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Per far fronte alla crisi, al costo della vita che si alza e agli stipendi che al contrario restano sempre uguali, gli italiani hanno cominciato ad intaccare il “gruzzoletto”. Circa 220 euro al mese per un totale di 21 miliardi. Undici milioni di italiani insomma stanno danto fondo ai risparmi oppure hanno chiesto prestiti, come rivela un’indagine condotta da Swg su un campione di 1.100 persone pubblicata da Repubblica. 


I numeri – I due terzi della famiglie hanno infatti visto ridursi le proprie entrate, in particolare il 63 per cento degli intervistati ha detto di trovarsi in cassaintegrazione o con una riduzione dello stipendio. Il 34 per cento ha perso il lavoro (o perché ha chiuso l’attività o perché è stato licenziato) e il 24 per cento ha rinunciato per motivi di salute (o per il pensionamento). Così la metà di quei due terzi inzia a dar fondo al gruzzoletto mentre l’altra metà fa ricorso al credito al consumo. 
I giovani – Fanno parte di questa seconda categoria i giovani (fra i 18 e i 34 anni) che non sono riusciti ad accumulare i risparmi. I giovani sono peraltro i più colpiti dalla perdita di reddito per licenziamento, riduzione del salario o fallimento di iniziativa privata. E sono loro che arrivano a chiedere contemporaneamente un aiuto finanziario alla famiglia, un prestito in banca e a intaccare quel poco messo da parte.

Sul caso Grecia serve un passo da parte di tutti, aveva chiesto all’inizio dell’Eurogruppo il componente tedesco del direttorio della Bce, Joerg Asmussen, e dopo quattordici ore di negoziati è stato accontentato. Accordo raggiunto sulla sostenibilità del debito greco e 44 miliardi di euro sbloccati, che arrivano a soccorrere “il rosso fisso” dei conti di Atene. Un mix di misure che coinvolge tutti i soggetti in gioco, stati membri, Grecia e Fmi, ha dichiarato il presidente dell’eurogruppo Jean Claude Juncker. Ovvero taglio di 100 punti base degli interessi sui prestiti bilaterali, riduzione di 10 punti base del costo delle garanzie che la Grecia paga al fondo Salva-Stati, moratoria di 10 anni (come chiedeva Berlino) sui tassi dei prestiti concessi dal fondo salva-Stati, proroga di 15 anni delle scadenze dei prestiti e uno slittamento di 10 anni dei pagamenti degli interessi. I creditori inoltre rinunciano ai loro profitti sui bond greci, in quanto li gireranno direttamente ad Atene in un conto bloccato. Convergenza anche sul grande nodo della discussione, ovvero la sostenibilità del debito, su cui l’Fmi dice sì a rivederne la soglia: l’iniziale 120% entro il 2020 è stato portato al 124%, per poi scendere drasticamente al 110%.

Effetto naturale del giogo fiscale abbattutosi sulla popolazione. Secondo i piu’ ottimisti siamo ormai al fondo e l’indicatore puo’ solo risalire. Hanno ragione? Si teme per lo shopping natalizio e futuro: GRAFICO.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Fiducia consumatori al minimo record, a Natale spese -3,7%

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Il primo passo per la preparazione di una zuppa di pesce è la scelta del pesce, sembrerà piuttosto ovvio, eppure la qualità del nostro ingrediente cambia moltissimo la resa finale: se per esempio volete una zuppa più seducente sentitevi pure liberi di sostituire la seppia con dei gamberoni, la gallinella con delle capesante, i filetti di triglia con un filetto di spigola, la razza con le vongole ma l’importante è la freschezza del pesce. Se non è fresco, sodo, profumato non compratelo! Fate altro, rimandate all’indomani la preparazione della zuppa o andate a cena fuori piuttosto che comprare un prodotto non fresco.

In pole position il gruppo Gavio, Gamberale, Toto e Benetton alla finestra e anche gli austriaci di Strabag e il Fondo Strategico italiano buttano un occhio. Sono questi i nomi in corsa per l’acquisto dell’80% di Serravalle, il terzo gruppo autostradale del Paese, la più grande privatizzazione oggi in Italia sul fronte delle infrastrutture. Sei società che, secondo i ben informati, avrebbero richiesto l’accesso alla data room per visionare la documentazione. In palio le tangenziali di Milano e le opere strategiche per Expo ancora sulla carta (Tem, Pedemontana e quote di Brebemi).

Prima della cena con la grande finanza a Milano la fondazione di riferimento di Firenze ha investito in “CoCo bond” del titolare del fondo Algebris. Che ha reso nel 2012 la bellezza del 45%.

pubblicato da Wallstreet Italia
Link articolo:

Renzi e i 10 milioni al fondo ad alto rischio dell'amico Serra

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Alla fine la spuntano le famiglie e i figli nella classifica tra chi vince e chi perde nelle norme della legge di Stabilità modificate dalla Camera. Arrivano infatti più detrazioni per i figli a carico con un peso inversamente proporzionale al reddito: meno stipendio, più detrazioni. E detrazioni che aumentano al calare dell’età dei bimbi e che diventano più pesanti per i figli diversamente abili. Per le imprese si inizia invece ad agire sull’Irap anche per i mini-imprenditori. Ma salta contemporaneamente un pezzo rilevante del fondo produttività: in attesa di accordo tra le parti sociali, 250 milioni vengono dirottati sui comuni per far fronte ai danni del maltempo. Anche se il fondo viene complessivamente rimpinguato di 800 milioni (600 nel 2014 e 200 nel 2015).

Il ddl stabilità è arrivato nell’aula della Camera: verrà approvato con la fiducia, quindi la versione definitiva è quella uscita dalla commissione. Bilancio di crisi, si sa, coi tagli e l’aumento dell’Iva e i soldi che non bastano mai. Eppure l’attività elettorale o di clientela in Parlamento non fa sosta nemmeno in recessione: niente assalti alla diligenza, per carità, ma la certosina raccolta delle briciole sotto al tavolo. È la marchetta al tempo della crisi, per così dire: eccovene una breve carrellata censita nel mare delle votazioni notturne, degli emendamenti illeggibili, del bizantinismo delle procedure parlamentari.

Libero ha deciso di dare voce a chi subisce il dramma dei ricongiungimenti e di raccontare le loro drammatiche storie. Ecco le cinque di oggi, venerdì 16 novembre 2012.

Scrivete la vostra esperienza sui ricongiungimenti  
e inviateci una mail all’indirizzo
 pensioni@liberoquotidiano.it

Gli anni da Co.co.pro buttati al vento

Lettera firmata

Vorrei segnalarvi la situazione di chi  ha  lavorato come Co.co.pro. I contributi versati non  vanno a sommarsi,  se non si raggiunge un minimo contributivo vanno praticamente persi. Per non contare che gli anni di versamento non  vengono conteggiati. A volte però i contratti Co.co.pro. sono le uniche forme di lavoro che si riesce a trovare. Nel mio caso,  un anno ho  perso 4.600 euro versati che non so che fine faranno e per la mancanza del conteggio di quell’anno contributivo ho perso il diritto alla pensione. Maturando nel maggio 2012  35 anni contributivi e 60 di età ho perso tutto e non faccio parte delle categorie a cui è stata data una possibilità pensionistica.  Eppure io maturavo naturalmente nel maggio 2012 la mia pensione per una legge dello stato. Venivo licenziato nel settembre 2011 causa coinvolgimento della ditta presso cui lavoravo in un fallimento, e  con un accordo privato con la stessa ditta artigiana, che mi aiutava economicamente sino a che avessi  percepito il trattamento Inps.  Ora  non ho diritto a nulla dal primo ottobre 2012:  reddito zero,  con moglie e figlio a carico. Siamo tre in famiglia senza lavoro.

Quello sbaglio fatale per colpa dei sindacati

di Sergio Garino

Ho lavorato dal 1970 per 24 anni in Olivetti contributi versati in  Inps, poi dal ’94 ho iniziato a lavorare in Omnitel, senza ricevere liquidazione.  Omnitel ha versato i miei contributi nel fondo telefonici fino a marzo 2010  (gestione separata Inps). Da aprile 2010 ho lasciato l’azienda,   a tutti gli effetti ero  un disoccupato,  prima dell’entrata in vigore della legge 122 (luglio 2010), mi mancavano però  4 mesi per il raggiungimento dei 40 anni di contributi necessari per avere la pensione. Il sindacato poteva consigliarmi di versare i contributi in Inps, nel qual caso non avrei pagato la ricongiunzione, invece mi ha detto di versare  le volontarie nello stesso fondo ex telefonico (fondo  soppresso nel 2000, quindi il mio collega assunto dopo tale data in Omnitel vede i contributi finire direttamente in Inps…). In sostanza versando 4 mesi di volontarie in un fondo soppresso ho dovuto pagare dopo 40 anni di lavoro, 27.000 euro di ricongiunzione.  E ho pagato la ricongiunzione, qualche mese dopo,  anche  delle mie volontarie pagate qualche mese prima… Incredibile!  L’Inps  ha accettato il mio versamento dei 4 mesi di volontarie nel fondo ex telefonici, poi quando ho fatto domanda di pensione mi ha detto:  adesso prendi tutti i contributi versati nell’ex fondo telefonici e paghi la ricongiunzione per portarli in Inps. 

I contributi volontari non servono più

di Augusto Giovanazzi

Mia moglie, nata nel 1954, ha smesso di lavorare nel  1987. Tra il 1988 e il 1989 ha effettuato dei versamenti volontari per 15 mesi versando allora nelle casse dell’Inps lire 6.479.019. Quei versamenti   le avevano datto l’opportunità di raggiungere i 15 anni di anzianità che poi le avrebbero garantito la pensione di vecchiaia all’età stabilita dalla legge. Questo principio è rimasto sempre valido in tutti i vari governi che si sono succeduti fino   al governo Monti che ha stravolto tutto. Sono state create due tranche di lavoratori che dovrebbero ottenere una salvaguardia. Per quanto riguarda il capitolo versamenti volontari, nella prima tranche di 65.000 unità si dovrebbe ottenere il requisito a pensione entro il 30 novembre 2013, mentre nella seconda di 55.000 unità entro il 30 novembre 2014 considerando la finestra mobile. Se abbiamo interpretato bene mia moglie resterebbe fuori per 10 mesi raggiungendo il requisito a settembre 2015. Questa potrebbe essere una logica se poi chi non fosse rientrato in queste salvaguardie potesse percepire la pensione a 66/67 anni di età, cioè al compimento dell’età pensionabile. Invece sembra che abbiano cancellato tutto come con un colpo di spugna.

Punita per aver rifiutato l’uscita di lavoro anticipata

Lettera firmata

Sono una ex Lsu (lavoratore socialmente utile),  dopo tanti anni di cassa integrazione sono stata di nuovo inserita nel mondo del lavoro, nei Beni Culturali, nel 1992 a 42 anni. Avevo già oltre 20 anni di versamenti presso l’Inps. Andando a lavorare presso lo Stato sono stata per 16 anni senza contributi perché avevo  contratti che non prevedevano   versamenti contributivi. Nel 2006 il mio contratto è stato trasformato a tempo determinato con  inscrizione all’Inpdap e  finalmente ho ripreso a maturare i contributi pensionistici. Mi sarebbe piaciuto ricongiungere il tutto presso l’Inpdap ma non l’ho potuto fare perchè questo istituto  non prevede la ricongiunzione dei periodi figurativi. Allora ho cercato  di maturare più anni possibili di versamenti continuando a lavorare per poi  ricongiungere il tutto presso l’Inps al momento della pensione.  Al momento  avevo presso l’Inps 26 anni di versamenti e 60  di età, sarei potuta andare  in pensione subito. Avendo ricongiunto gli altri 5 anni di  versamenti maturati con Inpdap (2006 – 2010)  per avere qualcosa in più  mi sono trattenuta al lavoro fino a tutto il 2011, ed ora mi trovo a non poter ricongiungere il tutto visto i costi troppo elevati della ricongiunzione…

Noi più flessibili veniamo penalizzati

di Ruggero Malaspina

Nel gennaio 2015 sarei potuto andare in pensione, avendo  40 anni di versamenti pensionistici.  Purtroppo  i miei 40 anni sono divisi in versamenti di: 17 anni in Inps e 23 anni in Inpdap, avendo lavorato in comparti diversi. Fino al 2010 la ricongiunzione era onerosa in Inpdap e gratuita in Inps, in quanto il regime pensionistico del primo ente era ed è più alto rispetto a quello dell’Inps. Con la legge del 2010, nel mio caso, la ricongiunzione in Inps da gratuita è passata a ben 250 mila euro di costo, in unica soluzione o 300 mila euro circa se rateizzata. Per tale motivo non potrò andare in pensione, dopo aver atteso, purtroppo invano, che il precedente ministro, malgrado gli impegni presi, sanasse l’errore normativo: perché di errore si deve parlare e non di scelta politica, come ammesso dallo stesso Sacconi. Ma è pensabile che in una fase della nostra economia in cui debbono, per forza, essere annullate tutte le rigidità del sistema, possa permanere una severa penalizzazione prevista solo per i lavoratori che hanno sviluppato una carriera cambiando lavoro/comparto, dimostrando cioè una flessibilità da tutti, politici e tecnici, auspicata?  

In fondo doveva aspettarselo. Un secondo dopo l’aver citato Papa Giovanni XXIII nel personale Pantheon del Partito democratico, Pierluigi Bersani aveva già scatenato il panico su twitter e Facebook tra chi stava seguendo il dibattito tv tra i candidati alle primarie Pd. Ma come, proprio lui, un ex comunista, che sceglie come punto di riferimento un Papa? “Riusciva a cambiare le cose rassicurando”, ha spiegato in diretta il segretario democratico. E vai di dibattito. A sinistra, in molti sono rimasti delusi: “Possibile che non ci fosse nessuno, nella storia del Pci, del socialismo, toh, addirittura della socialdemocrazia da poter venerare?”. I più incisivi, però, come al solito sono stati gli utenti dei social network che in poche ore hanno iniziato a far girare questa foto: Bersani, sigaro in bocca, abbigliato come il pontefice. Un fotomontaggio quasi migliore di quello con i Fantastici 5 esibito con scarso successo sulla home page del Pd alla vigilia del grande duello su Sky…

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