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ferite

La “rivoluzione dei gelsomini” a Siliana, nella Tunisia sudoccidentale, non pare mai arrivata, e non solo per la crisi economica. Circa 300 persone sono rimaste ferite a causa dell’uso eccessivo della forza da parte della polizia, nelle manifestazioni convocate dall’Unione generale dei lavoratori tunisini, manifestazioni che dal 27 novembre al 1° dicembre hanno attraversato e bloccato la città.

I manifestanti, che chiedevano le dimissioni del governatore locale, un piano di sviluppo economico e il rilascio di 13 dimostranti arrestati nel corso delle proteste dell’aprile 2011 e mai processati, sono stati affrontati dalle forze di polizia con gas lacrimogeni e armi da fuoco.

Quattro persone sono rimaste ferite in una frana sulla via dell’Amore alle Cinque Terre tra Riomaggiore e Manarola (La Spezia). A quanto si apprende dai vigili del fuoco, intervenuti sul posto, sono rimaste feriti quattro turiste australiane, due delle quali in condizioni gravi. Sul posto è intervenuto il soccorso alpino e una delle ferite, trascinata verso il mare, è stata recuperata e trasportata all’ospedale San Martino di Genova con l’elisoccorso. La seconda ragazza ha riportato fratture agli arti inferiori ed è stata invece portata all’ospedale di La Spezia, mentre le altre due, in stato di choc e con delle escoriazioni, sono state portate all’ospedale di Sarzana. Secondo le prime informazioni si sarebbe staccato un costone di roccia di circa tre metri cubi sovrastante la struttura dove stavano passando gli escursionisti. 

 

Quattro persone sono rimaste ferite sulla Via dell’Amore, una delle più suggestive passeggiate del Parco nazionale delle Cinque Terre, per una frana.

Come riporta il Secolo XIX, i vigili del fuoco, 118 e forze dell’ordine, sono intervenuti vicino a Riomaggiore con condizioni meteo instabili, fortissimo vento e terreno bagnato dalla forte pioggia caduta stanotte. Coinvolti quattro turisti australiani. Due di loro sono stati liberati senza particolari difficoltà e le loro condizioni non appaiono serie. Altre due persone, invece, in condizioni più gravi, sono state trasferite in elicottero al pronto soccorso dell’ospedale Sant’Andrea della Spezia.

 


pubblicato da Libero Quotidiano

Le cellule staminali nella pratica clinica, per guarire le ferite. In uno studio condotto da un gruppo multidisciplinare torinese degli ospedali Molinette e Mauriziano, le cellule staminali del midollo osseo sono state mobilizzate per agevolare la guarigione di estese asportazioni di tessuto dovute alla presenza di cisti sacro-coccigee, complicate da numerosi tragitti fistolosi, e recidive di precedenti interventi. I risultati ottenuti, appena pubblicati sulla rivista internazionale ‘Cytotherapy‘, hanno mostrato un accorciamento sensibile dei periodi di guarigione rispetto ai pazienti non sottoposti a stimolazione midollare delle proprie cellule staminali. I ricercatori sottolineano come nello studio, approvato dal comitato etico dell’ospedale Molinette, non si siano verificati effetti collaterali negativi e come la metodica risulti fattibile e sicura. La ricerca di base sulle cellule staminali ha da sempre suscitato grandi interessi e grandi speranze dal punto di vista sperimentale sulla rigenerazione di tessuti o addirittura di interi organi. Promesse spesso mantenute, ma limitatamente al laboratorio. Fino ad ora, infatti, le applicazioni cliniche sono state scarse e circoscritte all’impiego in particolari casi di malattie del sangue. La collaborazione tra due gruppi universitari della Scuola di Medicina dell’Università di Torino, uno chirurgico condotto da Carlomaria Fronticelli (Oncologia chirurgica dell’ospedale Molinette di Torino), e l’altro da Corrado Tarella (direttore dell’Ematologia e terapie cellulari dell’ospedale Mauriziano), ha consentito di trasferire queste ricerche nella pratica clinica.

”Se l’assicurazione non risarcirà i danni estetici alle ragazze ferite nell’attentato del 19 maggio scorso alla scuola Morvillo-Falcone, sarà la mia fondazione a promuovere tutte le iniziative possibili per aiutare quelle ragazze”. E’  il presidente della Provincia di Brindisi, Massimo Ferrarese, nella sua veste di patron della onlus “Puglia per la vita” costituita insieme con il cantante Albano Carrisi, a tendere una mano alle studentesse ferite. C’è la possibilità che il contratto di assicurazione stipulato dalla scuola non contempli i danni estetici come appunto quelli provocati dalle ustioni. Ieri l’avvocato delle studentesse aveva spiegato che l’assicurazione non avrebbe risarcito le ragazze.

Il danno e la beffa. Una frase banale che però diventa parte di una tragedia. Quella della bomba esplosa a Brindisi  il 19 maggio scorso. Melissa Bassi, 16 anni, morì e in ospedale per settimane sono rimaste le sue compagne. “I segni permanenti che alcune ragazze della scuola Morvillo hanno subito per le ustioni riportate nell’attentato sono considerati dalla compagnia assicurativa dell’istituto soltanto ripercussioni di tipo estetico e quindi non risarcibili”. E’ l’avvocato Mauro Resta, che assiste le famiglie di alcune delle ragazze, a far sapere che le studentesse ferite non saranno risarciti per gli sfregi che hanno segnato profondamente anche la loro pelle. Per l’attentato era stato poi arrestato Giovanni Vanataggiato che aveva confessato di aver organizzato l’attentato per rabbia dopo essere stato truffato.

La tesi degli inquirenti è che una ragazza di 29 anni, Monica Sabrina Montagna, di Bovisio Masciago (Milano) e in vacanza a Ferriere, sull’Appennino piacentino, abbia accoltellato un’amica di un anno più giovane, Annalisa Lombardi, uccidendola. Poi si è gettata dalla finestra, sopravvivendo ma riportando ferite gravissime. Il fatto è accaduto alle 15 nella piccola località di montagna dove le due giovani avevano preso una casa in affitto per passare alcuni giorni di ferie. Secondo i primi accertamenti dei carabinieri intervenuti sul posto con il 118 la 29enne soffriva di una grave forma di depressione.

Diverse ferite sul corpo e chiazze di sangue accanto sull’asfalto tutt’intorno. Così una turista australiana di 22 anni è stata trovata all’alba in via Milazzo, vicino la stazione Termini, a Roma. La giovane è stata soccorsa dal 118, chiamato, verso le 6 di mattina, da un passante che ha dato l’allarme, e trasportata al policlinico Umberto I, dov’è stata sottoposta a intervento chirurgico per bloccare una emorragia. Le sue condizioni vengono considerate gravi, mentre dal policlinico è stata avvertita la Questura per il forte sospetto che si tratti di uno stupro: i medici sostengono infatti che le condizioni della donna sono compatibili con l’ipotesi che abbia subito una violenza sessuale. Sulla vicenda sta indagando la Squadra Mobile. Gli investigatori sono in attesa che la giovane, che adesso è ancora sedata e non può parlare, possa essere ascoltata.

I familiari delle ragazze ferite dal bombarolo a Brindisi non dovranno preoccuparsi del costo delle cure anche per medicinali e pomate che non siano comprese nel prontuario farmaceutico. Da quando Libero ha raccolto la segnalazione delle famiglie, a parte qualche piccola polemica politica locale (capita sempre, purtroppo), c’è stata una ammirevole corsa alla solidarietà che ha visto uniti per una volta politici, rappresentanti delle istituzioni, associazioni di imprese, lettori, naviganti del sito internet www.liberoquotidiano.it, amici via twitter e facebook. La notizia che posso dare è che anche grazie a tutta questa rete di solidarietà, Unipro – Associazione Italiana delle Imprese Cosmetiche, ha dato la sua disponibilità alla fornitura gratuita di un primo elenco di medicinali non riconosciuti nel prontuario alle cinque ragazze, allertando anche Federchimica-Anifa per altri prodotti non distribuiti dalle proprie aziende. Questo è accaduto grazie a una gara di solidarietà che è scattata dentro le istituzioni. Non farò i nomi, perché non sono autorizzato. Ma vale la pena dire quel che è accaduto. Insieme al lancio della sottoscrizione, ho scritto a tutti i rappresentanti delle istituzioni nazionali e ai direttori delle comunicazioni delle principali 300 aziende italiane, chiedendo una cosa semplice: possiamo dare una mano alle famiglie di quelle 5 ragazze (Azzurra, Sabrina, Selena, Veronica e Vanessa) ferite e ustionate nel folle attentato del 19 maggio scorso davanti alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi? 

Soluzione rapida - Il primo a rispondermi- in questa gara di solidarietà operosa che davvero non mi aspettavo nell’Italia di oggi- è stato il Quirinale. La persona a cui mi ero rivolto è uno dei principali collaboratori del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Non so se ne ha parlato con il presidente. So che si è dato subito da fare, prendendo a cuore personalmente il bisogno delle famiglie di Brindisi. Ha provato a chiedere subito ai vertici del ministero della Salute se era possibile trovare una soluzione. Nel giro di poche ore ho ricevuto da loro una lettera in cui mi comunicavano di avere trovato un modo immediato senza stare a combattere con leggi e cavilli (perché quelle non si possono cambiare rapidamente per questo caso). È grazie a questa catena istituzionale che è emersa la disponibilità di Unipro, che ho messo subito in contatto per le modalità operative, con l’avvocato Mauro Resta che coordina l’assistenza ai familiari. Ha dato una mano come in tutti questi giorni anche il vicesindaco di Brindisi, Paola Baldassarre, grazie a cui questa corsa alla solidarietà è iniziata. 

Aiuti dalla Regione  - Nel frattempo anche Nichi Vendola, che si era mosso per primo, umanamente colpito dalla tragedia che stavano vivendo le famiglie delle ragazze ferite (l’ho riscontrato anche in una telefonata con il presidente della Regione Puglia, di cui ho riferito ai lettori), è riuscito a sbloccare dalle pastoie burocratiche l’aiuto da 200mila euro previsto per le vittime dell’attentato (anche per la famiglia di Melissa Bassi) e da qualche giorno le vittime hanno potuto ricevere un primo aiuto da 10mila euro per nucleo familiare. In questa gara, in primo piano ci sono lettori di Libero e tutti i naviganti. In pochi giorni è arrivata una pioggia di contributi. Chi poteva dare 10 euro, l’ha fatto. Chi poteva darne 50, anche. Tanti hanno offerto contributi da 100 euro, me ce ne sono anche da 200, da 300, da 400 e perfino da 500 e più. Abbiamo raggiunto in pochi giorni 30mila euro, e sono sicuro che saliranno presto. Certo che anche le aziende contattate non si tireranno indietro, come ha fatto Unipro. Così riusciremo a dare a quelle ragazze la serenità del presente e anche un pezzettino di futuro, che un folle e vigliacco ha cercato di cancellare con la sua bomba messa quella mattina davanti a scuola. 

Dalle Marche - Fra i tanti, mi ha scritto anche l’Associazione Marche al centro, offrendo una soluzione alle famiglie: «La nostra associazione è in grado di farsi carico del problema fornendo equipe medica specialistica, struttura clinica ed alloggio per le famiglie a Roma. L’iniziativa sarebbe a totale carico dell’associazione. Tutte le spese (equipe medica, struttura, alloggio per i parenti delle ragazze) sarebbe coperta. In teoria resterebbero da coprire le spese di viaggio e di vitto, taxi, ecc. ma confido di riuscire a provvedere anche a queste magari attraverso la sottoscrizione». Faremo di tutto perché l’aiuto che arriva da tanta disponibilità a generosità arrivi a segno il prima possibile, senza intoppi burocratici. E conteremo ancora sulla generosità di chi legge ora. Ma è una bella storia quella che si sta scrivendo accanto alla vicenda di Brindisi. Racconta un’Italia che c’è, e quando c’è un bisogno, sa non piangersi addosso e si muove con una generosità che solo un vero popolo ha. 

di Franco Bechis

 

I familiari delle ragazze ferite dal bombarolo a Brindisi non dovranno preoccuparsi del costo delle cure anche per medicinali e pomate che non siano comprese nel prontuario farmaceutico. Da quando Libero ha raccolto la segnalazione delle famiglie, a parte qualche piccola polemica politica locale (capita sempre, purtroppo), c’è stata una ammirevole corsa alla solidarietà che ha visto uniti per una volta politici, rappresentanti delle istituzioni, associazioni di imprese, lettori, naviganti del sito internet www.liberoquotidiano.it, amici via twitter e facebook. La notizia che posso dare è che anche grazie a tutta questa rete di solidarietà, Unipro – Associazione Italiana delle Imprese Cosmetiche, ha dato la sua disponibilità alla fornitura gratuita di un primo elenco di medicinali non riconosciuti nel prontuario alle cinque ragazze, allertando anche Federchimica-Anifa per altri prodotti non distribuiti dalle proprie aziende. Questo è accaduto grazie a una gara di solidarietà che è scattata dentro le istituzioni. Non farò i nomi, perché non sono autorizzato. Ma vale la pena dire quel che è accaduto. Insieme al lancio della sottoscrizione, ho scritto a tutti i rappresentanti delle istituzioni nazionali e ai direttori delle comunicazioni delle principali 300 aziende italiane, chiedendo una cosa semplice: possiamo dare una mano alle famiglie di quelle 5 ragazze (Azzurra, Sabrina, Selena, Veronica e Vanessa) ferite e ustionate nel folle attentato del 19 maggio scorso davanti alla scuola Morvillo-Falcone di Brindisi? 

Soluzione rapida - Il primo a rispondermi- in questa gara di solidarietà operosa che davvero non mi aspettavo nell’Italia di oggi- è stato il Quirinale. La persona a cui mi ero rivolto è uno dei principali collaboratori del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Non so se ne ha parlato con il presidente. So che si è dato subito da fare, prendendo a cuore personalmente il bisogno delle famiglie di Brindisi. Ha provato a chiedere subito ai vertici del ministero della Salute se era possibile trovare una soluzione. Nel giro di poche ore ho ricevuto da loro una lettera in cui mi comunicavano di avere trovato un modo immediato senza stare a combattere con leggi e cavilli (perché quelle non si possono cambiare rapidamente per questo caso). È grazie a questa catena istituzionale che è emersa la disponibilità di Unipro, che ho messo subito in contatto per le modalità operative, con l’avvocato Mauro Resta che coordina l’assistenza ai familiari. Ha dato una mano come in tutti questi giorni anche il vicesindaco di Brindisi, Paola Baldassarre, grazie a cui questa corsa alla solidarietà è iniziata. 

Aiuti dalla Regione  - Nel frattempo anche Nichi Vendola, che si era mosso per primo, umanamente colpito dalla tragedia che stavano vivendo le famiglie delle ragazze ferite (l’ho riscontrato anche in una telefonata con il presidente della Regione Puglia, di cui ho riferito ai lettori), è riuscito a sbloccare dalle pastoie burocratiche l’aiuto da 200mila euro previsto per le vittime dell’attentato (anche per la famiglia di Melissa Bassi) e da qualche giorno le vittime hanno potuto ricevere un primo aiuto da 10mila euro per nucleo familiare. In questa gara, in primo piano ci sono lettori di Libero e tutti i naviganti. In pochi giorni è arrivata una pioggia di contributi. Chi poteva dare 10 euro, l’ha fatto. Chi poteva darne 50, anche. Tanti hanno offerto contributi da 100 euro, me ce ne sono anche da 200, da 300, da 400 e perfino da 500 e più. Abbiamo raggiunto in pochi giorni 30mila euro, e sono sicuro che saliranno presto. Certo che anche le aziende contattate non si tireranno indietro, come ha fatto Unipro. Così riusciremo a dare a quelle ragazze la serenità del presente e anche un pezzettino di futuro, che un folle e vigliacco ha cercato di cancellare con la sua bomba messa quella mattina davanti a scuola. 

Dalle Marche - Fra i tanti, mi ha scritto anche l’Associazione Marche al centro, offrendo una soluzione alle famiglie: «La nostra associazione è in grado di farsi carico del problema fornendo equipe medica specialistica, struttura clinica ed alloggio per le famiglie a Roma. L’iniziativa sarebbe a totale carico dell’associazione. Tutte le spese (equipe medica, struttura, alloggio per i parenti delle ragazze) sarebbe coperta. In teoria resterebbero da coprire le spese di viaggio e di vitto, taxi, ecc. ma confido di riuscire a provvedere anche a queste magari attraverso la sottoscrizione». Faremo di tutto perché l’aiuto che arriva da tanta disponibilità a generosità arrivi a segno il prima possibile, senza intoppi burocratici. E conteremo ancora sulla generosità di chi legge ora. Ma è una bella storia quella che si sta scrivendo accanto alla vicenda di Brindisi. Racconta un’Italia che c’è, e quando c’è un bisogno, sa non piangersi addosso e si muove con una generosità che solo un vero popolo ha. 

di Franco Bechis

 

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