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Federmeccanica-Fim Cisl e Uilm hanno siglato il contratto nazionale dei metalmeccanici per il periodo 2013-2015. Gli incrementi salariali previsti saranno pari a 130 euro medi al quinto livello nel triennio, erogati in tre tranches: 35 euro il 1 gennaio 2013, 45 il 1 gennaio 2014 e 50 il 1 gennaio 2015.  Il contratto riguarda quasi duemilioni di lavoratori.

 

La crociata contro Sergio Marchionne, ora, raccoglie la maggior parte delle sigle sindacali. Fim, Uilm, Fismic, Ugl e Associazione Quadri hanno chiesto alla Fiat il ritiro della procedura di mobilità aperta per i 19 lavoratori di Pomigliano (avviata dopo la sentenza che ha imposto alle società l’assunzione di 19 aderenti alla Fiom) e la convocazione di un incontro urgente tra azienda e sindacati. La richiesta è stata avanzata all’Unione Industriale di Torino in occasione della riunione sul contratto del Gruppo. “Entro oggi Fiat dovrebbe dirci la data dell’incontro che abbiamo chiesto, in seguito all’annuncio della mobilità per 19 operai a Pomigliano”, ha tuonato Ferdinando Uliano, responsabile auto della Fim a Torino. “In apertura dell’incontro, abbiamo formulato la nostra contrarietà sulla decisione dell’azienda di mettere in mobilità 19 operai a Pomigliano, per rispettare la sentenza del tribunale di Roma. Per noi è una decisione profondamente sbagliata, anche alla luce degli accordi che abbiamo preso nel luglio 2011 con l’azienda, che prevedono la riassunzione di tutti gli operai entro luglio 2013”, ha aggiunto Uliano.   

Bonanni all’attacco – Poi il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha egualmente chiesto al Lingotto di tornare sui suoi passi: “O la Fiat ritira i 19 licenziamenti a Pomigliano o faremo ricorsi. Le sentenze si rispettano e non si discutono – ha aggiunto a margine della presentazione del primo rapporto sulla contrattazione di secondo livello -. O l’azienda ci rassicura o faremo ricorso anche noi”, ha aggiunto il leader Cisl. E ancora: “In un paese che è già preda dell’illegalità non è il caso di entrare nle merito delle sentenze. E’ necessario che vadano rispettate fino in fondo, o il Paese va allo sbando”. Bonanni ha infine invitato il governo ad attuare “un’opera di mediazione silente, discreta e quindi produttiva. Se il governo ha qualcosa da fare – ha concluso – lo faccia e dopo lo dica”.

 

”Abbiamo sottoscritto l’accordo di Pomigliano con l’obiettivo di salvaguardare tutti i livelli occupazionali, tanto che la Fiat si è impegnata a riassumere tutti i lavoratori entro il 2013. Per questo non possiamo accettare il provvedimento annunciato nei giorni scorsi. Si chiede all’azienda di fare un passo indietro”. E così anche i sindacati firmatari dell’accorso del 2010 fanno muro contro le ultime posizioni della Fiat, che sulla scia dell’ordinanza del Tribunale ha annunciato nei giorni scorsi la messa in mobilità di tanti operai quanti ne dovrà assumere.

Nella lettera consegnata ai sindacati c’è scritto “non voglio morire disoccupato”. Ha vinto la paura all’Ilva di Taranto. Nella serata di ieri la protesta degli operai è esplosa: in cinque sono saliti a 60 metri di altezza sulla torre di smistamento dell’Altoforno 5 e hanno trascorso la notte sulle passerelle tra il nastro 11 e il nastro 12 dove arriva il carico dell’impianto. I colleghi di reparto, pronti a dare il cambio, hanno invece continuato a far “marciare” l’impianto nonostante la disposizione dei custodi giudiziari di qualche giorni fa avesse ribadito che l’Altoforno 5 dev’essere spento. Con loro hanno portato uno striscione: “Lavoro e’ dignità”, un avvertimento alla magistratura e all’azienda. Tra qualche ora, infatti, il giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco potrebbe depositare la decisione sull’istanza presentata dal presidente del cda Ilva Bruno Ferrante per effettuare un piano di interventi da 400 milioni di euro. Interventi subordinati alla concessione di una minima capacità produttiva. Interventi non sufficienti a eliminare le emissioni inquinanti, che sembrano quasi studiati per riceve il “no” della magistratura e scaricare su questa la responsabilità delle conseguenze. Quello che forse l’azienda non racconta agli operai è che quel piano ha incassato il parere negativo di procura e custodi tecnici: è una riproposizione di promesse fatte alle amministrazioni locale nel passato, in quei protocolli di intesa che il pool guidato dal procuratore Franco Sebastio ha definito “la più grossolana presa in giro compiuta dai vertici Ilva”.

La situazione di Taranto continua a essere rovente. Fim Cisl e Uilm hanno proclamato due ore di sciopero tra le 10 e le 12, mentre la Fiom ha deciso di non partecipare a manifestazioni contro la magistratura. Lo stato di agitazione andrà avanti fino a giovedì, con pausa per ferragosto e non è escluso un presidio sulla statale Appia, come avvenuto nei giorni scorsi. Cosimo Panarelli, segretario territoriale della Fim Cisl, risponde alla Cgil: ”Si è detto che il nostro sciopero è contro la magistratura. Non vogliamo contrastare l’azione e il lavoro della magistratura ma diciamo anche che non si può creare un problema sociale di enorme rilevanza con migliaia di disoccupati”. 

Sale la tensione intorno al destino dell’Ilva, e dopo le dichiarazioni dei ministri contrari allo stop dell’acciaieria, gruppi di operai  hanno cominciato blocchi sulla statale 7 Appia che collega Taranto con Brindisi. I sindacati metalmeccanici di Taranto Fim-Cisl e Uilm-Uil hanno proclamato uno sciopero di due ore con assemblea, dalle 10 alle 12. La Fiom però non ha aderito alla protesta. Per il momento lo sciopero è limitato ai reparti delle officine elettriche (Ofe, ex Pla1) e meccaniche (Mua). 

Un migliaio di lavoratori di tutti gli stabilimenti Indesit in Italia, compresi quelli della Campania, è radunato in piazza della Repubblica a Fabriano, da dove partirà il corteo indetto da Fiom, Fim e Uilm nazionali
per protestare contro la chiusura dello stabilimento di None (Torino): 360 addetti sui 4.500 del gruppo elettrodomestico. “Dalla crisi non si esce chiudendo le fabbriche – dice Anna Trovò della Fim Cisl -, None si può
salvare. Siamo qui per parlare all’ad e ai manager e convincerli a cambiare idea”.

tovato su: Il Denaro

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