Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

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Sono bastate quattro sedute e  295 minuti alla commissione Difesa della Camera per esprimere un parere entusiasta e praticamente senza riserve sulla legge di delega al Governo per la riforma delle forze armate. Minuti ai quali se ne dovrebbero aggiungere per la verità altri 440 di audizioni durante i quali sono stati sentiti il Capo di stato maggiore della Difesa, i rappresentanti del Ministero delle finanze e della Ragioneria dello Stato, i Cocer delle Forze armate, i sindacati del personale civile della Difesa, i rappresentanti di un paio di istituti di ricerca, persino giornalisti della stampa specializzata. Circa un centinaio di “auditi” che avrebbero dovuto tentare un breve riassunto dell’Universo avendo a disposizione 4 minuti a ciascuno. Dovrebbero chiedere l’ammissione al Guinness dei primati.

Immaginiamoci se il governo italiano prima di far partire il progetto della Tav avesse messo intorno ad un tavolo aziende, politici e comunità locali. Se nel frattempo le aziende e i ministeri avessero pubblicato on line i rischi ambientali e non solo quelli e se un team di persone avesse valutato la potenziale reazione delle popolazioni locali, la loro componente sociale, quanti anziani, quanti giovani. E quante possibilità di protesta si sarebbero potute verificare, estendendosi a questioni extra progettuali.

Qualche giorno fa, Jihad Makdissi, portavoce del Ministero degli esteri siriano dal 1998 al 2012, ha defezionato dal regime e sembra che ora si trovi a Londra. Il governo siriano, dal canto suo, ha dichiarato, tramite la televisione Al Manar, organo informativo di Hezbollah, che Makdissi sarebbe stato licenziato dal Ministero. Una dichiarazione (giustificazione) analoga era stata data dal governo quando Ryad Hajab, ex Primo ministro, aveva disertato le fila del regime riparando con tutta la famiglia in Giordania.

Il centro studi di Bersani e Visco smaschera il fallimento della spending review e dell’esperienza Monti: nel 2012 rapporto debito-Pil aumentato di 3 punti percentuali. Cresciuta anche l’evasione. Risorse scarseggiano: 17,4 miliardi di minori entrate.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Il governo Monti e i conti che non tornano

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di Maurizio Belpietro 

Povero Monti. Non aveva ancora finito di fare la ruota come un pavone per la riduzione dello spread sotto quota 300, ed ecco arrivare un rapporto riservato che gli fa abbassare le penne. Il documento è stato redatto nei giorni scorsi dagli uomini di Nens, il centro studi fondato da Vincenzo Visco e Pier Luigi Bersani e dalle cui file proviene anche il sottosegretario allo Sviluppo Claudio De Vincenti. In esso sono messe in ordine impietosamente le cifre di un disastro da noi spesso denunciato, ma che il governo ha tenacemente negato. Per Monti e i professori l’Italia vede l’uscita dal tunnel della crisi. Per gli esperti di Bersani il Paese non potrà sottrarsi ad un’altra stangata nella prossima primavera.

Sotto il titolo «Andamenti e prospettive della finanza pubblica», il rapporto di Nens segnala che negli ultimi quattro mesi si è registrato un «peggioramento piuttosto netto»  dei conti pubblici . Un andamento che, se confermato, «renderebbe sostanzialmente obbligatoria una manovra immediata per il governo subentrante». Capita l’antifona? Il segretario del Pd non ha ancora vinto le elezioni ma già si sente la vittoria in tasca e il suo ufficio studi comincia a mettere le mani avanti e a togliere il velo di sacralità che fino ad oggi ha impedito di vedere gli effetti speciali delle politiche di Mario Monti. L’avviso di stangata è giustificato dalla constatazione che le «previsioni macroeconomiche del governo per il 2013 sono piuttosto ottimistiche»: come dire che a Palazzo Chigi hanno taroccato i numeri e che ci fanno vedere la situazione più rosea di quella che è. Un atto d’accusa che è circostanziato  dai numeri,  cifre che non lasciano spazio  ad alcuna via di fuga. Nel 2012, cioè l’anno della cura Monti, il rapporto debito-Pil è aumentato di 3 punti percentuali e anche se si depura il dato dai sostegni finanziari che l’Italia è stata costretta a pagare per aiutare i Paesi dell’area euro in difficoltà (Grecia, Irlanda, Spagna) il risultato non cambia: con il governo dei professori le cose dal punto di vista del debito vanno peggio di prima e solo l’intervento di Mario Draghi ha consentito una riduzione dello spread. 

Non è tutto: secondo Nens, sull’avanzo primario (cioè il saldo tra entrate e spese dello Stato al netto degli interessi pagati sul debito pubblico) pesano 17,4 miliardi di minori entrate, solo in parte compensate da 5,2 miliardi di minori spese, segno evidente che la spending review non ha funzionato, oppure che per tagliare invece del machete si sono usate le forbici da manicure. Per questo, per i mancati tagli e le minori entrate, l’avanzo primario potrebbe collocarsi tra il 2,4 e il 2,6 per cento del Pil, contro il 2,9 previsto dal governo. A qualcuno la correzione potrà sembrare poca cosa, ma tradotta in miliardi ciò significherebbe una voragine nei conti dello Stato che farebbe sballare tutte le previsioni, sia quella di rispetto del pareggio di bilancio – obiettivo che l’Italia si è impegnata a centrare già nel 2013 – sia quella che dovrebbe portare a una riduzione del debito pubblico.

Ma la notizia più sorprendente contenuta nel rapporto predisposto dagli uomini di Bersani è un’altra. Tutti sanno con quanta enfasi il presidente del Consiglio abbia sostenuto l’azione antievasione del suo governo. E soprattutto quanta retorica sia stata usata per descrivere i nuovi mezzi  di contrasto dei contribuenti infedeli. Adesso si scopre che con il governo Monti è cresciuta l’evasione. Sì, cari lettori, avete letto bene. La nota di aggiornamento al Documento economico finanziario diffusa dal ministero dell’Economia e rivelata dalla Nens indica un «pessimo andamento dell’Iva, presumibilmente dovuto all’incremento dell’evasione». Ma, come? Ci avevano detto che i tecnici avevano dichiarato una guerra senza quartiere all’evasione e ora scopriamo che con loro a Palazzo Chigi il nero è aumentato e l’imposta sul valore aggiunto diminuita. Già. E sentite cosa scrivono i super esperti di Bersani e compagni . La riduzione del gettito è «spiegabile solo con l’incremento dell’evasione, soprattutto se si tiene conto dell’avvenuto incremento dell’aliquota ordinaria Iva. Anzi, si potrebbe anche pensare che sia stato proprio questo aumento, in combinato disposto con gli effetti della crisi economica, ad aumentare la propensione all’evasione».  Il che, come segnala ancora lo studio degli economisti bersaniani, avviene «dopo molti anni di variazioni di segno contrario», cioè dopo un lungo periodo di contrazione dell’evasione. 

Basta questo a dimostrare che quanto abbiamo predicato nell’ultimo anno non era sbagliato e cioè che se si voleva combattere l’evasione si dovevano abbassare le tasse e non aumentarle. Più  si alzano, infatti, e più si ottiene il contrario di ciò che si desidera. Ciononostante, aver avuto ragione non ci consola, perché ora pagare il conto tocca a noi. «Per tutte queste ragioni», è scritto nel rapporto della Nens, «la prossima legislatura potrebbe aprirsi con la necessità di realizzare in tempi rapidi una manovra di rientro dal disavanzo eccessivo».  Così, se gli sarà data la possibilità di andare a Palazzo Chigi, si sa già che cosa farà Bersani. Elettore avvisato, mezzo salvato.  

 

 

 

Il governo ricorre alla sua 47esima fiducia per far votare al Senato la disposizione che taglia i costi della politica. Approvati i tagli al numero e agli emolumenti dei consiglieri regionali. Che fine fanno i vitalizi?

pubblicato da Wallstreet Italia
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Gli sprechi della Casta: ecco cosa cambierà con il decreto

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Ieri il premier Mario Monti, parlando con la stampa accanto al presidente francese Francois Hollande aveva fatto il “ganassa” commentando la discesa dello spread tra Btp italiani e bund tedeschi sotto quota 300 (a 292 punti base, esattamente), per la prima volta dallo scorso mese di marzo. “Ancora non basta – aveva spacconato il Prof – il mio obiettivo è scendere almeno a quota 287, che è la metà del valore che ho trovato quando arrivai a Palazzo chigi un anno fa”. Detto fatto: oggi lo spread ha (ancora una volta) volatto le spalle a Monti, risalendo sopra quota 300 e chiudendo poi a 302 punti base. Il calo di ieri era motivato dal sì del governo greco al buyback dei titoli di Stato detenuti dai privati. Insomma, quanto di più lontano da Monti e dall’azione del suo governo. Tanto che ono bastate 24 ore per riportare tutto come prime, alla faccia del Prof.

Incassata una sconfitta al Senato sulle concessioni balneari, ora l’ultima spiaggia per il Governo resta il maxiemendamento che gli permetterà di rivedere la miniprorogra di 5 anni, dal 2015 al 2020, approvata dalle Commissioni Bilancio e Industria. La norma, frutto di un emendamento bipartisan presentato nei giorni scorsi dai senatori Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd) della Commissione Industria, inizialmente prevedeva addirittura una proroga di 30 anni, dal 2015 al 2045.

La proroga passa a 5 anni dai 30 previsti. La decisione di dare parere favorevole unanime delle commissioni Bilancio e Industria del Senato non piace nemmeno alla Commissione Europea. Asta rinviata al 2020.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Spiagge, governo battuto: concessioni rinviate 5 anni

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La Commissione industria del Senato ha approvato all’unanimità, contro il parere negativo del governo, l’emendamento che proroga di 5 anni le concessioni demaniali balneari come fa sapere il relatore del Pd, Filippo Bubbico, dopo il via libera della commissione al decreto sviluppo.

L’emendamento presentato in commissione Industria dai relatori, Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd), prevedeva che le concessioni demaniali balneari fossero prorogate sino al 2045. La commissione bilancio del Senato ha bocciato la modifica, dando invece il via libera condizionato a una proroga di 5 anni, sino al 2020, più compatibile con quello che potrebbe essere il frutto della mediazione del governo con la Commissione europea che pretende invece l’indizione di un’asta.

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