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Faremo

Le parlamentarie 5 Stelle? “Un po’ difficili”. L’esclusione dei candidati Andraghetti e Cuppone? “Non conosco i motivi, spero in un errore tecnico”. E’ un Giovanni Favia prudente quello intervenuto su È tv-Radionettuno, il giorno dopo l’iscrizione nel registro degli indagati del giornalista di Piazzapulita per il fuorionda grazie a un suo esposto.

“Bisogna capire che è la prima volta che si fanno” – spiega Favia riferendosi alla consultazione online per i futuri candidati 5 Stelle in Parlamento – ma resto ottimista, ce la faremo”. Poi ancora sugli esclusi sottolinea che è stato usato il canale web per “evitare infiltrazioni” anche se, specifica che non avrebbe visto male anche momenti “sul territorio” per lanciare le candidature.

“Non faremo una campagna elettorale contro Monti. Ma siamo convinti che l’austerità imposta dall’Unione europea, a noi come ad altri paesi, su pressione di una Germania che svolge un ruolo da paese egemone, con un’egemonia non solidale ma egoista, abbia immesso l’economia in spirale recessiva senza fine”. A dirlo è l’ex presidente del Consiglio Silvio Berlusconi che ha rilasciato queste dichiarazioni il 29 ottobre scorso a Bruno Vespa per il nuovo libro del conduttore televisivo ”Il Palazzo e la Piazza. Crisi, consenso e protesta da Mussolini a Monti”, in uscita dall’8 novembre. “I tempi per una nuova legge elettorale – sostiene il Cavaliere alla domanda se pensa davvero di staccare la spina al governo e di votare a febbraio con il Porcellum – ci sono tutti. Quanto alla spina da staccare, dipenderà dall’accettazione o meno da parte del governo delle nostre richieste di modifica alla legge di stabilità. Siamo dentro una spirale recessiva, dobbiamo assolutamente uscirne al più presto invertendo la nostra politica economica”.

Dopo la traversata a nuoto dello Stretto di Messina, una passeggiata e un caffè in un bar del porto. Oggi Beppe Grillo, in tour elettorale in Sicilia, fa tappa con il suo Movimento 5 Stelle a Lipari: “Faremo tornare di moda gli onesti – ha detto il comico genovese – i cittadini di quest’isola dovrebbero poter dire la propria con dei referendum propositivi senza quorum che andrebbero inseriti nella Costituzione. Vogliamo che siano i cittadini a decidere ciò che è giusto per la loro comunità. Se aspettate che qualcuno venga qua a cambiare il vostro paradiso, questo non avverrà mai”. 

Il terrorismo luogocomunista è indubbiamente subdolo. Ricordate quelli che “faremo la spesa con la carriola di monetine”? Altrettanto impatto hanno le leggende metropolitane. La più strampalata fra quelle oggi in circolazione racconta che l’uscita dal Sistema Monetario Europeo (Sme) nel settembre del 1992, cui seguì la fluttuazione del cambio della lira, avrebbe provocato un innalzamento repentino dei tassi dell’interesse. Opinione di Alberto Bagnai

pubblicato da Wallstreet Italia
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16 settembre 1992: venti anni dall'uscita dell'Italia dal Sistema Monetario Europeo

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”La nostra idea è che ce la faremo da soli. Non abbiamo bisogno di nessun aiuto in senso tecnico, ma sappiamo anche che questo periodo di transizione sta diventando troppo lungo, i mercati ci mettono troppo a riconoscere i nostri meriti, la buona salute dei conti pubblici”. E’ quanto afferma in una intervista al Corriere della Sera, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà che all’ipotesi di richiesta dello scudo anti-spread che comporterebbe la firma di ulteriori obbligazioni con l’Europa, aggiunge: “Non abbiamo timore di fare un memorandum of understanding. Significherebbe solo confermare impegni già assunti”, “non siamo e non vogliamo diventare sudditi della Ue, ne siamo fondatori e stiamo lavorando per l’Italia”.

“Faremo di tutto per proteggere la zona Euro”, un mantra ripetuto negli ultimi giorni dai leader europei e non solo. Prima dal presidente della Bce Mario Draghi, poi da Angela Merkel e Francois Hollande in una nota congiunta e per ultimo dal premier Mario Monti e dalla stessa Cancelliera, come riferisce una nota di Palazzo Chigi. I due leader “hanno avuto ieri uno scambio di vedute telefonico circa la situazione della zona euro. Essi hanno convenuto che Germania e Italia prenderanno tutte le misure necessarie a proteggere l’euro zona . Hanno anche reiterato la loro comune richiesta che venga data attuazione alle conclusioni del Consiglio Europeo del 28-29 giugno senza alcun ritardo”. Monti sarà poi ricevuto a Berlino nella seconda meta di agosto.

“Un importante segnale per i cittadini e i mercati sulla volontà di fare tutto quello che è necessario per salvaguardare la nostra moneta e far progredire il progetto politico europeo”. Così Mario Monti ha definito il rapporto dei quattro presidenti delle principai istituzioni Ue al termine dell’Ecofin, la riunione di ministri economici dell’Unione europea. C’è l’impegno, mancano ancora gli strumenti adeguati, ammonisce il premier italiano che lunedì sera ha partecipato sempre a Bruxelles alla riunione dei Diciassette. ”E’ significativo che più si va a a fondo per risolvere i problemi immediati e gravi più si vede che è difficile farlo senza muovere passi verso l’integrazione politica”. In questo senso, preliminare è la necessità di una “collaborazione efficace” e più serrata tra le stesse istituzioni europee. Ma è chiaro che l’affondo raggiunge direttamente i partner europei che più si stanno opponendo alla revisione dei meccanismi di controllo.

Salvare l’euro – Lo scudo anti-spread è passato nonostante l’opposizione di Finlandia e Olanda (anche se, assicura il premier italiano, “i ministri hanno confermato senza eccezioni o distinguo la volontà di sostenere la stabilità finanziaria”), ma il passo ulteriore è la concessione di più poteri alla Banca Centrale Europea. ”E’ urgente una vigilanza bancaria unificata, in particolare su quelle banche che operano su più Paesi e quelle con importanza sistemica per l’Europa”, ha spiegato Monti in linea con la posizione di Angela Merkel e della Germania. “La crisi che stiamo attraversando ha evidenziato la vulnerabilità del sistema bancario in  Europa e i rischi di contagio” tra gli istituiti, sui depositi e sull'”intera economia”, ecco perché servono misure immediate. Un po’ meno immediate, ma forse ancora più incisive e in linea con lo scudo anti-spread, ci sono gli eurobond tanto invisi a Berlino. L’Italia potrebbe dare sostegno all’emendamento al testo dei 4 presidenti europei, conclude Monti, “che fa riferimento all’architettura di una vera unione economica e monetaria in cui discutere di emissioni in comune di titoli del debito pubblico”. Non a caso, annuncia il premier, “faremo di tutto per salvare l’euro”.

“Vedremo”, “faremo”, “troveremo”, “calma, una cosa alla volta”, “abbiamo otto mesi per decidere”. Per la prima volta da quando è sceso nell’agone politico col suo Movimento 5 Stelle, grillo è spaventato. Perchè il detto è sempre valido: tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E tra il dire e il governare, di mezzo, c’è un oceano. In una lunghissima intervista a il Fatto quotidiano, il blogger genovese si dice preoccupato per il crollo dei consensi ai partiti, troppo rapido persino per lui. “Mi tocca diventare più moderato – spiega a Marco Travaglio – sennò questi partiti spariscono troppo rapidamente (…) Poveretti, si illudono di copiarci, mettiamo un Saviano qui, un Passera là, un Montezemolo là.(…) Domani rischiamo di svegliarci e di non trovarli più. E poi come si fa? Non siamo pronti a riempire un vuoto così grande”. Di certo non lui, visto che ce c’è una cosa che mette bene in chiaro nell’intervista, è questa: “Io mica mi candido, non mi lascio ingabbiare. Non faro mai il premier, anche se dovessimo vincere le elezioni, ma da Napolitano ci andrò per dirgli “l’hai sentito il boom, questa volta?”.

E il programma? “Dovremo rimpolparlo, ampliarlo”. Ma qualche idea, però, Grillo ce l’ha: “Si studierà quel che serve e quel che non serve. La Tav Torino-Lione non serve: via e si risparmiano 20 miliardi. I cacciabombardieri non servono: via, si risparmiano altri 15 miliardi. Le province non servono: via, altri miliardi risparmiati. E le pensioni non dovranno superare i tremila euro netti al mese, tanto se guadagnavi milioni qualcosa da parte avrai messo, no? Altro che spending review”. E per decidere come si vota sull’euro, sulla politica estera, sull’economia, sull’immigrazione e sulle grandi questioni “faremo referendum popolari propositivi. In Svizzera (sic, ndr) fanno così da 200 anni”. Il Parlamento come sarà? “Ragazzi, professori, esperti, i nostri di Cinquestelle. Poi, i No Tav, quelli dell’acqua pubblica, dei beni comuni, i referendari”. In chiusura, un pensiero per Silvio Berlusconi: “Mi fa quasi pena. Dicono che si stia guardando i miei discorsi, pensa che il Movimento vinca per le mie battute. Ora magari andrà in giro a urlare in genovese ‘Belìn, è una cosa pazzesca”.

I due livelli di massima attenzione sono chiari: presto faremo i conti con $1,25 figura, mentre la vera svolta avrà inizio da $1,26, livello dove vediamo passare la media mobile a 100 periodi su timeframe H4.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Euro imbocca la strada della ripresa, ma tutto dipendera’ dalla Bce

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Domani sera sera noi di Articolo 21 guarderemo il nuovo programma di Fazio e Saviano su La7.

Lo faremo perchè li stimiamo e perchè siamo curiosi di vedere quale seguito riusciranno a dare a “Vieni via con me”, un programma che ha colpito nel segno e che ha portato all’attenzione generale temi e parole che, almeno alla Rai, erano state oscurate e cancellate.

Lo faremo anche come scelta politica per ringraziare La7 che ha dato ospitalità al programma, dopo aver già riportato in video Sabina Guzzanti e Serena Dandiniche alla Rai non potevano e non dovevano più andare in onda.

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