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Imu

Dall’ultima rata del 2012 in poi la tassa si potra’ versare con un bollettino postale. Il costo e’ quello di un bollettino classico. Alternativa al modello F24, che si potra’ compilare online.

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D'ora in poi l'Imu si potrà versare in posta

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La seconda rata del saldo si dovra’ versare entro il 17 dicembre anche alla posta.

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Imu: il conto per gli italiani sale di altri 5 miliardi

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La data di scadenza per il saldo Imu si avvicina: lunedì 17 dicembre Ecco cosa bisogna fare e cosa cambia rispetto al versamento dell’acconto: i contribuenti possono utilizzare anche il bollettiono postale, esattamente come accadeva per l’Ici. Per capire la quota da versare, bisogna calcolare il totale dovuto per tutto l’anno 2012 con le aliquote e le detrazioni definitive e sottrarre da questo importo quello versato nel mese di giugno (e se si è scelto il pagamento in tre rate anche la somma versata a settembre).  Una volta indididuata la cifra, bisogna dividere l’importo tra la quota comunale e quella statale. La prima, quella comunale, è variabile in base alle decisioni adottati dai singoli Comuni e si calcola sottraendo la quota statale (che è pari allo 0,19% della base imponibile) al totale dovuto per il saldo. Il pagamento può essere effettuato con il modello F24 o con il bollettino postale: nel primo caso il versamento va effettuato in banca o negli uffici postali o con il sevizio “F24web” sul sito dell’Agenzia delle Entrate ma prima bisogna registrarsi. 

Le prime mosse Ecco passo passo cosa bisogna fare: recuperate il rogito della casa o una visura catastale, individuate la rendita catastale dell’immobilem, verificate sul sito del Comune quali detrazioni aliquote e particolari situazioni sono state individuate per effettuare il conguaglio di dicembre, controllatr tramite il Comune se esiste una soglia minima di versamento, al di sotto della quale l’Imu non è dovuta. Se avete già versato con la prima rata un importo superiore alla rata annuale perché siete in uno dei pochi Comuni che hanno ridotto l’aliquota, non dovrete pagare il saldo. Ma dovrete informarvi su come chiedere il rimborso.     

Il saldo Imu da versare entro il 17 dicembre costerà agli italiani cinque miliardi in più rispetto a quanto avrebbero dovuto versare applicando le aliquote nazionali utilizzate per l’acconto. Quest’aumento è legato all’effetto delle decisioni dei Comuni dovuto al taglio dei trasferimenti e alle incertezze delle regole. L’elaborazione, riportata dal Sole 24 ore, in edicola il 3 dicembre è stata effettuata partendo dai dati contenuti nel volume “Gli immobili in Italia” pubblicata la settimana scorsa dal dipartimeno delle Finanze e dell’agenzia del Territorio. iIl conto finale delle imposte sugli immobili salirà fino a23 miliardi rispetto ai 18 previsti. 

Rincari più pesanti I rincari più pesanti riguardano il Centro e il Sud. Ecco la successione dei versamenti: nove miliardi a giugno, 14 a dicembre per un totale di oltre 23 miliardi in tutto il 2012. Questo, sottolinea il quotidiano di Confindustria, senza considerare i terreni agricoli e le aree edificabili. Nel dettaglio, al Sud ogni 100 euro sborsati a giugno se ne dovrebbero sborsare altri 160 entro il 17 dicembre. La fetta più grossa del gettito, tuttavia, arriverà dal Nord, dove si trova il maggior numero di immobili e di contrubenti e dove le rendite catastali (che sono la base del prelievo) sono più ricche. Il Sole spiega inoltre che l’aumento del prelievo cresce in base al numero di abitanti delle città. I Comuni con meno di 5mila residenti sono meno esigenti in termini di prelievo, ma c’è anche un altro aspetto: la variabile dell’addizionale Irpef che, in molti casi, è stata la vera alternativa al ritocco dell’Imu. 

Per il saldo di fine anno le famiglie dovranno pagare mediamente 136 euro per la prima casa, con punte di 470 euro a Roma; per una seconda mediamente 372 euro con punte di 1.200 euro nelle grandi città.

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Stangata Imu: nuova rata da 508 euro in media per due case

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“Tredicesime a rischio” perché il saldo dell’Imu sarà ”una stangata” con punte per la seconda casa fino a 1.209 euro. Secondo i calcoli dell’Osservatorio periodico sulla fiscalità locale della Uil Servizio Politiche Territoriali, le tredicesime serviranno in gran parte per pagare la tassa sulla casa. Per quella di abitazione il saldo medio è 136 euro con punte fino a 470. Il gettito complessivo dell’Imu, tra prima e altre abitazioni, potrebbe superare a fine anno i 23 miliardi di euro, attestandosi precisamente a quota 23,2. In sostanza, un paio di miliardi in più dunque rispetto ai 21 che erano stati preventivati con il decreto salva-Italia

 

Roma capitale d’Italia e capitale dell’Imu. E’ quanto emerge da un’analisi realizzata dall’Osservatorio periodico sulla fiscalità locale della Uil Servizio Politiche Territoriali, sulle delibere dei Comuni pubblicate sul sito del ministero dell’Economia dal 10 al 28 Novembre 2012. Complessivamente, l’Imu ha pesato per 278 euro sulla prima casa e 745 euro sulla seconda. Per la prima casa, si registrano punte di 639 euro a Roma; di 427 euro a Milano; 414 euro a Rimini; 409 euro a Bologna; 323 euro a Torino. Per le seconde case, punte di 1.885 euro a Roma; di 1.793 euro a Milano; di 1.747 euro a Bologna; di 1.526 euro a Firenze.

Lo studio si basa sui dati di 6.189 comuni, un campione che rappresenta il 76,2% del totale. Il 31,2% del campione (1.924 municipi) ha aumentato le aliquote per la prima casa, tra cui 41 Città capoluogo di provincia; il 62,2% (3.826 Comuni), ha confermato l’aliquota base del 4 per mille; soltanto il 6,8% (419 comuni) l’hanno diminuita e, tra questi, 8 Città capoluogo di Provincia. Il 62,6% del campione (3.863 comuni) ha aumentato l’aliquota per la seconda casa, tra questi 98 sono Comuni capoluogo di provincia; il 36% (2.221 comuni) ha deciso, invece, di confermare l’aliquota di base del 7,6 per mille; soltanto l’1,4% (85 Comuni, per lo più concentrati nel Sud) ha deciso di diminuirla.

Il combinato disposto di tali decisioni da parte dei Comuni porta l’’aliquota media nazionale sulla prima casa al 4,36 per mille, in aumento del 5,6% rispetto all’aliquota base decisa dal governo Monti; mentre per le seconde case l’aliquota media è dell’8,78 per mille in aumento del 15,5% rispetto all’aliquota base. In totale, secondo una simulazione Uil, con le aliquote deliberate dai Comuni e le relative detrazioni, il gettito complessivo, tra prima casa e altri immobili, ammonterebbe a fine anno a 23,2 miliardi di euro, di cui 3,8 miliardi di euro per la prima casa e 19,4 miliardi di euro per le seconde case. Di questi, 14,8 miliardi di euro saranno incassati dai Comuni, mentre lo Stato incasserà 8,4 miliardi di euro.

 


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Secondo voi è giusto che la Chiesa paghi l'Imu sugli immobili usati per attività commerciali e per le scuole paritarie?

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Anche la Chiesa deve pagare l’Imu. Il governo ha blindato nell’emendamento al decreto sui costi della politica le norme per il pagamento della tassa sugli immobili adibiti a ad attività commerciali del Vaticano e degli enti non profit. Le scuole paritarie sono esentate dal pagamento dell’Imu solo nel caso la loro retta sia gratuita, oppure   “dietro versamento di corrispettivi di importo simbolico tali da coprire solo una frazione del costo effettivo del servizio”, c’è scritto sul decreto del ministro dell’Economia sull’Imu, pubblicato dalla Gazzetta Ufficiale. Tutto ciò, ovviamente non piace alla Chiesa. “Sarebbe molto grave se dovessero chiudere”, ha detto il cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei, interpellato riguardo alle scuole cattoliche che hanno dichiarato di non essere in grado di pagare l’Imu, in quanto si tratta di attività già in passivo e che rappresentano però un servizio che sgrava lo Stato da oneri rilevanti. Per Bagnasco, “c’è preoccupazione soprattutto per la mancanza di contributi”. A questo proposito, il presidente della Cei (intervenuto in apertura del Forum per il Progetto Culturale) ha segnalato come urgente un passo a favore degli Istituti con aiuti che “lo Stato sarebbe giusto riconoscesse non tanto agli istituti scolastici, quanto alle famiglie, che hanno diritto a scegliere per i propri figli l’istruzione che ritengono più idonea”. “Data la mancanza di questo contributo alle famiglie – ha proseguito – le scuole cattoliche si trovano in grandissima difficoltà. Sarebbe molto grave se dovessero chiudere, sia per i genitori, sia per l’intero sistema scolastico”.

Preoccupati i vescovi - Si sono detti preoccupati anche i vescovi del Piemonte e Valle d’Aosta: le norme relative al pagamento dell’Imu, caffermano in una nota, “colpiscono ingiustamente la scuola paritaria che svolge un servizio pubblico di primaria importanza e garantisce in molti paesi alle famiglie e bambini nella scuola dell’infanzia un servizio spesso unico e comunque indispensabile”. “Va detto con chiarezza – si dice nella nota della Conferenza Episcopale di Piemonte e Valle d’Aosta – che queste scuole non ricavano alcun profitto finanziario, ma al contrario debbono essere sostenute oltre che dalle rette delle famiglie e dai sempre più ridotti contributi statali e regionali, anche dalle parrocchie o dagli Istituti religiosi che integrano un deficit che raggiunge cifre di anno in anno più elevate, dati i costi del personale e della gestione”.  Per i vescovi del Piemonte e della Valle d’Aosta, chiedere, dunque, a queste scuole “di svolgere un servizio gratuito pena il pagamento dell’Imu o anche solo un contributo simbolico appare paradossale oltre che ingiusto. A questo punto – rilevano – diventerebbe inevitabile la chiusura che comporterebbe per lo Stato l’obbligo di finanziare solo in Piemonte un servizio scolastico per 60.000 alunni con le loro famiglie e migliaia di docenti e personale, in aggiunta alla scuola statale, che avrebbe costi molto elevati”. “In tutta Italia – prosegue la dichiarazione – si tratterebbe di 750.000 alunni con alle spalle le famiglie e decine di migliaia di docenti e personale per un costo quantificato di 5 miliardi di euro”.

Difficile trovare un provvedimento del governo equo fino in fondo. L’esenzione per le organizzazioni no profit «non si applica alle Fondazioni bancarie». Fin qui tutto bene. Ma perche’ alla Chiesa si (sconti ed esenzioni che violano i principi Ue)? Per presentare la dichiarazione concessi 90 giorni in più.

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Tassa Imu per le Fondazioni bancarie. Chiesa risparmiata

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