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Freddo o no in ogni caso noi consumatori pagheremo. Soldi che andranno all’Ente Nazionale Energia in cambio della disponibilità a utilizzare centrali ormai poco utilizzate e inquinanti, dal valore di mercato simbolico.

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Enel: italiani avranno 250 milioni caricati in bolletta

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Vento, gelo, grandine e pioggia, l’inverno è arrivato anche in Medio Oriente. Sono oltre 200.000 i bambini siriani che in questi giorni hanno iniziato a patire il freddo. A denunciarlo è Save the children nel suo rapporto “Out in the cold” in cui lancia un appello alla comunità internazionale per un intervento immediato. Servono materassi, coperte, vestiti pesanti, acqua calda, medicine e gas per i riscaldamenti, in altre parole servono 200.000 milioni di dollari per far fronte all’emergenza freddo. Molti profughi infatti sono fuggiti in estate con abiti leggeri e scarpe aperte. La distribuzione di questi beni essenziali al momento non copre che la metà dei circa 400.000 rifugiati siriani registrati dall’Unhcr (l’Alto commissariato Onu per i rifugiati) in Turchia, Libano, Giordania e Iraq. Se non si agisce subito “crescerà il numero dei bimbi malati e la diffusione dei virus influenzali” fa sapere l’Organizzazione.

È un’assicurazione a rovescio: se c’è un freddo eccezionale come lo scorso anno, l’Enel attiverà le sue centrali a olio combustibile per risparmiare gas ed evitare black out, se il clima è mite non lo farà. Ma in ogni caso noi consumatori pagheremo 250 milioni di euro in bolletta, soldi che andranno di fatto all’Enel in cambio della disponibilità a utilizzare quelle centrali, ormai poco utilizzate e inquinanti, dal valore di mercato simbolico.

L’Ilva di Taranto metterà in cassa integrazione duemila dipendenti dell’area a freddo dello stabilimento siderurgico. E i tempi sono strettissimi: si parte dal 19 novembre. Lo ha annunciato ai sindacati Fim, Fiom e Uilm la stessa azienda di proprietà della famiglia Riva coinvolta nell’inchiesta giudiziaria sull’inquinamento ambientale. Il polo, il più grande d’Europa del settore, dà occupazione a 11.850 dipendenti diretti e oltre 2.000 nell’indotto: l’impatto dell’ultima decisione, dunque, rischia di essere pesantissimo. La cassa integrazione dovrebbe durare 13 settimane e riguardare i reparti tubificio longitudinale 1-2 rivestimenti, area Iaf impianti a freddo, treno lamiere, treno nastri 1, officine e area servizi. Decisiva, secondo l’azienda, l’incertezza produttiva legata proprio agli sviluppi dell’inchiesta. “Dal 26 luglio scorso, giorno della notifica del sequestro preventivo, l’attività dell’Ilva non è rallentata – ha spiegato il segretario generale della Fiom Cgil di Taranto Donato Stefanelli -. Si continua a lavorare al 70% della capacità produttiva, esattamente come un anno fa”. Ma secondo l’Ilva il numero di commesse è diminuito sensibilmente.

L’Ilva intende procedere alla messa in cassa integrazione ordinaria di 2 mila dipendenti dell’area a freddo dello stabilimento di Taranto a partire dal 19 novembre prossimo. L’azienda lo ha comunicato poco fa ai sindacati Fim, Fiom e Uilm in un incontro che si tiene in questo momento in direzione Ilva dello stabilimento jonico. 

Impianti interessati il tubificio longitudinale 1 e 2, il treno lamiere, il treno nastri 1, le officine, i servizi e il laminatoio a freddo. La richiesta dell’Ilva sarebbe da mettere in relazione alla crisi del mercato dell’acciaio. Non è noto se questa fermata sia anche collegabile all’eventuale fermata anticipata dell’altoforno 5, chiesta dai custodi giudiziari nell’arco di uno-due mesi, mentre l’autorizzazione integrata ambientale prevede invece che il più grande altoforno del siderurgico si fermi a luglio 2014.

Una fusione a freddo dalla quale potrebbe scaturire una secessione. E’ il possibile (paradossale) risultato dell’unificazione delle province di Benevento e Avellino, provvedimento previsto dal riordino delle province voluto dal governo e annunciato in settimana. La misura ha scontentato tutti: gli avellinesi, che perdono lo status di capoluogo, e i beneventani, che invece devono rinunciare alla propria specificità territoriale. E allora nella metà sannita della nuova provincia si riprende a parlare di una vecchia proposta: indire un referendum per “trasferire” la provincia beneventana al Molise e fondare il Molisannio. Il presidente della provincia, Giuseppe Maria Maturo, ha convocato per il 12 novembre l’assemblea. All’ordine del giorno: “Petizione popolare. Referendum sul distacco della Provincia di Benevento dalla Regione Campania”. Insomma, i sanniti lanciano il segnale di guerra: noi con Avellino non ci vogliamo stare. 

Dopo Sandy gli Stati Uniti devono ricominciare a correre. Ma più che far ripartire le vite dei newyorkesi il sindaco Michael Bloomberg è preoccupato di far correre i 60 mila iscritti alla maratona che si terrà domenica per le vie della grande mela. Una decisione quella del sindaco di New York che lascia un pò perplessi gli osservatori. Uno su tutti Rupert Murdoch, l’editore di Fox news. Con un tweet Murdoch bacchetta il sindaco e lo accusa di essere un sostenitore di Obama. “Bloomberg sbaglia. A New York la gente ha ancora problemi e lui devia l’elettricità destinata alle case gelide sulla maratona. Il massimo per appoggiare Obama!”, cinguetta The Shark. A quanto pare a New York si sta facendo il possibile per non far saltare la maratona. I 60mila iscritti sono per lo più turisti che vengono nella grande mela per questo appuntamento. Hanno pure pagato una quota di iscrizione, alloggeranno negli alberghi della città e useranno i mezzi di trasporto, come la metro per portarsi allo “start”, alla partenza. Se la Maratona salta bisognerà risarcire gli iscritti. E negli Stati Uniti sui risarcimenti non scherzano. Inoltre Obama potrebbe usare la Maratona come ulteriore vetrina per associare la sua immagine ad un’America che sa ripartire e rimettersi in corsa. Ma c’è da giurare che in tanti non la penseranno così. Soprattutto chi ancora è senza elettricità e deve combattere il rigido autunno di New York. Per non parlare delle infinite code ai “charge point” dove i newyorkesi si mettono in fila per ricaricare il cellulare prima di andare a lavoro. Insomma ricominciare a correre sì. Ma nel verso giusto. Con un pò di calore in più nelle case e con una scarpetta in meno sul ponte di Verrazzano. Anche in questi piccoli – grandi appuntamenti si gioca la “corsa” alla Casa Bianca.

Forti sell off sugli indici Usa, peggior calo dal 21 giugno. Come WSI aveva anticipato 3 giorni fa, l’analisi tecnica non prevedeva nulla di buono. Profonda delusione per la stagione dei risultati di bilancio. Colossi come DuPont, United Technologies, 3M riportano fatturati in calo e outlook negativo. Pesa l’Europa in recessione. Du Pont licenzia 1500 dipendenti. Bernanke in partenza? VIDEO ALLARME BOLLA.

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Wall Street, il grande freddo: Dow Jones -243 punti, S&P -1,24%

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Lanciato un appello al governo e al ministro dello Sviluppo per “l’adozione al più presto della nuova tecnologia Catalizzatore d’Energia” inventata da Andrea Rossi e Sergio Focardi: VIDEO

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Italia: fusione a freddo per conquistare l'indipendenza energetica

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Partiamo da due pregiudizi. Per chi scrive i contenitori della tv pomeridiana solo un blob vischioso, dove il rotocalco sfiora la cronaca nera, la nera s’infila nella politica, la politica diventa cazzeggio, il cazzeggio finge di trasformarsi in analisi; e alla fine è un casino: esci stordito in una dilatazione proustiana del tempo.

Il secondo pregiudizio è che adoriamo, a prescindere, Cristina Parodi. Come un sakè caldo in un meriggio d’autunno, Cristina è una specie di Dorothy Parker del video: mai un gesto sbagliato, mai una sillaba sgraziata, mai un pensiero fuori posto. La sua capacità di superare con un accenno di sorriso qualsiasi imbarazzo, trasforma il prodotto peggiore in commestibile. Quando Victoria Cabello le fece togliere le scarpe e suonare la chitarra si gridò all’eversione. Ora, considerando i due pregiudizi suddetti, il suo nuovo programma Cristina Parodi Live (da lun a ven , ore 14 e ore 17 di La7) non è malaccio. Meglio, sicuro dei concorrenti in Rai e Mediaset.

Lo studio –scippato alla Bignardi- è bellissimo. Ma da qui a parlare di novità ce ne corre. Basta scorrere ospiti e argomenti. «Mario  Monti e la politica dei soliti noti»; il Berlusca da Briatore; «l’autunno caldo dell’Alcoa»; Carofiglio; perfino la storia quasi dimenticata di Annamaria Scarfò «sola contro il branco»; ed infine moda, bellezza, meteo e oroscopo. Non si esce dal mainstream solito, insomma. Le novità sono solo due: la rubrica «il bianco e  il nero» qui con Feltri e Mentana costretti a raggrumare un pensiero in trenta secondi, roba che è in parte copiata alle Iene, in parte alle interviste politiche di Carelli a SkyTg24 ; e l’interazione col pubblico. Quest’ultima, chiamata pomposamente MyCast (tanti piccoli schermi con gente comune che interviene via Skype, collegamento ai social network compreso) è troppo simile all’albero di Agorà, il programma di Andrea Vianello su Raitre e a  Versus prodotto da Antennatre Nordest le cui linee guide sullo sviluppo di tv, facebook e twitter vennero proposte (guarda caso) a La7. Qualche malizioso potrebbe far scattare il copyright. Ma tant’è. A parte l’egemonia culturale e territoriale delle sorelle Parodi nella rete, la cosa regge. E Cristina illumina. Ma lo farebbe anche solo annunciando i programmi…

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