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A dimostrazione, le forme di contratti atipici “sono rimaste sostanzialmente tutte”. Giovani e pensioni dovevano essere al centro della riforma. La verita’ e’ che “il nostro paese non cresce da quindici anni”.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Camusso: riforma non crea lavoro. Giovani usati dal Governo

L’uomo dei miracoli merita un’opinione pubblica un po’ più matura. Mario Monti di certo non pecca di modestia e durante il suo viaggio mediorientale per l’incontro con il presidente israeliano Shimon Peres a Gerusalemme rivendica i successi del proprio governo, dicendosi favorevolmente sorpreso dallo scarso calo di consenso del governo malgrado “le dure misure adottate per uscire dalla crisi”. Il premier, insomma, è più forte di “altre entità” (i partiti? I sindacati?) la cui popolarità e consenso sono scesi molto più rapidamente. Questo dimostra, ha sottolineato il premier, che “l’opinione pubblica italiana deve essere più matura”. Niente polemiche, dunque, soprattutto intorno a una riforma del lavoro da promuovere in pieno perché, a suo dire, “rende il mercato molto più flessibile e meno dualistico a favore dei lavoratori”. E’ una riforma, in una parola, “bilanciata”. Ma c’è dell’altro. Tra i successi del governo tecnico ci sono “la lotta all’evasione fiscale, un grande pacchetto di liberalizzazioni e la riforma delle pensioni”. Tutte misure che “hanno portato dei risultati come la riduzione dello spread e la recuperata capacità del Tesoro di finanziarsi”. Il contentino Monti lo riserva ai “tre maggiori partiti”, Pdl, Pd e Udc, anche perché senza il loro sostegno direbbe addio a Palazzo Chigi: “Prima non si parlavano”, mentre ora lo fanno, “nel segno di una responsabilità nazionale che molti all’interno e all’estero non accreditavano alla classe politica italiana”.

Questo governo ci manderà alla malora un po’ più tardi, ma sempre alla malora ci manderà. Vi sono milioni di persone disperate a cui è venuta meno la gioia di vivere. Quando sento molti giovani che non vedono l’ora di espatriare, penso che sia finita la fiducia nel Paese.
Giancarlo Pinzi
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Vero, ma non del tutto. Le ultime ricerche ci dicono che quattro giovani su dieci sognano di trasferirsi subito all’estero, negli Stati Uniti (16,1), in Francia (16,5), Inghilterra (11,9). Fuggono, o sognano di fuggire, per sottrarsi alla disoccupazione (fra i giovani, 31,9 per cento, in aumento di quattro punti su base annua), perché pensano che altrove le prospettive di carriera e di guadagno siano maggiori. Perché la gioventù è anche questo, è voglia di percorrere strade nuove. Fuggono per costruirsi un futuro migliore. A volte anche per mancanza di coraggio. E su questo non ci sono dubbi. Ma fuggono, o sognano di fuggire, soprattutto perché non gradiscono il presente, perché dinanzi agli occhi spesso hanno non un rischio, un’ipotesi, una probabilità di insuccesso ma la certezza di un fallimento, che è quello dei loro genitori che vivono di speranze mai realizzate, di aspettative deluse, di frustrazioni, di piccole e grandi rabbie verso la vita. Glielo dico terra terra, così evitiamo equivoci: con la voglia di andarsene non c’entra il governo di oggi, che ha pochi mesi di vita. E non c’entra tanto neppure il governo di prima, degli ultimi due o tre anni o degli ultimi dieci anni. Non c’entra neanche la crisi economica, che sta qui e in Inghilterra come in Francia e in Spagna e in Irlanda, cosa che i giovani sanno benissimo. C’entriamo soprattutto noi, noi cinquantenni o sessantenni che abbiamo voluto quei governi perché in qualche modo ci facevano comodo, perché abbiamo pensato a noi stessi e non alle future generazioni, al nostro piccolo tornaconto. Noi cinquantenni e sessantenni che abbiamo costruito un mondo vuoto, anche a livello familiare, inseguendo l’irrealizzabile e pericoloso sogno del facile arricchimento, della carriera innanzitutto, delle comodità. E così facendo abbiamo comprato ai nostri figli il biglietto per gli Usa o la Francia o l’Inghilterra. Spesso un biglietto di sola andata per un mondo che è sicuramente l’approdo di una fuga, e non credo l’inizio di una vita sul serio migliore e di maggior successo. Sconfortante.
mattias.mainiero@liberoquotidiano.it

Il 31 luglio i partiti italiani metteranno le mani sulla penultima delle cinque tranche dei 500 milioni di euro che hanno ottenuto come “rimborso” per le elezioni politiche del 2008. Poco più di cento milioni di euro saranno versati nelle loro casse già traboccanti di denaro con un tempismo scandaloso. Solo un mese e mezzo prima infatti, il 15 giugno, i contribuenti saranno costretti a pagare la stangata dell’acconto Imu.

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