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“Avevo davvero riposto in lei la mia fiducia, credevo che fosse una persona per bene, che difendesse la nostra Costituzione. Credevo che quei valori, di cui tanto parla, fossero davvero radicati in lei e fossero il punto di riferimento per ogni sua azione, per ogni sua decisione. Credevo che avrebbe scelto la vita e non la morte. E invece ha firmato la nostra condanna”. Inizia così la lettera che una mamma di Taranto, Tonia Marsella, ha inviato al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, dopo la firma del decreto legge sull’Ilva, lettera che è stata diffusa dal comitato ambientalista “Donne per Taranto”.

I figli sono tutti uguali. E legittimi o meno, d’ora in poi avranno gli stessi diritti. La Camera ha infatti approvato la legge che equipara i figli legittimi a quelli naturali, ben 100mila nel nostro Paese, il 20 per cento dei bambini. Stessi diritti, insomma, senza distinzioni: sono figli e basta. Il provvedimento, ormai legge, è un testo unificato che ha condensato sei proposte di legge sul tema presentate da centrodestra e  centrosinistra. Con le nuove norme viene riconosciuto a tutti i figli, anche quelli naturali, un unico status giuridico e i bambini nati fuori dal matrimonio potranno avere nonni, zii, fratelli, e più in generale vincoli parentali che prima erano loro negati in assenza di   legittimazione. 

Figli legittimi e naturali – Assicurato per tutti i figli, dunque, il vincolo di parentela, come stabilito dall’articolo 1 della legge, nel quale si stabilisce che “la parentela è il vincolo tra le persone che   discendono da uno stesso stipite, sia nel caso in cui la filiazione è  avvenuta all’interno del matrimonio, sia nel caso in cui è avvenuta al di fuori di esso, sia nel caso in cui il figlio è adottivo”. Il vincolo di parentela non c’è, invece, nei casi di adozione di persone maggiorenni. Una novità di non poco conto, dato che avrà rilevanza anche ai fini dei meccanismi di ereditarietà. Il figlio nato fuori del matrimonio può essere riconosciuto dalla madre e dal padre “anche se già uniti in matrimonio con altra persona all’epoca del concepimento” e il riconoscimento “può avvenire tanto congiuntamente quanto separatamente”, stabiliscono le nuove norme. Questa modifica, in sostanza, riconosce anche ai figli naturali un vincolo di parentela con tutti i parenti (nonni, zii, cugini) e non solo con i genitori. Inoltre, con l’uniformazione del vincolo di parentela, si stabilisce che tutti i figli “hanno lo stesso stato giuridico” e che, in caso di riconoscimento postumo, da parte del padre, il cognome della madre non sarà mai cancellato, ma il figlio potrà affiancargli  quello paterno. 

Figli nati da violenza o incesto – Le norme approvate oggi si estendono anche ai figli nati da violenza o incesto, un’apertura che ha un duro contendere nell’aula della Camera. Un fronte guidato dall’Udc ha infatti cercato di affossare questa opzione, ma alla fine è prevalsa la linea già passata a Palazzo Madama, dove non erano   mancati scontri. L’attuale testo dell’art. 251 c.c. vieta che possano essere riconosciuti i figli nati da persone unite da vincolo di parentela in linea retta all’infinito (padre-figlia ecc..), in linea collaterale nel secondo grado (fratello-sorella), e tra affini in linea retta (suocero-nuora). L’eccezione a questa regola è che entrambi i genitori, o almeno uno di essi, all’epoca del concepimento, avessero ignorato il vincolo. La nuova disposizione prevede invece che il figlio nato da persone, tra le quali esiste “un vincolo di parentela in linea retta all’infinito o in linea collaterale nel secondo grado, ovvero un   vincolo di affinità in linea retta”, può essere riconosciuto previa  autorizzazione del giudice avuto riguardo all’interesse del figlio e alla necessità di evitare allo stesso qualsiasi pregiudizio. Nella relazione al disegno di legge si parla della possibilità di concedere  un’identità, uno status, a questi figli che subiscono le colpe di chi li ha generati. 

Diritti e doveri del figlio – L’articolo 1 introduce infine i “diritti e i doveri del figlio”, modificando l’articolo 315 del codice civile. Il figlio “ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni”. Il figlio “ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti”. Il figlio minore (che ha compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento) “ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano”. Il figlio “deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finchè convive con essa”. Nel caso però in cui sia venuta meno la potestà genitoriale, il figlio può sottrarsi all’obbligo di prestare gli alimenti a quel genitore. Uno dei decreti attuativi che dovranno essere emanati dal governo riguarderà la disciplina delle successioni e delle donazioni, ai fini dell’eredità.

E’ stato approvato dalla Commissione Affari sociali della Camera un emendamento presentato da Antonio Palagiano (Idv), che consente alle madri di un bambino nato in provetta di non riconoscerlo dopo la nascita, esattamente come avviene per chi ha avuto un figlio in maniera naturale. L’emendamento in questione, che si riferisce a una proposta di legge in materia di riconoscimento dei figli naturali, prevede l’abrogazione di una norma della legge 40 sulla procreazione assistita relativa al divieto del disconoscimento della paternità e dell’anonimato della madre. «Non deve esserci discriminazione – dice Palagiano  - fra donne che hanno concepito il loro bambino in maniera naturale o artificiale. Se il legislatore ha previsto la possibilità di non riconoscere un figlio, lo ha fatto per evitare l’infanticidio».

Amanda Todds 15 anni, si è suicidata il 10 Ottobre. Prima di morire ha lasciato un video su Youtube sconcertante in cui denuncia al mondo il suo caso e la sua solitudine.

Romeno, 55 anni, padre di sei figli e con gravi problemi economici. Si sanno queste poche informazioni sull’uomo che poco prima delle 14 si è dato fuoco davanti al palazzo del Quirinale, residenza del presidente della Repubblica. Il gesto improvviso è stato notato da un carabiniere che è intervenuto con una coperta per spegnere le fiamme, rimanendo lievemente ustionato a una mano. Lo straniero, che voleva manifestare le sue difficoltà, è stato immediatamente soccorso dal personale del 118 con ustioni di terzo sulle mani e sulle braccia e di secondo grado sul collo. E’ stato ricoverato all’ospedale Sant’Eugenio di Roma, dove i medici in un primo momento hanno dichiarato la prognosi riservata anche se l’uomo, residente in Piemonte a Pinerolo, non sarebbe in pericolo di vita nonostante le numerose ustioni riportate. E’ stato così veloce ad agire che per le forze dell’ordine presenti è stato impossibile fermarlo, il militare dell’Arma ferito  presta servizio presso i carabinieri della Presidenza della Repubblica. Sembra che l’uomo fosse esasperato dal non potere garantire alla sua famiglia neanche il necessario perché disoccupato da tempo dopo essere stato licenziato. Lavorava come camionista per una grossa ditta di autotrasporti trentina. 

Con l’auto blu messa a disposizione della Guardia di Finanza, Alfonso Papa, deputato del Pdl, accompagnava i figli al calcetto, in piscina, a scuola, la famiglia al mare a Salto di Fondi, la moglie avvocato in tribunale. Ma adesso, come riporta oggi Repubblica, il pm Henry John Woodcock, ipotizza nei confronti di Papa, attualmente a giudizio per concussione nel processo nato dall’inchiesta P4, della moglie Tiziana Rodà e di sette finanzieri il reato di peculato.

Le accuse – In sostanza, secondo l’accusa, il servizio di accompagnamento di Papa sarebbe stato svolto “indebitamente” e senza che “ne avesse alcun titolo” per nove anni, dal 2002 al 2011. Inoltre due dei finanziari coinvolti, Andrea Grimaldi e Federico Santolo, avrebbero persino falsificato i fogli di missione per far risultare di essere rimasti a Roma quando invece erano tornati a Napoli e così facendo si sarebbero intascati 185mila euro. Grimaldo e Santolo sono pure accusati di riciclaggio per somme di denaro che avrebbero ricevuto da Papa e a Papa restituite attraverso giri nei propri conti. 

La difesa – Ma Papa respinge le accuse: “Non vi è stato alcun utilizzo indebito della vettura. Il pm eviti di accanirsi. Su questa vicenda come su altre i responsabili dovranno rispondere nelle sedi proprie, come sto facendo io”.    


pubblicato da Libero Quotidiano

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Rupert Everett, dall’alto della sua “frocitudine” ricca e privilegiata, tuona contro l’adozione da parte di coppie gay: «Non riesco a pensare niente di peggio che essere cresciuto da due papà». Opinione legittima, per carità, ma che sa di boutade pubblicitaria per un signore che negli ultimi anni è sparito dal giro cinematografico che conta. Un’analisi così semplicistica e arruffona ce la si aspetta da Scilipoti o Giovanardi, non certo da un uomo di cultura, omosessuale dichiarato, che dovrebbe quantomeno argomentare il perché di questa posizione controcorrente all’interno della comunità LGBT.

Intervista a Saverio Bisogno, amministratore della Aniello Bisogno & Figli

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tovato su: Il Denaro

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I Casalesi si rigenerano. Falcidiato dagli arresti, il clan riesce ad assoldare nuove leve per continuare le attività criminali. Figli di papà e vecchie reclute per rinnovare l’esercito. La direzione distrettuale antimafia di Napoli, nell’ultima operazione portata a termine, evidenzia la capacità della formazione camorristica di attingere tra i giovani ventenni, e non solo, per continuare a mantenere viva l’organizzazione. Sono finiti in manette in 13, accusati di associazione camorristica, legati al gruppo Schiavone, nell’operazione eseguita dai carabinieri di Caserta, guidati dal maggiore Alfonso Pannone, su ordine dell’antimafia partenopea, pm Giovanni Conzo, Cesare Sirignano, Catello Maresca, coordinati dall’aggiunto Federico Cafiero De Raho.

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