessa. Nella sentenza il giudice di udienza preliminare, aveva, invece, rinviato a giudizio con l’accusa di aggiotaggio e ostacolo all’esercizio delle funzioni delle autorità pubbliche di vigilanza, quindici persone tra cui Stefano Ricucci, Danilo Coppola, Emilio Gnutti, Giovanni Consorte e Ivano Sacchetti (Unipol), Gianpiero Fiorani e Gianfranco Boni (Bpi), Francesco Gaetano Caltagirone e dell’ex Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio.

Sequestrate disponibilità bancarie e beni immobili appartenenti ai soci fondatori per un valore di circa 40 milioni di euro. Questo, mentre migliaia di famiglie gridano allo scandalo e vedono andare in fumo i risparmi di una vita.

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Deiulemar: non solo fallimento, maxi sequestro per evasione

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Nel 2001 aveva ceduto all’Enel il business della distribuzione del gas naturale in Italia per la mastodontica cifra di 1 miliardo 43 milioni di euro. Non sono bastati a salvarla dal fallimento.

Nei giorni scorsi i giudici della seconda sezione civile (Filippo Lamanna, Mauro Vitiello e Irene Lupo) hanno esaminato il ricorso presentato dalla creditrice B.Fin e hanno deciso: la Camuzzi spa è fallita.

E’ lunghissima la storia di questa società, azienda leader a livello internazionale nella distribuzione del gas, nata nel 1929 e diventata nel 1975 di proprietà dell’ingegnere piacentino Leonardo Garilli (insieme allo storico socio Ruggero Jannuzzelli). Oggi il figlio Fabrizio Garilli, reduce dal fallimento lo scorso anno del Piacenza calcio, nelle vesti di liquidatore unico ha visto crollare davanti ai suoi occhi un altro pezzo di storia cittadina creato dalla sua famiglia.

Cosi’ come e’ collassato il sistema aureo, perche’ non potrebbe succedere anche per l’unione monetaria? L’alternativa alla distruzione della moneta unica e’ quella di assistere al divampare di un incendio. L’opinione di Larry Elliott del Guardian

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Ue accetti il fallimento: euro sia fatto a pezzi

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