Raccolta News di Economia e Finanza aggiornate in tempo reale

Industria

Incassata una sconfitta al Senato sulle concessioni balneari, ora l’ultima spiaggia per il Governo resta il maxiemendamento che gli permetterà di rivedere la miniprorogra di 5 anni, dal 2015 al 2020, approvata dalle Commissioni Bilancio e Industria. La norma, frutto di un emendamento bipartisan presentato nei giorni scorsi dai senatori Simona Vicari (Pdl) e Filippo Bubbico (Pd) della Commissione Industria, inizialmente prevedeva addirittura una proroga di 30 anni, dal 2015 al 2045.

La proroga passa a 5 anni dai 30 previsti. La decisione di dare parere favorevole unanime delle commissioni Bilancio e Industria del Senato non piace nemmeno alla Commissione Europea. Asta rinviata al 2020.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Spiagge, governo battuto: concessioni rinviate 5 anni

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Il bubbone Ilva è oramai esploso in tutta la sua virulenza. Una vicenda grottesca, complessa e drammatica, ma sintomatica del precario stato del nostro Paese, dove perdura uno Stato di illegalità. Stato con la esse maiuscola poiché è lo Stato stesso che alimenta l’illegalità.
 
L’Ilva è stata a lungo l’Italsider pubblica, ossia una delle maggiori aziende siderurgiche italiane del XX secolo e alla fine degli anni ottanta è avvenuta la cessione a privati. Ha rappresentato la grande industria di Stato e ne ha testimoniato dunque tutte le contraddizioni, atteso che la scelta di favorire l’industria e l’occupazione, sacrificando l’ambiente e la salute (in periodi in cui si aveva già la percezione della ricaduta negativa), ha caratterizzato un certo socialismo produttivo. Questo percorso è certo avvenuto in quasi tutti i paesi occidentali. Ma in molti di essi si è posto rimedio già nei decenni passati quando lo sviluppo delle tecnologie e della scienza ha saputo indicare i rimedi. Alla fine è stata solo una mera scelta di costi, di prevenzione, di priorità e di valutazione costi-benefici. Tanto più si era illuminati, tanto prima tali valutazioni sono intervenute. Il cammino del progresso è stato costellato da migliaia di vittime ma la lungimiranza dell’uomo ha poi posto freno a tali sacrifici.
 
In Italia si ha invece l’impressione che la grande industria inquinante (pubblica e privata) abbia continuato imperterrita ad inquinare (dagli anni dello sviluppo industriale sino ad oggi) con la compiacenza dello Stato legislatore (che spesso è intervenuto in ritardo rispetto alle direttive comunitarie, ovvero intervenendo all’italiana) e dei controllori, per salvaguardare un generale interesse alla produttività. Il primo legiferava in ritardo e male, il secondo controllava male o faceva finta di controllare. Il primo veniva costantemente sanzionato dalla Comunità europea, il secondo veniva depotenziato o scelto oculatamente per non nuocere (l’Arpa, fragile ed evanescente). 
 
Tutto ciò ha creato nel tempo un sistema di dubbia legalità, sormontato da un velo di ipocrisia che formalmente ha reso legali condotte che sostanzialmente sono illegali. In breve, lo Stato ha donato un’aurea di legalità a condotte palesemente illegali, in materia ambientale e di salubrità ambientale, che altrove non sarebbero state consentite.
Questo velo di illegalità (formalmente legale) è stato squarciato nel caso di Taranto dalla Procura e saltuariamente in altre fattispecie da altre Procure (si pensi ai Petrolchimici). Giova ricordare come non vi sia alcun conflitto di poteri posto che in materia di salubrità ambientale (e non) la Procura conserva il potere di intervenire dinanzi alla consumazione di reati. Così come conservano tale potere di intervento pure il giudice ordinario civile (inibendo le immissioni) e il giudice amministrativo (rimuovendo gli atti illegittimi). Tali percorsi sono tuttavia complessi e faticosi (ancorché percorribili e in molti casi indispensabili) e attestano come la patologia non sia stata curata dallo Stato, e anzi che in molti casi abbia svolto un ruolo concausale. 
Il grande polo siderurgico di Taranto ne è l’emblema. Passato nel 1995 al Gruppo Riva, certamente già in condizioni di disastro ambientale, il gruppo avrebbe comunque dovuto approntare le migliori tecnologie disponibili per non inquinare. Se lo ha acquistato, immaginiamo dopo una due diligence, è perché avrà avuto rassicurazioni che non sarebbe stata disturbata più di tanto negli anni a seguire. Il pacioso incantesimo si è interrotto solo grazie alla Procura.
 
La gravissima situazione, palesata grazie al prezioso lavoro della Procura tarantina offre un malmostoso groviglio tra irresponsabili negligenze private e pubbliche, una commistione tra controllori e controllati, un fitto familismo, un sistema di corruttela diffuso. Prevale in tutto ciò solo la logica del profitto, ipocriticamente sostenuta dall’interesse all’occupazione e alla siderurgia, in danno delle centinaia di morti (e ammalati) che hanno pagato il prezzo più alto. 
Taranto è al 107° posto per qualità della vita in Italia, ossia l’ultimo.  
L’ipocrisia e l’irresponsabilità sono state ben alimentate: dal ministro Clini – il socialista ministro dell’Ambiente per chissà quali meriti -, molto attento a preservare il lavoro e l’interesse della grande industria; il sottosegretario Catricalà che invocava ricorsi alla Consulta (mai visti prima) paventando un esercizio eccessivo della potestà giudiziaria da parte del Gip, tali da ledere il “diritto alla libertà d’impresa”; dalla Guardasigilli Severino che anticipava imminenti ispezioni; dal ministro Passera, il pluridemocristiano moderato pronto all’uso; dal presidente della Regione Vendola, che scopriva il grave problema riposto nel suo seno da soli 7 anni e invece pare, dagli atti, ben orchestrato.
E’ il momento delle grandi scelte e di puntare verso un autentico sistema di legalità.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

Anche questo dobbiamo sopportare: va bene che la Germania ci bacchetti per i nostri conti e che Frau Merkel con pugno di ferro provi a dettare la linea dell’Unione Europea, ma che il nostro Paese esporti meno prodotti alimentari del colosso teutonico mi sembra inaccettabile. Eppure è quanto risulta dall’ultima ricerca elaborata da Nomisma che per questo settore guarda le prestazioni non solo dell’Italia ma appunto anche di Germania e Francia.

Tragedia in via dell’Industria, a Piacenza. Un bambino di 9 anni è morto dopo essere stato schiacciato accidentalmente dal cancello automatico all’ingresso di un’azienda. I sanitari hanno cercato di rianimarlo in tutti i modi, ma le sue condizioni erano disperate. Sul posto anche la polizia che sta avviando le indagini.

tovato su: Il Fatto Quotidiano

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Secondo rialzo consecutivo su base mensile per il fatturato dell’industria italiana che ad agosto, secondo i dati dell’Istat, cresce del 2,9%, trainato dal mercato interno. Il fatturato su base annua, però, pur rallentando la discesa e salendo all’estero, risulta ancora negativo, -2,6% (dato corretto per gli effetti di calendario). Nello stesso periodo i ricavi degli autoveicoli sono scesi del 21,4%, mentre gli ordinativi sono calati dell’8,3%.

Positivi anche gli ordini dell’industria nel mese estivo che risultano in rialzo su base mensile per la seconda volta di seguito, in crescita dello 0,7% su luglio, grazie alla spinta arrivata dal mercato estero. Su base annua, invece, le commesse registrano una forte diminuzione, in calo del 9% (dato grezzo) a causa della negativa performance segnata sul territorio nazionale. Il rialzo mensile di agosto degli ordini è sintesi di un calo dello 0,6% degli interni e di un incremento del 2,5% di quelli esteri.

E’ il ribasso piu’ accentuato dal 2009. Al netto dei trasporti, rialzo dello 0,7%.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Usa: ordini industria -5,2% in agosto, meglio delle stime

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Le “Quattro Sorelle” dell’industria discografica – Emi, Sony, Warner, Universal – diventeranno presto tre. Dopo accorte indagini, Commissione Europea e U.S. Federal Trade Commission hanno entrambe acconsentito nei scorsi giorni all’acquisizione del catalogo di Emi da parte di Universal. Universal, già oggi la maggiore casa discografica per quote di mercato, le vedrà salire a un impressionante 40 per cento del volume di vendite totale del comparto musicale mondiale. Costo dell’operazione: 1,9 miliardi di dollari. Una cifra tutto sommato contenuta, se si pensa che solo nel 2007 l’inglese Terra Firma Capital Partners aveva rilevato la casa discografica – messa in vendita per un massiccio calo di indotto – per più di sei miliardi di dollari.

Tante, troppe vetture invendute nelle concessionarie: “Il governo si muova”, implora Carlos Ghosn, numero uno di Renault. Anche Opel e Ford non se la passano bene da noi. Per non parlare di Fiat: servono nuovi modelli, come fa Volkswagen.

pubblicato da Wallstreet Italia
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Europa: l'industria automobilistica chiede aiuto

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Industria e lavoro a picco nel sud Italia. E’ quanto emerge dal Rapporto Svimez (Associazione per lo sviluppo dell’industria nel Mezzogiorno, ndr) 2012 sul Mezzogiorno, dove i consumi non crescono da quattro anni, la disoccupazione reale supera il 25% e lavora meno di una giovane donna su quattro. Emorragia anche del settore produttivo, visto che dal 2007 al 2011 l’industria al Sud ha perso 147 mila unità (-15,5%), il triplo del resto del Paese (-5,5%), e ha accelerato la fuga verso Nord degli abitanti, con oltre un milione e 350 mila persone emigrate dal 2000 al 2010. Un decennio critico anche per il Pil procapite meridionale, che è è passato dal 56,1% di quello del settentrione al 57,7%. E nel 2011 i pendolari di lungo raggio sono stati quasi 140 mila (+4,3%), dei quali 39 mila sono laureati.

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