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Federmeccanica-Fim Cisl e Uilm hanno siglato il contratto nazionale dei metalmeccanici per il periodo 2013-2015. Gli incrementi salariali previsti saranno pari a 130 euro medi al quinto livello nel triennio, erogati in tre tranches: 35 euro il 1 gennaio 2013, 45 il 1 gennaio 2014 e 50 il 1 gennaio 2015.  Il contratto riguarda quasi duemilioni di lavoratori.

Perché in Germania le imprese vanno maglio che in Italia? “Perché in Germania lavorano, oh!”. Il sottosegretario all’Economia Gianfranco Polillo sbotta ospite di Ballarò i un vicace contraddittorio con il segretario Fiom Maurizio Landini. E tra il pubblico in studio scatta la protesta…


pubblicato da Libero Quotidiano

Polillo a Landini (Fiom): "In Germania le imprese vanno bene perché lì lavorano"

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L’aria che si respira come in tutte le occupazioni che si rispettino è quella da vigilia della presa del palazzo d’Inverno. Trepidazione, attesa, attenzione per il leader degli operai che parla. Nella storica sala Nobile del liceo classico Minghetti, uno dei più importanti di Bologna, centinaia di ragazzi stanno a sentire le parole di Maurizio Landini. Il segretario della Fiom, prima di prendere un treno per tornare a Roma dopo una visita in città, proprio non vuole mancare a un incontro chiesto dai ragazzi e che, stando alle parole di Bruno Papignani dell Fiom locale, non era proprio ben visto della dirigenza del blasonato liceo bolognese.

I toni drammatici assunti dal caso Ilva hanno oscurato quanto successo a Pomigliano dove la Fiom ha fatto rientro in fabbrica dopo più di due anni di scontri sindacali, politici e legali. La Fiat alla fine, a malincuore, ha dovuto emettere la nota con cui ha comunicato l’avvenuta assunzione dei 19 operai vincitori del ricorso in Tribunale contro la discriminazione subita in quanto iscritti alla Fiom.
 
La vicenda è nota, il Fatto ne ha parlato esaurientemente e la soddisfazione di questi lavoratori, rimasti fuori dai nuovi stabilimenti di Fabbrica Italia Pomigliano, avviati dopo l’accordo seguito al referendum sul modello Marchionne, è sacrosanta. “Mi sono sentito come all’esame universitario” ci ha spiegato Ciro d’Alessio, il primo di loro a essere convocato dalla Fip e il primo a firmare il contratto. “Ma solo dopo essermi consultato con i miei compagni e con i legali della Fiom” precisa.
 
Quello che però va sottolineato è che la Fiom consegue la prima vittoria nello scontro con Marchionne. Finora aveva sempre perso. Perso il referendum a Pomigliano e Mirafiori, persa la partita del rinnovo contrattuale Fiat, da cui Landini è stato tenuto fuori, persa quindi la possibilità di partecipare all’elezione delle Rsu avvenuta prima dell’estate. E, di conseguenza, persa, almeno per ora, la partita del rinnovo contrattuale dei metalmeccanici su cui il “modello Marchionne” sta facendo scuola.
 
A Pomigliano, invece, la Fiom ha finalmente vinto. Certo, si tratta di una vittoria legale ma resa concreta da due aspetti: il rientro fisico dei suoi operai, in particolare dei suoi quadri sindacali più determinati, nello stabilimento di Pomigliano che si materializzerà visivamente il 10 dicembre prossimo, quando finirà la Cassa integrazione (a meno di sorprese). Il secondo aspetto è che grazie al combinato disposto di due sentenze, quella che permette il rientro in fabbrica degli operai e quella emessa a Torino nel luglio del 2011, la Fiom recupera i suoi diritti sindacali. Tra qualche settimana, quindi, a Pomigliano si instaurerà una nuova dialettica sindacale, dentro la fabbrica ci sarà un sindacato che non ha firmato l’accordo originario e ci sarà quindi un po’ più di pluralismo. E’ una vittoria democratica e anche simbolica. Difficile dire se si tratta della classica vittoria di Pirro a cui seguirà una nuova disfatta. O se, invece, costituisca un’inversione di tendenza.
 
Molto dipenderà da Marchionne e dalla sua volontà di raccogliere diverse aperture che il segretario Fiom ha fatto alla Fiat dal punto di vista del metodo di confronto. Il primo test è il modo in cui la Fiat affronterà il seguito della vicenda legale a Pomigliano, perché dopo i primi 19 il Tribunale la obbliga ad assumere altri 126 dipendenti. A oggi non è sicuro che rientreranno in fabbrica. Così come non è chiaro il futuro degli oltre duemila operai che stanno ancora aspettando il posto di lavoro. Il successo della Fiom non mancherà di esercitare una certa presa su di loro che il futuro lo stanno ancora aspettando.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

Domani Fabbrica Italia Pomigliano, “ottemperando all’ordinanza della Corte d’Appello di Roma del 19 ottobre 2012, darà corso all’assunzione dei 19 lavoratori iscritti alla Fiom/Cgil che avevano proposto ricorso presso il Tribunale di Roma per presunta discriminazione”. Lo annuncia in una nota Fiat, spiegando che “la procedura di assunzione prevede da parte degli interessati la presentazione delle dimissioni da Fiat Group Automobiles e contestualmente la firma del contratto d’assunzione con l’adesione alle condizioni economiche e normative vigenti nella nostra società”.   La società sottolinea però che le assunzioni costituiscono “un’ulteriore penalizzazione” e che comunque “dall’esecuzione della sentenza deriveranno alcune distorsioni”.

La spiegazione – Nel dettaglio, il Lingotto spiega: “La Fiom ha inviato la lista dei suoi iscritti da cui selezionare le ulteriori 126 unità da assumere ai sensi della sentenza della Corte d’Appello di Roma del 19 ottobre u.s. Tale lista risulta composta da 109 persone sicuramente iscritte perchè hanno richiesto all’azienda di operare la trattenuta della quota sindacale e altre 38 la cui effettiva iscrizione non è accertata, per un totale complessivo di 147 iscritti presunti”.   

Le percentuali – “L’adempimento della decisione giudiziale determinerà pertanto l’assunzione in Fabbrica Italia Pomigliano del 100% degli iscritti Fiom attualmente in Cassa Integrazione Straordinaria presso Fiat Group Automobiles (o dell’87% nell’ipotesi della effettiva iscrizione delle altre 38 persone)” prosegue la nota aggiungendo che “queste percentuali risultano molto superiori a quelle di qualsiasi altra organizzazione sindacale e garantiscono agli iscritti alla Fiom un passaggio in Fabbrica Italia Pomigliano anticipato rispetto a tutti gli altri dipendenti in attesa di essere riavviati al lavoro in FIP o in Fiat Group Automobiles: una posizione di privilegio che non ha alcuna ragionevolezza. 

Penalizzazione per l’azienda – Fabbrica Italia Pomigliano ribadisce comunque che eseguire quanto disposto dall’ordinanza costituisce un’ulteriore penalizzazione per un’azienda che opera in un contesto di mercato molto sfavorevole e caratterizzato da una esasperata competitività. Le assunzioni di personale iscritto alla Fiom ordinate dal Tribunale, oltre a rappresentare un onere economico aggiuntivo, sono del tutto ingiustificate dal punto di vista gestionale”. “L’organico attuale risulta infatti già sovradimensionato rispetto alle necessità a causa della forte flessione della domanda del mercato italiano ed europeo che comporta un ricorso alla cassa integrazione di 48 giorni nel secondo semestre di quest’anno. Le assunzioni in questione avvengono proprio in un periodo in cui l’attività produttiva dello stabilimento è sospesa”, conclude la nota.

Ieri il telegramma per “comunicazioni urgenti” perché oggi scadevano i termini fissati dalla Corte di Appello di Roma per l’assunzione di 19 operai iscritti alla Fiom. E così oggi le diciannove tute blu firmeranno il contratto per lavorare nello stabilimento Fiat di Pomigliano d’Arco (Napoli). I lavoratori, iscritti al sindacato che nel giugno 2010 non siglò l’accordo sottoscritto da Fim, Uilm, Fismic e Ugl metalmeccanici, furono licenziati. Il 31 ottobre il gruppo di Torino comunicò che per riassumere loro sarebbero stati messi in mobilità 19 operai scatenando l’ennesima polemica sull’ad Sergio Marchionne.  ”Fiom –  ricorda il segretario regionale Massimo Brancato –  ha fatto ricorso anche contro la procedura di mobilità. Il 13 gennaio prossimo scadono i termini della mobilità ma confido – dice – che entro gennaio sia fissata anche la prima udienza del ricorso per dichiarare illegittima quella procedura”. 

Alla corte della Fiom non ci saranno defezioni politiche domani mattina: tutto (o quasi) il centrosinistra presenzierà a Pomigliano per blandire le tute blu guidate da Maurizio Landini. In occasione dello sciopero proclamato dalla Cgil per la difesa del lavoro e contro le politiche di austerità, la Fiom ha infatti convocato la propria manifestazione nella cittadina campana dove da anni è protagonista di un braccio di ferro in punta di lotta e di diritto con la Fiat: ultimo in ordine di tempo l’ordine di reintegro da parte della magistratura di 19 lavoratori estromessi da Marchionne dopo la nascita di “Fabbrica Italia”.

“Quando noi della Fiom vediamo ingiustizie nel mondo del lavoro, quando vediamo imposte regole, leggi, accordi contro i lavoratori, non possiamo far altro che scioperare”.  Questo l’incipit del documentario Fiom – Viaggio nella base dei metalmeccanici, ideato e diretto dal regista/attore/operaio Giuliano Bugani e dal videomaker Daniele Marzeddu, che mercoledì 14 novembre potrà essere visto in anteprima alle 21.30 presso la sala del Casalone di Bologna.

L’Ilva di Taranto metterà in cassa integrazione duemila dipendenti dell’area a freddo dello stabilimento siderurgico. E i tempi sono strettissimi: si parte dal 19 novembre. Lo ha annunciato ai sindacati Fim, Fiom e Uilm la stessa azienda di proprietà della famiglia Riva coinvolta nell’inchiesta giudiziaria sull’inquinamento ambientale. Il polo, il più grande d’Europa del settore, dà occupazione a 11.850 dipendenti diretti e oltre 2.000 nell’indotto: l’impatto dell’ultima decisione, dunque, rischia di essere pesantissimo. La cassa integrazione dovrebbe durare 13 settimane e riguardare i reparti tubificio longitudinale 1-2 rivestimenti, area Iaf impianti a freddo, treno lamiere, treno nastri 1, officine e area servizi. Decisiva, secondo l’azienda, l’incertezza produttiva legata proprio agli sviluppi dell’inchiesta. “Dal 26 luglio scorso, giorno della notifica del sequestro preventivo, l’attività dell’Ilva non è rallentata – ha spiegato il segretario generale della Fiom Cgil di Taranto Donato Stefanelli -. Si continua a lavorare al 70% della capacità produttiva, esattamente come un anno fa”. Ma secondo l’Ilva il numero di commesse è diminuito sensibilmente.

”Abbiamo sottoscritto l’accordo di Pomigliano con l’obiettivo di salvaguardare tutti i livelli occupazionali, tanto che la Fiat si è impegnata a riassumere tutti i lavoratori entro il 2013. Per questo non possiamo accettare il provvedimento annunciato nei giorni scorsi. Si chiede all’azienda di fare un passo indietro”. E così anche i sindacati firmatari dell’accorso del 2010 fanno muro contro le ultime posizioni della Fiat, che sulla scia dell’ordinanza del Tribunale ha annunciato nei giorni scorsi la messa in mobilità di tanti operai quanti ne dovrà assumere.

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