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Giorgio

“Non ero contento del risultato delle primarie e volevo fare qualcosa,  rivolgere un quesito a tutti quelli che vogliono veramente cambiare l’Italia.” Esordisce così Giorgio Colli, quarant’anni, piccolo imprenditore lecchese. Che si occupa di costruzioni edili e dichiara di essere il promotore di www.renzipianob.it, il sito che ha rischiato di provocare l’ennesimo terremoto nel Pd perché proponeva un sondaggio di gradimento su una possibile lista Renzi, con tanto di foto e iconografia del sindaco di Firenze sconfitto alle primarie. Un dominio sponsorizzato su Google, e registrato prima che si potesse conoscere l’esito del ballottaggio, a nome di Telnext. La società dichiara di aver fatto semplicemente fronte alla richiesta di un cliente, e da oggi il sito viene registrato proprio a nome di Giorgio Colli. Che afferma: “Alcuni amici e collaboratori mi hanno consigliato come fare, ma ho fatto di testa mia e pagato di tasca mia. Mi sono mosso appena ho capito che sarebbe andata a finire così”.

largo-giorgio-ambrosolilargo-giorgio-ambrosoliSapevo da tempo, l’intitolazione era infatti avvenuta durante le precedenti amministrazioni, della dedica di una piazza all’interno della villa Paganini, piccolo e bel parco pubblico sulla via Nomentana a Roma a Giorgio Ambrosoli, l’eroe borghese che non si era piegato ai poteri collusi con la malavita internazionale. Solo due giorni fa ho potuto vedere che i viali del giardino sono dedicati a illustri uomini che hanno combattuto anche a prezzo della loro vita la malavita organizzata.

Il primo viale che si incontra è dedicato a Massimo D’Antona ucciso nel 1999 dalle Brigate Rosse.

Il presidente della Repubblica, irritando il premier che si è trincerato dietro a un enigmatico silenzio, è entrato a gamba tesa sulle questioni politiche (e non tecniche) sottolineando che “Mario Monti è senatore a vita. Dunque non si può candidare perché è già parlamentare. Non è un particolare da poco, anche se qualche volta lo si dimentica”. Una frase con cui “riportare all’ordine” la sua creatura: Napolitano intima a Monti di non “macchiarsi” del colore di qualche partito (ma non solo…). Al di là delle implicazioni politiche dell’interventismo del Colle, c’è un fatto che è stato abbastanza trascurato: non è vero che Monti non si possa candidare. 

Napolitano sbaglia… – La legge infatti sembra dare torto al capo dello Stato. In primis perché non c’è niente che possa vietare al Professore di candidarsi alla Camera, ovviamente rinunciando al Senato (un’ipotesi poco credibile per motivi di buonsenso, perché sarebbe una sorta di “schiaffo” a Napolitano: Monti dovrebbe rinunciare alla nomina di senatore a vita che Re Giorgio gli ha conferito). Inoltre – e soprattutto – la legge elettorale non impedisce una possibile corsa di Monti a Palazzo Chigi: carta canta, e il “Porcellum” prevede che il capo della coalizione indicato dai partiti possa anche non essere candidato al Parlamento.

Porcellum, nessun vincolo – Anche nel caso in cui Napolitano, nel suo intervento a Parigi, alludesse all’impossibilità di Monti di essere a capo di una coalizione, sbagliava. Come detto, l’attuale legge elettorale, non pone alcun vincolo: le liste collegate che vogliono indicare il Professore come prossimo capo del governo lo possono fare, ovviamente con l’eventuale consenso di Monti stesso. Il Porcellum, infatti, non prevede in alcun suo comma che l’uomo a capo della coalizione debba essere candidato alla Camera o al Senato. Inoltre l’indicazione del capo della coalizione non è vincolante (come capo coalizione potrebbe essere indicato proprio Monti, e semmai il prossimo presidente della Repubblica potrebbe rifiutare la nomina del presidente del Consiglio: un’ipotesi, questa, da fantascienza politica).

Il piano di Re Giorgio – Alla luce di queste considerazioni, appaiono sempre più evidente – ammesso che ce ne fosse bisogno – i significati politici dell’intervento a gamba tesa di Re Giorgio. Non si tratta solo di un’implicita richiesta a Monti di non schierarsi con alcun partito in quest’ultima parte di legislatura. Si tratta anche e soprattutto del fatto che, come abbiamo scritto su Libero negli ultimi giorni, Napolitano ha le idee chiare e un disegno ben preciso da realizzare prima di abbandonare il Colle: spedire Pierluigi Bersani a Palazzo Chigi e Monti al Quirinale stesso. Peccato però (ahinoi) che il Professore ci abbia preso gusto, con la politica, ma soprattutto con Palazzo Chigi stesso…

Giorgio Napolitano ha deciso: Monti non è candidabile. Peccato che non sia vero. Monti è candidabilissimo come premier indicato da una coalizione, e anzi con l’attuale legge elettorale ogni alleanza ha l’obbligo di indicare un nome come “Capo della coalizione”, con la dichiarata volontà di portarlo a Palazzo Chigi. Di più: per un senatore a vita non vi è alcun esplicito divieto di candidarsi alla Camera dei deputati, e in caso di elezione optare per Montecitorio o Palazzo Madama. Decidere se e a che cosa candidarsi spetterà perciò solo a Monti.
Giorgio Napolitano, una volta di più, si è comportato come fosse investito di poteri di cui invece nell’attuale ordinamento italiano il presidente della Repubblica non gode. Parlava da Parigi, ma non è l’aria notoriamente elettrizzante della Ville Lumière ad avergli fatto confondere le sue prerogative con quelle volute da De Gaulle per il presidente francese. Tali prerogative, infatti, “Re Giorgio” (da qui l’appellativo con cui laudatori e avversari lo designano nei fuori onda) se le sta attribuendo quasi fossero ovvie, “moral suasion” dopo “moral suasion”, nella plaudente indifferenza dei media sempre più proni o anestetizzati. A questo punto manca solo che nello sciogliere le Camere indichi anche le percentuali di voto che devono andare a ciascun partito, e potremo risparmiare i soldi e la fatica dell’election day.

Per anni Napolitano non ha esercitato il potere che la Costituzione gli riconosce davvero, rifiutare la firma di una legge, anche quando si trattava delle ricorrenti leggi-vergogna berlusconiane, autentiche leggi-mazzata contro la Costituzione repubblicana nata dalla Resistenza, ma da quando ha creato il “suo” esecutivo non fa che intervenire perfino sui dettagli delle leggi e della conduzione del governo. Con distorsioni micidiali sui poteri de facto dell’istituto che ancora per qual che mese ricoprirà, e che si trasmetteranno pericolosamente anche al successore. La sentenza che ha chiesto alla Corte costituzionale (sentenza già scritta, secondo il miglior presidente della Consulta, Zagrebelsky), è solo la più minacciosa e grave di tali distorsioni.

Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha espresso la sua preoccupazione “per il persistere di intollerabili atteggiamenti omofobi che ledono i diritti e la dignità della persona e ai quali bisogna opporre un fermo rifiuto”. Lo ha espresso in un messaggio inviato al congresso di Arcigay. ”Il Presidente della Repubblica – si legge nel messaggio inviato a Marco Coppola, della segreteria nazionale di Arcigay – rivolge il suo augurio di buon lavoro all’Assise, auspicando che da essa possano scaturire elementi utili e significativi per riaffermare la centralità del principio di uguaglianza sancito dalla nostra Costituzione e dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea contro ogni discriminazione inerente alla identità sessuale. Perciò è importante che la battaglia contro l’omofobia e le discriminazioni che ne derivano non sia condotta solo ad opera di meritorie avanguardie, ma divenga un ben più vasto impegno civile”.

 

Sic transit gloria mundi. E che le “cose” del mondo siano effimere, che tutto possa cambiare da un momento all’altro, lo fotografa con chiarezza il barometro dei rapporti tra il Capo dello Stato e il presidente del Consiglio. Tra Giorgio Napolitano e Mario Monti. Tra l’uomo che ha voluto a tutti i costi il Professore al governo e tra il Professore stesso. Ieri, giovedì 22 novembre, l’intervento a gamba tesa del Colle, interventista, come sempre: “Monti non è candidabile. E’ senatore a vita. Può essere coinvolto nei giochi della politica soltanto dopo il voto. E il Quirinale non sponsorizza soluzioni”. E ancora, Napolitano: “Una lista di Monti? Non so che senso avrebbe”. Affermazioni gravide di implicazioni politiche. Affermazioni che sottolineano l’incrinarsi dell’asse tra Re Giorgio e Mario.

Ingolosito da Palazzo Chigi – Ma che cosa è passato per la mente di Napolitano? Facile intuirlo. A Re Giorgio non va giù il fatto che Monti si stia facendo ingolosire dalla politica declinata da Palazzo Chigi. Non è più un mistero, infatti: dopo le iniziali (e poco convincenti) chiusure, da settimane il premier ha cambiato atteggiamento. Certo, per lui è pronta la sedia da presidente della Repubblica. Che però gli piace di meno. Monti vuole continuare la sua opera da Presidente del Consiglio. Vuole un nuovo mandato. E proprio per questo motivo nelle ultime settimane aveva lasciato che si facesse il suo nome, e non soltanto per un eventuale bis da “nominato”, ma proprio per qualche forma di partecipazione alle elezioni. Molteplici esternazioni (dall'”abbiamo salvato l’Italia dalla catastrofe” fino alle chiusure sul bilancio europeo) dimostrano infatti che la campagna elettorale di Mario è (o era, a questo punto?) iniziata.

La creatura “si ribella” – Napolitano, però, non ci sta. La rabbia del Colle per il mutato atteggiamento del premier è tangibile. Per esprimere il concetto con parole spicce e lontane dal politichese, per Napolitano il “suo” Monti si è montato la testa. Inoltre Re Giorgio fatica a digerire l’ipotesi che la “sua creatura”, il Professor Mario, ora voglia agire di testa sua, fuori dagli schemi. Ovvio che Napolitano ambisca a un secondo mandato del premier, ma non può accettare che Monti “si sporchi le mani” avvicinandosi a questo o a quel movimento politico: premier sì, ma soltanto se “nominato” dopo le elezioni, come uomo super-partes e lontanto da qualsiasi logica di partito. Per Napolitano, insomma, Monti non si deve misurare col consenso popolare né deve appiccicarsi alcuna etichetta di partito sulla giacchetta; semmai Monti può essere solo “imposto”.

L’irritazione del Professore – Di pari passo viagga l’irritazione di Monti stesso, che un intervento come quello di ieri, duro e tagliente, non se lo aspettava proprio. Monti si chiedeva come Napolitano avesse preso la “nomination” ricevuto sabato alla convention di Montezemolo e Riccardi? Una risposta è arrivata: Re Giorgio l’ha presa malissimo. Il premier ora è irritato, non vuole che la forza coercitiva del Colle lo ferni. E Monti la sua irritazione l’ha fatta emergere con una sottile arma diplomatica: quella del silenzio. Dal premier, ieri, nemmeno un commento alle parole di Napolitano. Il Professore c’ha preso gusto. Vuole fare politica e, forse, vuola anche provare a farsi eleggere. Ma il suo “capo” quirinalizio gli dice di no, gli dice che non è possibile. Sic transit, gloria mundi

 

Nessuna soluzione per il dopo voto. Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha tenuto a precisare, in una nota dal Quirinale, che “ha solo richiamato in modo inconfutabile i termini obiettivi in cui il problema della formazione del nuovo governo si porrà una volta concluso il confronto elettorale nel rapporto tra le forze politiche e il nuovo Capo dello Stato”.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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Apre al pubblico domenica 18 novembre l’allestimento delle opere di Giorgio Morandi al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna negli spazi della Collezione Permanente. Conclusi il trasferimento dalle sale ufficiali del Morandi di Palazzo d’Accursio, da domenica 18 novembre sono visibili al MAMbo 85 opere di Giorgio Morandi , riorganizzate in un percorso espositivo che trova collocazione all’interno della Collezione Permanente rinnovata nelle sue sezioni.

Per favorire la condivisione con i cittadini di questa nuova modalità di fruizione del patrimonio morandiano, l’ingresso al pubblico alla Collezione Permanente sarà gratuito per l’intera giornata di domenica 18, dalle ore 11.00 alle ore 20.00.

Apre al pubblico domenica 18 novembre l’allestimento delle opere di Giorgio Morandi al MAMbo – Museo d’Arte Moderna di Bologna negli spazi della Collezione Permanente. Conclusi il trasferimento dalle sale ufficiali del Morandi di Palazzo d’Accursio, da domenica 18 novembre sono visibili al MAMbo 85 opere di Giorgio Morandi , riorganizzate in un percorso espositivo che trova collocazione all’interno della Collezione Permanente rinnovata nelle sue sezioni.

Per favorire la condivisione con i cittadini di questa nuova modalità di fruizione del patrimonio morandiano, l’ingresso al pubblico alla Collezione Permanente sarà gratuito per l’intera giornata di domenica 18, dalle ore 11.00 alle ore 20.00.

Condizioni del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano: prima approvazione leggi di stabilità ed elettorale. Si teme uscita traumatica del governo tecnico. Ma a marzo c’e’ il DEF sugli obiettivi economici di lungo periodo: meglio sia Monti a presentarlo.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Elezioni: si tratta su voto anticipato, ma tanto decide Unione europea

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