Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

Ieri

Ieri il premier Mario Monti, parlando con la stampa accanto al presidente francese Francois Hollande aveva fatto il “ganassa” commentando la discesa dello spread tra Btp italiani e bund tedeschi sotto quota 300 (a 292 punti base, esattamente), per la prima volta dallo scorso mese di marzo. “Ancora non basta – aveva spacconato il Prof – il mio obiettivo è scendere almeno a quota 287, che è la metà del valore che ho trovato quando arrivai a Palazzo chigi un anno fa”. Detto fatto: oggi lo spread ha (ancora una volta) volatto le spalle a Monti, risalendo sopra quota 300 e chiudendo poi a 302 punti base. Il calo di ieri era motivato dal sì del governo greco al buyback dei titoli di Stato detenuti dai privati. Insomma, quanto di più lontano da Monti e dall’azione del suo governo. Tanto che ono bastate 24 ore per riportare tutto come prime, alla faccia del Prof.

Se qualcuno si era illuso che il confronto pacato e chiaro tra i cinque candidati del centrosinistra, organizzato da Sky Tg 24, avesse mandato in soffitta il modello del vecchio talk rissoso e fumoso ha avuto ampio modo di lasciare ogni speranza nella serata di ieri: bastava seguire sulle reti generaliste le trasmissioni di commento ai risultati del primo turno di primarie. Non solo è vivo il talk, ma ieri sera ci è apparso nelle sue forme più vistose e irrazionali. Il peggio è stato su Rai 3, dove la solita compagnia di giro (Mieli, Ferrara, Bindi, Freccero, Di Girolamo…) ha dato vita al solito spettacolo di voci sovrapposte, di interruzioni, di allusioni e ripicche, completamente sfuggito di mano alla conduttrice. C’è stato un momento, esilarante ed esemplare di questa deriva, in cui mentre Bianca Berlinguer faceva una lunga telefonata alla regia, gli ospiti continuavano a darsi sulla voce senza dire nulla di comprensibile.

Ieri i bond argentini hanno subito uno dei cali piu’ pesanti di sempre. JP Morgan: il mercato ha gia’ deciso che non si vuole fidare. Troppe le cause legali in corso sul ripagamento del debito. L’allarme e’ reale.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Argentina: tutto quello che c'e' da sapere sul "default tecnico"

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Sic transit gloria mundi. E che le “cose” del mondo siano effimere, che tutto possa cambiare da un momento all’altro, lo fotografa con chiarezza il barometro dei rapporti tra il Capo dello Stato e il presidente del Consiglio. Tra Giorgio Napolitano e Mario Monti. Tra l’uomo che ha voluto a tutti i costi il Professore al governo e tra il Professore stesso. Ieri, giovedì 22 novembre, l’intervento a gamba tesa del Colle, interventista, come sempre: “Monti non è candidabile. E’ senatore a vita. Può essere coinvolto nei giochi della politica soltanto dopo il voto. E il Quirinale non sponsorizza soluzioni”. E ancora, Napolitano: “Una lista di Monti? Non so che senso avrebbe”. Affermazioni gravide di implicazioni politiche. Affermazioni che sottolineano l’incrinarsi dell’asse tra Re Giorgio e Mario.

Ingolosito da Palazzo Chigi – Ma che cosa è passato per la mente di Napolitano? Facile intuirlo. A Re Giorgio non va giù il fatto che Monti si stia facendo ingolosire dalla politica declinata da Palazzo Chigi. Non è più un mistero, infatti: dopo le iniziali (e poco convincenti) chiusure, da settimane il premier ha cambiato atteggiamento. Certo, per lui è pronta la sedia da presidente della Repubblica. Che però gli piace di meno. Monti vuole continuare la sua opera da Presidente del Consiglio. Vuole un nuovo mandato. E proprio per questo motivo nelle ultime settimane aveva lasciato che si facesse il suo nome, e non soltanto per un eventuale bis da “nominato”, ma proprio per qualche forma di partecipazione alle elezioni. Molteplici esternazioni (dall'”abbiamo salvato l’Italia dalla catastrofe” fino alle chiusure sul bilancio europeo) dimostrano infatti che la campagna elettorale di Mario è (o era, a questo punto?) iniziata.

La creatura “si ribella” – Napolitano, però, non ci sta. La rabbia del Colle per il mutato atteggiamento del premier è tangibile. Per esprimere il concetto con parole spicce e lontane dal politichese, per Napolitano il “suo” Monti si è montato la testa. Inoltre Re Giorgio fatica a digerire l’ipotesi che la “sua creatura”, il Professor Mario, ora voglia agire di testa sua, fuori dagli schemi. Ovvio che Napolitano ambisca a un secondo mandato del premier, ma non può accettare che Monti “si sporchi le mani” avvicinandosi a questo o a quel movimento politico: premier sì, ma soltanto se “nominato” dopo le elezioni, come uomo super-partes e lontanto da qualsiasi logica di partito. Per Napolitano, insomma, Monti non si deve misurare col consenso popolare né deve appiccicarsi alcuna etichetta di partito sulla giacchetta; semmai Monti può essere solo “imposto”.

L’irritazione del Professore – Di pari passo viagga l’irritazione di Monti stesso, che un intervento come quello di ieri, duro e tagliente, non se lo aspettava proprio. Monti si chiedeva come Napolitano avesse preso la “nomination” ricevuto sabato alla convention di Montezemolo e Riccardi? Una risposta è arrivata: Re Giorgio l’ha presa malissimo. Il premier ora è irritato, non vuole che la forza coercitiva del Colle lo ferni. E Monti la sua irritazione l’ha fatta emergere con una sottile arma diplomatica: quella del silenzio. Dal premier, ieri, nemmeno un commento alle parole di Napolitano. Il Professore c’ha preso gusto. Vuole fare politica e, forse, vuola anche provare a farsi eleggere. Ma il suo “capo” quirinalizio gli dice di no, gli dice che non è possibile. Sic transit, gloria mundi

 

Un post pubblicato domenica. Tema: il conflitto israelo-palestinese che in questi giorni sta vivendo un’altra pagina dai toni drammatici. Una presa di posizione molto dura nei confronti dello Stato ebraico, accusato di “logica nazista” nei confronti dei palestinesi. Ma la rimozione del suo intervento dal sito di Repubblica.it ha colto di sorpresa Piergiorgio Odifreddi (matematico, divulgatore scientifico, diventato noto anche per le sue posizioni critiche alla Chiesa cattolica). Ieri sera, infatti, il suo post nel blog “Il non senso della vita” non c’era più. Tanto è bastato, comunque, perché Odifreddi decidesse di scrivere un ultimo intervento, di commiato, per salutare i numerosi lettori che lo hanno seguito fin qui. 

Ieri mattina non ho fatto lezione: avevo in aula duecento studenti del Corso di Laurea in Medicina e Chirurgia ma li ho mandati a casa. Ieri pomeriggio presto avevo il ricevimento degli studenti ma sono stato irreperibile: sarà venuto qualcuno? Ieri sera infine, sono riuscito a fare lezione ai miei centocinquanta studenti del Corso di Laurea in Infermieristica, pur arrivando alla lezione in ritardo. Giornata da assenteista? No: avevo una sessione di Laurea in Infermieristica con 40 laureandi che dovevano sostenere la prima delle due prove previste. Giornata particolarmente densa di impegni? Neppure: insegno in tre corsi nel primo semestre (e in due nel secondo semestre) e ho quattro ore di lezione tutti i giorni della settimana. Ogni tanto capita un impegno accademico: una sessione di Laurea, un Consiglio di Dipartimento, una Giunta di Facoltà e non può che sovrapporsi a una o due lezioni. Potrei farmi sostituire a lezione, ma non è facile: i miei colleghi sono impegnati quanto me.

 

Ieri è toccato alla Fornero durante il vertice italo-tedesco sul lavoro organizzato a Napoli. Oggi è stata la volta dei ministri Passera e Barca che insieme al sottosegretario De Vincenti hanno partecipato a Carbonia a un vertice sulla situazione del Sulcis. La rabbia dei disoccupati a Napoli e quella degli operai della fabbrica di Portovesme in Sardegna si è fatta sentire e vedere. Stamattina, come ieri, però la protesta si è trasformata in scontri con le forze dell’ordine. Decine di manifestanti, gridano slogan contro i ministri e per il lavoro lanciando pietre e palloncini di vernice colorata, hanno sfondato le barriere dell’Auditorium della Grande Miniera di Serbariu proprio mentre Passera e Barca ricevevano una delegazione di sindacalisti Rsu dell’Alcoa. Sono stati respinti dalla polizia in tenuta antisommossa. 

Ieri sera, proprio in vista dell’arrivo dei ministri Passera e Barca, quattro operai della ex Rockwool hanno indossato tute ed elmetti e hanno occupato la galleria Villamarina della miniera di   Monteponi ad Iglesias per protestare  contro loro mancata ricollocazione nelle iniziative di ricupero e bonifica delle aree minerarie dismesse da parte dell’Igea, società della Regione Sarda, titolare dei siti ex minerari dell’isola. 

Alcuni manifestanti shanno detto di voler far sentire la loro voce e la loro rabbia proprio nel momento in cui i loro delegati partecipavano alla riunione con i rappresentanti del Governo. Precedentemente i ministri avevano ricevuto i rappresentanti della Portovesme srl i quali – secondo quanto riportano i sindacalisti – hanno sottolineato che la produzione di zinco e piombo è strategica per l’Italia per cui potranno stare tranquilli fino al 2015 mentre la prossima primavera si metterà a punto un progetto per assicurare la produzione nei prossimi 15-20 anni. Alla Portovesme srl lavorano circa 700 persone.   E’ stata poi la volta dell’Eurallumina che conta 333 operai. Secondo quanto riporta Antonello Pirotto il Cda della Rusal ha rattificato la disponibilità al ravvio dello stabilimento.
 Il 22 novembre verrà siglato un protocollo d’intesa per decidere tempi e investimenti per la ripresa produttiva. Tutto ruota intorno alla grande caldaia che è in grado di generare energia elettrica e termica e che dovrà essere realizzata con fondi privati e per un 15% pubblici.   Più complicata è la situazione della Carbosulcis, dove lavorano 470 operai, e del progetto per la cattura e lo stoccaggio della CO2 per la produzione di energia elettrica. Bisogna fare i conti con le norme europee sugli aiuti di Stato per cui la situazione è in corso di valutazione da parte del Governo. 

 

Ieri è avvenuta l’ennesima sconfitta del movimento omosessuale italiano e della civiltà giuridica di un Paese che continua a sostenersi europeo, occidentale, democratico e liberale, ma che lo è sempre meno o forse non lo è affatto.

La Commissione Giustizia della Camera, infatti, per effetto del blocco opposto da Pdl, Udc e Lega, ha bocciato il progetto di legge contro l’omofobia. Esso prevedeva un’estensione della Legge Mancino sui crimini d’odio ai crimini ispirati da omofobia e transfobia. Tale legge prevede una serie di strumenti, ben più efficaci della singola aggravante, per prevenire e reprimere i crimini ispirati dall’odio contro le vittime in relazione alla loro nazionalità, etnia e religione, quali la perseguibilità d’ufficio e la predisposizione di misure di pena alternative, che una semplice aggravante non sarebbe stata in grado di contemplare (qui un parere di Avvocatura per i diritti LGBT – Rete Lenford sul tema).

 

Si fa sempre più teso il clima all’interno dell’idv dopo il caos seguito alla servizio di Report e dopo le dimissioni del capogruppo Donadi. Ieri durante una riunione del partito, si è arrivati a questa conclusione: Antonio Di Pietro resta, Massimo Donadi no. L’ex pm ha avuto la meglio in quello che nel partito è stato definito un “redde rationem” necessario. Donadi si avvia dunque a lasciare l’Idv (in giornata annuncerà il suo passaggio nel gruppo misto) dopo che la sua linea è uscita sconfitta dalla riunione di deputati e senatori del partito.   Una riunione durata oltre cinque ore e terminata solo dopo la mezzanotte. Tra le altre risoluzioni, quella che il congresso dell’Italia dei Valori si terrà soltanto dopo gli appuntamenti elettorali regionali e nazionali.

Partito allo sbando Antonio Di Pietro ha evitato i giornalisti al termine dell’incontro. Massimo Donadi, invece, si è concesso a telecamere e microfoni come aveva fatto anche i serata, prima dell’inizio del confronto: “Di Pietro ha presentato la sua linea. Devo dormirci su, domani prenderò le mie decisioni”, ha detto il deputato che ha voluto poi fugar ogni dubbio sulle ipotesi di un passaggio al Pd: “Non va neanche preso in considerazione”, ha aggiunto sottolineando tra l’altro che “sono sei mesi che Di Pietro dice che ci accorderemo con il Pd, eppure non succede nulla”. In giornata i deputati dell’Idv torneranno a riunirsi per eleggere il nuovo capogruppo. Antonio Borghesi, già facente funzioni dopo le dimissioni di Donadi, sembra il più probabile successore. E ieri mercoledì 7 novembre, si è dimesso da deputato e da segretario dell’idv toscano anche Fabio Evangelisti: con il suo addio i deputati Idv scendono a diciannove, la soglia minima per essere gruppo autonomo. Si dovrà chiedere una deroga a Fini altrimenti tutti nel gruppo misto.  La decisione di Evangelisti, “è conseguenza diretta dei deliberati   dell’ultima riunione dell’Ufficio di presidenza de l’Italia dei   Valori, là dove si dice che è ormai necessario avviare una nuova   fase costituente, aperta al contributo di figure ed espressioni della   società civile, per costruire un nuovo soggetto politico. Per fare   ciò, non v’è dubbio, servono energie fresche e grandi entusiasmi.   Caratteristiche che, al momento, non mi riconosco”, ammette. E conclude: ”Questo partito – prosegue Evangelisti – ce la può ancora fare.  Ha però bisogno di qualche bel gesto e anche di un bagno d’umiltà.   Per quanto mi riguarda, stasera porterò la mia bacinella d’acqua alla  causa comune. Un caro saluto e l’augurio delle migliori fortune”,  

 

Al fianco del compagno di squadra e capitano del Manchester United Vincent Kompany, Mario Balotelli ritorna burlone e scherza indossando dei denti da vampiro. 


pubblicato da Libero Quotidiano

Ieri uomo-copertina sul Time, oggi vampiro su Twitter: i due volti di Balotelli

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