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Finmeccanica

Sono bastate quattro sedute e  295 minuti alla commissione Difesa della Camera per esprimere un parere entusiasta e praticamente senza riserve sulla legge di delega al Governo per la riforma delle forze armate. Minuti ai quali se ne dovrebbero aggiungere per la verità altri 440 di audizioni durante i quali sono stati sentiti il Capo di stato maggiore della Difesa, i rappresentanti del Ministero delle finanze e della Ragioneria dello Stato, i Cocer delle Forze armate, i sindacati del personale civile della Difesa, i rappresentanti di un paio di istituti di ricerca, persino giornalisti della stampa specializzata. Circa un centinaio di “auditi” che avrebbero dovuto tentare un breve riassunto dell’Universo avendo a disposizione 4 minuti a ciascuno. Dovrebbero chiedere l’ammissione al Guinness dei primati.

Il gup del tribunale di Roma, nell’ambito dell’inchiesta sugli appalti Enav, ha disposto il rinvio a giudizio per Marina Grossi, l’ex amministratore delegato di Selex e moglie dell’ex presidente di Finmeccanica Pierfrancesco Guarguaglini. Nell’ambito della stessa udienza il giudice ha dato il via libera al patteggiamento ad un anno di reclusione per l’imprenditore Tommaso Di Lernia e per l’ex consulente di Finmeccanica, Lorenzo Cola. Il processo per Marina Grossi, accusata di false fatturazioni, è stato fissato per il prossimo 9 aprile. La Procura aveva chiesto il suo rinvio a giudizio il 4 luglio scorso.  Alla sbarra anche l’ex direttore commerciale di Selex, Manlio Fiore.

Somme di denaro, dall’importo oscillante tra i 50mila e 100mila euro, in cambio dell’interessamento per far ottenere consulenze presso società della holding. Paolo Pozzessere, il dirigente Finmeccanica finito in carcere il mese scorso nell’ambito dell’inchiesta su forniture estere e corruzione internazionale, è stato chiamato in causa da Guido Ralph Haschke, l’intermediario italo-svizzero che avrebbe avuto un ruolo centrale in un altro caso giudiziario in cui è coinvolto il gruppo (la vendita di elicotteri al governo indiano).

Difende la ‘sua’ Finmeccanica dai polveroni giudiziari (“Non ha nulla da spartire con quella di ieri”), bilanci alla mano rivendica la bontà del lavoro svolto e accusa la stampa di aver fatto ricostruzioni grottesche sulle accuse piovute sulla sua testa. Poi, alla domanda più scomoda di tutte, nicchia. “Non parliamone più, è solo gossip”. Il numero uno di Finmeccanica Giuseppe Orsi ha risposto così, in una lunga intervista rilasciata al Messaggero, alla domanda sull’ormai arcinota intercettazione telefonica  in cui rivelava all’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi gli strani debiti accumulati dall’ex moglie del ministro dell’Economia Vittorio Grilli.

La Procura di Roma ha aperto un’indagine sulle presunte consulenze inutili ricevute – grazie a Finmeccanica – dalla ex moglie del ministro dell’economia Vittorio Grilli. Lunedì 29 ottobre il pm Paolo Ielo ha sentito come testimone il presidente di Finmeccanica Giuseppe Orsi per chiedergli conto delle sue parole sul tema, intercettate in una sala del ristorante Rinaldi al Quirinale il 23 maggio scorso. All’allora presidente dello IOR Ettore Gotti Tedeschi, Orsi aveva confidato l’esistenza di “consulenze inutili” pagate a Lisa Lowenstein, ex moglie del ministro dell’Economia. Per ora il fascicolo è un ‘modello 45′, cioé senza indagati.

 

“Domani vado a dare del coglione a Bagnasco”. Così l’amministratore delegato di Finmeccanica Giuseppe Orsi in un colloquio (intercettato) al ristorante con Ettore Gotti Tedeschi. L’ad del colosso della difesa ce l’aveva col numero uno dei vescovi italiani che, forse in qualità di cardinale a Genova, si era permesso di criticare l’intenzione dell’azienda di depotenziare i propri impianti nel capoluogo ligure. Gotti tedeschi, numero uno dello Ior (la banca del Vaticano) per parte sua non aveva fatto una piega. L’intercettazione effettuata in un ristorante romano dai carabinieri è stata svelata l’altroieri dal “Fatto quotidiano”. E oggi, l’ad di Finmeccanica è corso ai ripari facendo pubblicare una sua lettera sul quotidiano genovese “Il secolo XIX”, che aveva dato ampio risalto a quanto riferito dal “Fatto”.

Ecco una parte del testo: “Egregio Direttore, Le chiedo gentile ospitalità in merito all’articolo pubblicato ieri sul Suo giornale, dal titolo “L’insulto a Bagnasco che imbarazza Orsi”, per doverosa precisazione ma, soprattutto, per rispetto a Sua Eminenza il Cardinale Bagnasco e a tutti i fedeli che, come il sottoscritto, riconoscono nel proprio Vescovo il Pastore del Popolo di Dio, di cui sono parte, nel cammino verso la Salvezza. Vorrei sottolineare che ciò che viene definito un “insulto”, tale non è. Non ho mai offeso – in pubblico o in privato – il Cardinale Bagnasco, né ho mai usato nei suoi confronti espressioni irriguardose. Né mai lo farei. Peraltro, con il Cardinale si è instaurata una consuetudine di incontri cordiali e improntati ad un rispettoso confronto, nella diversità dei ruoli, sulle problematiche del mondo del lavoro a Genova. Il cosiddetto “insulto” non è altro che un’espressione colorita – questo sì -, come può essere usata in privato tra due amici, con la quale indicavo semplicemente al mio interlocutore che il giorno successivo sarei andato a trovare il Cardinale per manifestargli, in modo franco, la mia non condivisione delle considerazioni da lui espresse nel corso di una omelia, il cui testo mi aveva fatto successivamente pervenire, riguardo al piano di dismissioni di Finmeccanica con riferimento al territorio genovese”.

 

“Me lo ha detto Nagel“. Secondo Giuseppe Orsi, sarebbe stato l’amministratore delegato di Mediobanca Alberto Nagel ad avergli rivelato per primo l’esistenza delle “consulenze inutili” per Lisa Lowenstein, ex moglie americana del ministro dell’Economia Vittorio Grilli. Il presidente di Finmeccanica lo afferma nel chiuso di una stanza del ristorante Rinaldi al Quirinale il 23 maggio, salvo smentirsi da solo, addirittura con l’ausilio di un audit aziendale, a settembre. Ora però si scopre che Orsi nella chiacchierata a ruota libera con l’ex presidente dello Ior Ettore Gotti Tedeschi tira in ballo l’ad di Mediobanca.

“Non ho intenzione di dimettermi. Non ne ho motivo”. E’ la secca risposta di Giuseppe Orsi, presidente e ad di Finmeccanica, ai giornalisti che gli chiedono un commento sulle inchieste giudiziarie che coinvolgono l’azienda. Orsi è stato indagato dalla Procura di Napoli per corruzione, il fascicolo poi è stato trasferito alla Procura di Busto Arsizio (Varese) per competenza territoriale: il pm Eugenio Fusco ha anche iscritto la società per la legge 231 per la responsabilità amministrativa.  Il manager ha parlato con i cronisti a margine dell’avvio dei lavori del Foro di dialogo italo-spagnolo, la cui sessione è  stata aperta a Madrid da Mariano Rajoy e Mario Monti al termine del vertice alla Moncloa.

Dopo i guai giudiziari arriva anche la scure dell’agenzia. Valutazione abbassata da Baa3. Outlook stabile. “Sfide in atto collegate all’ampio programma di ristrutturazione e deterioramento…

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Moody's boccia rating Finmeccanica

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”Non so se dopo questo attacco diffamatorio avrò ancora voglia di ricandidarmi. Sono disgustato, più che preoccupato”.  E’ la riflessione di Claudio Scajola in un’intervista rilasciata stasera al direttore dell’emittente genovese Telenord, Paolo Lingua, rispondendo ad una domanda sulla sua eventuale ricandidatura. “Quelli che pensano, o che hanno pensato di eliminarmi dalla scena politica con ogni strumento forse questa volta ci sono riusciti – ha detto Scajola -. Se fino a tre giorni fa ero deciso a ricandidarmi, ora devo valutare con attenzione a tutela mia e della mia famiglia. Ma attenzione: è un fallimento accettare di fare politica con armi improprie come la diffamazione e la calunnia”.

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