Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

giornalisti


pubblicato da Libero Quotidiano

Secondo voi i giornalisti possono finire in carcere?

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

La Camera ha approvato la legge sull’equo compenso per i giornalisti freelance e i collaboratori autonomi. Dopo mesi di tira e molla, ora è arrivato il via libera, con il voto unanime della commissione cultura di Montecitorio convocata in sede legislativa.

Come ricordato dal sottosegretario all’Editoria, Paolo Peluffo, la legge istituisce una commissione presso il dipartimento Editoria della presidenza del Consiglio che dovrà definire l’equo compenso e redigere un elenco dei media che garantiranno il rispetto delle retribuzioni. “Mi auguro – dice Peluffo – che tutti, sindacati dei giornalisti, datori di lavoro, ministeri interessati, l’Inpgi, l’Ordine dei giornalisti collaborino per cercare assieme soluzioni equilibrate che rispondano all’obiettivo posto dalla legge. Legge che rappresenta una novità importante non solo nel nostro Paese ma nello scenario europeo perché sancisce il valore economico e sociale dei lavoratori della conoscenza, in un momento di totale trasformazione dell’editoria verso il digitale”.

Oggi è un bel giorno per l’informazione ma anche per la politica che si riappropria (qualche volta succede) della sua funzione: approvare leggi che imprimono nell’ordinamento principi di equità
La Camera ha approvato infatti la legge sull’equo compenso dei cronisti e che, come hanno giustamente affermato in conferenza stampa Enzo Iacopino e Roberto Natale (Ordine dei Giornalisti e Federazione nazionale della Stampa) “mette fine alla schiavitù nel mondo dell’informazione”. 

Più essere, meno avere, scegliendo un’evoluzione che tenga conto del limite delle risorse, alla ricerca dell’essenziale. È questo il messaggio di “menopermenofapiù”, iniziativa dedicata a bambini e ragazzi fra i 5 anni e i 29 anni  che parteciperanno alla settima edizione del Premio Giornalisti nell’erba, concorso di giornalismo ambientale per giovani e giovanissimi che, da quest’anno, diventa ancora più internazionale, vista la possibilità di portare testi in inglese, francese, tedesco e spagnolo.

Giornalisti Nell’Erba (gNe), nato nel settembre del 2006 da un’idea della giornalista Paola Bolaffio, non si limita a insegnare ai più giovani il giornalismo ambientale, ma include anche formazione, eventi, laboratorio permanente e giornale online, ovviamente fatto dai ragazzi. Il successo di questo progetto ha dell’incredibile: dai 50 partecipanti del primo anno, si è passati a 150 il secondo, fino ad arrivare agli oltre 5000 gNe in tutta Italia. Il progetto raggiunge oggi un milione di utenti, tra bambini e ragazzi, con scuole, centri sportivi, famiglie, agenzie educative, associazioni, enti e molti altri soggetti compresi fra i 36mila contatti della sua rete.

“Che c’azzecca?”, questo, parafrasando Di Pietro, ci sembra l’unico commento possibile all’ultima esternazione di Silvio Berlusconi relativa agli arresti domiciliari dell’amico Sallusti.

Qualcuno deve aver avvertito il cavaliere editore che il suo silenzio sulla vicenda avrebbe potuto suscitare, e non solo in menti maliziose e prevenute come le nostre, cattivi pensieri e così il cavaliere “trimezzato” ha tuonato contro i giudici e ha invocato la immediata riforma della giustizia…

Probabilmente ha solo dato aria alle corde vocali e ha sparato la prima cosa che gli è passata per la mente, sempre la stessa da 20 anni. Peccato per lui che non esista nesso alcuno tra la riforma della giustizia e il caso Sallusti.

“Conoscere per deliberare”. Partendo da uno dei principi base della democrazia, enunciato da Luigi Einaudi, la tv del Fatto Quotidiano discute sul perché le emittenti nazionali e i grandi giornali per anni non si siano accorti (e non abbiano avvertito per tempo i cittadini) del baratro politico, economico e morale in cui stava sprofondando il Paese.

Colpa dei giornalisti? Degli editori? Dei partiti politici che condizionano la stampa? O colpa (anche) dei lettori e dei telespettatori, innamorati di quei media che non disturbano e (anzi confermano) le loro opinioni? 

Filippo Facci non si dà pace. Durante la puntata di In Onda su La7 difende Alessandro Sallusti e prova a squotere la categoria dei giornalisti. Un Facci irritato dal silenzio assordante della categoria per un giornalista che va in carcere per diffamazione, ha raccontato tutta la sua rabbia ai microfoni di La7. In collegamento con Nicola Porro dal tribunale di Milano, Facci ha attaccato la categoria dei giornalisti rivolgendosi in particolare a Tomaso Labate, giornalista di Pubblico e ospite in studio di Luca Telese. “Siete una corporazione di merda”, ha tuonato Facci. “Oggi ho capito una cosa: siamo fottuti, fottuti, giornalisti seghine”, ha aggiunto. E infine dopo un battibecco con Labate, Facci sbotta: “Stai zitto pipparolo!”. Prima di lasciare il collegamento il giornalista di Libero ha voluto lanciare un ultimo messaggio allo studio: “Ora che ho detto quello che dovevo dire potete farvi le vostre stronzate sulle primarie del Pd”. Insomma Facci ha detto quello che forse in tanti non hanno avuto il coraggio di dire in queste ore. Ha dato voce alla rabbia di quei giornalisti che non accettano che un cronista vada in carcere per un articolo. In molti colpevolmente sono rimasti in silenzio. Facci no.

Dove sono i difensori dei giornalisti? L’arresto di Alessandro Sallusti è grave. Non rappresenterà forse la fine della libertà di stampa in Italia, ma di sicuro ha segnato un passaggio oscuro nella storia del giornalismo italiano. Sallusti fondamentalmente è stato lasciato solo. Solo davanti alla legge. Solo dalla poltica. Solo da molti colleghi. C’è chi gli ha mostrato solidarietà in ritardo, c’è chi come Vittorio Feltri ha cercato di convincerlo a non forzare la mano. C’è invece chi se ne è fregato. A girare la faccia dall’altra parte sono stati in tanti. Fra questi ci sono pure quelli che chiedevano da sempre libertà per i giornalisti e invocavano un paese più civile per poter esprimere la propria opinione. Quel paese si chiama Italia e quei difensori della libertà per i giornalisti si chiamano Roberto Saviano e Adriano Celentano. I due andavano in tv e sui giornali per parlare di libertà di stampa, per chiederla ad alta voce. Ma lo facevano solo sotto i governi guidati da Berlusconi. Nel 2005 “il molleggiato” durante una delle puntate di Rockpolitik diceva: “Tutto è cominciato il 18 aprile del 2002 ( in onda le immagini di Silvio Berlusconi in Bulgaria che parla di uso criminoso della tv. Poi, la classifica della Freedom of the Press 2005), la libertà di stampa, Italia al 77esimo posto, fra Bulgaria e Mongolia”. Poi nella stessa puntata dà il microfono a Michele Santoro che comincia un monologo su un giornalismo che in Italia non è più libero di dire la sua. Fra il 2006 e il 2008 con il governo Prodi nessuno si lamenta per un paese in cui non ci sarebbe libertà di espressione. 

Saviano è scomparso Appena il Cav torna a palazzo Chigi, ecco che subito l’Italia secondo l’intelighenzia di sinistra ripiomba nell’oscurantismo. Questa volta, è il 2009, a farsi portavoce del presunto problema è Roberto Saviano. Su Repubblica del 2 ottobre 2009 scrive un pezzo dal titolo: “Cosa vuol dire libertà di stamapa”. Nell’articolo Saviano scrive: “Oggi, in Italia avere libertà di stampa siginifica poter vere la libertà di poter fare il proprio lavoro senza essere attaccati sul piano personale, senza un clima di minaccia. Oggi, chiunque decida di prendere una posizione sa che potrà avere contro non un’opinione opposta, ma una campagna che mira al discredito totale di chi la esprime. Qualsiasi voce critica sa di potersi aspettare ritorsioni. Libertà di stampa significa libertà di non avere la vita distrutta, di non dover dare le dimissioni, di non veder da un giorno all’altro troncato un percorso professionale per un atto di parola. Per un giornalista, fare delle domande o formulare delle opinioni non è altro che la sua funzione e il suo diritto. Facciamo in modo che in Italia quel sogno non sia sporcato”. Oggi che Alessandro Sallusti è stato arrestato per un articolo su un quotidiano, che rischia di andare in carcere per il reato di diffamazione una domanda bisogna porsela per capire chi è coerente sempre e chi no. Dove sono finiti Roberto Saviano e Adriano Celentano? Silezio, solo silenzio.-

Tutti i giornalisti, i tecnici e il personale amministrativo dell’Editoriale Il Fatto si stringono attorno a Pierpaolo Balani, grafico e web designer, per la perdita della cara mamma Francesca, mancata improvvisamente nella notte. I funerali si terranno lunedì mattina nella chiesa San Frumenzio in via Cavriglia 8 a Roma

tovato su: Il Fatto Quotidiano

Notizie del italia, economia, notizie italia

Quotidiani

Il Denaro, Il Fatto Quotidiano, Libero Quotidiano

L’aria in via Negri è pesante. Il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti ha organizzato una conferenza stampa per spiegare perché, nonostante la condanna a 14 mesi di carcere per diffamazione e gli arresti domiciliari, lui andrà comunque in redazione non rispettando i domiciliari: “I giudici devono avere il coraggio di mandarmi in carcere, altrimenti saranno complici della mia evasione”. Tra i colleghi c’è chi mugugna. E quando Sallusti si scalda ricordando che la sua è una “battaglia di principio, lo faccio per tutti voi giornalisti” si scatena la bagarre. Filippo Facci di Libero pizzica il cronista del Fatto Quotidiano Gianni Barbacetto, tra i più critici: “Barbacetto, forse hai detto qualcosa?”. E il collega, dopo aver borbottato il proprio distinguo, è ‘costretto’ a svelare il proprio pensiero: “Non nel nome di tutti, per la verità…”. Il direttore del Giornale prende atto e inizia ad attaccare Barbacetto (non nuovo a essere preso a sberle metaforiche, come con Vittorio Sgarbi in diretta tv): “Il tuo giornale all’inizio di questa storia mi aveva consigliato di pagare l’ammenda e chiuderla così. La verità è che non avete le palle”. Barbacetto, in imbarazzo, prova a glissare: “Mi dispiace che lei vada in carcere…”. E Sallusti, lapidario, conclude il siparietto: “No, non ti dispiace affatto. Cosa vuoi che te ne importi, non fare il paraculo e abbi il coraggio di quello che dici. Dì che sei contento che vado in carcere”. E agli altri giornalisti chiede una reazione: “Ma non c’è un moto di orgoglio di qualcuno che dice che è una vergogna? Sti cazzo di magistrati hanno fatto una porcata”.

Sgarbi contro Barbacetto: “Pezzo di m. e frocio”

Guarda il video su LiberoTv

Archivi