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Mario Monti, Francois HollandeMario Monti, Francois HollandeI presidenti Mario Monti e François Hollande, nel vertice francese di due giorni fa, hanno fermamente deciso che la controversa linea Torino-Lione per le merci (non alta velocità, il nome Tav è una delle tante cose inesatte), s’ha da fare e si farà. Questa dichiarazione è talmente solida, che è stata già fatta un gran numero di volte negli anni passati, senza che sia successo poi molto. Soprattutto in termini di soldi veri allocati. Ma si è deciso di raddoppiare il tunnel autostradale, pare. 

Molte perplessità sono legittime. I tempi: Hollande sembra che abbia chiesto di posporre la data di avvio dei lavori veri, già spostata al 2014.

François Hollande sta cercando di salvare la Taranto francese. Con le buone e con le cattive. Ieri sera si è incontrato all’Eliseo con Lakshmi Mittal in persona, il magnate indiano, proprietario del più grosso gruppo siderurgico al mondo (ArcelorMittal), per discutere del futuro del polo di Florange, in Mosella. Da quanto riferito dall’entourage del Presidente, gli scambi sono stati «diretti» e l’atmosfera era all’insegna «della fermezza sia da una parte che dall’altra». Hollande non ha esitato a minacciare un esproprio, una vera e propria nazionalizzazione degli altiforni.

E’ la parola magica. A destra ma ormai anche a sinistra. La competitività: la capacità dell’economia e dell’industria nazionale di competere con gli altri Paesi diventa la sfida numero uno per uscire dalla crisi. Così è in tutta Europa, ma soprattutto in Francia, dove ancora ieri sera il presidente François Hollande, nella sua prima lunga e solenne conferenza stampa, sei mesi dopo l’elezione, ha fatto ricorso a più riprese, ancora una volta, a quel leitmotiv, la “compétitivité”. Da Parigi, però, parte pure la reazione al solito ritornello: la polemica.

Oggi, venerdì 19 ottobre, proseguono i lavori tra i capi di Stato europei a Bruxelles dopo la giornata di ieri ad altissima tensione: nella notte è stato trovato un accordo sulla vigilanza bancaria : la  supervisione nell’Eurozona partirà nel 2013 e all’inizio del 2014 “coprirà” tutte le seimila banche di Eurolandia. Sarà affidata alla Bce, che dovrà però tenere nettamente separata la politica monetaria e l’attività di supervisione e che dovrà rispondere al Parlamento europeo. L’accordo è arrivato, come dicevamo, nella notte dopo una giornata molto pesante  sia per lo sciopero in Grecia (dove c’è stato anche un morto) ma anche per il gelo tra la Merkel e il presidente francese Hollande.  

A irrigidire il clima in quello che doveva essere un vertice interlocutorio e senza la pressione dei mercati, le parole che Angela Merkel pronuncia in mattinata al Bundestag, con cui avalla la proposta del ministro dell’economia tedesco Wolfgang Schauble sulla istituzione di un super commissario Ue che sorvegli i bilanci dei paesi membri e che abbia la possibilità di porre addirittura un veto. La posizione di Berlino fa irrigidire l’Eliseo e la risposta del presidente francese è netta: “Non è il momento di aprire un nuovo trattato”, dice Hollande, derubricando a slogan da campagna elettoral.  Mario Monti, clasciando il palazzo del Consiglio di Bruxelles a tarda notte, ha premesso che il tema è stato soltanto accennato durante i lavori del vertice e ha aggiunto che lo stesso presidente della Commissione, Josè Barroso, «ha chiarito come già il commissario per gli Affari Economici e Monetari abbia poteri speciali all’interno della Commissione, che in effetti superano quelli spesso mitizzati del commissario alla Concorrenza. Barroso ha anche rilevato che se in passato ci sono stati problemi non è stato per la debolezza delle decisioni prese dalla Commissione, ma è stato perchè in questa materia le decisioni sono soggette all’approvazione del Consiglio. Quindi non paiono necessari a nessuno a questo punti nuovi meccanismi o super commissari».

 

 

“Il peggio è passato: cioè, la paura di un’esplosione della zona euro. Ma il meglio deve ancora venire. E siamo noi a doverlo costruire”. Sono le ultime parole di un’intervista rilasciata oggi dal presidente francese François Hollande al quotidiano Le Monde. Ma sono anche le più significative, comunque le più ottimistiche, proprio alla vigilia di un nuovo Consiglio europeo, al suo avvio domani a Bruxelles.

Oggi a Roma, per incontrare Mario Monti. Ieri l’inaugurazione dell’anno scolastico, davanti alle telecamere, in una scuola media della regione parigina. Giovedì la trasferta a Londra, per parlare con il premier David Cameron. E domenica sera, alle 20 in punto, François Hollande si ritroverà in diretta su Tf1, la televisione francese con la maggiore audience. La visita di oggi nella capitale italiana è solo una tappa di una settimana frenetica per il Presidente, che appare indebolito, rispetto a quanto anche i più pessimisti avrebbero potuto immaginare al momento della sua elezione, appena quattro mesi fa. Hollande cerca di mostrare energia. E di recuperare nei sondaggi.

I ministri delle Finanze di Germania e Francia lanceranno un gruppo di lavoro che nei prossimi giorni preparerà le proposte comuni sull’unione di bilancio e quella bancaria. Lo ha detto il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaeuble. “Nei prossimi giorni e nelle prossime settimane – dice Schaeuble dopo un vertice con il collega francese, Pierre Moscovici – un gruppo di lavoro tra i nostri due ministeri preparerà le future decisioni sulla cooperazione bilaterale”. Schaeuble precisa che il gruppo di lavoro punta a preparare proposte comuni per i prossimo summit dell’Eurogruppo, per rafforzare l’unione di bilancio e valutaria e la crescita del blocco europeo. Inoltre il gruppo di lavoro coordinerà le decisioni prese dal cancelliere Angela Merkel e dal presidente François Hollande

Obiettivi e tempistiche – Dopo l’asse Merkel-Sarkozy e le freddezze iniziali dopo il cambio all’Eliseo, insomma, si profila quella che lo Spiegel ha già ribattezzato “una nuova alleanza”. Quanto solida lo si capirà presto, nel giro di poche settimane. Banche, deficit e caso Grecia sono granate pronte ad esplodere e far saltare in aria anche i più saldi propositi. Schaeuble ha parlato di necessità di “crescita vigorosa” e sembra un assist a chi da Parigi e Roma chiede un po’ più di elasticità nei cordoni europei. Il ministro delle Finanze francese Moscovici ha accennato ad alcuni obiettivi prioritari: supervisione degli istituti di credito, unione bancaria, integrazione europea, tutto nell’ottica della stabilità e integrità della zona euro. I tempi, come detto, sono ristretti: il progetto comune dovrà essere pronto in contemporanea con il rapporto congiunto Ue-Bce-Fmi atteso a cavallo tra settembre e ottobre. 

L’uso di armi chimiche in Siria legittimerebbe un intervento militare. Dopo il presidente degli Stati Uniti Barack Obama lo ribadisce il presidente della Repubblica francese François Hollande (davanti alla Conferenza degli ambasciatori). Il concetto era stato espresso anche dal governo britannico. Hollande ha aggiunto di essere pronto a riconoscere un governo provvisorio (dell’opposizione) una volta formato e di lavorare con gli alleati alla creazione di una zona cuscinetto in Siria. 

Un autunno caldo si avvicina in Francia, con grandi aziende come Peugeot-Citroen e Air France che si apprestano a licenziare in massa. Intanto François Hollande cala sempre più nei sondaggi. Ebbene, in questo contesto, dopo mesi di silenzio, Jean-Luc Mélenchon ha preso la parola contro il presidente. Leader dell’estrema sinistra francese, colui che al primo turno delle presidenziali strappò l’11,1% dei consensi per poi appoggiare Hollande al ballottaggio contro Sarkozy (non avrebbe vinto senza il sostegno del Front de gauche), ha liquidato così i primi mesi di mandato del presidente socialista: «Cento giorni per non fare quasi niente». Lo strappo ormai esplicito di Mélenchon, con il suo seguito nelle classi popolari e anche tra una certa sinistra urbana più intellettuale, può costare caro a Hollande, ora che l’autunno caldo inesorabilmente si avvicina.

Gli ultimi rom clandestini sono stati fatti sgomberare ieri mattina a Lione. Non si trattava del solito accampamento, ma di un palazzo occupato, al 63 di rue Montesquieu, fornito anche di acqua ed elettricità, ma che il Comune vuole riconvertire in case popolari. Una cinquantina di persone, tra i quali 25 bambini, si sono ritrovati più in là, in una piazza. E non accennano a sloggiare. “E dire che una parte degli abitanti del quartiere aveva firmato addirittura una petizione per impedire lo sgombero: queste famiglie alla fine si erano ben integrate”, hanno sottolineato i rappresentanti dell’associazione Rom. Insomma, ci risiamo. Chi sperava che, con l’arrivo della sinistra al potere in Francia, si sarebbe evitata la solita polemica estiva sui Rom e sugli accampamenti insalubri da sgomberare alle periferie delle città, si sbaglia di grosso.

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